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AfD vince in Sassonia-Anhalt: il problema sono gli elettori “ignoranti” che non credono all’uomo incinto

📌 In Sintesi

  • AfD conquista il 43,8% in Sassonia-Anhalt contro il 17,2% della CDU, senza però modificare direttamente la maggioranza federale di Friedrich Merz.
  • Il 41% tra i 18-24enni impedisce di spiegare il risultato soltanto con anziani, marginalità sociale o basso livello di istruzione.
  • Elon Musk non ha creato AfD, ma il suo sostegno pubblico mostra il peso crescente delle piattaforme digitali nella politica europea.

Alice Weidel vive in unione con una donna, ha due figli, ha lavorato per Goldman Sachs e guida Alternative für Deutschland, il partito che il 6 settembre ha conquistato il 43,8% dei voti in Sassonia-Anhalt. Basta questo ritratto per mostrare quanto sia diventato difficile leggere AfD con le categorie rassicuranti utilizzate per anni. Il voto è una pesantissima sconfitta politica per la CDU di Friedrich Merz, ma non fa cadere il governo federale tedesco. Il dato più interessante è un altro: mentre una parte del dibattito torna a descrivere l’elettore dell’AfD attraverso istruzione, età e disagio economico, il partito conquista il 41% tra i 18 e i 24 anni. Se quasi metà di una nuova generazione vota una forza considerata impresentabile dall’establishment, forse la domanda da porsi non riguarda l’intelligenza degli elettori.

Alice Weidel è il primo cortocircuito della narrazione su AfD

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Prima ancora del voto esiste un paradosso che merita di essere osservato senza trasformarlo né in assoluzione politica né in pettegolezzo. La biografia ufficiale di Alice Weidel ricorda gli studi in economia e amministrazione aziendale, il dottorato e l’esperienza professionale presso Goldman Sachs e Allianz Global Investors. Il Bundestag indica inoltre due figli e una Lebenspartnerschaft. La sua compagna, Sarah Bossard, è una produttrice cinematografica svizzera nata in Sri Lanka e adottata da piccolissima da una famiglia svizzera. Non risulta invece documentabile con sufficiente certezza la formula secondo cui i due figli della coppia sarebbero “in adozione”, e ci scusiamo per il refuso del video. Resta comunque un quadro difficilmente conciliabile con la caricatura più elementare dell’estrema destra: una donna omosessuale, con una famiglia omogenitoriale, una compagna nata fuori dall’Europa e una carriera nell’alta finanza guida il partito diventato il principale riferimento della destra radicale tedesca. Non significa che AfD abbia posizioni moderate sull’immigrazione, sulla famiglia o sull’identità nazionale. Significa semplicemente che la politica reale è più contraddittoria dei personaggi costruiti per raccontarla. E proprio Weidel rappresenta una delle figure che negli studi OSINT di Matrice Digitale era già comparsa tra gli amplificatori internazionali più rilevanti del dibattito politico europeo su X.

AfD ha vinto in Sassonia-Anhalt e Merz ha subito una sconfitta enorme

La seconda correzione necessaria riguarda la geografia. Non si è votato in Sassonia e AfD non ha “vinto la Germania”: si è votato nel Land della Sassonia-Anhalt. Ma ridimensionare il risultato utilizzando questa precisazione sarebbe altrettanto scorretto. Il risultato provvisorio ufficiale del Land assegna ad AfD 576.037 seconde preferenze, pari al 43,8%, contro il 17,2% della CDU, il 9,3% della SPD, l’8,9% dei Grünen e l’8,6% della Linke. La partecipazione raggiunge il 77,8%, quindi non si tratta neppure di una vittoria costruita dentro un’elezione disertata dagli elettori. La CDU perde 19,9 punti percentuali rispetto al 2021, mentre AfD ne guadagna 23. Per Friedrich Merz è difficile immaginare una sconfitta regionale politicamente più brutale, anche se dal punto di vista costituzionale il risultato non modifica i rapporti numerici nel Bundestag e quindi non mette automaticamente in discussione la tenuta del governo federale. È però un segnale nazionale perché mostra che in una parte della Germania il tradizionale sistema dei partiti non riesce più semplicemente a contenere AfD attraverso il Brandmauer, il cordone sanitario con cui le altre forze escludono collaborazioni. Nel 2025 Matrice Digitale aveva misurato la presenza digitale di Merz insieme agli altri principali leader europei: il problema che emerge oggi è che visibilità istituzionale, centralità politica e capacità di governo non coincidono necessariamente con la capacità di intercettare una società in trasformazione.

