📌 In Sintesi
- La Federal Reserve propone riserve integrali e requisiti patrimoniali standardizzati per gli emittenti di payment stablecoin sottoposti alla propria vigilanza.
- Una seconda proposta definisce il percorso autorizzativo per le banche supervisionate dalla Fed che intendono emettere stablecoin di pagamento.
- La CFTC chiarisce l’impiego di investimenti tokenizzati e blockchain per customer funds e obblighi di conservazione dei registri.
Negli Stati Uniti il dibattito su stablecoin e tokenizzazione sta entrando nella fase in cui la blockchain non viene più discussa soltanto come asset class, ma come componente dell’infrastruttura finanziaria regolamentata. Il 24 settembre la Federal Reserve ha pubblicato due proposte per attuare il GENIUS Act nei confronti degli emittenti sottoposti alla propria vigilanza; nello stesso giorno la CFTC ha aggiornato le proprie FAQ sull’utilizzo di forme tokenizzate degli investimenti consentiti e della blockchain per gli obblighi di recordkeeping. I documenti non rappresentano una liberalizzazione generalizzata delle crypto: delimitano invece riserve, capitale, custodia e procedure necessarie per portare alcune funzioni on-chain dentro strutture finanziarie già vigilate.
Cosa leggere
La Fed porta le stablecoin dentro riserve e requisiti patrimoniali
La prima proposta pubblicata dalla Federal Reserve riguarda gli emittenti di payment stablecoin sottoposti alla supervisione del Board. Il testo prevede che i token siano interamente coperti da attività di riserva ammissibili, tra cui Treasury bill a breve termine e altre attività liquide di elevata qualità. Accanto al backing, la Fed propone requisiti patrimoniali standardizzati destinati a coprire rischi di credito e operativi, standard di risk management e regole per le imprese che custodiscono le attività utilizzate come riserva. Questo sposta il confronto dalla semplice promessa di mantenere il peg alla qualità dell’infrastruttura che deve sostenerlo. Michael Barr ha sottolineato nella propria dichiarazione sul framework che una stablecoin può dirsi stabile soltanto se resta riscattabile tempestivamente alla pari anche durante fasi di stress, quando persino il valore di titoli governativi liquidi può subire pressione. Barr richiama inoltre la necessità di valutare rischio di tasso, rischio valutario e diritti di rimborso. Il passaggio arriva mentre anche l’Europa sta portando attività finanziarie tradizionali verso registri distribuiti, come mostra il percorso della BCE verso euro on-chain, USDC e titoli tokenizzati. La convergenza non coincide con l’adozione dello stesso modello normativo, ma segnala che il problema non è più soltanto se utilizzare la tokenizzazione: riguarda le condizioni tecniche e prudenziali con cui farlo.
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Le banche dovranno passare da un processo autorizzativo specifico
La seconda proposta della Fed riguarda direttamente le banche supervisionate dal Board che intendono emettere payment stablecoin. Il progetto crea un processo di application dedicato nel quale l’istituto dovrà fornire un business plan, informazioni finanziarie e la documentazione richiesta per consentire alla Federal Reserve di valutare l’attività. Sono inoltre previsti meccanismi per ricorsi, audizioni e decisioni finali. Il periodo di consultazione durerà 60 giorni dalla pubblicazione nel Federal Register. La differenza rispetto alla fase precedente del mercato è sostanziale. L’emissione bancaria di una stablecoin non viene trattata come semplice aggiunta di un prodotto digitale al catalogo: entra nel perimetro della supervisione con requisiti che toccano struttura delle riserve, capitale, gestione del rischio e custodia. È una trasformazione già visibile nel rapporto tra banche, stablecoin e infrastrutture on-chain, dove la blockchain tende progressivamente a essere inglobata nei processi finanziari invece di sostituirli dall’esterno.
La CFTC apre il recordkeeping alla blockchain, ma solo dentro attività consentite
Nello stesso giorno la Commodity Futures Trading Commission ha aggiornato le FAQ rivolte a registrants e registered entities sulle attività collegate a crypto asset e blockchain. Le modifiche affrontano due punti specifici: l’investimento dei customer funds in forme tokenizzate di investimenti già consentiti e l’utilizzo di tecnologie blockchain per soddisfare gli obblighi di conservazione dei registri. La formulazione è importante perché non equivale a dichiarare qualsiasi token accettabile come collateral o investimento. L’oggetto resta la rappresentazione tokenizzata di strumenti già permessi dal quadro applicabile. Analogamente, utilizzare una blockchain per il recordkeeping non elimina gli obblighi regolamentari relativi all’integrità e alla disponibilità dei dati. Le FAQ sviluppano indicazioni già fornite dalla CFTC attraverso la Tokenized Collateral Guidance e le precedenti posizioni sul margine costituito da asset digitali. Il risultato è una progressiva separazione tra la tecnologia del registro e la natura giuridica dello strumento che vi viene rappresentato. Un Treasury tokenizzato non diventa un nuovo tipo di rischio soltanto perché circola su blockchain, ma la sua infrastruttura introduce questioni ulteriori su wallet, custodia, finalità della transazione e interoperabilità. È la stessa tensione osservata nell’ingresso delle crypto tra banche, fisco e wallet regolamentati.
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Fed e CFTC stanno intervenendo su ambiti differenti, ma i documenti del 24 settembre descrivono lo stesso movimento infrastrutturale: la tokenizzazione viene incapsulata dentro i controlli della finanza regolamentata. Per le stablecoin significa riserve, capitale, risk management, custodia e autorizzazioni; per gli asset tokenizzati significa mantenere la natura dell’investimento consentito e adattare blockchain e recordkeeping alle regole già applicabili agli intermediari. Questo riduce progressivamente la distanza tra “finanza tradizionale” e “crypto” senza cancellare le differenze tecniche. Wallet, smart contract e registri distribuiti possono diventare componenti dell’infrastruttura, ma non sostituiscono automaticamente capitale, liquidità, custodia e responsabilità dell’intermediario. Il passaggio decisivo è proprio questo: negli Stati Uniti il confronto istituzionale sta passando dalla domanda se alcuni processi finanziari possano utilizzare blockchain alla definizione di come inserirli nei meccanismi prudenziali esistenti.
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