🤖 Cosa cambia
- Il Viminale ospita funzionari di sicurezza di dieci Paesi per un programma internazionale su AI, biometria, OSINT e investigazioni digitali.
- CT TECH+ e AI-POL collegano capacità operative, governance dell’intelligenza artificiale, dark web, comunicazioni cifrate e virtual assets.
- L’Italia viene utilizzata come nodo di capacity building internazionale, con un ruolo diretto della Polizia Postale e del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza porta al Viminale uno dei programmi con cui Nazioni Unite, Interpol e Unione europea stanno cercando di ridefinire l’uso dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia e antiterrorismo. Il corso internazionale “Global Training on AI and Digital Transformations for Security Sector Actors” riunisce funzionari di dieci Paesi e mette insieme analisi di grandi quantità di dati, identificazione biometrica, OSINT, investigazioni finanziarie, comunicazioni cifrate, virtual assets e dark web. Il dato politicamente e tecnologicamente più interessante è che l’Italia non partecipa soltanto come beneficiaria: il modello operativo della sicurezza italiana viene utilizzato come piattaforma di formazione e cooperazione internazionale.
Cosa leggere
Il Viminale diventa nodo operativo dei programmi CT TECH+ e AI-POL
Il corso si svolge nella Sala Europa dell’Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di polizia ed è promosso dall’United Nations Office of Counter-Terrorism, UNOCT, insieme a UNICRI e Interpol, con finanziamento dell’Unione europea nell’ambito dei programmi CT TECH+ e AI-POL. All’apertura hanno partecipato, tra gli altri, il direttore dell’Ufficio Annunziato Vardè, Andrea Portuesi per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Cecile Plunet per la Commissione europea, Mauro Miedico per UNOCT, Madelyn McTague per Interpol e Irakli Beridze, responsabile del Centre for Artificial Intelligence and Robotics di UNICRI. Il programma coinvolge funzionari provenienti da Brasile, Costa d’Avorio, Filippine, Ghana, India, Iraq, Kazakhstan, Kenya, Malesia e Nigeria e prevede cinque giorni di attività, compresa una visita al Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica. Il quadro non nasce quindi da un progetto isolato italiano: CT TECH+ è stato lanciato formalmente da UNOCT, Interpol, UNICRI e Unione europea per rafforzare le capacità delle forze di polizia contro l’uso terroristico delle nuove tecnologie, con un focus esplicito su AI, OSINT, darknet e investigazioni sui virtual assets.
CT TECH+ non insegna soltanto a usare l’AI ma a leggere l’intero ecosistema digitale
Ridurre il programma a un corso sull’intelligenza artificiale sarebbe fuorviante. CT TECH+ nasce precisamente per rafforzare la capacità degli Stati partner di contrastare l’utilizzo terroristico delle nuove tecnologie, includendo analisi OSINT, investigazioni sul dark web, virtual assets, sistemi di comunicazione e strumenti AI. L’ONU prevede inoltre valutazioni delle capacità nazionali, analisi delle minacce, sviluppo di politiche antiterrorismo e rafforzamento dei rapporti pubblico-privato. L’architettura ufficiale del progetto mostra quindi che il vero oggetto non è una singola tecnologia ma la capacità delle strutture di sicurezza di integrare dati, strumenti investigativi e cooperazione internazionale. È una trasformazione coerente con quanto emerso anche nelle grandi operazioni coordinate da Europol: Project Compass contro la rete The Com ha combinato intelligence transnazionale, identificazione digitale e coordinamento operativo tra 28 Paesi, mostrando come le minacce online più complesse non possano più essere trattate attraverso competenze isolate.
AI-POL aggiunge governance, accountability e diritti fondamentali
Accanto al versante operativo di CT TECH+, AI-POL affronta un problema differente: come portare sistemi AI nelle forze di polizia senza trasformare l’efficienza tecnologica in una zona priva di responsabilità. L’iniziativa AI-POL di UNICRI viene descritta come una piattaforma per integrare l’intelligenza artificiale nelle attività di law enforcement attraverso governance strutturata, tutela dei diritti, fiducia pubblica e accountability. Il progetto si articola su tre direttrici: formazione dei vertici, coinvolgimento delle comunità e sviluppo di linee guida operative, comprese indicazioni specifiche sull’uso dell’AI generativa nelle forze di polizia e dell’AI nel contrasto al terrorismo. Questa componente è essenziale perché il programma del Viminale include tecnologie che presentano conseguenze dirette sui diritti: identificazione biometrica, analisi massiva dei dati, intelligence automatizzata e profilazione delle minacce. UNICRI stessa sottolinea che l’assenza di salvaguardie adeguate può compromettere stato di diritto, diritti fondamentali e fiducia nelle forze di polizia. La questione non riguarda quindi soltanto “quanto funziona” un algoritmo, ma quali dati utilizza, come produce una segnalazione, chi può contestarne il risultato e in quale fase resta necessaria la decisione umana.
