⚙️ Da sapere
- Un primo risultato Geekbench 7 attribuisce ad A20 Pro 4.006 punti single-core, oltre Core i9-14900KS e Ryzen 9 9950X3D nello stesso test.
- Il salto non dipende soltanto dai 2 nm: frequenze vicine a 5 GHz, nuova CPU e maggiore banda memoria contribuiscono al vantaggio.
- A20 Pro alimenta anche iPhone Duo, mentre Apple differenzia ulteriormente la connettività dei modelli Pro destinati al mercato statunitense.
Il primo A20 Pro a 2 nanometri comincia a mostrare cosa cambia realmente dietro le percentuali presentate da Apple. Un risultato preliminare su Geekbench 7 attribuisce al nuovo SoC di iPhone 18 Pro un punteggio di 4.006 punti single-core, sufficiente nel database utilizzato per il confronto a superare anche processori desktop come Intel Core i9-14900KS e AMD Ryzen 9 9950X3D.
Cosa leggere
| Parametro / Benchmark | A20 Pro | A19 Pro | A18 Pro | A17 Pro | A16 Bionic |
|---|---|---|---|---|---|
| Specifiche generali | 2P+4E, fino a 4,93 GHz | 2P+4E, fino a 4,26 GHz | 2P+4E, fino a 4,0 GHz | 2P+4E, fino a 3,77 GHz | 2P+4E, fino a 3,46 GHz |
| Single-Thread | 4.006 | 3.249 | 3.082 | 2.641 | 2.405 |
| Multi-Thread | 11.460 | 9.016 | 8.185 | 7.050 | 6.600 |
Il confronto non trasforma uno smartphone in una workstation e non dice quasi nulla sulle prestazioni multicore sostenute, ma rende visibile il vero salto della generazione: Apple ha combinato il nodo TSMC N2, frequenze prossime ai 5 GHz, maggiore IPC e un sottosistema memoria sensibilmente più veloce.
A20 Pro supera Core i9 e Ryzen 9 ma il confronto vale solo in single-core
Il dato emerso dal primo benchmark va letto con cautela. Secondo il test preliminare pubblicato per A20 Pro, il chip raggiunge 4.006 punti in single-core e 11.460 in multi-core, migliorando rispettivamente di circa 23% e 27% rispetto alla precedente generazione presa come riferimento. Nello stesso confronto, il risultato single-thread sarebbe circa 32% superiore al Core i9-14900KS e circa 26% sopra il Ryzen 9 9950X3D.
| Generazione | Single-thread | Incremento | Multi-thread | Incremento |
|---|---|---|---|---|
| A16 Bionic | 2.405 | — | 6.600 | — |
| A17 Pro | 2.641 | 9,80% | 7.050 | 6,80% |
| A18 Pro | 3.082 | 16,70% | 8.185 | 16,10% |
| A19 Pro | 3.249 | 5,40% | 9.016 | 10,20% |
| A20 Pro | 4.006 | 23,30% | 11.460 | 27,10% |
È un primato interessante, ma non autorizza a concludere che A20 Pro sia complessivamente più veloce dei processori desktop: Intel e AMD conservano un vantaggio netto nei carichi fortemente paralleli grazie al numero superiore di core, ai limiti energetici molto più larghi e a sistemi di raffreddamento impossibili da replicare dentro uno smartphone. Il dato importante è un altro: la prestazione per singolo thread di un SoC mobile Apple è ormai entrata nello stesso territorio delle CPU desktop ad alte prestazioni, pur operando entro vincoli termici ed energetici radicalmente differenti.
I 2 nanometri da soli non spiegano il salto prestazionale
Ridurre tutto al processo produttivo sarebbe però fuorviante. A20 Pro utilizza una CPU a sei core con due core ad alte prestazioni e quattro efficienti, ma la frequenza dei core maggiori arriva fino a circa 4,93 GHz, un valore molto elevato per uno smartphone. Apple ha inoltre aumentato del 50% la banda della memoria rispetto ad A19 Pro e abbinato al nuovo processo produttivo una revisione del package che avvicina maggiormente memoria, chip e sistema termico. Era proprio questo il punto centrale delle anticipazioni su A20 Pro, GPU a sette core e crescita dei costi della memoria: il passaggio generazionale non consiste semplicemente nell’incidere transistor più piccoli, ma nel modificare il modo in cui CPU, GPU, Neural Engine e memoria vengono alimentati. Apple dichiara ufficialmente una CPU fino al 20% più veloce, una GPU a sette core fino al 40% più rapida e due Neural Engine da 16 core, per un totale di 32 core dedicati ai workload neurali. I primi benchmark suggeriscono che almeno in alcuni carichi CPU il margine possa perfino superare le indicazioni conservative utilizzate durante il lancio.
