Confronto tricolore tra uniforme e provocazione

Vannacci è alla frutta o mangerà la macedonia con Corona?

Sintesi

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  • Vannacci rischia il boomerang Corona: l’intervista a Falsissimo amplia enormemente la sua esposizione, ma può indebolire quell’immagine di rigore, disciplina e distanza dal sistema che ha alimentato una parte decisiva del suo consenso.
  • Futuro Nazionale può diventare decisivo per Meloni: con la nuova legge elettorale e la soglia del 42 per cento, anche pochi punti sottratti a Lega e Fratelli d’Italia possono trasformare Vannacci da concorrente esterno a possibile interlocutore necessario del centrodestra.
  • Milano e Lombardia saranno il primo test reale: le comunali milanesi e la successiva partita per la Regione misureranno la capacità di Vannacci di erodere la Lega al Nord, mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia e le diverse correnti interne si contendono leadership, candidature e controllo territoriale.

Roberto Vannacci potrebbe essere arrivato al primo vero passaggio pericoloso della propria carriera politica. Non perché Futuro Nazionale sia improvvisamente scomparso, né perché il generale abbia perso quella capacità di intercettare un elettorato di destra deluso dalle promesse non mantenute dalla maggioranza, ma perché l’intervista concessa a Fabrizio Corona rompe una parte della costruzione simbolica sulla quale il personaggio Vannacci ha fondato la propria forza. Il militare austero, impermeabile al sistema, refrattario ai salotti e alle mediazioni si è seduto davanti al personaggio mediatico più irregolare d’Italia accettandone provocazioni, domande personali e persino una proposta di collaborazione comunicativa. La puntata di Falsissimo, significativamente intitolata Il vero generale, va quindi letta molto oltre lo spettacolo: Corona può diventare contemporaneamente il più potente amplificatore di Vannacci e colui che ne smonta il mito presso quella parte della base che dal generale pretende esattamente ciò che Corona non rappresenta, cioè disciplina, rigore e distanza dalla politica trasformata in spettacolo.

Corona può togliere a Vannacci ciò che i media gli avevano regalato

Il paradosso è che Vannacci deve una parte importante della propria ascesa proprio ai media che volevano combatterlo. Quando Il mondo al contrario esplose nell’estate del 2023, la condanna quasi unanime trasformò un libro autopubblicato in un caso nazionale. Matrice Digitale aveva individuato immediatamente quel meccanismo nell’analisi Vannacci è diventato ricco grazie alle armi spuntate del mainstream: la pubblicità negativa funzionava come una gigantesca campagna promozionale gratuita. Più veniva descritto come il male assoluto, più una parte del pubblico voleva ascoltarlo, acquistare il libro e verificare personalmente ciò che veniva contestato. È stato il primo carburante della trasformazione del generale in personaggio politico e successivamente in soggetto elettorale. Oggi, però, quella macchina non funziona più nello stesso modo. Vannacci è diventato noto, riconoscibile e politicamente organizzato: non può più vivere soltanto della demonizzazione altrui e deve costruire una struttura capace di sopravvivere alla fine dell’iper-esposizione.

Corona amplifica Vannacci ma può anche consumarlo

Corona interviene precisamente dentro questa seconda fase. Il suo modello economico vive di attenzione, visualizzazioni, abbonamenti, anticipazioni e rottura degli equilibri mediatici. Non lo ha mai nascosto e proprio per questo una parte dei sostenitori più ortodossi del generale può domandarsi chi stia utilizzando chi. Matrice Digitale aveva già collegato i due mondi quando, dopo l’uscita di Vannacci dalla Lega, aveva analizzato la nascita della politica self-publishing e la possibile convergenza tra Vannacci, Corona e Mario Adinolfi in Vannacci lascia la Lega per un progetto politico con Corona?. La storia ha poi preso strade differenti, ma il punto strutturale resta: entrambi hanno costruito una propria capacità di parlare direttamente al pubblico aggirando partiti, televisioni e media tradizionali.

