iPhone 18 Pro ufficiale: A20 Pro a 2 nm e apertura variabile su entrambi i modelli

📌 In Sintesi

  • A20 Pro è il primo chip Apple per smartphone a 2 nm: CPU a 6 core, GPU a 7 core e Neural Engine complessivamente a 32 core.
  • iPhone 18 Pro e Pro Max adottano entrambi una fotocamera Fusion da 48 MP con apertura meccanica variabile e sei lamelle.
  • Apple aumenta autonomia e raffreddamento, riduce la Dynamic Island e introduce quattro finiture: Deep Black, Silver, Glacier Blue e Burgundy.

Apple ha presentato ufficialmente iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max, mettendo fine a mesi di indiscrezioni e confermando alcune delle modifiche hardware più importanti previste per la nuova generazione. Durante l’evento Apple “Surprise and shine” del 9 settembre, Cupertino ha introdotto il nuovo A20 Pro prodotto a 2 nanometri, una GPU a 7 core, un sistema Neural Engine profondamente ampliato, una nuova gestione termica e soprattutto la prima fotocamera principale da 48 MP con apertura variabile della gamma iPhone, disponibile su entrambi i modelli Pro. Il design rimane vicino alla generazione precedente, ma cambiano Dynamic Island, finiture posteriori e autonomia, che sul Pro Max arriva fino a 45 ore di riproduzione video.

A20 Pro porta Apple per la prima volta sui 2 nanometri

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Il cuore della nuova generazione è A20 Pro, primo SoC per smartphone Apple costruito con processo produttivo a 2 nm. La CPU mantiene una configurazione a 6 core, composta da due nuovi super core e quattro core efficienti. Apple dichiara prestazioni fino al 20% superiori per i core più veloci e li definisce i più rapidi mai utilizzati su uno smartphone. La GPU passa invece a 7 core e viene accreditata di un incremento fino al 40% delle prestazioni grafiche, accompagnato da una maggiore larghezza di banda della memoria. È la conferma definitiva di una configurazione che era già emersa nell’analisi dell’A20 Pro a 7 core e del nuovo bus memoria, ma con un dato ulteriore: Apple ha inserito nuovi neural accelerator direttamente nella GPU, raddoppiando le prestazioni FP8 rispetto alla generazione precedente per accelerare i modelli AI locali.

Un secondo Neural Engine spinge l’AI direttamente sul dispositivo

A20 Pro introduce anche un secondo blocco dedicato all’elaborazione neurale, portando il totale a 32 core Neural Engine. Apple dichiara una capacità di calcolo doppia rispetto ad A19 Pro e il supporto alla matematica floating point a 8 bit, particolarmente utile per ridurre memoria e potenza necessarie all’inferenza dei modelli. La società presenta iPhone 18 Pro come il proprio dispositivo mobile più avanzato per l’esecuzione di modelli on-device, una direzione resa possibile non soltanto dal nuovo Neural Engine ma anche dalla maggiore banda memoria. Il packaging del chip viene descritto come ispirato alla famiglia M-series, con silicio e memoria collegati più direttamente al sistema di dissipazione. Il salto era già stato anticipato quando A20 Pro a 2 nm e packaging WMCM erano emersi come elementi centrali della nuova architettura, ma Apple lega ora esplicitamente questa soluzione alla capacità di mantenere alte le prestazioni durante workload AI, gaming e fotografia computazionale.

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Apertura variabile su iPhone 18 Pro e Pro Max

La novità fotografica principale riguarda entrambi i modelli. iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max utilizzano una nuova fotocamera Fusion principale da 48 MP dotata di apertura variabile meccanica, superando quindi le indiscrezioni che avevano ipotizzato un’esclusiva per il Pro Max. Apple ha sviluppato un diaframma composto da sei lamelle tagliate al laser, realizzate con un materiale composito polimerico scelto per combinare leggerezza, flessibilità e resistenza.

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iPhone 18 Pro ufficiale: A20 Pro a 2 nm e apertura variabile su entrambi i modelli 6

L’apertura viene regolata automaticamente in funzione della scena e, negli ambienti più scuri, può aprirsi per fare entrare circa il 50% di luce in più. Il principio è quello già analizzato quando la fotocamera ad apertura variabile era emersa nei dati tecnici attribuiti alla nuova gamma: non si tratta di una simulazione software del bokeh, ma di una modifica fisica dell’apertura dell’obiettivo, utile anche per gestire profondità di campo e quantità di luce prima che intervenga la fotografia computazionale.