Leggi anche: iPhone 18 Pro ufficiale porta A20 Pro a 2 nm, GPU a sette core e apertura variabile
La cache e la banda memoria diventano decisive quanto la frequenza
L’analisi tecnica dell’architettura A20 Pro evidenzia un elemento spesso sacrificato nei confronti basati esclusivamente sulla frequenza: il processore deve mantenere i core alimentati con dati abbastanza rapidamente da evitare che l’incremento di clock venga sprecato in attesa della memoria. Il passaggio ai 2 nm permette ad Apple di aumentare prestazioni e densità, ma la crescita della cache, il nuovo layout interno e soprattutto il 50% di banda memoria aggiuntiva diventano altrettanto importanti. È qui che il confronto con A19 Pro acquista significato: portare i core prestazionali vicino ai 5 GHz sarebbe poco utile se cache e memoria non fossero in grado di sostenerli. Lo stesso vale per la GPU a sette core e per l’elaborazione AI, dove modelli sempre più grandi spostano il collo di bottiglia dalla pura capacità matematica alla velocità con cui parametri e dati possono attraversare il sistema. Per questo il record Geekbench rappresenta più di una semplice corsa al punteggio: offre un primo riscontro alla strategia architetturale anticipata con il passaggio al package di nuova generazione e alla memoria più strettamente integrata.
iPhone Duo trasforma A20 Pro in un test termico molto più difficile
Il banco di prova più interessante potrebbe non essere iPhone 18 Pro ma iPhone Duo. Apple utilizza lo stesso A20 Pro anche sul primo pieghevole, dove il chip deve gestire due display, multitasking, workload AI e uno chassis molto più complesso dal punto di vista della dissipazione. La versione definitiva di iPhone Duo abbina infatti il SoC a una camera di vapore specifica e a una struttura a doppia batteria. In questo scenario conta molto meno raggiungere per pochi secondi il massimo risultato Geekbench e molto di più conservarne una quota elevata quando CPU e GPU lavorano a lungo. È anche il motivo per cui Apple lega esplicitamente il nuovo package del chip alla dissipazione termica: la società dichiara per Duo prestazioni sostenute fino al 35% superiori rispetto a iPhone 17 Pro. Proprio il pieghevole permetterà quindi di capire quanto del salto mostrato dai primi benchmark sia merito dell’architettura e quanto possa essere mantenuto una volta esaurito il margine termico iniziale.

Le spiegazioni di John Ternus sul ritardo con cui Apple è entrata nei pieghevoli vanno lette anche in questo contesto. In un’intervista dedicata allo sviluppo di iPhone Duo, il CEO ha ricondotto la tempistica alla necessità di raggiungere gli standard Apple su qualità, durata e design. Greg Joswiak è stato più aggressivo nel descrivere le proposte concorrenti come poco stimolanti. Al netto della componente inevitabilmente commerciale della dichiarazione, il vantaggio concreto di arrivare tardi consiste nell’aver potuto aspettare display pieghevoli più maturi, materiali migliori, un SoC a 2 nm e una gestione termica sufficientemente evoluta per sostenere contemporaneamente form factor e prestazioni. Questo non cancella anni di sviluppo compiuti prima da Samsung, Huawei, Honor e Google, ma chiarisce perché A20 Pro e Duo arrivino nello stesso ciclo.
Il mercato USA mantiene un vantaggio specifico su mmWave e modem
La differenziazione hardware non si ferma al processore. Le specifiche di iPhone 18 Pro e Pro Max mostrano una distinzione significativa tra le configurazioni destinate agli Stati Uniti e quelle internazionali. Apple ha introdotto il nuovo modem C2, progettato internamente e capace di ridurre del 15% i consumi rispetto a C1X, insieme al chip di rete N1 per Wi-Fi 7, Bluetooth 6 e Thread. Negli Stati Uniti la piattaforma comprende anche il supporto 5G mmWave, che richiede una gestione RF e antenne specifica e continua quindi a giustificare differenze fisiche tra varianti regionali. La conseguenza è che l’integrazione verticale di Apple si estende ormai ben oltre CPU e GPU: Cupertino controlla processore applicativo, acceleratori AI, networking e modem cellulare, riducendo progressivamente la dipendenza da fornitori esterni e potendo ottimizzare insieme prestazioni radio, consumi e spazio interno.
Continua con:
- A20 Pro a 2 nm aveva già mostrato il ruolo del nuovo package e della memoria nella roadmap di iPhone 18
- iPhone 18 Pro e iPhone Duo mettono alla prova le promesse tecniche dopo il keynote Apple
Il record conta meno del motivo per cui A20 Pro riesce a raggiungerlo
Il numero di 4.006 punti single-core è destinato ad attirare l’attenzione perché permette di scrivere che un chip da smartphone supera Core i9 e Ryzen 9. Il significato tecnico è però più interessante del confronto pubblicitario. A20 Pro mostra come il passaggio ai 2 nm stia permettendo ad Apple di aumentare contemporaneamente frequenza, capacità grafica, accelerazione AI e banda memoria senza rinunciare ai vincoli energetici di un dispositivo mobile. Restano da verificare la ripetibilità del risultato, le prestazioni dei dispositivi commerciali e soprattutto il comportamento sotto carico prolungato. È lì che si separano un record di laboratorio e un vero salto generazionale. Se iPhone 18 Pro e soprattutto iPhone Duo riusciranno a mantenere una quota consistente di queste prestazioni senza throttling aggressivo, A20 Pro non avrà semplicemente vinto un benchmark: avrà spostato ancora una volta il confine tra silicio mobile e processori tradizionalmente associati ai computer desktop.
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