🛡️ Executive Summary
- L’FBI ha sequestrato oltre 560.000 dollari in criptovalute destinate alle Brigate Al Qassam attraverso tre mandati giudiziari eseguiti tra marzo e ottobre 2025.
- Gli investigatori hanno preso il controllo di domini e server riconducibili all’infrastruttura di raccolta fondi, intercettando nuove donazioni e identificando migliaia di contatti.
- L’operazione mostra il limite dell’idea delle criptovalute come strumento anonimo: blockchain analysis, exchange, fonti umane e sequestri infrastrutturali hanno consentito di seguire i fondi.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ricostruito una delle operazioni più articolate condotte finora contro il finanziamento digitale di Hamas, annunciando il sequestro di oltre 560.000 dollari in criptovalute e la presa di controllo da parte dell’FBI di domini e server utilizzati per raccogliere denaro e reclutare sostenitori. L’operazione non si è limitata al congelamento di alcuni wallet: gli investigatori sono entrati nell’infrastruttura attribuita alle Brigate Al Qassam, hanno seguito indirizzi crypto che cambiavano continuamente, utilizzato fonti umane e acquisito informazioni su migliaia di persone che avevano cercato di effettuare donazioni. Il caso mostra soprattutto un punto: usare criptovalute per sottrarsi al circuito bancario tradizionale non significa rendere invisibile il flusso finanziario.
Cosa leggere
I 560.000 dollari sequestrati arrivano da un’indagine iniziata nel 2025
Il comunicato ufficiale del Dipartimento di Giustizia statunitense ricostruisce un’operazione distribuita nel tempo e autorizzata attraverso diversi provvedimenti giudiziari. Secondo gli atti, un gruppo su una piattaforma di comunicazione cifrata che dichiarava di essere collegato ad Hamas indirizzava i sostenitori verso un sito di raccolta fondi e distribuiva indirizzi di criptovalute continuamente sostituiti. Tre mandati di sequestro eseguiti il 25 marzo, 25 giugno e 10 ottobre 2025 hanno consentito agli investigatori di individuare, tracciare e confiscare complessivamente circa 560.000 dollari destinati alle Brigate Al Qassam. Il nuovo bilancio amplia sensibilmente l’operazione resa pubblica nel marzo 2025, quando il DOJ aveva annunciato il sequestro di circa 201.400 dollari, ricostruendo un sistema nel quale almeno 17 indirizzi crypto venivano forniti ai sostenitori e confluivano verso wallet operativi, exchange e intermediari over-the-counter. In quella fase gli investigatori sostenevano che più di 1,5 milioni di dollari in valuta virtuale fossero transitati attraverso gli indirizzi di raccolta a partire dall’ottobre 2024. La struttura non nasce quindi come un singolo wallet da sequestrare, ma come un circuito capace di sostituire gli indirizzi, consolidare i fondi e spostarli attraverso più livelli. È una continuità con il modello già emerso quando il Tesoro USA aveva sanzionato un operatore crypto accusato di facilitare Hamas, collegando sanzioni finanziarie e tracciamento on-chain.
L’FBI prende il controllo dei siti e trasforma la raccolta fondi in una trappola investigativa
La parte più significativa dell’operazione riguarda però l’infrastruttura. Il FBI Albuquerque Field Office, lavorando con fonti umane, ha identificato e sequestrato domini e server riconducibili al principale sito delle Brigate Al Qassam, indicato dal DOJ come AlQassam.ps. Il controllo dei domini e dei sistemi ha permesso agli investigatori non soltanto di interrompere la propaganda e la raccolta fondi, ma anche di intercettare nuove donazioni destinate ad Hamas. È un modello già utilizzato dalle autorità statunitensi. Nel 2020, durante un’operazione contro diverse campagne di finanziamento terroristico, le forze dell’ordine sequestrarono l’infrastruttura collegata alle Brigate Al Qassam e continuarono a operare clandestinamente uno dei siti, facendo sì che alcune persone intenzionate a finanziare l’organizzazione inviassero denaro verso wallet controllati dal governo statunitense. La differenza rispetto al semplice takedown è sostanziale: spegnere un sito interrompe una raccolta; prenderne il controllo può trasformare il sito stesso in una fonte di intelligence, consentendo di osservare chi tenta di raggiungerlo, quali canali utilizza e come vengono effettuati i pagamenti.
