🤖 Cosa cambia
- Siri AI introduce contesto personale e comprensione dello schermo, ma utenti segnalano problemi di rete, indicizzazione, velocità e comandi precedentemente affidabili.
- Apple permette ancora di tornare a Siri Classic, segnale che la nuova architettura resta esplicitamente in beta e non sostituisce definitivamente il sistema precedente.
- Il nuovo settlement da 250 milioni riguarda le funzioni AI promesse e rinviate, non il precedente contenzioso da 95 milioni sulla privacy di Siri.
Siri AI è finalmente arrivata, ma il passaggio dalla promessa all’utilizzo quotidiano sta mostrando frizioni che il keynote non poteva misurare. Le prime segnalazioni raccolte dopo il rollout di iOS 27 descrivono un assistente molto più potente quando deve comprendere contenuti personali e ciò che appare sullo schermo, ma meno prevedibile in alcuni compiti elementari che la vecchia Siri eseguiva rapidamente. Nello stesso momento Apple affronta negli Stati Uniti il settlement da 250 milioni di dollari relativo alle funzioni Apple Intelligence pubblicizzate nel 2024 e successivamente rinviate. Le due vicende non coincidono, ma raccontano lo stesso problema industriale: trasformare l’AI da dimostrazione controllata a funzione affidabile di sistema.
Cosa leggere
Siri AI guadagna contesto ma perde affidabilità in alcune operazioni elementari
Le criticità emergono da una raccolta di segnalazioni effettuata da 9to5Mac tra i primi utenti di Siri AI. I problemi non indicano che la nuova Siri sia complessivamente peggiore: Apple ha introdotto personal context, onscreen awareness, ricerca semantica e conoscenza più ampia, capacità documentate anche nella guida ufficiale di Apple. Il problema è che questa architettura più complessa aggiunge nuove dipendenze. Alcuni utenti segnalano errori di connettività, risposte genericamente fallite, difficoltà nel trovare liste, sveglie o accessori HomeKit già riconosciuti dalla versione precedente e la richiesta di sbloccare l’iPhone anche per operazioni che classic Siri gestiva con dispositivo bloccato. Sul Watch vengono inoltre riportati tempi di risposta elevati persino per comandi semplici come l’avvio di un timer.
Il punto tecnico è importante. Siri AI non si limita più a interpretare una frase e associarla a un comando predefinito: utilizza indici semantici, contenuti personali, servizi cloud e Private Cloud Compute quando necessario. Apple stessa documenta come le app debbano esporre dati e azioni attraverso App Intents perché Siri possa comprenderli e utilizzarli. Aumentare il numero di livelli attraversati da una richiesta estende le capacità, ma aumenta anche le possibilità di fallimento. È la differenza tra la nuova architettura e quella descritta pochi mesi fa quando Siri AI veniva presentata come motore contestuale capace di attraversare app e contenuti personali. La sfida non è quindi dimostrare che il modello sa fare più cose, ma evitare che un sistema più intelligente diventi meno affidabile proprio sui comandi quotidiani.
Leggi anche: Siri AI prepara il rollout con una waitlist gestita dai server Apple
Apple mantiene Siri Classic perché la nuova versione resta una beta
Apple non nasconde completamente questa fase transitoria. Siri AI viene ancora presentata come Beta e gli utenti possono disattivarla tornando alla versione classica attraverso le impostazioni di Screen Time o la configurazione di Siri. È una scelta insolita ma significativa: invece di sostituire immediatamente il vecchio assistente, Apple conserva una via di ritorno perché la nuova piattaforma non ha ancora raggiunto lo stesso livello di prevedibilità in tutti gli scenari. Tra le regressioni segnalate figurano anche richieste legate ai dati Salute non ancora supportate, alcune formulazioni che la precedente Siri interpretava correttamente e l’impossibilità di forzare direttamente l’utilizzo di ChatGPT con il vecchio comando “Use ChatGPT”.
Per gli utenti italiani il problema è ancora più particolare, perché la disponibilità geografica precede persino la discussione sull’affidabilità. Apple specifica che Siri AI non è inizialmente disponibile nell’Unione Europea su iOS, iPadOS e watchOS, anche se può essere utilizzata su Mac e Vision Pro configurati con una lingua supportata. La situazione era ancora invariata nella prima beta di iOS 27.2, dove Siri AI aggiunge cinque lingue ma resta fuori dagli iPhone europei e continua a non supportare l’italiano. Le difficoltà osservate negli Stati Uniti diventano quindi per l’Europa una sorta di test anticipato: Apple guadagna tempo per correggere l’architettura prima di affrontare un rollout più ampio.
Il settlement da 250 milioni non riguarda il vecchio caso privacy di Siri
La contemporanea apertura della procedura legale richiede però una distinzione netta. Il nuovo accordo da 250 milioni di dollari riguarda Landsheft et al. v. Apple Inc., causa relativa alle accuse secondo cui Apple avrebbe pubblicizzato funzionalità “Enhanced Siri” come parte di Apple Intelligence prima che fossero realmente disponibili. I documenti depositati presso la Corte federale della California indicano una classe composta dagli acquirenti statunitensi di tutti i modelli iPhone 16 e di iPhone 15 Pro e Pro Max acquistati tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025. Apple ha accettato il settlement senza ammettere responsabilità.
Non va confuso con Lopez v. Apple, il precedente procedimento relativo ad attivazioni involontarie di Siri e presunta acquisizione di conversazioni private. Quel caso prevedeva un fondo da 95 milioni di dollari, richieste chiuse nel luglio 2025 e pagamenti avviati nel gennaio 2026, come conferma il portale ufficiale del Lopez Voice Assistant Settlement. Il nuovo procedimento nasce invece dalla distanza tra marketing e disponibilità effettiva delle funzioni AI. Al momento della verifica il portale ufficiale indicato per il nuovo accordo, Smartphone AI Settlement, continuava peraltro a mostrare la dicitura “Website coming soon”, nonostante alcune testate abbiano già segnalato l’avvio del sito: è quindi corretto distinguere l’approvazione preliminare e i termini dell’accordo dall’effettiva operatività del sistema di richiesta.
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La nuova Siri deve dimostrare che maggiore intelligenza significa anche maggiore affidabilità
La coincidenza temporale tra il rollout della nuova Siri e il settlement sulle promesse del 2024 rende particolarmente delicata questa fase. Apple ha finalmente consegnato molte delle capacità che avevano alimentato le aspettative su Apple Intelligence: ricerca nel contesto personale, comprensione dello schermo, conoscenza più ampia e azioni profonde nelle applicazioni. Il problema non è più quindi stabilire se la nuova Siri esista, ma quanto sia affidabile quando esce dalle demo e incontra reti instabili, indici incompleti, app differenti e milioni di configurazioni reali. La beta consente ad Apple di assorbire una parte inevitabile di questi problemi, ma dopo due anni di ritardi il margine narrativo è molto più ridotto. Se un assistente capace di comprendere un’email di mesi prima impiega diversi secondi per avviare un timer sul Watch o non trova una lista esistente, l’utente misura l’innovazione sulla regressione più visibile, non sulla complessità tecnica nascosta sotto l’interfaccia. La vera prova di Siri AI non sarà quindi quante nuove funzioni possiede, ma quante volte riesce a essere più intelligente senza smettere di essere Siri.
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