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Fabrizio Corona lancia KingTV e il partito: Mediaset rischia contro le Big Tech

📌 In Sintesi

  • Corona trasforma i ban subiti sulle piattaforme in KingTV, progetto proprietario che concentra video, social network e comunicazione politica.
  • Roberto Beneduci di CoreTech individua nel dominio unico e nella moderazione degli utenti i principali rischi tecnici e regolatori della piattaforma.
  • MFE cresce in Europa, ma AGCOM attribuisce alle piattaforme oltre l’85% della pubblicità online italiana: il vero avversario resta la distribuzione Big Tech.

Fabrizio Corona prova a trasformare il deplatforming in un’infrastruttura proprietaria. Dopo mesi nei quali la distribuzione di Falsissimo è dipesa dalle decisioni di Meta, Google e YouTube, KingTV viene presentata come piattaforma video, social network e contemporaneamente strumento di comunicazione del movimento politico “Per la Verità”. La scommessa non consiste quindi nell’aprire un nuovo sito, ma nel verificare se milioni di visualizzazioni costruite dentro le Big Tech possano essere convertite in audience direttamente controllata. Il paradosso è che lo stesso problema riguarda, su scala enormemente superiore, anche MFE-MediaForEurope: Mediaset può difendersi da Corona attraverso le piattaforme, ma quelle stesse piattaforme stanno diventando i concorrenti che assorbono audience, dati e pubblicità.

Corona trasforma i ban nella ragione economica di KingTV

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Il passaggio dalla produzione editoriale alla politica era già visibile mesi prima. Quando Falsissimo ha iniziato a scontrarsi frontalmente con Mediaset, Matrice Digitale aveva osservato come la vicenda stesse trasformando Corona da produttore di contenuti in possibile soggetto politico, fino alla successiva ipotesi di una politica self-publishing costruita direttamente sull’audience digitale. KingTV rende quella traiettoria concreta: contenuto, community e mobilitazione politica finiscono sotto lo stesso marchio. Il precedente del Movimento 5 Stelle è inevitabile, ma non perfettamente sovrapponibile. Grillo e Casaleggio trasformarono blog, Meetup e partecipazione digitale in organizzazione; Corona parte invece da una popolarità già esistente e tenta di sottrarla a infrastrutture sulle quali non possiede il controllo finale. È questa la lezione prodotta dai ban: milioni di follower non equivalgono a milioni di relazioni proprietarie. Se YouTube chiude un canale o Meta oscura un profilo, l’audience rimane dentro il sistema che l’ha aggregata. L’analisi sul conflitto tra Corona, Mediaset e il potere distributivo delle Big Tech aveva già individuato questa asimmetria. KingTV nasce esattamente per provare a ribaltarla.

Leggi anche: Corona, Mediaset e la trasformazione di Falsissimo in possibile progetto politico

Migrare il pubblico è molto più difficile che costruire una piattaforma

La parte tecnica è il problema minore. Secondo l’analisi fornita a Matrice Digitale da Roberto Beneduci, CEO di CoreTech, KingTV utilizza Cloudflare come reverse proxy e protezione DDoS, Bunny Stream per la distribuzione video, servizi mail riconducibili ad Aruba e concentra l’iniziativa intorno al dominio kingtv.it. È un’architettura perfettamente plausibile per partire senza costruire una CDN proprietaria. Il vero ostacolo è commerciale: YouTube non offre soltanto hosting, ma raccomandazioni, ricerca, notifiche, smart TV, app native, sistemi di monetizzazione e soprattutto un pubblico già presente sulla piattaforma. Instagram e Facebook svolgono la stessa funzione sul social. Chi raggiunge KingTV deve invece farlo deliberatamente, ricordare il dominio, registrarsi e tornare autonomamente. Corona dispone però di un vantaggio raro: il ban stesso può funzionare come incentivo alla migrazione. Il pubblico di Falsissimo ha sperimentato concretamente la dipendenza dalle piattaforme e può quindi considerare il trasferimento non come una scomodità, ma come parte della stessa battaglia narrativa. La domanda decisiva non è se Corona sappia generare traffico: lo ha già dimostrato. È se una quota abbastanza grande di quel traffico sia disposta a diventare community proprietaria, rinunciando alla comodità dell’algoritmo che gli portava automaticamente il contenuto davanti agli occhi.

