Aggiornamento Linux e Firmware Open Source

Shelly 3.1.7 aggiunge RLPM, Libreboot 26.10 porta UEFI open source

🐧 Novità principali

  • Shelly 3.1.7 introduce RLPM, motore Zig indipendente che può gestire l’intero ciclo dei pacchetti nativi senza delegare le transazioni a libalpm.
  • Libreboot 26.10 adotta EDK2 come payload predefinito sulla quasi totalità delle piattaforme x86-64 supportate, portando finalmente una implementazione UEFI completa.
  • I due progetti intervengono a livelli opposti dello stack Linux ma seguono la stessa direzione: ridurre dipendenze opache e aumentare il controllo sulla macchina.

Shelly 3.1.7 e Libreboot 26.10 intervengono sui due estremi dello stack Linux: gestione del software e firmware di avvio. Shelly aggiunge un motore nativo scritto in Zig capace di operare accanto a libalpm e, nelle build dedicate, anche senza dipendere dalla libreria utilizzata da pacman. Libreboot compie invece uno dei cambiamenti architetturali più importanti della propria storia recente, adottando EDK2 come payload predefinito sulla quasi totalità delle piattaforme x86-64 supportate. Il denominatore comune è il controllo: nel primo caso sulla transazione dei pacchetti, nel secondo sul livello che inizializza l’hardware prima ancora che Linux venga caricato.

Shelly 3.1.7 costruisce un’alternativa reale a libalpm

Annuncio

La novità centrale della release ufficiale di Shelly 3.1.7 è RLPM, nuovo motore nativo scritto in Zig che non si limita a presentare un’interfaccia differente sopra libalpm. Seafoam Labs gli attribuisce l’intero ciclo delle operazioni sui pacchetti Arch: lettura dei repository, risoluzione delle dipendenze, verifica e download degli archivi, controllo delle modifiche al filesystem, esecuzione di hook e scriptlet, installazione dei payload e aggiornamento del database dei pacchetti installati. Le build standard continuano a includere entrambi i backend e utilizzano libalpm come scelta predefinita, quindi RLPM non rappresenta ancora una sostituzione imposta. L’utente può però selezionarlo persistentemente, mentre una build compilata con -Dlibalpm=false elimina completamente la dipendenza da libalpm e utilizza RLPM come motore predefinito. È il delta più importante rispetto a Shelly 3.1, che aveva già portato sotto controllo diretto la costruzione dei PKGBUILD: il progetto non sta più soltanto espandendo l’interfaccia attorno all’ecosistema Arch, ma costruisce progressivamente una propria implementazione delle primitive che governano l’installazione del software.

Leggi anche: OpenVPN 2.7.7 corregge sette CVE mentre Shelly 3.1.3 migliora AppImage e AUR

RLPM allarga il controllo sulle build ma non elimina tutte le dipendenze

La distinzione tecnica è importante anche per evitare di trasformare RLPM in ciò che non è. Il nuovo engine utilizza un proprio modello per database, package e transazioni e non rimanda automaticamente l’operazione a libalpm, ma continua a dipendere da componenti specializzati come libarchive, SQLite, GPG e stack HTTP. Shelly 3.1.7 amplia inoltre le build isolate con ambienti pianificati e riproducibili, provisioning attraverso RLPM, packaging separato, preset di compressione e una configurazione più precisa dell’architettura di output. Migliorano anche anteprima dei PKGBUILD, spiegazione dei permessi Flatpak e integrazione AppImage. La direzione è coerente con la trasformazione osservata nelle versioni precedenti: Shelly era nato come alternativa grafica più accessibile per Arch, AUR, Flatpak e AppImage, ma sta progressivamente spostando nel proprio codice resolver, builder, transazioni e gestione delle sorgenti. La conseguenza non è la fine di pacman, bensì la comparsa di un secondo motore capace di interpretare il modello Arch senza limitarsi a invocare gli strumenti tradizionali dall’esterno.

