🛡️ Executive Summary
- La Cina lavora a sciami eterogenei capaci di coordinare piattaforme senza pilota aeree, terrestri, navali e subacquee in un’unica rete di combattimento.
- DARPA prepara il Next Generation Hypersonic Cruise Missile, puntando su maggiore raggio, velocità, quota e produzione scalabile delle armi ipersoniche air-breathing.
- Washington restringe contemporaneamente la filiera dei droni stranieri, ma polizia, agricoltura e operatori civili contestano l’impatto delle nuove barriere.
Cina e Stati Uniti stanno spostando la competizione militare dalla singola piattaforma alla capacità di costruire interi ecosistemi autonomi e industrialmente sostenibili. Pechino lavora ormai sull’integrazione di sciami aerei, terrestri, navali e subacquei, con l’obiettivo di far cooperare mezzi differenti dentro una stessa rete distribuita. Washington risponde su due fronti: DARPA prepara una nuova generazione di missili da crociera ipersonici air-breathing, mentre governo e FCC cercano di ridurre la dipendenza statunitense dalla filiera cinese dei droni. Le tre direttrici convergono sullo stesso problema strategico: la deterrenza del prossimo decennio dipenderà sempre meno dal numero di piattaforme prestigiose possedute e sempre più da autonomia, networking, produzione di massa, componentistica e capacità di sostituire rapidamente ciò che viene perso in combattimento.
Cosa leggere
La Cina vuole collegare aria, terra e mare in un unico sciame
La nuova fase della ricerca cinese supera il concetto più semplice di decine o centinaia di droni dello stesso tipo controllati contemporaneamente. Il China Electronics Technology Group Corporation, CETC, attraverso il proprio Intelligent Technology Research Institute, descrive gli sciami come sistemi di combattimento distribuiti nei quali le piattaforme comunicano, coordinano il comportamento, prendono decisioni locali e continuano a operare anche quando alcuni nodi vengono distrutti o perdono il collegamento. Il passaggio successivo è costruire sciami eterogenei multi-dominio: UAV in aria, veicoli terrestri senza equipaggio, mezzi di superficie e piattaforme subacquee dovrebbero condividere informazioni e cooperare all’interno della stessa missione. La ricostruzione deriva da un intervento pubblicato dal CETC sui propri canali social e ripreso dalla stampa cinese e internazionale; non equivale all’annuncio di un sistema operativo già schierato dal PLA, ma indica chiaramente la traiettoria della ricerca militare cinese.
L’elemento decisivo è la resilienza dello sciame. I test descritti dall’istituto prevedono reti in grado di riorganizzarsi automaticamente quando vengono persi singoli velivoli, chiudere i vuoti della formazione e continuare la missione sotto disturbo delle comunicazioni e forte interferenza elettromagnetica. La Cina aveva già mostrato sistemi nei quali un singolo operatore può controllare un numero molto elevato di droni, ma l’obiettivo multi-dominio è qualitativamente diverso: non si tratta di moltiplicare un velivolo, bensì di far cooperare piattaforme con sensori, velocità, autonomia e funzioni differenti. La trasformazione era già visibile con la Type 076, i droni subacquei e la progressiva integrazione degli UAV nelle operazioni navali cinesi. In uno scenario del Pacifico, per esempio, un drone aereo potrebbe individuare un bersaglio, una piattaforma navale seguirlo, un mezzo subacqueo raccogliere informazioni sotto la superficie e un sistema terrestre o navale ricevere i dati necessari all’ingaggio senza che l’intera catena dipenda da un unico centro di comando.
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Lo sciame cambia la deterrenza perché rende sacrificabile la singola piattaforma
Il valore militare dello sciame non nasce soltanto dall’autonomia. Nasce dal diverso rapporto tra costo della piattaforma, capacità collettiva e tolleranza alle perdite. Un caccia, una nave o un missile avanzato rappresentano asset costosi che devono essere protetti; una rete composta da decine o centinaia di sistemi relativamente economici può invece continuare a funzionare anche dopo aver perso una parte dei propri nodi. Questo modifica il calcolo della difesa: abbattere un drone non neutralizza necessariamente la missione e il difensore può essere costretto a consumare intercettori molto più costosi contro bersagli sacrificabili. È il problema già emerso in Ucraina e che ora viene trasposto su scala più sofisticata nel Pacifico, dove la distanza e la vulnerabilità delle grandi piattaforme rendono ancora più importante distribuire sensori, armi e comunicazioni.