Futuro Nazionale non è più soltanto il partito di un personaggio televisivo

Considerare Vannacci semplicemente in discesa sarebbe però un errore. La possibile erosione reputazionale provocata dall’operazione Corona non coincide con una dissoluzione politica di Futuro Nazionale. La Camera dei deputati certifica che dal 27 maggio 2026 esiste nel gruppo Misto la componente “Futuro Nazionale Vannacci – Free”, inizialmente formata da Edoardo Ziello, Laura Ravetto, Emanuele Pozzolo e Rossano Sasso e successivamente allargata ad altri deputati. Il Parlamento europeo identifica inoltre Vannacci come eurodeputato eletto per Futuro Nazionale e membro del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane. Il generale dispone quindi ormai di una proiezione parlamentare nazionale ed europea che va oltre i follower e le ospitate televisive.

Il voto di pancia diventa organizzazione politica

È l’evoluzione che Matrice Digitale aveva seguito nell’analisi sulla comunicazione di Vannacci costruita sul modello Trump e successivamente nel pezzo in cui il generale utilizzava persino Giorgia Meloni e l’intelligenza artificiale per parlare alla destra delusa. Il vero bacino di Futuro Nazionale non nasce infatti da una macchina territoriale paragonabile a quella dei partiti tradizionali, ma dalla somma di malcontento, identità, sicurezza, immigrazione, insofferenza verso Bruxelles e percezione del mancato rispetto delle promesse fatte dal centrodestra. È un voto più volatile, ma proprio per questo molto difficile da recuperare attraverso le vecchie fedeltà di partito.

La nuova legge elettorale trasforma Vannacci nel problema aritmetico di Meloni

Il fattore decisivo è arrivato mentre il dibattito pubblico continuava a discutere del carattere del generale. L’8 ottobre il Parlamento ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale, diventata legge n. 180 del 9 ottobre 2026. Il meccanismo prevede un impianto proporzionale e un premio di governabilità per la lista o coalizione più votata che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere. Non è quindi necessario che Futuro Nazionale diventi enorme. È sufficiente che sottragga alla coalizione di governo abbastanza voti da impedirle di arrivare a quella soglia, come emerge dalla documentazione parlamentare del Senato.

Il problema individuato da Renzi

È esattamente il problema che Matteo Renzi ha individuato prima di molti altri. Il leader di Italia Viva sostiene da settimane che Vannacci sia il vero elemento capace di dividere il centrodestra, perché Meloni rischia se lo tiene fuori ma paga un prezzo politico se lo integra. In un intervento diretto televisivo Renzi ha sintetizzato il ragionamento sostenendo che le divisioni possano far perdere la coalizione. Questa lettura rende ancora più importante quanto Matrice Digitale aveva osservato a Cernobbio: Vannacci non aveva perso entrando nel salotto dell’establishment, perché essere invitato significava essere stato riconosciuto come interlocutore. La domanda quindi non è più se Vannacci esista politicamente. È quanto costerà agli altri ignorarlo.

Sicurezza, la sinistra prova a recuperare il terreno abbandonato

La forza di Vannacci nasce soprattutto da un argomento che per troppo tempo una parte della sinistra ha lasciato alla destra: la sicurezza. Non basta contestare le ricette securitarie, né rispondere alla percezione di insicurezza esclusivamente attraverso le statistiche. Se un cittadino ritiene meno sicura una stazione, un quartiere o un mezzo pubblico, quella percezione produce comportamento politico anche quando il dato nazionale racconta una dinamica più complessa. È proprio in questo spazio che si inserisce oggi Franco Gabrielli, che insieme a Ernesto Maria Ruffini è diventato protagonista del nuovo soggetto Più Uno. Il sito ufficiale di Più Uno colloca esplicitamente il progetto nel centrosinistra e mette tra i temi centrali proprio sicurezza, disuguaglianze e fiducia nelle istituzioni.

La sicurezza democratica contro quella identitaria

L’operazione Gabrielli è quindi molto più interessante di quanto sembri. La sinistra prova a contrapporre alla sicurezza muscolare di Vannacci una “sicurezza democratica”, costruita attraverso controllo del territorio, prevenzione, integrazione e tenuta sociale. Non è soltanto una differenza terminologica: è il tentativo di impedire che la domanda di ordine venga automaticamente convertita in consenso per la destra più radicale. Il problema è che questa correzione arriva quando Vannacci ha già costruito un’identità politica precisamente sul vuoto lasciato dagli altri.