Biometria e grandi quantità di dati trasformano la capacità investigativa
Nel programma italiano compare esplicitamente l’identificazione biometrica, insieme all’analisi di grandi volumi di dati. È probabilmente il punto nel quale AI-POL e CT TECH+ si sovrappongono maggiormente. L’intelligenza artificiale può velocizzare ricerca di correlazioni, classificazione di immagini, riconoscimento di pattern e analisi di enormi dataset investigativi, ma il passaggio da strumento di supporto a sistema capace di orientare una decisione operativa introduce problemi di qualità dei dati, falsi positivi, bias e spiegabilità. UNICRI affronta da tempo questi aspetti anche attraverso il Toolkit for Responsible AI Innovation in Law Enforcement, sviluppato con Interpol e sostenuto dall’Unione europea. Un successivo programma di ricerca di UNICRI ha ribadito che trasparenza e fiducia pubblica diventano requisiti di governance quando l’AI viene utilizzata per attività che incidono direttamente sui cittadini. Non è quindi casuale che il corso al Viminale affianchi formazione tecnica e quadro multilaterale: l’adozione operativa dell’AI nelle forze di sicurezza sta diventando contemporaneamente problema tecnologico, normativo e istituzionale.
Comunicazioni cifrate, dark web e virtual assets diventano un unico dominio investigativo
Un secondo asse del programma riguarda comunicazioni cifrate, virtual assets e dark web. È un insieme ormai ricorrente nelle operazioni internazionali perché propaganda, raccolta fondi, comunicazione, mercati clandestini e spostamento di denaro possono svilupparsi su infrastrutture differenti ma interconnesse. Le tecnologie non sono criminali in sé: cifratura e criptovalute hanno funzioni legittime, mentre Tor e altri strumenti di anonimizzazione sono utilizzati anche per protezione della privacy, giornalismo e attività di ricerca. L’obiettivo investigativo è quindi correlare indicatori specifici, transazioni, identità e infrastrutture quando emergono evidenze di attività criminale o terroristica. Le operazioni già condotte dalla Polizia Postale mostrano quanto questo modello sia concreto. L’operazione Alice coordinata da Europol ha combinato analisi di infrastrutture dark web, tracciamento delle criptovalute e cooperazione internazionale, mentre il rapporto operativo della stessa Polizia Postale documenta il ricorso ad analisi blockchain, attività sotto copertura e banche dati internazionali in indagini particolarmente complesse. Il programma UNOCT porta quindi a livello di formazione internazionale tecniche già presenti nell’operatività ordinaria delle unità cyber più specializzate.
La minaccia terroristica non è più separabile dall’infrastruttura tecnologica
La trasformazione è evidente anche nell’impostazione adottata da UNOCT negli ultimi due anni. L’organizzazione tratta ormai AI, piattaforme digitali, dark web, criptovalute e comunicazioni protette come elementi strutturali dell’ambiente nel quale operano i gruppi terroristici e gli attori estremisti. Durante la Counter-Terrorism Week del luglio 2026, le Nazioni Unite hanno dedicato un evento specifico a come l’intelligenza artificiale stia modificando sia il panorama della minaccia sia la pratica operativa dell’antiterrorismo. La stessa evoluzione emerge nelle iniziative CT TECH+ già realizzate in Nigeria, Malesia, Filippine e Uzbekistan, dove sono stati affrontati rapporti con le piattaforme private, uso delle nuove tecnologie da parte di organizzazioni terroristiche e adattamento delle strategie nazionali. Per l’Italia questo punto incontra un dibattito interno già molto più ampio: la Relazione sulla sicurezza nazionale 2026 descrive criminalità transnazionale e reti ostili come ecosistemi che utilizzano criptovalute, comunicazioni cifrate, anonimato e piattaforme digitali.
Continua con:
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L’Italia cerca un ruolo da esportatore di capacità investigativa
Il significato politico del corso organizzato al Viminale è infine nel ruolo attribuito al Dipartimento della Pubblica Sicurezza. L’iniziativa viene ricondotta anche alla collaborazione costruita dal Memorandum of Understanding sottoscritto nel 2021 con UNODC e viene presentata come conferma del posizionamento italiano quale interlocutore per assistenza tecnica, formazione specialistica e capacity building. Non significa che esista un “modello italiano” formalizzato e trasferito integralmente agli altri Paesi. Il materiale disponibile sostiene però una cosa più precisa: le strutture italiane vengono utilizzate come sede e componente operativa di programmi ONU destinati alla formazione di altri apparati di sicurezza, e la visita alla Polizia Postale porta dentro il programma competenze già consolidate su cybercrime, infrastrutture digitali e investigazioni internazionali. È questo l’elemento che rende l’iniziativa più interessante di un normale corso internazionale. AI, biometria, OSINT, dark web e analisi finanziaria non vengono trattati come compartimenti separati, ma come parti di una stessa capacità investigativa. Allo stesso tempo UNOCT e UNICRI insistono sulla necessità di inserire questi strumenti dentro regole su diritti, trasparenza e responsabilità. La competizione, quindi, non riguarda soltanto chi possiede l’algoritmo migliore. Riguarda chi riesce a costruire istituzioni capaci di usare tecnologie molto invasive senza perdere controllo sulla loro applicazione, collegando intelligence, sicurezza, cooperazione internazionale e garanzie giuridiche. È su questo terreno che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza sta cercando di consolidare il proprio peso dentro la rete multilaterale delle Nazioni Unite.
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