Google completa il cervello del moscerino: 166.000 neuroni finiscono dentro Doom

🤖 Cosa cambia

  • Google Research e HHMI Janelia hanno completato il connectoma del sistema nervoso centrale di un moscerino maschio adulto.
  • La ricostruzione comprende oltre 166.000 neuroni e circa 125 milioni di connessioni sinaptiche, includendo anche il cordone nervoso ventrale.
  • Sviluppatori indipendenti hanno già collegato il dataset a simulazioni che controllano Doom e Super Mario 64, senza ricreare un cervello biologico funzionante.

Google Research, insieme a HHMI Janelia e alla comunità scientifica della connectomica, ha completato la più grande mappa integrale di un cervello animale realizzata finora per numero di neuroni. Il nuovo connectoma del moscerino della frutta maschio adulto ricostruisce oltre 166.000 neuroni e circa 125 milioni di connessioni sinaptiche, estendendosi dal cervello al cordone nervoso ventrale che svolge una funzione in parte analoga a quella del midollo spinale. La pubblicazione ha avuto anche un immediato effetto inatteso: sviluppatori indipendenti hanno preso la rete ricostruita e l’hanno collegata a Doom e Super Mario 64. Non significa che il cervello di una mosca sia stato digitalizzato e reso cosciente: si tratta di simulazioni costruite sopra la topologia biologica reale.

Google ricostruisce l’intero sistema nervoso centrale della mosca

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Nel resoconto scientifico pubblicato da Google Research il risultato viene presentato come un passo fondamentale della connectomica, disciplina che cerca di ricostruire la rete delle connessioni tra neuroni. Il dataset comprende cervello centrale, lobi ottici e ventral nerve cord, portando il totale oltre 166.000 neuroni. Il sistema è stato ricostruito a partire da enormi quantità di immagini bidimensionali ottenute al microscopio elettronico, trasformate con strumenti computazionali e AI in strutture tridimensionali che gli esperti umani hanno poi verificato. Il risultato può essere esplorato con Neuroglancer, il visualizzatore open source sviluppato da Google per grandi dataset multidimensionali. La disponibilità della rete completa permette ora di studiare non soltanto circuiti isolati, ma il percorso che collega percezione, elaborazione e controllo motorio.

125 milioni di sinapsi rendono il connectoma un nuovo dataset computazionale

La differenza rispetto a una normale scansione anatomica è sostanziale. Una fotografia del cervello descrive una struttura; un connectoma prova invece a registrare le relazioni tra le cellule. Nel dataset maschile sono presenti circa 125 milioni di connessioni sinaptiche, sufficienti per analizzare percorsi attraverso cui uno stimolo visivo o sensoriale può propagarsi verso circuiti che partecipano al comportamento.

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Google completa il cervello del moscerino: 166.000 neuroni finiscono dentro Doom 5

Google sottolinea che questo è il più grande brain map completo per numero di neuroni e che il lavoro completa precedenti ricostruzioni parziali e il connectoma della femmina. La ricerca resta lontanissima dalla scala umana: un cervello umano contiene decine di miliardi di neuroni e una quantità di connessioni enormemente superiore. Il valore del moscerino deriva proprio dalla possibilità di disporre di un organismo biologicamente significativo ma ancora abbastanza piccolo da essere affrontato con gli strumenti attuali.

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Doomfly usa la rete biologica ma non ricrea una mosca digitale

Pochi giorni dopo la pubblicazione, lo sviluppatore Alex Wormuth ha collegato il dataset MaleCNS a una simulazione chiamata Doomfly. Nel progetto, ogni frame del gioco viene convertito in stimoli diretti a migliaia di neuroni sensoriali simulati; l’attività si propaga attraverso circa 166.700 neuroni e oltre 25 milioni di connessioni mantenute nella simulazione, mentre specifici neuroni vengono associati a rotazione, movimento e fuoco. Il repository del progetto avverte esplicitamente che non si tratta della ricostruzione letterale di un cervello vivente.

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Il cablaggio deriva dalla biologia reale, ma dinamiche neuronali, interfaccia visiva, associazione tra neuroni e pulsanti e meccanismo di ricompensa sono decisioni ingegneristiche. Anche il tentativo di apprendimento è sperimentale e i risultati pubblicati comprendono test falliti, proprio per evitare di trasformare una demo in una prova di intelligenza biologica.

Super Mario 64 mostra quanto facilmente il connectoma diventa una piattaforma

Un secondo esperimento ha utilizzato la stessa base per controllare Super Mario 64. Anche qui non esiste una mosca virtuale che “comprende” il videogioco nel senso comune del termine.

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L’attività della rete viene tradotta in comandi, creando un circuito software che riceve input e produce azioni. È però proprio questa possibilità a rendere il risultato di Google interessante oltre la neuroscienza tradizionale: un connectoma completo può diventare un substrato computazionale esplorabile, modificabile e collegabile a ambienti artificiali. Gli esperimenti videoludici non dimostrano che il connectoma sia un’intelligenza generale, ma offrono un modo immediato per osservare quali comportamenti emergano quando la connettività biologica viene inserita in dinamiche simulate.

AI e neuroscienze si incontrano prima della simulazione

L’intelligenza artificiale entra nel progetto già durante la ricostruzione. Google ha sviluppato negli anni modelli per segmentare le immagini elettroniche, riconoscere strutture neuronali e accelerare la trasformazione di milioni di sezioni bidimensionali in forme tridimensionali.

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La società ha inoltre sviluppato sistemi capaci di generare neuroni sintetici per migliorare gli algoritmi di classificazione morfologica. L’AI non sta quindi “pensando come una mosca”: viene usata per rendere trattabile un problema di imaging e annotazione che manualmente richiederebbe tempi enormemente superiori. Il risultato è un caso particolarmente chiaro di convergenza tra machine learning, biologia computazionale e infrastrutture di visualizzazione.

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Dal diagramma cerebrale alla sperimentazione computazionale

Il valore reale del nuovo connectoma non è che Doom possa essere controllato con una rete neuronale di moscerino. La curiosità videoludica rende visibile qualcosa di più importante: una volta che la struttura completa di un sistema nervoso diventa un dataset digitale, può essere interrogata, simulata e confrontata con comportamenti osservabili. Restano enormi differenze tra connessioni anatomiche e funzionamento reale del cervello, che dipende da dinamiche biochimiche, plasticità, stato dell’organismo e numerosi fattori non rappresentati da una semplice rete di archi e nodi. Google e Janelia hanno però trasformato il moscerino in uno dei primi organismi nei quali la neuroscienza può lavorare su una mappa quasi completa dalla percezione fino al controllo del corpo. Doom è soltanto la dimostrazione più spettacolare di quanto rapidamente la ricerca di base possa diventare materiale per nuovi esperimenti computazionali.

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