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Google Meet e Teams si aprono nelle sale, cambia il sync con Calendar

📌 In Sintesi

  • Dal 1° ottobre i dispositivi Google Meet basati su Android AOSP possono entrare direttamente nelle riunioni Teams e viceversa per le Microsoft Teams Rooms compatibili.
  • L’interoperabilità passa dalla preview alla disponibilità generale e completa l’apertura già avviata tra hardware Meet su ChromeOS e Teams Rooms su Windows.
  • Microsoft interrompe nello stesso periodo il vecchio sistema di sincronizzazione dei calendari Google Workspace con Teams, lasciando però disponibile l’add-on Teams per Google Calendar.

Google e Microsoft stanno rendendo più permeabile il confine tra le proprie piattaforme di videoconferenza proprio mentre eliminano una delle integrazioni storiche tra i rispettivi calendari. Dal 1° ottobre 2026 l’interoperabilità tra Google Meet e Microsoft Teams diventa generalmente disponibile anche sui dispositivi per sale riunioni basati su Android AOSP: un terminale Meet può entrare in una riunione Teams e una Microsoft Teams Room compatibile può partecipare a una sessione Meet. Nello stesso mese Microsoft interrompe però il vecchio meccanismo di sincronizzazione tra Google Workspace Calendar e Teams. Non è una contraddizione: l’integrazione si sta spostando dai database sincronizzati ai servizi che dialogano direttamente nel momento della riunione.

Meet e Teams eliminano una barriera nelle sale riunioni

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Il rilascio ufficiale di Google Workspace porta alla disponibilità generale l’interoperabilità che era entrata in preview a settembre sui dispositivi Android AOSP. Gli utenti possono così partecipare a una riunione Microsoft Teams utilizzando hardware certificato Google Meet basato su Android e, nel percorso opposto, aprire una riunione Meet da Microsoft Teams Rooms su piattaforma Android compatibile. Il rollout interessa i domini Rapid Release e Scheduled Release ed estende il lavoro iniziato a febbraio, quando l’interoperabilità era stata introdotta tra dispositivi Meet basati su ChromeOS e Teams Rooms Windows.

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Google Meet e Teams si aprono nelle sale, cambia il sync con Calendar 4

Il valore della novità è soprattutto aziendale: una sala riunioni non deve più essere progettata esclusivamente intorno alla piattaforma utilizzata dall’organizzazione che la possiede. Per Google è anche coerente con la progressiva trasformazione di Meet da semplice servizio di videochiamata a componente della produttività Workspace, già evidente quando Gemini è entrato direttamente nelle riunioni Meet e con l’arrivo della traduzione live nelle videochiamate.

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Microsoft chiude invece il vecchio sync dei calendari Google

Nello stesso ottobre Microsoft interrompe una tecnologia differente: la sincronizzazione dei calendari tra Google Workspace e Microsoft Teams non sarà più supportata e i calendari precedentemente configurati smetteranno di sincronizzarsi. Gli amministratori perderanno anche la gestione della sincronizzazione e del dominio personalizzato attraverso la vecchia Admin app di Teams, mentre la gestione dei domini continuerà dal Microsoft Admin Center. Per gli utenti che lavorano principalmente dentro Google Calendar non scompare però la possibilità di organizzare una riunione Teams: Microsoft indica come percorso alternativo il Microsoft Teams Meeting add-on per Google Workspace. La distinzione è importante perché non sta scomparendo l’interoperabilità tra i due ecosistemi; viene eliminato un meccanismo di sincronizzazione persistente tra calendari, sostituito da integrazioni più circoscritte e direttamente collegate alla creazione delle riunioni. È una logica diversa dalla semplice replica dei dati tra due piattaforme.

L’interoperabilità si sposta dal software all’hardware della sala

Il risultato è che Google e Microsoft sembrano convergere su un modello nel quale l’hardware della sala deve poter partecipare a riunioni indipendentemente dal servizio che le ospita. Per un’azienda che utilizza Workspace internamente ma lavora con clienti basati su Microsoft 365, il problema concreto non è soltanto ricevere un invito Teams: è evitare che una sala dotata di display, microfoni, videocamere e controller Meet debba ricorrere a notebook esterni o sistemi paralleli per collegarsi. Lo stesso vale in senso opposto. L’apertura AOSP riduce questo attrito e arriva mentre Google sta spostando progressivamente il proprio hardware Meet da ChromeOS verso Android, piattaforma che permette di ampliare il numero di produttori e form factor. La videoconferenza enterprise diventa così meno legata al sistema operativo presente sul dispositivo e più dipendente dai protocolli di interoperabilità tra servizi. Microsoft sta contemporaneamente rafforzando Teams come piattaforma aziendale, intervenendo anche su controlli dei file e sicurezza delle comunicazioni.

Non nasce una piattaforma unica tra Google e Microsoft

L’apertura resta comunque circoscritta. Meet non diventa Teams e Microsoft non trasferisce le proprie funzioni collaborative dentro Workspace: identità, amministrazione, registrazioni, AI, policy e dati restano gestiti dai rispettivi ecosistemi. Ciò che viene reso interoperabile è soprattutto l’atto di partecipare alla videoconferenza da hardware nato per la piattaforma concorrente. Anche l’eliminazione del calendar sync conferma questa separazione: invece di mantenere permanentemente allineati due ambienti amministrativi distinti, Microsoft indirizza gli utenti Google verso un add-on che crea la riunione Teams senza fondere i calendari. Per le imprese significa meno frizione nel momento dell’incontro ma non meno dipendenza dalle piattaforme sottostanti. Google continua infatti ad ampliare Workspace con funzioni agentiche e AI, come mostrato dai nuovi AI Plans integrati tra voce e Sheets, mentre Microsoft mantiene Teams come uno dei punti centrali della propria suite 365.

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Google e Microsoft scelgono l’interoperabilità dove conviene

La novità di ottobre fotografa quindi una collaborazione molto pragmatica. Google e Microsoft aprono il livello che crea più problemi agli utenti aziendali — entrare materialmente in una riunione — senza unificare i propri ecosistemi di produttività. L’interoperabilità AOSP elimina una barriera fisica nelle sale, mentre la fine del vecchio calendar syncing riduce una forma di integrazione più profonda e amministrativamente complessa. Per le organizzazioni miste il risultato può essere persino più semplice: hardware capace di parlare con entrambi i servizi e add-on specifici per pianificare gli incontri, senza mantenere due calendari costantemente sincronizzati. Dopo anni di piattaforme collaborative costruite come recinti, la direzione sembra quindi cambiare: Google e Microsoft non rinunciano alla competizione sui servizi, ma riconoscono che una sala riunioni non può più permettersi di essere incompatibile con metà dei clienti che deve collegare.

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