Il dominio unico è efficiente ma aumenta il rischio operativo

Beneduci individua il principale limite nell’aver concentrato video, social e progetto politico sotto lo stesso dominio. Cloudflare può rendere molto più difficile abbattere KingTV con un classico attacco volumetrico, ma protezione DDoS e resilienza giuridica non sono la stessa cosa. Un reverse proxy non rende un servizio immune da ordini giudiziari, controversie sul copyright, problemi sul dominio o provvedimenti regolatori. Il rapporto tra Cloudflare e il sistema antipirateria italiano lo dimostra: il contenzioso con AGCOM sul Piracy Shield è arrivato fino alla conferma della maximulta da parte del TAR. Lo scenario ipotizzato da Beneduci è ancora più interessante sul fronte social: utenti ostili potrebbero iscriversi deliberatamente e caricare materiale illecito o protetto per generare segnalazioni, copyright claim e pressione regolatoria. Non significa che un singolo contenuto pirata possa spegnere automaticamente KingTV. Il Piracy Shield è stato esteso oltre lo sport anche ad altri contenuti audiovisivi live, ma i blocchi accelerati richiedono i presupposti previsti dalla disciplina AGCOM. Il rischio reale è più ampio: notice-and-action, moderazione, diritto d’autore, richieste delle autorità, gestione degli abusi e possibili campagne coordinate diventano parte dell’infrastruttura. Corona costruisce un social per sottrarsi alla moderazione altrui e finisce inevitabilmente per diventare moderatore.

Mediaset ha vinto il round contro Corona usando un potere che non controlla

È qui che il caso Corona diventa interessante anche per MFE. Mediaset dispone di una forza industriale, legale e reputazionale enormemente superiore e ha tutto il diritto di tutelare copyright, programmi e persone attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento. Ma parte dell’efficacia delle azioni contro Falsissimo deriva da una realtà molto semplice: Meta e Google controllano materialmente la distribuzione dei contenuti. Finché quel potere colpisce un avversario può apparire utile; il problema nasce quando lo stesso intermediario diventa concorrente sul mercato pubblicitario. Matrice Digitale lo aveva anticipato nell’analisi su Mediaset, YouTube e la nuova misurazione delle audience digitali: YouTube non deve diventare giuridicamente una televisione per competere con Canale 5. È sufficiente apparire sullo stesso televisore, catturare lo stesso tempo dell’utente e vendere pubblicità agli stessi inserzionisti. La piattaforma che può ridurre la visibilità di Corona è quindi anche quella che, nel lungo periodo, può erodere attenzione e ricavi della televisione commerciale tradizionale.

MFE cresce in Europa ma il mercato pubblicitario cresce ancora più velocemente fuori dalla TV

La strategia di Pier Silvio Berlusconi ha una logica industriale evidente. MFE ha chiuso il 2025 con 4,03 miliardi di euro di ricavi consolidati, circa 301 milioni di utile netto, 498 milioni di free cash flow e, dopo il consolidamento di ProSiebenSat.1, quasi 11.800 dipendenti. L’espansione europea aumenta audience, library, inventario pubblicitario, capacità negoziale e possibilità di distribuire gli investimenti tecnologici su più mercati. È proprio su questo passaggio che l’articolo di ItaliaOggi sottolinea come la crescita dimensionale di MFE non sia sufficiente da sola a colmare la distanza con i grandi operatori digitali. Il punto era già emerso nell’ultima newsletter di Matrice Digitale: diventare più grandi nel mercato televisivo non significa automaticamente diventare abbastanza grandi nel mercato dell’attenzione. I dati AGCOM rendono la differenza strutturale. Nel 2024 la pubblicità online italiana valeva circa 7,46 miliardi di euro, dei quali circa 6,36 miliardi riconducibili alle piattaforme, oltre l’85% del totale. È la stessa concentrazione osservata nell’analisi sul potere di Google nella filiera pubblicitaria e sul rapporto con gli editori e successivamente nel caso antitrust relativo allo stack AdX. La differenza non è soltanto dimensionale: MFE deve produrre programmi per conquistare audience, Google può monetizzare anche l’attenzione generata dai contenuti prodotti dagli altri.