Forza Italia si sposta verso il centro e apre spazio alla propria destra

Dentro il centrodestra il secondo problema riguarda Forza Italia. L’elettorato berlusconiano non è mai stato interamente centrista: conteneva una componente liberale, una conservatrice, una moderata e una più nettamente di destra. Più Forza Italia accentua il proprio posizionamento moderato, europeista e istituzionale, più lascia scoperta una fascia che può guardare verso Fratelli d’Italia, Lega o Futuro Nazionale. Matrice Digitale ha analizzato a lungo questa trasformazione, fino alla lettera di Marina Berlusconi pubblicata da Repubblica, interpretata come il simbolo più evidente del superamento delle vecchie frontiere politiche nel pezzo Marina Berlusconi, Repubblica e la lunga marcia dei Berlusconi tra Mediaset, Forza Italia e controllo dell’informazione. Il percorso era stato anticipato anni prima dall’analisi sul possibile asse tra Mediaset e Repubblica emerso durante la vicenda del cosiddetto “Ministero della Verità”. Non significa che esista automaticamente un patto politico tra Forza Italia e Partito Democratico, ma indica una convergenza crescente di linguaggi, sensibilità istituzionali e aree di moderazione che rende sempre meno netta la contrapposizione berlusconiana del passato. Vannacci occupa esattamente lo spazio lasciato libero sul versante opposto.

Lombardia e Milano sono il banco di prova del centrodestra prima delle politiche

Questi spostamenti non si misureranno soltanto alle prossime elezioni politiche. Milano e soprattutto la Lombardia rappresentano il laboratorio nel quale Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia dovranno stabilire i nuovi rapporti di forza della coalizione, mentre Futuro Nazionale può complicare ulteriormente una partita già aperta prima della scissione di Vannacci. Le comunali di Milano diventano inevitabilmente un test nazionale e la successiva battaglia per Palazzo Lombardia riguarda uno dei centri economici, industriali e politici più importanti del Paese. È proprio qui che la crescita di una destra autonoma dalla Lega può diventare particolarmente dolorosa per Matteo Salvini: ogni voto che Vannacci sottrae al Carroccio nel suo territorio storico riduce non soltanto il consenso nazionale della Lega, ma anche il suo potere contrattuale nella distribuzione delle candidature e delle caselle territoriali del centrodestra.

Lo speciale Butti e l’opa politica sulla Lombardia

Matrice Digitale aveva già ricostruito questa partita nello speciale L’inciucio di Natale è quantum. Parte l’opa alla Lombardia, mostrando come dietro la narrazione sull’innovazione tecnologica e sul quantum emergesse un conflitto molto più tradizionale per il controllo politico della Regione. La Lombardia veniva letta come terreno di scontro tra differenti anime di Fratelli d’Italia, con Alessio Butti inserito nella partita regionale e il confronto tra Giorgia Meloni e l’area riconducibile a Ignazio La Russa, mentre la Lega considera inevitabilmente la Regione uno degli ultimi grandi presidi sui quali non può permettersi di arretrare. Una dinamica tornata anche nell’analisi sul comitato per l’intelligenza artificiale voluto da Butti, dove il posizionamento del sottosegretario e la costruzione di una piattaforma politica su innovazione, AI e quantum assumevano un significato che superava la semplice gestione delle deleghe di governo.

Milano può anticipare la resa dei conti sulla Regione

Milano rende lo scontro ancora più ravvicinato. La scelta del candidato sindaco e la composizione della coalizione saranno un primo banco di prova per capire se il centrodestra riesca ancora a presentarsi come un blocco unitario oppure se le differenze nazionali inizino a trasferirsi definitivamente sui territori. Un risultato forte o debole a Milano modificherebbe inevitabilmente anche la successiva trattativa sulla Lombardia, perché ogni partito lo utilizzerebbe per rivendicare candidature, rappresentanza e peso nella futura coalizione regionale. Fratelli d’Italia vuole trasformare il proprio primato nazionale in maggiore controllo anche al Nord, la Lega deve difendere il territorio nel quale ha costruito una parte decisiva della propria storia e Forza Italia ha bisogno di conservare un ruolo determinante nella componente moderata della coalizione. È qui che Futuro Nazionale diventa una variabile pericolosa anche senza necessariamente conquistare Palazzo Marino o Palazzo Lombardia. A Vannacci può bastare sottrarre una percentuale significativa alla Lega e alla componente più identitaria del centrodestra per modificare i rapporti di forza interni alla coalizione. Il problema di Giorgia Meloni, quindi, non riguarda soltanto quanto Futuro Nazionale possa valere alle politiche. Riguarda anche quanto possa costare al centrodestra nelle battaglie territoriali che precederanno il voto nazionale. Milano e Lombardia rappresentano il luogo nel quale questa teoria potrà essere verificata prima ancora di Palazzo Chigi.

