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Europa stringe sulle crypto mentre XRP Ledger e Solana aumentano la capacità dei pagamenti

📌 In Sintesi

  • La Bulgaria recepisce norme europee che ampliano l’accesso fiscale ai dati degli utenti crypto e lo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni.
  • I Lords non hanno bocciato una strategia crypto britannica: hanno imposto al governo, contro il suo parere, di prepararne una entro dodici mesi.
  • XRP Ledger avvicina Batch V1.1 all’attivazione, mentre Solana porta le transazioni da 1.232 a 4.096 byte sulla mainnet.

La finanza crypto europea entra in una fase nella quale tracciabilità fiscale, regolamentazione e infrastruttura blockchain avanzano contemporaneamente. La Bulgaria ha approvato modifiche al proprio codice fiscale che consentono all’amministrazione tributaria di ottenere informazioni sugli utenti di cryptoasset e rafforzano lo scambio automatico dei dati previsto dalle norme europee. Nel Regno Unito, intanto, la Camera dei Lord ha sconfitto il governo su un emendamento che obbliga il Tesoro a costruire una vera strategia nazionale per gli asset digitali. Sul piano tecnologico, XRP Ledger è a un voto dall’avviare il percorso di attivazione di Batch V1.1, mentre Solana ha già aumentato di oltre tre volte la dimensione massima delle transazioni. Il mercato sta quindi maturando in due direzioni complementari: più controllo normativo sopra la blockchain e più capacità operativa dentro la blockchain.

Bulgaria apre al fisco i dati crypto ma il modello nasce dalle regole europee

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Il Parlamento bulgaro ha approvato in seconda lettura le modifiche al Tax and Social Insurance Procedure Code con 149 voti favorevoli, nessun contrario e 10 astensioni. La comunicazione ufficiale dell’Assemblea nazionale bulgara chiarisce che le nuove disposizioni consentono alle autorità fiscali di ottenere informazioni sugli utenti di cryptoasset e recepiscono requisiti europei sull’assistenza amministrativa e sullo scambio di informazioni fiscali. La misura non rappresenta quindi una legge bulgara nata isolatamente per “leggere tutti i wallet”, ma l’applicazione nazionale di un processo europeo più ampio collegato alla DAC8 e al Crypto-Asset Reporting Framework. Sofia aveva inoltre già ratificato nel febbraio 2026 l’accordo multilaterale OCSE per lo scambio automatico delle informazioni sui cryptoasset. Per gli utenti europei il cambiamento è sostanziale: exchange e altri provider regolamentati diventano progressivamente punti di raccolta di dati fiscali standardizzati, riducendo lo spazio nel quale la detenzione di asset digitali intermediati può essere considerata opaca alle amministrazioni tributarie. Questo processo accompagna la progressiva integrazione di stablecoin e infrastrutture on-chain nei circuiti finanziari regolamentati.

DAC8 sposta la trasparenza dalla banca all’exchange crypto

L’aspetto più rilevante non è l’accesso occasionale del fisco a un singolo conto. Il modello europeo punta allo scambio automatico e strutturato delle informazioni tra Stati, applicando agli asset digitali una logica già consolidata per i conti finanziari tradizionali. I provider interessati dovranno identificare gli utenti, raccogliere dati fiscalmente rilevanti e comunicarli alle autorità competenti secondo il perimetro previsto dalla normativa. Questo non significa che l’amministrazione possa tecnicamente identificare il proprietario di qualsiasi indirizzo blockchain esistente senza ulteriori elementi: un wallet self-custody non contiene automaticamente nome, codice fiscale e residenza. Il punto di osservazione decisivo resta l’intermediario che conosce il cliente attraverso procedure KYC e collega identità reale, transazioni e indirizzi. È proprio questa connessione che riduce progressivamente la distanza tra finanza tradizionale e crypto. L’Europa sta quindi costruendo un sistema nel quale MiCA disciplina molti operatori e servizi mentre DAC8 porta le informazioni fiscali dentro i normali meccanismi di cooperazione tributaria.

