📌 In Sintesi
- Chrome su macOS soffre un bug che può portare fino a circa un minuto l’apertura di estensioni come i password manager.
- ChromeOS mantiene LTS 144 e prepara il passaggio a LTS 150, continuando a distribuire correzioni di sicurezza ai dispositivi gestiti.
- Gemini sperimenta Call for Me, agente capace di chiamare il customer care, attraversare menu vocali e lasciare all’utente il controllo finale.
Google sta modificando contemporaneamente tre livelli della propria piattaforma software. ChromeOS continua il ciclo Long Term Support destinato soprattutto agli ambienti gestiti, Chrome su macOS affronta invece un bug che rende estremamente lente alcune estensioni, mentre nel codice di Phone by Google compare “Call for Me”, funzione Gemini progettata per telefonare autonomamente ai servizi clienti. I tre sviluppi hanno dimensioni diverse, ma mostrano la stessa trasformazione: browser e smartphone stanno accumulando sempre più servizi intermedi, processi e automazioni, aumentando le capacità offerte all’utente ma anche il numero di dipendenze che Google deve mantenere affidabili.
Cosa leggere
ChromeOS prepara LTS 150 ma continua a mantenere il ramo 144
Google sta continuando ad aggiornare il canale Long Term Support di ChromeOS, quello utilizzato soprattutto da organizzazioni che preferiscono una base software più stabile rispetto al rapido ciclo delle release consumer. Il ramo LTS 144 continua a ricevere patch selezionate, mentre LTC 150 rappresenta il candidato destinato a diventare la nuova base Long Term Support. Il passaggio stabile a LTS 150 è previsto per il 6 ottobre 2026, separando ancora una volta la velocità di evoluzione delle funzioni dalla necessità delle aziende di mantenere versioni prevedibili per periodi più lunghi. La distinzione assume maggiore importanza da quando Chrome ha accelerato il proprio calendario di rilascio. Chrome 151 aveva già mostrato l’avanzamento parallelo dei rami Stable, Beta e Dev, mentre Chrome 153 ha successivamente introdotto un ciclo ancora più rapido e nuove correzioni di sicurezza. Per amministratori IT e scuole il canale LTS diventa quindi un meccanismo di contenimento della complessità: meno cambiamenti funzionali simultanei, ma senza rinunciare alle patch necessarie per browser, GPU, WebRTC, estensioni e componenti della piattaforma.
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Su macOS le estensioni Chrome possono impiegare fino a un minuto ad aprirsi
Sul desktop emerge però una regressione molto più visibile. Alcuni utenti Chrome su macOS stanno osservando tempi estremamente lunghi nell’apertura delle estensioni: operazioni che normalmente richiedono pochi istanti possono arrivare fino a circa 60 secondi. Tra gli strumenti interessati risultano anche password manager come 1Password, rendendo il problema particolarmente fastidioso perché il popup dell’estensione viene utilizzato continuamente per credenziali e autofill. Google ha riconosciuto la segnalazione e sta indagando, ma non ha ancora collegato pubblicamente il comportamento a una specifica build o pubblicato una correzione definitiva. Una delle ipotesi emerse riguarda la priorità assegnata ai processi delle estensioni, che su determinate configurazioni macOS verrebbero trattati come attività a bassa priorità e rallentati dal browser. Non è ancora una causa confermata e quindi non va trasformata in spiegazione definitiva. Il problema acquista però peso perché le estensioni non sono più accessori marginali: password manager, wallet, strumenti aziendali e componenti di sviluppo dipendono da questo modello. Matrice Digitale aveva già mostrato il lato opposto della stessa superficie quando 19 estensioni Chrome ed Edge erano state utilizzate per rubare wallet, credenziali e sessioni. Oggi il problema non è il codice malevolo, ma quanto profondamente questi componenti siano diventati parte del workflow quotidiano.
Gemini Call for Me vuole attraversare il customer care al posto dell’utente
La novità più interessante arriva però dalla beta di Phone by Google, dove sono comparsi riferimenti a una funzione Gemini denominata Call for Me, nome interno “Hedwig”. Il sistema sarebbe progettato per chiamare autonomamente un numero di assistenza, ascoltare i menu vocali automatici, attraversare le diverse opzioni e mantenere il posto in attesa finché non diventa necessario coinvolgere direttamente la persona. L’utente potrebbe seguire la telefonata attraverso audio e trascrizione in tempo reale, riprendere il controllo oppure terminare la chiamata. Non si tratta ancora di una funzione annunciata né disponibile pubblicamente: emerge da codice in sviluppo e potrebbe quindi cambiare o non arrivare nella forma attuale. Il salto rispetto alla normale capacità di Gemini di avviare una telefonata è comunque significativo. Qui l’AI non si limita a selezionare un contatto: gestisce una sessione telefonica per conto dell’utente, interpreta un IVR e mantiene uno stato operativo nel tempo. È coerente con la trasformazione osservata quando Gemini Daily Brief ha iniziato a usare Gmail, Calendar e memoria per anticipare le priorità dell’utente: Google sta spostando Gemini dalla risposta alla delega di attività.
Call for Me apre però un problema di dati molto più delicato
Le stringhe presenti nella beta indicano anche che l’utente dovrebbe poter inviare a Google log di sistema e trascrizione completa della chiamata per contribuire al miglioramento del servizio. Numero telefonico e device ID verrebbero esclusi e gli altri dati anonimizzati, ma il materiale potrebbe essere sottoposto a revisione umana e utilizzato per addestrare modelli, con conservazione indicata fino a due anni. Questo elemento è ancora legato a una funzione sperimentale, ma mostra immediatamente quale sia il costo informativo delle chiamate autonome: una telefonata con un servizio clienti può contenere nomi, ordini, numeri di pratica, indirizzi o altre informazioni personali. Google dovrà quindi costruire Call for Me non soltanto come agente capace di capire una voce registrata, ma come intermediario affidabile tra utente e terza parte. La stessa traiettoria è già evidente nell’espansione di Gemini verso Home, At a Glance e servizi sempre più proattivi. Più l’assistente può agire autonomamente, più diventano importanti limiti, consenso, conservazione e possibilità di interrompere l’azione prima che l’AI completi una scelta non desiderata.
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Google accelera le funzioni ma aumenta anche la complessità da controllare
ChromeOS LTS, il bug delle estensioni e Call for Me appartengono a prodotti differenti, ma descrivono bene il problema che Google deve gestire. Da una parte l’azienda accelera browser e AI con release continue e agenti capaci di compiere azioni autonome; dall’altra deve mantenere canali software conservativi e correggere regressioni che possono trasformare un semplice popup in un’attesa di un minuto. La direzione è quindi chiara: Google sta spostando valore dal singolo prodotto alla capacità dei propri servizi di agire continuamente tra sistema operativo, browser, telefono e AI. Il vantaggio è un ecosistema più automatizzato. Il limite è che ogni nuovo livello introduce processi, permessi e dati da governare. Con Gemini che arriva fino alla telefonata autonoma, affidabilità e controllo dell’utente diventano importanti quanto la capacità del modello di capire cosa dire.
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