newsletter 4 ottobre

Quando il falso è certificato e l’algoritmo decide – NEWSLETTER

Puntuale non come un attacco informatico.

Questa settimana abbiamo scoperto una cosa meravigliosa: le fake news diventano pericolose soprattutto quando le fanno gli altri.

Se una bot farm costruisce centinaia di account, parte immediatamente l’allarme democratico. Se un agente AI produce propaganda, si convocano esperti, tavoli, commissioni, convegni e probabilmente anche qualche buffet.

Poi però il Corriere della Sera pubblica sui social la morte di Alessandro Di Battista mentre Alessandro Di Battista è vivo.

Ops.

Errore tecnico, scuse, avanti il prossimo.

Nel frattempo, mentre Di Battista affrontava un problema di salute gravissimo, sui social non c’erano soltanto anonimi con la foto del gatto. C’erano professionisti, giornalisti, medici, persone perfettamente identificabili che riuscivano comunque a trasformare la malattia di un uomo nell’ennesimo derby politico.

E allora forse il problema non sono soltanto i bot.

Forse il problema è chi produce l’informazione, chi la certifica e soprattutto chi decide quanto lontano deve viaggiare.

Anthropic documenta reti di agenti AI, falsi giornali e campagne coordinate. Tema serio, molto serio.

Ma c’è un particolare che disturba la narrativa: diverse campagne analizzate hanno raccolto poco engagement autentico.

Tradotto: puoi costruire un esercito di bot e parlare quasi da solo.

Viceversa, basta un contenuto sbagliato pubblicato da una fonte autorevole perché milioni di persone possano prenderlo sul serio.

Benvenuti nel piccolo dettaglio che rovina molti convegni sulla disinformazione.

Poi c’è Paolo Benanti.

Nel suo nuovo libro racconta il caso Guillou e denuncia il potere delle Big Tech, degli algoritmi e delle infrastrutture digitali capaci di comprimere concretamente la libertà degli individui.

Tesi interessante.

Talmente interessante che abbiamo deciso di applicarla anche all’editoria italiana.

Perché Benanti presiede la Commissione sull’intelligenza artificiale e l’informazione istituita dal sottosegretario Alberto Barachini. E oggi pubblica il suo libro con Silvio Berlusconi Editore.

Non serve inventare complotti quando le relazioni pubbliche sono già abbastanza interessanti.

La domanda è molto più semplice.

Dopo anni di commissioni, etica dell’AI, algoritmi responsabili e grandi riflessioni sul futuro dell’informazione, quanto è diventata realmente più indipendente l’editoria italiana da Google, Meta e dagli algoritmi che decidono chi viene visto e chi scompare?

Perché parlare dell’etica dell’algoritmo è elegante.

Parlare del potere economico dell’algoritmo è leggermente più scomodo.

E mentre discutiamo della democrazia minacciata dagli agenti AI, CERT-AgID continua a mostrarci criminali che fanno qualcosa di molto meno sofisticato: copiano Agenzia delle Entrate, ACI, SSN, PEC e altre istituzioni.

Funziona perché non hackerano soltanto i computer.

Hackerano la fiducia.

Ed è esattamente lì che questa settimana si incontrano giornali, Big Tech, agenti AI, propaganda e cybercrime.

Il falso è un problema.

Ma il vero potere è decidere quale falso vedrai, quale verità non vedrai e di chi ti fiderai quando apparirà sul tuo schermo.

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Saluti dal dark web dell’informazione.

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