📌 In Sintesi
- ARIA finanzia con 70 milioni di sterline 18 progetti per mantenere piattaforme HAPS operative nella stratosfera e fornire comunicazioni avanzate.
- Laser e microonde servono anche a trasferire energia agli aeromobili: non sono semplicemente collegamenti Internet laser alternativi a Starlink.
- L’obiettivo è creare un livello infrastrutturale regionale più sovrano, riconfigurabile e vicino agli utenti rispetto alle costellazioni satellitari.
Il Regno Unito prova ad aggiungere un nuovo livello alla rete globale, tra le torri terrestri e i satelliti in orbita. L’Advanced Research and Invention Agency britannica ha assegnato 70 milioni di sterline, circa 94 milioni di dollari, al programma Enduring Atmospheric Platforms, finanziando 18 progetti destinati a mantenere aeromobili autonomi nella stratosfera per lunghi periodi e trasformarli in nodi per comunicazioni avanzate. Definirli semplicemente “droni contro Starlink” sarebbe però riduttivo: ARIA punta a creare una piattaforma HAPS regionale, riconfigurabile e potenzialmente più sovrana delle costellazioni LEO, risolvendo prima il vero collo di bottiglia tecnico, cioè come mantenere in volo e alimentare continuamente un payload di telecomunicazioni.
Cosa leggere
ARIA vuole tenere 300 watt di telecomunicazioni in cielo per una settimana
Il programma ufficiale Enduring Atmospheric Platforms di ARIA fissa un obiettivo concreto: mantenere una piattaforma nella stratosfera sopra il Regno Unito per sette giorni, conservando la posizione rispetto a un punto a terra e alimentando continuamente un payload di comunicazione da 300 watt. Il progetto dura circa tre anni e mezzo e non parte da un singolo drone già pronto per offrire Internet commerciale: finanzia tecnologie energetiche, aerodinamiche, materiali, navigazione, integrazione e architetture di telecomunicazione necessarie per rendere economicamente sostenibile una futura rete HAPS.
La differenza rispetto a Starlink nasce soprattutto dalla quota operativa. Una piattaforma stratosferica vola a poche decine di chilometri dal terreno invece che a centinaia di chilometri come i satelliti LEO, con potenziali vantaggi su latenza, link budget, dimensione delle antenne e capacità di concentrare la copertura su una determinata regione. ARIA sostiene inoltre che un’infrastruttura di questo tipo possa offrire maggiore sovranità e riconfigurabilità, perché gli aeromobili possono essere recuperati, aggiornati o spostati invece di rimanere vincolati a un’orbita.
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Laser e microonde devono risolvere prima il problema dell’energia
Il dettaglio più interessante viene spesso semplificato parlando di “Internet via laser”. In realtà una parte significativa dei progetti finanziati riguarda wireless power beaming, cioè la trasmissione di energia verso gli aeromobili. ARIA elenca tra i progetti finanziati LIVINGSTON di Scalable Laser, che combina diodi laser ad alta potenza a terra con ricevitori fotovoltaici sugli aeromobili, e HAWK di Space Solar Engineering, che studia invece il trasferimento di energia tramite radiofrequenze e microonde. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da batterie e pannelli solari, uno dei principali limiti alla permanenza continuativa nella stratosfera.
Anche il progetto STRAT-NAV dell’Università di Bath viene descritto impropriamente come un sistema che “usa onde gravitazionali” per alimentare i droni. ARIA parla invece di atmospheric gravity waves, oscillazioni dell’atmosfera generate da fenomeni meteorologici e orografici, che possono essere studiate e sfruttate per migliorare navigazione e gestione energetica dei velivoli. Non hanno relazione con le onde gravitazionali della relatività generale.
Due reti di droni mostrano quanto il modello sia diverso da una costellazione LEO
Tra i progetti selezionati compaiono anche architetture destinate direttamente alla copertura territoriale. Menapia propone Carousel, una rete di piattaforme capaci di operare fino a circa 20 chilometri di quota, mentre VFP Aerospace lavora su Enduring Drone Networks, dove gli aeromobili si alternano automaticamente tornando alle basi per manutenzione e ricarica. L’idea è costruire la continuità del servizio attraverso una flotta sostituibile invece di pretendere che ogni singolo mezzo rimanga permanentemente in aria.
È un modello opposto alla verticalizzazione di SpaceX. Starlink distribuisce migliaia di satelliti e sfrutta una propria infrastruttura di lancio globale; una rete HAPS può invece essere regionale, distribuita e adattata alla geografia o alla domanda, evitando di mettere in orbita ogni nodo. Questo non significa che possa sostituire Starlink ovunque: oceani, rotte intercontinentali e copertura globale restano territori nei quali il satellite mantiene vantaggi evidenti.
Per l’Europa il valore vero è aggiungere un altro livello alla rete
Il progetto britannico arriva mentre l’Europa sta già investendo nella propria autonomia satellitare. IRIS² è passata a una configurazione da 348 satelliti e punta a fornire dal 2029 capacità sicure per governi, difesa, emergenze e infrastrutture critiche. Il problema europeo non è quindi scegliere semplicemente tra Starlink e un’alternativa, ma evitare che un solo livello tecnologico o un solo fornitore diventino indispensabili.
La stessa esigenza era emersa nella discussione italiana su Starlink e sulla dipendenza da infrastrutture satellitari private: comunicazioni resilienti richiedono possibilità di sostituzione, ridondanza e controllo dell’infrastruttura. Un HAPS nazionale o europeo potrebbe affiancare fibra, reti mobili e satelliti, mantenendo connettività locale anche durante guasti, emergenze o interruzioni delle dorsali terrestri.
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La sfida a Starlink non è costruire un altro Starlink
Il valore di Enduring Atmospheric Platforms sta proprio nel non copiare SpaceX. Il Regno Unito non sta finanziando una nuova costellazione di migliaia di satelliti, ma prova a capire se la stratosfera possa diventare un livello infrastrutturale autonomo, economicamente sostenibile e controllabile a scala nazionale o regionale.
Prima di arrivarci restano problemi enormi: vento, turbolenza, energia, manutenzione, spettro radio, regolazione dello spazio aereo e costo effettivo per gigabit trasportato. Ma se ARIA riuscirà davvero a mantenere per una settimana un payload da 300 watt in posizione nella stratosfera, il risultato non sarà semplicemente un “drone con Internet”. Sarà la dimostrazione che tra fibra e orbita esiste uno spazio industriale nel quale l’Europa può costruire un’altra forma di ridondanza e sovranità delle comunicazioni, senza dover necessariamente replicare il modello Starlink.
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