La strategia cinese acquista ulteriore peso perché poggia su una filiera civile e militare estremamente ampia di batterie, motori elettrici, flight controller, sensori, radio, telecamere, semiconduttori e manifattura elettronica. Shenzhen rappresenta uno dei principali centri mondiali di questa concentrazione industriale. La stessa infrastruttura che produce droni commerciali può offrire competenze, componenti e capacità produttiva utili ai programmi militari, pur restando necessario distinguere tra aziende civili e programmi direttamente collegati al PLA. Gli Stati Uniti hanno ormai riconosciuto questo vantaggio come problema strategico: Washington ha imposto dazi fino al 100% su determinate categorie di UAS e componenti, legando esplicitamente la sicurezza nazionale alla capacità di ricostruire una supply chain nazionale o alleata. La competizione sugli sciami è quindi anche una competizione tra sistemi industriali, perché un’arma sacrificabile è realmente utile soltanto se può essere prodotta e rimpiazzata in quantità.
DARPA prepara la nuova generazione dei missili ipersonici air-breathing
Sul fronte opposto della deterrenza, gli Stati Uniti stanno riaprendo la partita sui missili da crociera ipersonici a propulsione atmosferica. DARPA ha avviato il percorso verso il programma Next Generation Hypersonic Cruise Missile, NGHCM, pubblicando il 18 agosto una richiesta di informazioni all’industria e fissando per il 22 settembre 2026 un Industry Day dedicato al futuro programma. L’obiettivo ufficiale è progettare, costruire e testare in volo un dimostratore integrato capace di produrre “salti significativi” in raggio operativo, velocità di crociera e quota, con particolare attenzione fin dall’inizio al Design for Manufacturing and Assembly. Il dettaglio industriale è importante: DARPA non vuole soltanto dimostrare che il missile può funzionare, ma costruire un percorso credibile verso una produzione ad alta cadenza e costi sostenibili.
Il programma eredita direttamente il lavoro svolto con HAWC, Hypersonic Air-breathing Weapon Concept, sviluppato insieme alla US Air Force. A differenza delle armi boost-glide, nelle quali un razzo accelera inizialmente il veicolo che successivamente plana verso l’obiettivo, un missile da crociera ipersonico air-breathing utilizza uno scramjet che brucia carburante sfruttando l’ossigeno atmosferico e sostiene il volo a velocità superiori a Mach 5. HAWC ha sperimentato configurazioni aerodinamiche, propulsione scramjet a idrocarburi, gestione delle temperature estreme e soluzioni produttive più economiche; il successivo MOHAWC ha continuato a espandere l’inviluppo operativo dello scramjet e a preparare tecnologie trasferibili ai programmi militari futuri.
Il NGHCM segnala quindi che Washington non considera conclusa la competizione dopo l’arrivo delle prime armi ipersoniche operative. Gli Stati Uniti dispongono già di sistemi boost-glide come Dark Eagle, il Long-Range Hypersonic Weapon, ma un missile da crociera scramjet offre un’architettura differente e potenzialmente complementare. Il dispiegamento di Dark Eagle ha già mostrato il ruolo attribuito da Washington alla deterrenza ipersonica; NGHCM cerca ora di trasformare le tecnologie sperimentate da DARPA in una seconda famiglia di capacità, con il problema della produzione considerato fin dalla progettazione anziché affrontato soltanto dopo il dimostratore.
Washington prova a spezzare la dipendenza dai droni cinesi ma il mercato reagisce
La guerra industriale sui droni completa il quadro. Negli Stati Uniti la FCC ha già inserito nella Covered List categorie di UAS e componenti prodotti all’estero considerate a rischio per la sicurezza nazionale, introducendo però eccezioni per determinati sistemi autorizzati dal Department of War o conformi ai criteri domestici previsti. Nel luglio 2026 l’autorità ha aperto inoltre un procedimento sulla possibilità di vietare la prosecuzione dell’importazione e della commercializzazione di alcuni droni stranieri precedentemente autorizzati, ampliando un sistema di controlli che non riguarda più soltanto i nuovi modelli. I provvedimenti si sovrappongono ai dazi e alla strategia federale per rafforzare i produttori americani, ma stanno producendo una forte opposizione tra operatori che dipendono da piattaforme cinesi economicamente competitive.
