⚙️ Da sapere
- Samsung Foundry risulterebbe ancora formalmente in corsa per produrre futuri chip Qualcomm a 2 nm, nonostante indiscrezioni recenti favorevoli a TSMC.
- La divisione Foundry ha già avviato la produzione a 2 nm e dichiara nuovi design win nei segmenti mobile, AI e HPC.
- La vera competizione riguarda anche il capitale umano: aziende straniere stanno offrendo stock e compensi elevati agli ingegneri coreani dei semiconduttori.
Samsung Foundry non sarebbe ancora fuori dalla corsa per i futuri processori Qualcomm a 2 nanometri. Le nuove indicazioni provenienti dalla filiera coreana ridimensionano i report secondo cui TSMC avrebbe ormai monopolizzato la produzione della prossima generazione Snapdragon, mantenendo aperta almeno formalmente una seconda opzione produttiva su tecnologia Samsung. Ma la partita non riguarda soltanto resa dei wafer, frequenze o consumi. Nelle stesse settimane Samsung sta affrontando una seconda pressione, meno visibile ma altrettanto strategica: trattenere gli ingegneri dei semiconduttori mentre aziende statunitensi e internazionali aumentano stipendi, bonus e compensi azionari per attirare personale altamente specializzato dalla Corea del Sud. I due sviluppi sono direttamente collegati. A 2 nm, il vantaggio competitivo non si compra soltanto con nuove fab: dipende dalla capacità di trasformare processo, design e yield in silicio commerciabile.
Cosa leggere
Samsung non è ancora esclusa dai futuri Snapdragon a 2 nm
Le nuove informazioni raccolte in Corea indicano che Qualcomm continuerebbe a valutare Samsung Foundry per almeno una parte dei futuri processori realizzati sul nodo a 2 nm. L’indiscrezione contraddice la lettura emersa nei giorni precedenti secondo cui il produttore statunitense avrebbe ormai scelto esclusivamente TSMC per la nuova generazione. Non esiste però ancora un annuncio commerciale di Qualcomm che assegni formalmente la produzione a Samsung, quindi la distinzione tra qualificazione tecnica e vero ordine di produzione rimane essenziale. Il quadro industriale rende comunque plausibile che Qualcomm mantenga aperta più di una possibilità. Samsung ha già avviato la produzione commerciale della prima generazione SF2 e nei risultati del secondo trimestre 2026 ha dichiarato che gli ordini Foundry provenienti da clienti statunitensi sono in crescita e che i design win sui 2 nm HPC stanno aumentando. L’azienda prevede inoltre di aumentare nel secondo semestre la produzione di prodotti mobile basati sulla seconda generazione del processo a 2 nm.
Samsung aveva già dichiarato agli azionisti di avere acquisito importanti clienti sul nodo a 2 nm, senza identificarli tutti pubblicamente, e il processo non è più una semplice roadmap. La stessa divisione Foundry sta lavorando con Broadcom su tecnologie a 2 nm e inferiori, comprese soluzioni di packaging 2.3D e 2.5D. Questo non dimostra che Qualcomm abbia assegnato a Samsung uno Snapdragon commerciale, ma rende meno credibile l’idea di una fonderia automaticamente esclusa da ogni progetto leading-edge. Il precedente più significativo per Samsung resta l’Exynos 2600, primo SoC mobile commerciale del gruppo prodotto a 2 nm GAA. Quel chip ha permesso alla società di verificare il proprio nodo sui volumi mobile prima di convincere clienti esterni a rischiare prodotti flagship sullo stesso ecosistema produttivo.