Raffreddamento rivisto per sostenere il 40% di prestazioni in più

La nuova potenza del chip richiede un aggiornamento altrettanto importante della parte termica. Apple ha ridisegnato il sistema di vapor chamber e collega più direttamente package, memoria e camera di vapore, dichiarando un incremento del 40% nelle prestazioni sostenute rispetto ad A19 Pro e prestazioni prolungate doppie rispetto ad A18 Pro.

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È un dettaglio importante perché i picchi prestazionali di un SoC mobile contano relativamente poco se temperatura e consumo costringono il sistema a ridurre rapidamente le frequenze. La scelta conferma che fotocamera più complessa, batteria e dissipazione avevano già spinto Apple a ripensare l’interno di iPhone 18 Pro. Il salto ai 2 nm viene quindi sfruttato insieme alla progettazione termica, non come soluzione isolata.

Autonomia fino a 45 ore sul Pro Max

Il risultato più immediatamente percepibile dovrebbe arrivare dall’autonomia. iPhone 18 Pro raggiunge fino a 36 ore di riproduzione video, mentre iPhone 18 Pro Max arriva a 45 ore, il valore più alto dichiarato finora da Apple per un iPhone. Il modello più piccolo raggiunge così una durata che Apple paragona a quella del precedente Pro Max. Migliora anche la ricarica: 15 minuti di collegamento via cavo possono fornire energia sufficiente per circa 6 ore di riproduzione video. L’incremento deriva dall’interazione tra celle più capienti, maggiore efficienza di A20 Pro e sistema termico rivisto, più che da un singolo componente. Apple continua quindi a utilizzare il modello Max come riferimento assoluto per la durata, ma riduce il divario che tradizionalmente penalizzava la variante Pro da 6,3 pollici.

Dynamic Island più piccola e quattro nuove finiture

Sul frontale, Dynamic Island si restringe senza scomparire. La nuova area può gestire fino a tre Live Activities contemporaneamente, rispetto alle due della generazione precedente, aumentando lo spazio utile per timer, navigazione, riproduzione multimediale e altre attività persistenti. La riduzione era stata anticipata con precisione dalle immagini che indicavano una Dynamic Island sensibilmente più stretta su iPhone 18 Pro. Apple non ha trasformato il modello Pro in un dispositivo all-screen: la transizione dei sensori sotto il display resta graduale.

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Sul retro cambia soprattutto la continuità cromatica tra alluminio e Ceramic Shield, con un effetto meno bicolore rispetto a iPhone 17 Pro. Le quattro finiture ufficiali sono Deep Black, Silver, Glacier Blue e Burgundy. Proprio Burgundy raccoglie l’eredità della più vistosa Cosmic Orange della precedente generazione, ma con un tono più scuro e meno aggressivo.

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Apple conferma quasi tutti i salti tecnici ma conserva il design del 17 Pro

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iPhone 18 Pro non è una nuova generazione estetica, perché Apple conserva l’impostazione introdotta nel 2025 e concentra il cambiamento su chip, fotocamera, raffreddamento e autonomia. La differenza rispetto a molti aggiornamenti incrementali precedenti è però la quantità di componenti centrali modificati nello stesso ciclo. A20 Pro porta il processo a 2 nm, la GPU cresce a sette core, l’elaborazione neurale raddoppia, il package viene ridisegnato intorno alla dissipazione e il diaframma variabile introduce finalmente un controllo ottico che finora gli iPhone affidavano quasi interamente a sensore e software.

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Molte delle indiscrezioni delle ultime settimane risultano quindi corrette, ma con una sorpresa significativa: l’apertura variabile non è riservata al Pro Max. Entrambi i modelli ricevono la nuova fotocamera, mentre la variante più grande mantiene il proprio vantaggio soprattutto sull’autonomia. Apple utilizza così iPhone 18 Pro come evoluzione tecnica profonda della piattaforma esistente, lasciando al nuovo pieghevole iPhone Duo il compito di rappresentare la rottura di formato del 2026.

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