La contestazione coinvolge forze di polizia, vigili del fuoco, agricoltori, utility e operatori commerciali, che utilizzano droni soprattutto per ricerca e soccorso, mappatura, ispezioni, monitoraggio delle colture e sicurezza pubblica. Il problema non è soltanto DJI come marchio: sostituire rapidamente una filiera dominante significa trovare velivoli con prestazioni comparabili, ricambi, batterie, software, camere termiche, docking station, addestramento e assistenza a costi sostenibili. La FCC ha già dovuto escludere dalla Covered List alcune categorie, compresi specifici toy drones, mentre il Department of War può concedere Conditional Approvals a prodotti che non vengono considerati un rischio inaccettabile. Questo dimostra che lo stesso governo statunitense deve distinguere tra l’obiettivo strategico di ridurre la dipendenza cinese e il rischio di produrre carenze immediate per chi utilizza gli UAS in attività civili.
Xinbi Guarantee è un dossier separato dalla stretta industriale sui droni
Le sanzioni statunitensi contro Xinbi Guarantee vengono spesso accostate nello stesso flusso di notizie alla stretta sui droni cinesi, ma i due dossier non devono essere confusi. L’azione annunciata il 9 settembre 2026 dall’OFAC riguarda una piattaforma in lingua cinese accusata di funzionare come marketplace per cyber scam, frodi, riciclaggio e servizi utilizzati dai compound criminali del Sud-est asiatico. Il Tesoro descrive Xinbi come un nodo che collega organizzazioni criminali e fornitori di servizi finanziari e tecnologici; il Department of Justice ha contemporaneamente sequestrato canali Telegram e wallet associati alla piattaforma. Nella documentazione ufficiale dell’azione OFAC non compare però l’accusa specifica secondo cui Xinbi avrebbe facilitato esportazioni di componentistica per droni militari verso la Cina. Attribuirle quel ruolo sulla base delle fonti disponibili significherebbe quindi fondere due iniziative statunitensi differenti.
Xinbi resta pertinente al quadro più ampio perché mostra quanto marketplace, criptovalute, software e servizi digitali siano diventati strumenti utilizzabili da reti transnazionali, ma non costituisce la base giuridica del nuovo regime americano sugli UAS. La piattaforma era già finita nel mirino britannico e Matrice Digitale aveva seguito le precedenti sanzioni contro Xinbi Guarantee. La stretta sui droni deriva invece dalla politica americana sulla supply chain, dalla Covered List FCC, dalle determinazioni di sicurezza nazionale e dai nuovi strumenti commerciali. La distinzione è importante perché cybercrime e competizione strategica con la Cina possono sovrapporsi, ma non sono automaticamente la stessa cosa.
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La nuova deterrenza è una gara tra autonomia, velocità e capacità produttiva
Sciami multi-dominio, missili ipersonici e protezione della supply chain sembrano tre dossier militari separati, ma rispondono alla stessa trasformazione. La Cina cerca di distribuire la capacità offensiva e di ricognizione su grandi quantità di piattaforme autonome coordinate, diminuendo il valore della distruzione del singolo nodo. Gli Stati Uniti investono contemporaneamente in armi ipersoniche capaci di comprimere i tempi di reazione del nemico e in una politica industriale che dovrebbe ridurre la dipendenza da componentistica prodotta da un potenziale avversario.
In questo modello, il vantaggio non dipende soltanto dalla piattaforma tecnologicamente più sofisticata. Conta chi può produrre più rapidamente, sostituire le perdite, mantenere comunicazioni sotto jamming, distribuire sensori e armi, proteggere le proprie filiere e costringere il nemico a spendere più risorse per difendersi. Un missile ipersonico da solo non costruisce deterrenza se non può essere prodotto in quantità adeguate; uno sciame perde valore se dipende da un unico nodo di comando facilmente neutralizzabile; vietare i droni cinesi non rafforza automaticamente Washington se polizia, agricoltori e industria non dispongono di alternative economicamente sostenibili.
È qui che la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina si allontana sempre di più dalla vecchia corsa all’arma simbolicamente più avanzata. La nuova misura della potenza è sistemica: software, autonomia, sensori, propulsione, semiconduttori, componentistica, produzione e logistica devono funzionare come un’unica architettura di guerra. Pechino prova a costruirla collegando gli sciami attraverso aria, terra e mare; Washington tenta di rispondere accelerando sull’ipersonico e ricostruendo la propria base industriale dei droni. La prossima deterrenza potrebbe quindi dipendere meno dall’arma che impressiona di più in una parata e molto di più dalla capacità di continuare a produrre, coordinare e combattere quando la prima ondata di sistemi è già stata consumata.
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