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Google supera Rai nel SIC 2024: AGCOM certifica il primato delle Big Tech

📌 In Sintesi

  • Google diventa il primo operatore del Sistema Integrato delle Comunicazioni italiano con il 12,4% delle risorse, superando Rai al 12%. Meta sale al terzo posto con il 9,7%.
  • Il SIC raggiunge 21,79 miliardi di euro, in crescita del 6,9%. La pubblicità online sfiora gli 8 miliardi e rappresenta il 36,6% delle risorse complessive.
  • L’editoria tradizionale perde il 3,9% dei ricavi, scendendo a 2,82 miliardi, mentre il mercato digitale consolida il peso economico delle piattaforme.

Google supera la Rai e diventa il primo operatore del Sistema Integrato delle Comunicazioni italiano, certificando un cambiamento storico negli equilibri economici dell’informazione nazionale. L’AGCOM, nella seduta del 21 ottobre 2026, ha approvato i dati del SIC relativi al 2024, quantificando il mercato in 21,79 miliardi di euro, pari allo 0,99% del PIL, con una crescita del 6,9% rispetto all’anno precedente. Alphabet/Google conquista il 12,4% delle risorse, davanti alla Rai, ferma al 12%, mentre Meta/Facebook sale al terzo posto con il 9,7%. La pubblicità online si avvicina agli 8 miliardi di euro, ma l’editoria tradizionale continua a perdere ricavi. Il dato più significativo riguarda proprio questa contraddizione: il mercato delle comunicazioni cresce, ma una parte sempre maggiore della ricchezza viene intercettata dalle piattaforme digitali anziché dalle imprese editoriali tradizionali.

Google supera Rai: per la prima volta una piattaforma guida il mercato italiano

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Il sorpasso certificato dall’AGCOM rappresenta un passaggio storico nella composizione del Sistema Integrato delle Comunicazioni, il perimetro economico individuato dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi, disciplinato dal decreto legislativo 208/2021. La quota di Alphabet/Google raggiunge il 12,4%, aumentando di 0,7 punti percentuali rispetto al 2023, mentre Rai scende al 12%, perdendo 0,3 punti. Il distacco è contenuto, appena quattro decimi di punto percentuale, ma segna il primo ingresso di una piattaforma online al vertice della distribuzione delle risorse economiche del settore. Seguono Meta/Facebook al 9,7%, in crescita di 1,1 punti, Comcast/Sky al 9,4% e Fininvest al 9,2%, entrambe superate dal gruppo proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp. Il comunicato ufficiale AGCOM sul SIC 2024 permette di ricostruire anche il valore economico indicativo delle quote: applicandole ai 21,79 miliardi complessivi, Google rappresenta circa 2,70 miliardi di euro, Rai 2,61 miliardi e Meta 2,11 miliardi. Sono valori ricavati dalle percentuali arrotondate pubblicate dall’Autorità, non fatturati societari globali né utili netti. La differenza tra le tre realtà è soprattutto industriale: Rai produce e distribuisce contenuti attraverso un modello che comprende risorse pubbliche e commerciali, mentre Google e Meta occupano una posizione centrale nella pubblicità digitale e nell’accesso ai contenuti online. Il dato completa quanto emerso nella Relazione AGCOM 2026 sulla trasformazione dei mercati digitali, televisivi e informativi italiani, ma restituisce una misura precisa della nuova gerarchia economica.

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Pubblicità online a 8 miliardi: Google e Meta crescono dove si concentra la ricchezza

Il principale motore della crescita del SIC è la pubblicità online, che nel 2024 raggiunge quasi 8 miliardi di euro, equivalenti al 36,6% dell’intero sistema, registrando un incremento del 12,6% rispetto all’anno precedente. La raccolta pubblicitaria sui mezzi tradizionali si ferma invece a 5,2 miliardi, pur crescendo del 3,4%. La differenza tra i due aggregati si avvicina quindi a 2,8 miliardi di euro, evidenziando un mercato nel quale il digitale non rappresenta più un canale complementare, ma la principale fonte di ricavo pubblicitario. Il comparto che AGCOM classifica come editoria elettronica e pubblicità online raggiunge complessivamente 8,231 miliardi, contro i 7,329 miliardi del 2023, con una crescita del 12,3%: al suo interno, il 97% delle risorse deriva dalla pubblicità online, mentre il resto è riconducibile alle altre attività del segmento. È necessario distinguere questo aggregato dai ricavi delle singole piattaforme: il 36,6% non rappresenta la quota pubblicitaria di Google, così come il 12,4% attribuito ad Alphabet misura la sua incidenza sull’intero SIC e non una quota del solo mercato degli annunci. Tuttavia la coincidenza tra l’espansione della pubblicità digitale e la crescita di Google e Meta evidenzia una trasformazione strutturale già osservata quando AGCOM aveva ampliato il perimetro della rilevazione pubblicitaria alle piattaforme streaming e ai nuovi operatori digitali. La questione centrale non riguarda soltanto dove vengono acquistati gli spazi pubblicitari, ma quali soggetti dispongano delle infrastrutture tecnologiche, delle audience e delle informazioni necessarie per trasformare l’attenzione degli utenti in ricavi. In questa competizione gli editori producono una parte dei contenuti che alimentano il consumo informativo, ma non controllano necessariamente gli strumenti attraverso i quali il pubblico li raggiunge.