Mediaset e Corona sono ormai parte della stessa battaglia politica

L’intervista a Vannacci assume un significato ulteriore perché Corona non è un soggetto neutrale rispetto alla galassia Berlusconi. Lo scontro con Mediaset ha raggiunto livelli economici e giudiziari enormi, con una richiesta risarcitoria da 160 milioni di euro già ricostruita da Matrice Digitale nell’analisi Fabrizio Corona contro Mediaset: quando il potere industriale incontra le Big Tech. A questo sono seguiti blocchi dei contenuti, procedimenti e una battaglia sulla distribuzione digitale raccontata anche quando YouTube oscurò Falsissimo in meno di due ore.

Corona e Vannacci contro due pezzi differenti dello stesso sistema

Per questo un eventuale avvicinamento tra Corona e Vannacci non sarebbe soltanto una trovata comunicativa. Metterebbe insieme due soggetti che, per ragioni completamente differenti, hanno un conflitto aperto con parti del sistema politico-mediatico vicino alla famiglia Berlusconi. È qui che Vannacci deve stare attento. Corona può regalargli una platea gigantesca, ma può anche trasformarlo in materia prima per il proprio racconto. E un leader costruito sulla promessa di non essere controllabile non può permettersi di apparire come il personaggio di qualcun altro.

Meloni può avere bisogno di Vannacci, ma il prezzo non è ancora un ministero

Qui emerge il vero grattacapo di Giorgia Meloni. Oggi Vannacci non è parte della maggioranza, ma dopo le elezioni potrebbe diventare necessario se Futuro Nazionale conservasse un consenso sufficiente a impedire al centrodestra di raggiungere autonomamente il 42 per cento. Il generale, nell’intervista a Corona, ha lasciato aperta la possibilità di cercare un’intesa con il centrodestra, ribadendo allo stesso tempo di non voler riportare il centrosinistra al governo. La partita vera comincerebbe quindi dopo il voto.

Il Viminale è lo scenario più naturale, non un accordo già scritto

Il Ministero dell’Interno rappresenterebbe politicamente la casella più coerente con il profilo securitario di Futuro Nazionale, ma oggi resta una ipotesi di scenario, non un accordo. La composizione ufficiale del Governo pubblicata dalla Presidenza del Consiglio vede Matteo Piantedosi al Viminale, Matteo Salvini alle Infrastrutture e Guido Crosetto alla Difesa. Lo stesso Vannacci ha inoltre risposto a Corona respingendo pubblicamente l’idea di scambiare la propria autonomia con la promessa preventiva di un ministero. Questo non elimina la futura trattativa politica: impedisce semplicemente di considerare già assegnata una casella che, al momento, non lo è. La Difesa appare ancora più complessa. Crosetto ha costruito negli ultimi anni una posizione centrale sulle spese militari, sull’industria della difesa e sulla trasformazione dello spazio cibernetico in dominio esplicitamente militare, percorso che Matrice Digitale ha ricostruito in Pane e Crosetto: il cyber torna militare, la sovranità resta straniera. Un eventuale riequilibrio a favore di Vannacci avrebbe quindi conseguenze molto più profonde di una semplice distribuzione di poltrone.

La sinistra ha un altro problema: trovare chi possa federarla

Se Vannacci crea un problema al centrodestra, il centrosinistra non ha per questo risolto il proprio. Schlein, Conte, Renzi, AVS, Più Uno e l’area riformista possono raggiungere una somma elettorale competitiva senza avere ancora individuato una leadership capace di rappresentarla interamente. È qui che il nome di Gaetano Manfredi conserva una forza particolare. Sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, Manfredi presenta un profilo amministrativo, tecnico e istituzionale che potrebbe renderlo compatibile con aree molto diverse del centrosinistra. Il suo limite politico coincide però con una delle sue qualità amministrative: una comunicazione sobria, tecnica, professionale, lontana dalla personalizzazione esasperata che domina questa fase politica.