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Wallet rotanti, USDT e intermediari OTC non rendono invisibile il denaro
I documenti giudiziari pubblicati dal DOJ mostrano con maggiore precisione come funzionasse il circuito investigato. In un periodo di due settimane, tra il 14 e il 28 febbraio 2025, sette indirizzi osservati dagli investigatori avrebbero ricevuto circa 45.948 USDT, mentre nello stesso intervallo un wallet operativo attribuito alle Brigate Al Qassam avrebbe ricevuto complessivamente 155.448 USDT da ulteriori indirizzi. Gli atti descrivono inoltre fondi successivamente congelati da Tether il 12 marzo 2025 e un rapido adattamento della rete, che avrebbe iniziato pochi giorni dopo a spostare le nuove donazioni attraverso wallet differenti. È un dettaglio importante perché mostra il rapporto tra trasparenza e pseudonimato delle blockchain pubbliche. Cambiare indirizzo può rendere meno immediata l’analisi, ma non cancella la cronologia delle transazioni. Gli investigatori possono osservare consolidamenti, wallet utilizzati per pagare le commissioni, trasferimenti verso exchange e ricorrenze comportamentali. In uno dei mandati, l’FBI descrive per esempio un wallet Binance che avrebbe ricevuto 111.000 USDT in 14 depositi direttamente dal wallet operativo individuato nell’indagine. La richiesta dei dati all’exchange avrebbe quindi consentito di collegare l’indirizzo on-chain a uno specifico account interno. Gli atti citano anche l’utilizzo presunto di operatori OTC regionali, utili per convertire asset digitali in valuta fiat e frammentare ulteriormente il percorso dei fondi. Il meccanismo è lo stesso che rende l’analisi blockchain utile nelle indagini su frodi, ransomware e traffici illeciti: la transazione resta pubblica, mentre l’identificazione della persona richiede l’incrocio con KYC, infrastrutture, account e fonti investigative. Un caso recente come Operation Lighthouse, che ha trasformato decine di migliaia di indirizzi crypto in migliaia di piste investigative, dimostra quanto questa correlazione sia ormai diventata una tecnica ordinaria del law enforcement internazionale.
Il DOJ raccoglie informazioni su migliaia di potenziali donatori
Il controllo dell’infrastruttura ha prodotto anche un risultato che supera il valore economico dei fondi sequestrati. Secondo il DOJ, l’FBI ha acquisito informazioni relative a migliaia di individui che avevano contattato online Hamas nel tentativo di effettuare donazioni attraverso criptovalute oppure sistemi di pagamento tradizionali. Tali informazioni saranno utilizzate nelle successive attività di antiterrorismo. Il dato non significa che migliaia di persone siano automaticamente responsabili di un reato: l’esistenza di un contatto, una richiesta di informazioni o persino una transazione deve essere valutata nel contesto giuridico e probatorio di ciascuna posizione. Mostra però quanto l’operazione sia passata dalla sola confisca finanziaria alla mappatura della rete dei sostenitori. La strategia statunitense combina infatti quattro livelli: congelamento dei wallet, collaborazione o acquisizione dei dati dagli intermediari finanziari, controllo dell’infrastruttura web e raccolta di informazioni personali attraverso tecniche investigative tradizionali. È lo stesso allargamento del perimetro che emerge nelle operazioni europee contro propaganda e radicalizzazione digitale, dove Europol ha trasformato contenuti, account e infrastrutture online in obiettivi operativi contro reti estremiste.
Le criptovalute sono uno strumento del finanziamento terroristico ma non un canale senza tracce
La vicenda va letta evitando due semplificazioni opposte. La prima consiste nel sostenere che le criptovalute siano intrinsecamente anonime e quindi impermeabili alle indagini. Gli atti del DOJ dimostrano esattamente il contrario: gli indirizzi possono cambiare e i fondi possono attraversare decine di wallet, ma la permanenza dei movimenti sulla blockchain consente agli investigatori di ricostruire relazioni che nel contante non lascerebbero una registrazione pubblica equivalente. La seconda semplificazione sarebbe concludere che la trasparenza on-chain renda automaticamente identificabile ogni utilizzatore. Non è così: l’attribuzione richiede exchange cooperanti, sequestri, dati KYC, server, dispositivi, intelligence umana e altri elementi esterni alla blockchain. La National Terrorist Financing Risk Assessment 2026 del Dipartimento del Tesoro rileva che Hamas continua a cercare finanziamenti attraverso sistemi internazionali online e ricorda come, dopo l’advisory FinCEN del 2023, le istituzioni finanziarie statunitensi abbiano depositato 642 Suspicious Activity Reports contenenti il termine indicato nell’allerta sul finanziamento di Hamas. Le criptovalute costituiscono quindi uno dei canali disponibili, non l’intera architettura finanziaria del gruppo.
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Il vero risultato è aver trasformato l’infrastruttura finanziaria in intelligence
I 560.000 dollari rappresentano il risultato immediatamente misurabile, ma non sono probabilmente l’elemento più importante dell’operazione. Il passaggio decisivo è l’integrazione tra tracciamento blockchain, sequestro giudiziario, controllo dei domini, intelligence umana e identificazione degli utenti. L’FBI non ha soltanto seguito i fondi dopo il trasferimento: ha cercato di inserirsi nel meccanismo attraverso il quale i fondi venivano richiesti, indirizzati e successivamente movimentati. È questa trasformazione dell’infrastruttura digitale da strumento del finanziatore a sensore dell’investigatore a rendere il caso particolarmente significativo. Le Brigate Al Qassam utilizzavano indirizzi crypto rotanti precisamente per aumentare la difficoltà del tracciamento; gli investigatori hanno risposto correlando quelle rotazioni con wallet operativi, account sugli exchange, pagamenti delle commissioni, server e fonti umane. La promessa originaria di anonimato assoluto delle criptovalute si scontra ancora una volta con una realtà tecnica più complessa: una blockchain pubblica può facilitare il trasferimento globale del denaro, ma può anche conservare per anni la mappa necessaria a ricostruirlo.
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