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iPhone Duo sotto accusa: copie, lag in demo valgono un listino da 2.300 euro?

📌 In Sintesi

  • Il 9 settembre Apple ha presentato iPhone Duo, pieghevole da 1.999 dollari con display interno da 7,6 pollici e arrivo dal 23 ottobre.
  • Su X l’account iHateApplee ha attaccato naming, due app affiancate, dock destrorsa e video di lag dalle unit demo.
  • I filmati documentano incertezze software pre-lancio, non un verdetto finale su cerniera e fluidità al retail.

Il primo keynote autunnale di John Ternus si è chiuso con il prodotto che Cupertino inseguiva da anni: iPhone Duo, pieghevole a libro da 1.999 dollari, display interno da 7,6 pollici, cover da 5,4 e vendita dal 23 ottobre. Accanto sono arrivati iPhone 18 Pro, Apple Watch Series 12, Ultra 4 e AirPods 5. Cinque giorni dopo, su X, l’account iHateApplee ha trasformato l’annuncio in un dossier sarcastico: copie di Samsung, Google e Microsoft, due app vendute come futuro, dock pensata per destri e video di lag girati sulle unit demo di Apple Park. I fatti di listino sono quelli di Cupertino. Il resto è una campagna di presa in giro che merita di essere ricostruita punto per punto, distinguendo ciò che è in pagina prodotto da ciò che resta un giudizio di piazza.

Surprise and Shine mette in scena il pieghevole da duemila dollari

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Secondo la pagina ufficiale degli Apple Events, l’evento del 9 settembre 2026 introduce «il display iPhone più grande di sempre», un dispositivo «foldable, posable, standable» e «esperienze iOS uniche». La scheda di iPhone Duo fissa il prezzo da 1.999 dollari per 256 GB, (2.300 in Europa) i preordini dalle 5:00 PT del 16 ottobre e la disponibilità dal 23 ottobre, con iOS 27, display interno Super Retina XDR da 7,6 pollici e pannello esterno da 5,4. Il listino conferma la fascia che le ricostruzioni sul dummy Ultra davano già sopra i 2.000 dollari. Non è una sorpresa industriale: è la ratifica di un prodotto premium arrivato dopo una generazione intera di fold Android. Il sarcasmo parte da lì.

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Il nome Duo e l’accusa di copiare Samsung, Pixel e Microsoft

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«This is a Duo. Apple just copies other companies now» è il primo copione del canale. Poco dopo arriva la versione ancora più secca: il Duo «is just another Samsung phone». Il naming diventa il secondo bersaglio. «Dam that’s UGLY. And it’s called DUO, copying Microsoft» non è una nota di design: è il richiamo al Surface Duo, già bruciato da Microsoft in un formato a due schermi. In un altro scambio il canale somma i debiti: copia del primo Pixel Fold più il nome Microsoft, con la base utenti convinta di essere «years ahead».

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Il punto è scomodo perché tra le opzioni interne circolavano già Ultra, Fold, Duo e Folio. Apple ha scelto la parola più usata. iHateApplee la tratta come confessione. Per chiudere il cerchio estetico pubblica una vignetta su «Apple designing the iPhone Duo» e due attacchi alle foto ufficiali: mani sproporzionate in presa aperta e «ugly phone in an ugly case». Non è un tear-down. È il rifiuto del feticcio da keynote.

Due app affiancate, dock a destra e reviewer in modalità flow

Il colpo più efficace sul software è una didascalia sola: gli utenti Apple che prendono due app affiancate per il futuro. Sui fold Android il multitasking a tre finestre è pratica comune. Sul Duo il canale sostiene che il tetto resti due. La critica di interfaccia si fa più precisa sulla toolbar: bordo destro «horrific», UI «cluttered, messy», soluzione catch-all perché Apple non voleva rifare le app.

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Il confronto citato è Adaptive Apps di Google: lo schermo cambia, il layout segue. Cupertino, in questa lettura, ha inventato una barra laterale e l’ha chiamata versatilità. Poi arrivano i first look. iHateApplee ascolta tre creator e tiene il verbale: dock a destra e limite di quattro app da «non-issue», mancini invitati ad arrangiarsi, home che non scorre ma «flows», sei minuti sull’animazione di apertura, Duo più «playful» degli altri fold. «Flows» e «playful» non sono specifiche. Sono l’inglese che usi quando non puoi scrivere che il prodotto fa meno cose. La previsione sulle recensioni di ottobre è già in quella stessa accusa: tutto perfetto, perché è Apple. Anche la modalità comodino finisce nello stesso tritacarne.

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Il canale pubblica il Galaxy Z Fold 8 Ultra con gli stessi orologi da nightstand e conclude che il Duo «does nothing new». Se la feature esiste già sul telefono che dovrebbe superare, non è magia. È un widget in piedi.

I video dalle sale demo: lag all’apertura, Netflix a scatti e light bleed

Qui la campagna trova il materiale visivo. Un hands-on girato a Cupertino, badge Apple al collo, diventa il post sui ritardi all’apertura: overlay «Forget the AI SLOP», interfaccia che non arriva liscia, oltre 220 mila visualizzazioni. Il giorno dopo è il turno di Netflix «ottimizzato per Duo»: rotazione, modalità da tavolo, Wednesday a schermo e, secondo il canale, animazione «laggy/jumpy».

Lunedì 14 settembre esce un altro clip: «lagging even more», «Apple has some really bad software these days». Per chiudere il cerchio iHateApplee mostra l’animazione del Duo su un Galaxy S26 Ultra. Se il balletto si riproduce sul telefono «sbagliato», l’unicità di iOS sul pieghevole diventa una slide. In parallelo spunta una foto delle unit demo: un punto di light bleed sul bordo dello schermo. Va detto con precisione da redazione, non da tribuna: sono esemplari pre-lancio, software non retail, sale piene, riprese verticali. Non certificano un difetto di produzione. Certificano che il primo contatto pubblico del pieghevole da 2 nanometri e A20 Pro non è stato il velluto promesso dal keynote.

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Ciò che il keynote non chiude e ciò che il canale non prova

iHateApplee non è un laboratorio. La bio dell’account dichiara odio preventivo. Serve però registrare la tesi di fondo, perché non riguarda solo la cerniera. In un thread il canale scrive che Apple non è più l’azienda che tira fuori hardware inedito, ma «più un’azienda di ads», con inserzioni su Mappe e più pubblicità sull’App Store. Il riferimento alle mappe non nasce dal nulla: già in iOS 26.5 Beta 1 il codice di Maps puntava ad annunci locali. Il Duo, in questa cornice, non è un salto di categoria. È merce da palco per il primo settembre dell’era Ternus, il profilo hardware che da mesi veniva dato come erede di Tim Cook, mentre il modello base iPhone 18 resta fuori da questo evento. I preordini del pieghevole non sono aperti. La durabilità della cerniera non è misurabile da un video di nove secondi. Il multitasking definitivo si vedrà sulle unit retail, non sui first look. Resta il dato di fatto più difficile da smontare: Apple è arrivata ultima su un formato che altri vendono da metà decennio, ha scelto un nome già usato, ha messo in mano alla stampa un software che in più clip inciampa e ha chiesto 1.999 dollari per chiamare tutto questo «Surprise and Shine».

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