Manfredi e Salis rappresentano due modelli opposti

Silvia Salis rappresenta quasi l’opposto. Sindaca di Genova dal maggio 2025, dispone di una comunicazione più contemporanea e di un profilo facilmente spendibile nei circuiti liberal-progressisti. La recente attenzione dedicata anche alle sue scelte familiari e alla maternità dimostra quanto rapidamente possa essere trasformata in personaggio nazionale. Ma la capacità di comunicare non equivale ancora alla capacità di federare una coalizione nazionale, né esiste fino ad oggi una prova elettorale che dimostri la possibilità di spostare autonomamente grandi masse di consenso. È precisamente il contrario del problema di Manfredi: uno possiede struttura istituzionale e poco spettacolo, l’altra una notevole spendibilità comunicativa ma deve ancora dimostrare la profondità nazionale della propria leadership. Il centrosinistra rischia inoltre di ripetere un errore storico se pensa di affrontare Vannacci soltanto attraverso diritti civili e campagne simboliche. Diritti civili e diritti sociali non sono alternativi, ma quando i primi monopolizzano la comunicazione mentre salari, sicurezza, costo della vita, guerra e impoverimento percepito restano senza risposte convincenti, la destra radicale riceve gratuitamente il materiale politico di cui ha bisogno.

Vannacci è davanti alla scelta più difficile dalla nascita di Futuro Nazionale

La fase che si apre non dimostra ancora che Roberto Vannacci sia arrivato alla fine. Dimostra qualcosa di più interessante: per la prima volta il generale deve scegliere se continuare a essere un personaggio o diventare definitivamente un capo politico. Finché era il bersaglio dei media poteva trasformare ogni attacco in consenso. Finché era dentro la Lega poteva utilizzare Salvini come termine di confronto. Ora possiede un proprio movimento, una componente parlamentare, una collocazione europea e un potenziale potere negoziale prodotto persino dalla nuova legge elettorale.

Corona è un acceleratore, ma Milano e Lombardia misureranno il peso reale

Corona gli offre un acceleratore, ma ogni acceleratore ha un costo. Se Vannacci verrà cannibalizzato dalla macchina di Falsissimo, perderà precisamente quella differenza che lo ha reso credibile agli occhi dei suoi sostenitori più radicali. Se invece riuscirà a utilizzare quella platea senza diventare dipendente dal personaggio Corona, potrà trasformare l’operazione in un’altra tappa della propria espansione comunicativa. Matrice Digitale aveva già descritto il problema più generale nell’analisi Falsissimo, Corona e la crepa nel sistema: quando il gossip diventa inchiesta e la televisione perde il controllo: nel nuovo ecosistema non è più necessario possedere un telegiornale per condizionare l’agenda nazionale. Ma adesso esiste anche un secondo livello di verifica. Milano e Lombardia potranno misurare sul territorio ciò che oggi viene soprattutto misurato attraverso sondaggi, social network e capacità di occupare l’agenda mediatica. Se Futuro Nazionale riuscirà a erodere realmente la base leghista nel Nord, il problema per Meloni diventerà strutturale; se invece il consenso di Vannacci rimarrà prevalentemente personale e mediatico, la sua capacità negoziale potrà ridimensionarsi prima delle politiche. E allora la domanda finale non è se Vannacci sia “alla frutta”. La domanda è se la possibile discesa del personaggio coinciderà con la discesa del politico. Sono due cose molto diverse. Il centrodestra farebbe un errore a confonderle, perché con una soglia del 42 per cento anche pochi punti possono valere Palazzo Chigi. La sinistra farebbe lo stesso errore se pensasse di batterlo soltanto demonizzandolo, riproducendo esattamente il meccanismo che lo ha reso famoso. E Vannacci farebbe l’errore più grande di tutti se pensasse che ogni forma di visibilità sia automaticamente utile.

Fino a ieri gli bastava essere contro il sistema.

Alle prossime elezioni dovrà dimostrare di saperne governare una parte.

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