Per Qualcomm una seconda fonderia avrebbe un valore che va oltre il prezzo
Una eventuale produzione Qualcomm presso Samsung avrebbe soprattutto un valore strategico. TSMC resta il riferimento tecnologico e produttivo dei nodi avanzati, ma la domanda generata da AI, smartphone premium e acceleratori sta aumentando la pressione sulla capacità disponibile. Samsung ha già beneficiato di questa situazione sui nodi meno estremi: ad agosto la divisione Foundry avrebbe aumentato fino al 15% alcuni prezzi sui processi a 4, 5 e 8 nm dopo il ritorno alla piena saturazione di determinate linee. Per Qualcomm mantenere una seconda possibilità a 2 nm significherebbe ridurre il rischio di concentrazione produttiva, aumentare il potere negoziale e potenzialmente differenziare alcune varianti dei propri chip. Non sarebbe una strategia inedita. Nel settore mobile la produzione dual-source è stata utilizzata più volte, ma diventa sempre più difficile man mano che si scende di nodo perché PDK, librerie, SRAM, layout fisico e caratteristiche elettriche non sono intercambiabili tra fonderie. Portare lo stesso progetto da TSMC N2 a Samsung SF2 non significa semplicemente cambiare fabbrica: richiede un lavoro significativo di porting e ottimizzazione.
Per questo motivo l’eventuale qualificazione Samsung non deve essere interpretata automaticamente come prova di una produzione di massa imminente. Qualcomm può utilizzare tape-out, test silicon e prototipi per misurare yield, performance per watt e stabilità del processo prima di decidere se destinare alla fonderia coreana una parte reale dei volumi. Il rapporto commerciale tra le due società resta comunque molto profondo. A luglio Qualcomm e Samsung hanno ampliato ufficialmente la collaborazione sui dispositivi Galaxy attraverso Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy, Snapdragon Wear Elite e Snapdragon AR1 Gen 1. Il passaggio da cliente di chip Qualcomm a produttore foundry di un chip Qualcomm sarebbe però industrialmente molto più importante.
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Il problema dei 2 nm resta la resa e non il nome del nodo
Samsung può dichiarare SF2, TSMC può commercializzare N2 e Qualcomm può progettare un SoC per uno dei due processi, ma il parametro decisivo rimane quanti die funzionanti si ottengono da ogni wafer e a quale frequenza e tensione riescono a operare. La resa produttiva determina direttamente il costo di un chip e può decidere se un processo apparentemente superiore sulla carta sia economicamente utilizzabile per un prodotto da decine di milioni di unità. È qui che Samsung deve cancellare una parte del proprio passato recente. Alcune generazioni precedenti della divisione Foundry hanno sofferto proprio nella capacità di garantire yield e performance prevedibili ai grandi clienti, favorendo la concentrazione dei flagship Qualcomm presso TSMC. Il recupero visto con Exynos 2600 e le nuove commesse non significa automaticamente che il divario sia eliminato, ma offre a Samsung un’opportunità diversa rispetto a pochi anni fa.
La roadmap ufficiale prevede SF2, SF2P e varianti successive con progressivi miglioramenti di prestazioni ed efficienza. La società attribuisce a SF2P un incremento potenziale fino al 15% delle prestazioni oppure una riduzione dei consumi fino al 26% rispetto alla precedente generazione, a parità di condizioni progettuali. Questi valori restano caratteristiche target del processo e non equivalgono alle prestazioni di un futuro Snapdragon. L’Exynos 2700 attribuito al nodo SF2P rappresenterà proprio uno dei test più importanti della capacità di Samsung di trasformare quei vantaggi teorici in comportamento reale.
La guerra sui chip si combatte anche sullo stipendio degli ingegneri
Parallelamente alla competizione industriale, Samsung deve affrontare un problema più difficile da risolvere acquistando macchinari: il mercato globale degli ingegneri dei semiconduttori sta diventando estremamente aggressivo. Aziende statunitensi, europee e giapponesi stanno aumentando compensi, stock option e opportunità internazionali per attirare tecnici coreani specializzati in processi avanzati, memoria, equipment e design. Le offerte mostrano quanto sia cambiata la scala del mercato. Secondo una ricostruzione del Seoul Economic Daily, Lam Research Korea ha assegnato stock per circa 47 milioni di won ad alcuni dipendenti tecnici, mentre società come ASML e Tokyo Electron stanno offrendo pacchetti che possono superare i 100 milioni di won annui già nei primi anni di carriera. La stessa fonte cita una previsione di SEMI secondo cui la Corea del Sud potrebbe trovarsi con una carenza di circa 127.000 professionisti del settore entro il 2030.