Leggi anche: La regolamentazione crypto sta trasformando stablecoin e tokenizzazione in infrastruttura finanziaria ordinaria

I Lords non bocciano la strategia crypto britannica ma obbligano il governo a scriverla

Il caso britannico richiede una correzione importante rispetto alla lettura circolata in alcune sintesi. La Camera dei Lord non ha bocciato una strategia crypto del governo. Il 9 settembre 2026 ha invece approvato, contro la posizione del governo, un emendamento al Financial Services and Markets Bill che obbligherebbe il Tesoro a preparare una strategia nazionale sugli asset digitali. Il registro ufficiale delle votazioni del Parlamento britannico riporta per l’Amendment 88 un risultato di 194 voti a favore e 138 contrari. La proposta della Baroness Neville-Rolfe impone al Treasury di preparare, pubblicare e sottoporre a consultazione entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge una strategia che comprenda cryptoasset, stablecoin, titoli tokenizzati e infrastrutture finanziarie digitali. La sconfitta politica riguarda quindi il governo Labour, contrario all’obbligo legislativo, non la strategia crypto britannica in quanto tale. Anzi, il voto dei Lords tenta di rendere quella strategia più esplicita e vincolante proprio mentre Londra cerca di mantenere competitività nei servizi finanziari digitali.

Londra e Bruxelles stanno convergendo più di quanto sembri

La differenza tra Regno Unito ed Europa continentale resta significativa sul piano istituzionale, ma diminuisce sul piano operativo. Londra vuole preservare maggiore flessibilità regolatoria dopo Brexit e continua a presentarsi come hub globale per fintech e digital asset; l’Unione europea ha invece costruito un quadro più uniforme attraverso MiCA, DAC8 e altri strumenti comuni. Entrambi i modelli stanno però raggiungendo la stessa conclusione: il mercato crypto deve entrare dentro regole relativamente prevedibili su autorizzazione, custodia, fiscalità, antiriciclaggio e responsabilità. Per gli operatori non basta quindi più scegliere la giurisdizione con il minor numero di vincoli. La competizione si sposta verso qualità dell’infrastruttura normativa, accesso ai mercati finanziari e costi di compliance. La trasformazione era già evidente quando XRP, ETF e sperimentazioni istituzionali avevano avvicinato progressivamente blockchain e finanza regolamentata.

XRP Ledger Batch V1.1 è a un voto dalla soglia ma non dall’attivazione immediata

Sul lato infrastrutturale, XRP Ledger prepara una modifica importante per i pagamenti complessi. Batch V1.1 permetterebbe di raggruppare fino a otto transazioni correlate all’interno di un’unica operazione logica, permettendo modalità atomiche nelle quali tutti i passaggi vengono completati oppure l’intero batch fallisce. Il codice fa parte del ciclo xrpld 3.3.0 e il repository ufficiale XRPLF documenta l’integrazione di Batch V1.1. Al momento del rilevamento del 15 settembre, la proposta disponeva di 27 voti favorevoli su 35 validator affidabili, circa il 77%. Serve quindi un altro voto per oltrepassare l’80%, ma parlare di attivazione “a un voto” sarebbe tecnicamente incompleto. La documentazione ufficiale XRP Ledger sul processo degli amendment stabilisce infatti che una modifica deve mantenere più dell’80% di supporto per due settimane consecutive prima di diventare effettiva. Un ulteriore voto inizierebbe quindi il countdown, non attiverebbe immediatamente Batch V1.1.