Libreboot 26.10 porta EDK2 e UEFI completo sulle piattaforme supportate

Il cambiamento di Libreboot 26.10 “Ominous Olive” avviene molto più in basso nello stack. La release ufficiale pubblicata dal progetto adotta il fork EDK2 mantenuto da MrChromebox come payload UEFI predefinito sulle piattaforme compatibili e lo estende praticamente a tutto l’hardware 64-bit già supportato. Le vecchie configurazioni basate direttamente su GRUB e SeaBIOS non scompaiono del tutto: vengono fornite come componenti EFI per mantenere compatibilità con installazioni esistenti, mentre le piattaforme esclusivamente 32-bit continuano a utilizzare l’impostazione precedente. Il salto rispetto a Libreboot 25.06 è quindi sostanziale. Quella release aveva soprattutto aggiornato hardware, payload, build system e misure di sicurezza; la 26.10 modifica invece il modello di boot predefinito. Linux con UKI, systemd-boot, OpenBSD e FreeBSD in modalità EFI possono ora utilizzare un firmware open source con un flusso molto più vicino a quello delle macchine moderne, e il progetto dichiara test positivi persino con Windows 10 e Windows 11.

Duecentotrentatré Chromebook ampliano radicalmente la superficie hardware

La modernizzazione del boot serve soprattutto a estendere la compatibilità. Libreboot importa 233 Chromebook Intel e AMD supportati dal progetto MrChromebox, integrando le relative configurazioni nel proprio build system. In questa release le nuove piattaforme Chromebook sono ancora indicate come source-only e richiedono quindi la compilazione delle immagini, ma il numero mostra quanto EDK2 cambi la capacità del progetto di inseguire hardware più recente. Libreboot utilizza inoltre EDK2 sulle vecchie piattaforme dove possibile, dai ThinkPad X200 e T500 fino a generazioni molto più moderne come T480 e X280. U-Boot viene rimosso come payload x86 e resta utilizzato sulle piattaforme ARM64, mentre GRUB sale alla versione 2.16 e vengono aggiornati coreboot, Flashprog e numerosi componenti della toolchain. La transizione non rende improvvisamente Libreboot universale: compatibilità e procedure di flashing restano dipendenti dalla singola scheda madre e un errore a livello firmware può rendere inutilizzabile la macchina. Cambia però il punto di equilibrio tra libertà del firmware e compatibilità con gli standard moderni: UEFI non viene più trattato come sinonimo necessario di firmware proprietario.

Continua con:

Shelly 3.0.4 migliora AUR, AppImage e Flatpak mentre Wireshark chiude 28 vulnerabilità

Allarme sicurezza globale tra flaw UEFI e exploit FortiCloud SSO

Dal pacchetto al firmware Linux vuole controllare più parti della macchina

Shelly e Libreboot sembrano progetti difficili da accostare, ma descrivono bene una tendenza dell’ecosistema Linux. Shelly porta sotto controllo diretto il motore che decide cosa viene installato; Libreboot porta sotto controllo open source il firmware che decide come la macchina inizia a funzionare. Nel mezzo resta il sistema operativo, ma i due aggiornamenti mostrano che la battaglia per trasparenza e verificabilità si sta spostando sui livelli normalmente dati per scontati. RLPM permette a Shelly di non dipendere necessariamente dalla stessa libreria di pacman, pur mantenendone per ora la compatibilità e la disponibilità come backend predefinito. EDK2 permette a Libreboot di adottare un’interfaccia UEFI moderna senza tornare al firmware proprietario. Il risultato non è una Linux desktop improvvisamente più semplice, ma uno stack nel quale sempre più componenti critici possono essere ispezionati, sostituiti e scelti, dal package manager fino al codice eseguito prima del kernel.

Iscriviti alla Newsletter

Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.

Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.

Torna in alto