Leggi anche: AfD, Musk e il cortocircuito politico tedesco erano già emersi nel dibattito su Starlink e sulle ingerenze nelle democrazie europee

Il voto dei giovani manda in crisi la spiegazione degli elettori anziani e poco istruiti

Ed è qui che arriva il dato più difficile da liquidare. Le rilevazioni Infratest dimap per ARD attribuiscono ad AfD il 41% tra gli elettori dai 18 ai 24 anni, mentre la CDU si ferma al 5%. Nella fascia 25-34 anni AfD sale ulteriormente al 43%. Il partito continua ad avere un consenso particolarmente elevato tra uomini, operai, persone con livelli di istruzione più bassi e cittadini che dichiarano difficoltà economiche, e questi dati sono perfettamente legittimi per comprendere una composizione elettorale. Diventano però politicamente tossici quando vengono trasformati da categorie statistiche in categorie morali: basso titolo di studio diventa ignoranza, disagio economico diventa incapacità di comprendere, voto periferico diventa arretratezza culturale. La presenza massiccia dei giovani manda in crisi proprio questa scorciatoia. Non sono i pensionati nostalgici della Germania orientale a spiegare da soli il 43,8%. C’è una generazione cresciuta con smartphone, TikTok, streaming, intelligenza artificiale e piattaforme social che sceglie AfD in proporzioni enormemente superiori alla CDU. Questo dovrebbe preoccupare gli avversari del partito molto più delle caricature sociologiche. Se una forza considerata estremista riesce a diventare la prima scelta di una quota così consistente dei nuovi elettori, il problema non può essere risolto con una diagnosi di analfabetismo funzionale. La questione delle piattaforme è reale e Matrice Digitale l’ha affrontata più volte, dalla campagna TikTok per Georgescu finanziata da soggetti politicamente inattesi fino ai sistemi di amplificazione transnazionale, ma attribuire un voto sgradito alla sola manipolazione digitale rischia di diventare una nuova forma di negazione del voto stesso.

Elon Musk non ha inventato AfD ma ne ha amplificato la legittimazione internazionale

Sul versante tecnologico Elon Musk non può essere considerato il creatore del fenomeno AfD. Il partito nasce nel 2013, è presente nel Bundestag dal 2017 e aveva già costruito una base formidabile nella Germania orientale quando Musk ha iniziato a sostenerlo apertamente. Sarebbe quindi una forzatura attribuirgli causalmente la vittoria. Ma sarebbe altrettanto ingenuo sostenere che il proprietario di X sia un commentatore come gli altri. Musk dispone contemporaneamente di una visibilità personale enorme, del controllo proprietario della piattaforma e della capacità di trasformare una presa di posizione nazionale in un evento internazionale. Dopo il risultato della Sassonia-Anhalt ha risposto “Gut gemacht!”, “ben fatto”, al messaggio con cui Weidel celebrava Ulrich Siegmund. Quest’ultimo lo ha ringraziato pubblicamente per il suo “supporto” e per la sua lettura degli sviluppi politici tedeschi, arrivando a prospettare una cooperazione se AfD riuscisse ad assumere responsabilità di governo. È difficile trovare una dimostrazione più evidente del valore politico attribuito dallo stesso partito all’endorsement del proprietario di X. Matrice Digitale aveva già mostrato con i dati come Alice Weidel, Musk e altri account stranieri entrassero direttamente nelle reti di amplificazione della politica italiana. Non dimostra un intervento algoritmico intenzionale a favore di AfD, per il quale servirebbero prove specifiche. Dimostra qualcosa di più semplice: la sfera pubblica europea non è più nazionale e i proprietari delle piattaforme possono diventare attori politici transfrontalieri senza candidarsi a nessuna elezione.