Batch torna dopo vulnerabilità che avevano fermato la prima versione

La prudenza nel processo di consenso è particolarmente importante perché Batch non arriva sulla rete al primo tentativo. Una precedente implementazione era stata fermata dopo la scoperta di problemi nella gestione delle firme che avrebbero potuto consentire transazioni non autorizzate in determinate condizioni. Batch V1.1 modifica proprio il modello di signing, legando più rigidamente le autorizzazioni alle transazioni del gruppo e al contesto del batch. Questa storia rende l’upgrade più interessante del semplice aumento delle funzionalità. XRP Ledger sta tentando di introdurre primitive adatte a settlement complessi, scambi atomici e flussi istituzionali, ma deve contemporaneamente dimostrare che l’aumento della programmabilità non amplia la superficie di attacco. È un trade-off comune alle blockchain che cercano di uscire dal semplice trasferimento di token per diventare livelli operativi per pagamenti e asset finanziari.

Solana triplica lo spazio disponibile per una singola transazione

Solana ha invece già completato l’upgrade. La pagina ufficiale della Solana Foundation dedicata alle larger transaction sizes indica l’attivazione sulla mainnet all’epoch 1035, il 15 settembre, con il limite massimo portato da 1.232 a 4.096 byte. L’aumento è pari a circa 3,3 volte e arriva attraverso il nuovo formato Transaction V1 e le modifiche definite dagli SIMD collegati. Il vecchio limite obbligava gli sviluppatori a suddividere operazioni complesse oppure ricorrere a meccanismi aggiuntivi quando prove crittografiche, firme multiple o grandi insiemi di istruzioni non riuscivano a entrare in una singola transazione. Con 4 KB diventano più semplici prove zero-knowledge, multisig ampie, firme BLS, confidential transfer e operazioni composte. Legacy e v0 continuano comunque a funzionare, quindi le applicazioni che non necessitano dello spazio aggiuntivo non devono migrare immediatamente.

Più byte non significano semplicemente più TPS

L’upgrade Solana va distinto dalla tradizionale competizione sul throughput. Una transazione tre volte più grande non triplica il numero delle transazioni al secondo; può anzi consumare più risorse di rete ed elaborazione rispetto a un’operazione minimale. Il vantaggio riguarda soprattutto la complessità che può essere racchiusa atomicamente in un singolo passaggio. Se una prova ZK o una multisig richiedeva prima più transazioni concatenate, l’upgrade può ridurre firme, conferme intermedie e logica applicativa necessaria per coordinare l’operazione. È un miglioramento importante per applicazioni finanziarie e istituzionali, proprio mentre Solana, SWIFT e altre infrastrutture stanno convergendo verso pagamenti e tokenizzazione sempre più complessi. Il vero confronto con Ethereum non si gioca quindi sul numero grezzo di byte, ma sulla quantità di logica finanziaria che può essere completata in maniera atomica a costi e latenze sostenibili.

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La maturità crypto passa ormai da fisco e infrastruttura insieme

I quattro sviluppi raccontano una fase del mercato molto diversa dalla prima espansione delle criptovalute. La Bulgaria aumenta la visibilità fiscale, Londra discute una strategia legislativa nazionale, XRP Ledger rafforza le primitive per pagamenti atomici e Solana aumenta lo spazio disponibile per operazioni crittografiche complesse. Regolazione e innovazione non stanno quindi procedendo su binari opposti: stanno diventando reciprocamente dipendenti. Più le blockchain si avvicinano a settlement, tokenizzazione, pagamenti aziendali e servizi finanziari reali, più aumentano le richieste di identificazione, reporting fiscale e responsabilità degli intermediari. Parallelamente, più le autorità definiscono un quadro regolamentare stabile, più diventa economicamente razionale per banche e imprese costruire applicazioni su infrastrutture che fino a pochi anni fa erano considerate sperimentali. La vera competizione non sarà quindi soltanto tra Solana, XRP Ledger o Ethereum, né soltanto tra MiCA e il modello britannico. Sarà tra ecosistemi capaci di combinare throughput, sicurezza, programmabilità e compliance senza rendere l’infrastruttura troppo costosa o complessa da utilizzare. È su questo equilibrio che la finanza on-chain sta iniziando a essere valutata come infrastruttura e non più soltanto come mercato speculativo.

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