Disinformazione e crollo del traffico

Volkov smaschera la bufala sui bot russi dopo gli attacchi ai data center Yandex

🛡️ Executive Summary

  • Gli attacchi ucraini ai data center Yandex hanno provocato un crollo del traffico automatizzato registrato da Cloudflare, ma si trattava in prevalenza dei crawler del motore di ricerca e non di bot per operazioni di influenza sui social.
  • Un grafico senza fonte, con etichette in tedesco e asse temporale proiettata oltre la data di pubblicazione, è stato diffuso come prova di un calo dei commenti a sostegno di AfD.
  • Volkov critica la totale assenza di fact-checking e avverte che bufale di questo tipo rischiano di ridurre la credibilità di future indagini documentate sull’influenza del Cremlino.

Il 12 ottobre Leonid Volkov, direttore politico della Fondazione Anti-Corruzione e storico collaboratore di Alexei Navalny, ha pubblicato un lungo post su X in cui definisce «completamente vergognosa» la catena di errori e hype mediatici scatenata dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex. Il caso mostra come una lettura frettolosa di dati tecnici, unita alla voglia di vedere confermate tesi preesistenti, possa trasformare un fenomeno di rete in una narrazione politica virale priva di fondamento.

Gli attacchi ai data center e il dato reale di Cloudflare

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Tra l’8 e l’11 ottobre droni ucraini hanno colpito tre data center di Yandex nelle regioni di Sasovo, Kaluga e Vladimir. La società ha dovuto sospendere o limitare servizi cloud, pagamenti e altri applicativi, con conseguenze visibili anche per gli utenti russi. Cloudflare Radar ha registrato un forte calo del traffico automatizzato proveniente dalle subnet di Yandex, sceso temporaneamente allo 0,4% del picco delle due settimane precedenti. Si trattava però in larghissima parte di YandexBot, i crawler del motore di ricerca russo che indicizzano quotidianamente il web. Non esisteva, nei dati pubblici disponibili, una correlazione diretta dimostrata con le operazioni di troll farm o con i bot utilizzati per operazioni di influenza sui social occidentali. Analisti che da anni monitorano le reti di influenza russe, come antibot4navalny, hanno chiarito fin da subito che il grafico Cloudflare misurava richieste HTTP automatizzate da una rete specifica di Yandex e non l’attività di account sui social.

Leggi anche: come le operazioni di influenza russa usano proxy e cloud occidentali invece di infrastrutture domestiche

La prima distorsione e il grafico falso

Volkov ricostruisce la genesi dell’errore: un giornalista ha visto il grafico Cloudflare, ha colto la parola «bots» e ha ignorato il contesto di crawler di ricerca. Ne è nata la prima ondata di titoli su una presunta «riduzione dell’attività dei bot russi» dopo gli attacchi ai data center. La fase successiva è stata peggiore. È apparso e ha iniziato a circolare un grafico con testi in tedesco che mostrava un crollo verticale di una generica «attività». Il grafico presentava anomalie evidenti: era stato diffuso l’11 ottobre ma l’asse temporale arrivava fino al 15 ottobre, e mancava qualsiasi indicazione della fonte, della metrica esatta, della piattaforma e del metodo di misurazione. Il deputato europeo ceco Tomáš Zdechovský lo ha pubblicato aggiungendo una didascalia che collegava il calo ai commenti a sostegno di AfD, il partito tedesco di ultradestra. Da lì il contenuto si è moltiplicato con varianti su MAGA, Le Pen e la «scomparsa dei supporter di AfD insieme ai server di Yandex». Fact-checker tedeschi e cechi hanno successivamente segnalato l’assenza di prove e la probabilità che il grafico fosse stato generato o manipolato senza base dati verificabile.

Zero fact-checking e il rischio per le indagini serie

Volkov nota con amarezza che il grafico è stato condiviso da figure molto diverse, da Garry Kasparov a Yann LeCun, passando per numerosi account di attivisti e giornalisti. Nessuno sembra aver posto le domande elementari: esiste un monitoraggio pubblico affidabile del volume di commenti pro-AfD? Su quali piattaforme? Come si misura esattamente? E perché si immaginava che gli operatori di una troll farm fossero fisicamente ospitati nei rack di Yandex colpiti? In un post successivo Volkov ha corretto due imprecisioni (il deputato è ceco e non polacco, e il riferimento storico era alla sede della ex fabbrica di troll di Prigozhin), ma ha ribadito la sostanza: anche ammettendo che alcuni agenti automatizzati potessero usare infrastrutture Yandex, i grafici virali non lo dimostravano. Il post originale di Leonid Volkov su X sottolinea come la mancanza totale di fact-checking alimenti un ciclo di disinformazione. Il Cremlino investe realmente risorse nel sostegno a formazioni di estrema destra europee e mantiene reti di account automatizzati, ma quando bufale grossolane come questa si diffondono senza controllo, future rivelazioni documentate sull’influenza russa rischiano di essere accolte con scetticismo o derisione.

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Perché la distinzione tra crawler e bot di influenza conta

Il punto centrale sollevato da Volkov resta valido a prescindere dalle preferenze politiche: confondere il traffico di indicizzazione di un motore di ricerca con le operazioni di influenza sui social non solo è tecnicamente scorretto, ma riduce la capacità di distinguere fatti da narrazioni. Le troll farm russe storicamente hanno utilizzato infrastrutture distribuite, proxy, cloud occidentali e account residenziali, non i data center centrali di Yandex. Gli attacchi ucraini hanno effettivamente danneggiato servizi di Yandex e il suo traffico automatizzato di ricerca, ma questo non equivale a una sconfitta misurabile delle operazioni di disinformazione. La lezione che Volkov trae è operativa: quando media e influencer amplificano dati fuori contesto per confermare una tesi desiderata, il risultato è un indebolimento collettivo della fiducia nelle indagini successive, anche quelle meglio documentate.

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