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Clonezilla Live 3.3.3-37 passa a Linux 7.1.13, ma resta ancora nel ramo testing

🐧 Novità principali

  • Clonezilla Live 3.3.3-37 utilizza Debian Sid aggiornato al 13 settembre 2026 e il kernel Linux 7.1.13-1.
  • Partclone passa alla versione 0.3.50 con una correzione dedicata a Btrfs, mentre dhcpcd migliora la gestione degli indirizzi IP riservati.
  • La build 3.3.3-37 risulta ancora pubblicata nel ramo testing ufficiale, mentre il ramo stable resta fermo alla 3.3.3-15.

Clonezilla Live 3.3.3-37 aggiorna in modo significativo lo stack di imaging e cloning, passando al kernel Linux 7.1.13-1, a Partclone 0.3.50 e a una base Debian Sid sincronizzata al 13 settembre 2026. La release interviene anche su Secure Boot e sulla gestione di dhcpcd, ma c’è un dettaglio importante che distingue la comunicazione dalla situazione effettiva del progetto: sul sito ufficiale Clonezilla la build 3.3.3-37 è ancora distribuita nel ramo testing, mentre il canale stable resta alla 3.3.3-15. Per chi utilizza Clonezilla in produzione, quindi, il punto non è soltanto avere driver più recenti, ma capire se le novità valgano il passaggio anticipato a una build non ancora promossa come stabile.

Linux 7.1.13 amplia la compatibilità hardware del live environment

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Le release note ufficiali di Clonezilla Live 3.3.3-37 indicano che l’ambiente GNU/Linux sottostante è stato riallineato al repository Debian Sid del 13 settembre 2026 e utilizza ora il kernel Linux 7.1.13-1. Per un sistema live destinato a clonazione, imaging e recovery, il kernel non è un semplice aggiornamento numerico: determina il supporto effettivo a controller NVMe, storage recenti, chipset, NIC e periferiche che devono essere riconosciute prima ancora che il processo di backup possa iniziare. Clonezilla aveva già seguito questa strategia nelle versioni precedenti, come dimostrato dalla serie 3.3.1 basata su Debian Sid e Linux 6.18, dove l’aggiornamento del kernel serviva soprattutto a ridurre i problemi con hardware moderno e scenari di migrazione tra storage differenti. Il rovescio della medaglia è che Linux 7.1 ha già concluso il proprio ciclo upstream, come evidenziato con l’EOL di Linux 7.1 e il passaggio raccomandato al kernel 7.2: Clonezilla utilizza quindi una revisione Debian mantenuta nel proprio contesto di distribuzione, ma non il ramo kernel più recente disponibile a monte.

Partclone 0.3.50 corregge Btrfs mentre dhcpcd stabilizza il networking

La seconda modifica rilevante riguarda Partclone, il componente centrale utilizzato da Clonezilla per copiare soltanto i blocchi effettivamente occupati dai filesystem supportati invece di eseguire sempre una replica indiscriminata settore per settore. La versione 3.3.3-37 porta Partclone a 0.3.50 e include una correzione specifica per Btrfs, filesystem particolarmente diffuso in ambienti Linux moderni e nelle workstation che utilizzano snapshot e subvolume. Sul fronte networking, Clonezilla configura inoltre dhcpcd per utilizzare il clientid così da rendere più affidabili le prenotazioni IP stabili, dettaglio utile soprattutto nei deployment automatizzati, nei clone server e nei contesti PXE/HTTPBoot nei quali un cambiamento inatteso dell’indirizzo può interrompere workflow remoti. L’evoluzione conferma il percorso già visto nelle precedenti generazioni, quando Clonezilla Live 3.3.0-33 aveva aggiornato Partclone e migliorato la compatibilità con i flussi di imaging Linux, spostando progressivamente il progetto da semplice utility di clonazione a strumento più adatto a procedure ripetibili di provisioning e disaster recovery.

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Secure Boot viene gestito meglio nel menu di avvio

Clonezilla 3.3.3-37 modifica anche ocs-live-boot-menu affinché efitextmode venga eseguito soltanto quando consentito dal contesto di avvio. L’obiettivo è evitare il messaggio “prohibited by secure boot policy” che poteva comparire nel menu GRUB quando il sistema operava con Secure Boot lockdown attivo. Non è una nuova funzione di sicurezza in senso stretto, ma una correzione del flusso di boot che rende l’ambiente live meno rumoroso e più coerente sui sistemi UEFI recenti. Per strumenti utilizzati spesso proprio quando il sistema principale non parte, ogni problema nell’avvio del supporto di recovery ha un impatto sproporzionato: Clonezilla deve riconoscere correttamente l’hardware, avviarsi sotto le policy firmware presenti e accedere ai dischi prima di poter svolgere qualsiasi operazione. Questa attenzione alla compatibilità di boot accompagna da anni il progetto, già evidente quando Clonezilla Live 3.1.3 aveva introdotto Linux 6.9 per migliorare il supporto hardware durante cloning e recovery.

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La 3.3.3-37 non è ancora la release stabile da distribuire ovunque

Il dettaglio più importante per amministratori e tecnici è visibile direttamente nella pagina download ufficiale: Clonezilla Live 3.3.3-37 appartiene ancora al ramo testing. Il changelog stable del progetto indica invece la 3.3.3-15 come ultima build stabile della stessa serie. Questo non rende la nuova versione inutilizzabile, ma cambia la valutazione operativa: Linux 7.1.13, Partclone 0.3.50, il fix Btrfs e le correzioni Secure Boot sono interessanti soprattutto per chi deve supportare hardware recente o verificare problemi specifici già risolti nella build testing; per procedure standardizzate di backup e recovery, invece, il vantaggio di una compatibilità più fresca deve essere bilanciato con la maggiore prevedibilità del ramo stabile. Clonezilla continua quindi ad avanzare rapidamente sul supporto hardware, ma la 3.3.3-37 va letta oggi come anteprima operativa della prossima base stabile, non come sostituzione automatica della release già in produzione.

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