Samsung sta già utilizzando bonus significativamente più elevati per il personale della divisione Device Solutions, favorita dal recupero della memoria e dalla crescita dell’AI. Ma il problema non è soltanto quanto pagare mediamente un ingegnere. Il sistema retributivo coreano è stato criticato perché tende a comprimere le differenze tra specialisti e a privilegiare bonus distribuiti su larga scala invece di pacchetti individuali comparabili alle RSU utilizzate dalle aziende statunitensi. Alcune analisi stimavano il turnover annuale Samsung intorno al 10,1%, contro livelli molto più bassi attribuiti a Nvidia e TSMC, evidenziando l’importanza delle compensazioni azionarie di lungo periodo nel trattenere personale chiave. I numeri non devono essere letti come un confronto perfettamente omogeneo tra aziende e periodi differenti, ma descrivono un problema strutturale: un processo a 2 nm non è riproducibile semplicemente comprando la stessa macchina EUV utilizzata dal concorrente.
Ogni ingegnere perso può significare anni di know-how che cambiano azienda
Nei processi avanzati il capitale umano assume un valore particolare perché una parte rilevante della competenza è accumulata attraverso anni di produzione. Yield improvement, defect density, tuning dei parametri, integrazione dei materiali e ottimizzazione del design dipendono da conoscenze difficili da condensare integralmente in documentazione tecnica. La geopolitica dei semiconduttori ha trasformato questo know-how in una risorsa strategica. La Corea del Sud ha appena rafforzato anche le norme contro il trasferimento illecito di segreti industriali, in un contesto nel quale il settore dei chip rappresenta oltre il 40% delle esportazioni nazionali e i casi di sottrazione di tecnologie sono diventati una questione di sicurezza economica.
Non ogni cambio di lavoro rappresenta ovviamente una sottrazione di proprietà intellettuale. Il problema industriale è più semplice: quando un process engineer, un esperto di transistor GAA o uno specialista del packaging accetta un’offerta di un concorrente, il precedente datore di lavoro perde comunque esperienza operativa, anche quando tutte le regole sulla proprietà intellettuale vengono rispettate. Per Samsung questa dinamica arriva nel momento meno opportuno. Taylor deve crescere negli Stati Uniti, SF2 deve conquistare clienti esterni e la roadmap verso 1,4 nm richiede squadre capaci di portare contemporaneamente avanti ricerca, industrializzazione e supporto ai clienti. La competizione salariale diventa quindi direttamente collegata alla competitività della fonderia.
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Vincere Qualcomm significherebbe dimostrare che Samsung Foundry è tornata davvero competitiva
Per Samsung ottenere anche una parte della produzione dei futuri processori Qualcomm avrebbe quindi un significato superiore al valore del singolo contratto. Qualcomm è uno dei clienti che meglio può certificare la maturità di un nodo mobile, perché frequenze elevate, GPU potenti, modem e carichi AI rendono i suoi flagship estremamente esigenti sul piano termico e dell’efficienza. Ma la selezione di una fonderia non verrà decisa dalle dichiarazioni sulla roadmap. Verrà decisa da yield, costo per die funzionante, capacità disponibile, PPA, packaging e affidabilità delle consegne. Samsung ha oggi segnali più favorevoli rispetto agli anni nei quali i clienti leading-edge migravano quasi automaticamente verso TSMC: la produzione SF2 è attiva, i design win aumentano e la divisione dichiara una domanda crescente dagli Stati Uniti. Resta però una condizione meno visibile e altrettanto decisiva. Per costruire processi migliori servono gli ingegneri che sappiano portarli dalla presentazione tecnica alla fabbrica. La battaglia Qualcomm e quella sui salari sono quindi la stessa battaglia vista da due estremità della catena produttiva: da una parte Samsung deve dimostrare di saper fabbricare un chip competitivo a 2 nm; dall’altra deve evitare che le persone necessarie per farlo scelgano il concorrente prima che quel chip entri davvero in produzione.
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