L’odio verso gli elettori è il modo migliore per non capire perché si perde

Il fenomeno più interessante viene però dopo il voto. Quasi automaticamente si ricostruisce l’identikit dell’elettore: maschio, economicamente fragile, meno istruito, periferico. Tutti dati utili, fino al momento in cui diventano una sentenza. È successo con Trump, con Brexit, con i populismi europei e torna ogni volta che l’esito delle urne contraddice il mondo politico, mediatico e culturale dominante. L’elettore che conferma il sistema viene interpretato politicamente; quello che lo respinge viene diagnosticato psicologicamente. Eppure Matrice Digitale aveva osservato già nelle elezioni americane che il consenso misurabile sulle piattaforme poteva trasformarsi realmente in consenso elettorale, senza che questo significasse necessariamente che gli utenti fossero stati ipnotizzati dagli algoritmi. La stessa cautela dovrebbe valere oggi. Si può considerare AfD pericolosa, radicale, incompatibile con la propria idea di società. Si può contestarne ogni proposta. Quello che non funziona è sostenere implicitamente che il problema democratico siano gli elettori che hanno avuto l’ardire di sceglierla. Quando una forza raggiunge quasi il 44% con un’affluenza vicina all’80%, l’atteggiamento razionale dovrebbe essere comprendere perché lo abbia fatto. Se la risposta consiste nell’insultare la qualità antropologica dell’elettore, si sta probabilmente preparando il risultato successivo.

Il patentino di analfabeta funzionale funziona soltanto quando lo si assegna agli altri

C’è poi una contraddizione culturale più profonda. Negli ultimi anni “analfabeta funzionale” è diventato uno degli insulti preferiti del dibattito politico occidentale. In origine descrive una difficoltà concreta nel comprendere e utilizzare informazioni complesse; nella conversazione politica si è trasformato spesso nella spiegazione universale del voto non gradito. Se vota per il candidato giusto, il cittadino esercita consapevolmente la democrazia. Se sceglie Trump, AfD o qualsiasi altra forza considerata impresentabile, improvvisamente diventa vittima di fake news, algoritmi, scarsa istruzione o incapacità cognitiva. Ma se si vuole utilizzare seriamente la categoria dell’analfabetismo funzionale bisogna accettare che possa essere applicata anche alle convinzioni della propria parte politica. Negli ultimi anni settori progressisti hanno trattato questioni enormemente complesse come immigrazione, identità sessuale, transizione ecologica e geopolitica attraverso formule spesso presentate come moralmente indiscutibili. La provocazione del “chi fino a ieri credeva che gli uomini potessero partorire” funziona proprio perché richiama una stagione nella quale la distinzione tra sesso biologico e identità di genere è stata talvolta ridotta mediaticamente a slogan che pretendevano adesione più che comprensione. Riconoscerlo non nega l’esistenza o i diritti delle persone transgender: contesta la pretesa che una parte politica possieda per definizione il monopolio della razionalità. E allora la domanda può essere formulata senza infingimenti:

è più analfabeta funzionale il giovane che vota AfD dopo avere deciso che gli altri partiti non rappresentano i suoi interessi, oppure chi continua a ripetere le stesse categorie interpretative anche quando i risultati elettorali le smentiscono?

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La vera sconfitta di Merz è non poter più spiegare AfD come un’anomalia

La Sassonia-Anhalt non consegna la Germania ad AfD. La maggioranza federale di Friedrich Merz non cambia perché un Land ha eletto il proprio parlamento e il cordone sanitario può ancora impedire ad AfD di trasformare il 43,8% in governo regionale. Ma politicamente qualcosa è già successo: AfD non può più essere descritta come una parentesi, una protesta residuale o il rifugio esclusivo di un elettorato vecchio e marginale. Vince tra i giovanissimi, domina in molte aree popolari e riceve una legittimazione internazionale che passa anche attraverso Elon Musk e X. Si può reagire al fenomeno con il Brandmauer, con le classificazioni dell’intelligence, con le campagne politiche e con ogni strumento previsto da una democrazia. Quello che appare sempre meno efficace è spiegare agli elettori che il loro voto dimostra semplicemente quanto siano stupidi. La contraddizione di Alice Weidel — ex Goldman Sachs, omosessuale, madre di due figli, compagna di una donna nata in Sri Lanka e leader della destra radicale tedesca — dovrebbe già suggerire che il fenomeno è più complesso del cliché costruito intorno a esso. E il 41% dei ragazzi tra 18 e 24 anni dovrebbe chiudere definitivamente il discorso secondo cui basterà aspettare che una generazione di anziani scompaia. Se il sistema politico tedesco vuole capire cosa è successo, deve iniziare a interrogare sé stesso. Continuare a interrogare l’intelligenza di chi ha votato diversamente è molto più semplice, ma finora sembra essere soprattutto un ottimo sistema per far crescere AfD.

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