YouTube diventa concorrente televisivo nel momento in cui viene misurato come tale

La battaglia più importante passa quindi dalla misurazione. Per anni TV e piattaforme hanno utilizzato metriche differenti: share, spettatori medi e copertura da una parte; views, utenti e watch time dall’altra. Questa separazione ha reso difficile un confronto diretto. Ora sta scomparendo. AGCOM ha avviato un percorso verso metriche digitali comparabili, trasparenti e certificate, coinvolgendo broadcaster e piattaforme, mentre l’evoluzione della Total Audience porta sempre più contenuti digitali dentro lo stesso spazio di misurazione della televisione. Il televisore domestico non appartiene più automaticamente alla TV lineare: è contemporaneamente schermo per Canale 5, Netflix, Prime Video e YouTube. Quando gli inserzionisti possono confrontare più facilmente queste audience, Google entra nello stesso mercato commerciale di MFE senza dover sostenere la stessa struttura industriale di un broadcaster. È questo il passaggio che rende la crescita europea di Mediaset necessaria ma non sufficiente. L’acquisizione di broadcaster, il rafforzamento di Mediaset Infinity e la costruzione di concessionarie crossmediali servono a recuperare scala, ma non eliminano il vantaggio di chi controlla sistema operativo, piattaforma video, pubblicità, dati e distribuzione nello stesso ecosistema.

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Corona e Berlusconi finiscono nello stesso problema da due estremi opposti

La distanza tra Fabrizio Corona e MFE è enorme, ma il problema strategico è sorprendentemente simile. Corona ha scoperto che milioni di follower non significano possedere milioni di relazioni: se la piattaforma interrompe la distribuzione, la community resta materialmente dentro un’infrastruttura altrui. Per questo costruisce KingTV. Mediaset possiede televisioni, studi, concessionarie, format, frequenze, piattaforme streaming e migliaia di dipendenti, ma una parte crescente della relazione con il pubblico passa comunque attraverso smart TV, sistemi operativi, motori di ricerca, piattaforme video e tecnologie pubblicitarie controllate dalle Big Tech. Le risposte sono speculari. Corona tenta la verticalizzazione attraverso un dominio proprietario. MFE la cerca attraverso Infinity, Publitalia e acquisizioni europee. Il primo può sopravvivere con una nicchia molto fedele; il secondo deve sostenere una macchina industriale fondata sull’audience di massa. È qui che emerge il cortocircuito. Le Big Tech possono essere utili a Mediaset quando funzionano come arbitri privati contro Corona, ma diventano pericolose quando competono per lo stesso pubblico e gli stessi investimenti pubblicitari. Google non è l’infrastruttura privata di Mediaset: persegue il proprio interesse industriale. Corona rischia quindi di aver concentrato troppo sotto kingtv.it, trasformando un problema di distribuzione in un problema di governance, moderazione e resilienza. MFE rischia qualcosa di meno immediato ma economicamente più profondo: continuare a crescere come gruppo televisivo mentre una quota crescente del valore pubblicitario viene catturata da soggetti che controllano anche la distribuzione.

Corona costruisce un dominio, una CDN, un social e un partito per sottrarsi alle Big Tech. MFE costruisce un polo televisivo europeo per evitare di essere progressivamente marginalizzata dalle stesse Big Tech.

La scala cambia completamente.

Il problema no.

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