Editoria tradizionale in crisi: quotidiani, periodici e agenzie perdono altri 115 milioni

Il divario emerge osservando l’andamento dell’editoria quotidiana, periodica e delle agenzie di stampa, il cui valore economico scende da 2,935 miliardi nel 2023 a 2,820 miliardi nel 2024, con una perdita di 115 milioni di euro e una contrazione del 3,9%. La quota del comparto sul SIC diminuisce dal 14,4% al 12,9%, perdendo un punto e mezzo percentuale mentre il sistema complessivo cresce. In altre parole, la comunicazione italiana produce maggiori ricavi, ma l’editoria tradizionale partecipa sempre meno alla loro distribuzione. Il fenomeno riguarda sia la vendita di copie e prodotti collegati sia la raccolta pubblicitaria, mentre le agenzie di stampa a carattere nazionale registrano un andamento negativo. Il confronto con il settore audiovisivo rende la distanza ancora più evidente: televisione, radio e piattaforme video a pagamento generano 9,487 miliardi di euro, in aumento del 6,8%, mantenendo una quota del 43,5% del SIC.

Tabella 2: Composizione del valore economico del Sic

Aree di attivitàMln €Incidenza sul totale 
2023202420232024
Servizi di media audiovisivi, radiofonici e di piattaforma di condivisione di video a pagamento8.8869.48743,6%43,5%
Editoria elettronica e pubblicità online7.3298.23135,9%37,8%
Editoria quotidiana, periodica e agenzie di stampa2.9352.82014,4%12,9%
Pubblicità esterna7157393,5%3,4%
Cinema5235122,6%2,4%
TOTALE SIC20.38821.790100,0%100,0%

I servizi audiovisivi in chiaro crescono del 4,4%, sostenuti da pubblicità e risorse pubbliche, mentre quelli a pagamento aumentano dell’11,3%, raggiungendo circa 3,9 miliardi, grazie soprattutto alle offerte online (+15,3%) e alla ripresa del satellite (+5,8%). La radio registra invece una lieve contrazione dello 0,4%. Il quadro conferma la diversa capacità dei comparti di intercettare risorse economiche e approfondisce la tendenza documentata nella precedente analisi AGCOM sulla contrazione di televisione tradizionale e quotidiani nell’economia digitale. Il dato non dimostra che l’intera crescita digitale sia stata sottratta agli editori, perché i settori presentano fonti di ricavo e modelli commerciali differenti. Dimostra però che la transizione tecnologica non ha prodotto una redistribuzione proporzionata a favore delle imprese giornalistiche tradizionali.

Dodici gruppi controllano il 71% del SIC: le piattaforme avanzano senza superare il 20%

La concentrazione economica costituisce l’altro elemento significativo dell’accertamento. Dodici operatori possiedono quote individuali pari almeno all’1% del SIC e raccolgono complessivamente circa 15,4 miliardi di euro, equivalenti al 71% delle risorse, mentre il restante 29% è distribuito tra tutti gli altri soggetti. Nessun gruppo supera il 20% e soltanto Google e Rai oltrepassano il 10%, ma questi indicatori non bastano a descrivere la distribuzione del potere economico nei singoli mercati che compongono il sistema. Una quota inferiore al 20% del SIC non esclude automaticamente posizioni dominanti in segmenti specifici, come pubblicità digitale, motori di ricerca, social network o piattaforme di distribuzione. La fotografia del 2024 mostra infatti che, dopo Google e Meta, anche Amazon raggiunge il 4,9%, Netflix il 3,5% e DAZN il 2,5%, collocandosi rispettivamente al sesto, settimo e nono posto. Tra gli operatori tradizionali Cairo Communication si attesta al 3%, GEDI all’1,8%, Warner Bros. Discovery all’1,2% e Telecom Italia all’1,2%.

 Incidenza sul totale SicVariazione p.p.                   2023- 2024
Alphabet/Google12,4%+0,7
Rai12,0%-0,3
Meta/Facebook9,7%+1,1
Comcast/Sky9,4%+0,1
Fininvest9,2%-0,2
Amazon4,9%+0,5
Netflix3,5%+0,2
Cairo Communication3,0%-0,2
DAZN2,5%+0,1
GEDI Gruppo Editoriale1,8%-0,4
Warner Bros. Discovery1,2%+0,04
Telecom Italia1,2%+0,1
Altri29,2%-1,5
Totale100,0%

La progressiva crescita delle piattaforme deve essere letta anche alla luce della regolazione sui rapporti economici tra produttori di informazione e intermediari digitali. La delibera AGCOM 3/23/CONS sull’equo compenso per le pubblicazioni giornalistiche disciplina infatti la remunerazione di determinati utilizzi dei contenuti editoriali, ma non modifica direttamente la distribuzione della raccolta pubblicitaria misurata nel SIC. Il problema è già emerso nel confronto sulla decisione europea relativa alla disciplina italiana dell’equo compenso e ai rapporti tra editori e Meta. L’esistenza di un diritto alla remunerazione dei contenuti non garantisce che gli editori dispongano dello stesso potere negoziale delle piattaforme, né che le risorse economiche complessive vengano ripartite in modo equilibrato.

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Il sorpasso di Google sulla Rai rappresenta il risultato di un cambiamento economico più profondo della semplice alternanza tra due operatori. Il SIC del 2024 cresce di 1,402 miliardi di euro rispetto al 2023, ma l’editoria tradizionale perde 115 milioni nello stesso periodo. La pubblicità online aumenta a doppia cifra, mentre i quotidiani, i periodici e le agenzie di stampa continuano a ridimensionarsi. Il risultato non consente di affermare che Google e Meta abbiano sottratto direttamente quelle risorse alle redazioni, ma pone una questione concreta sulla capacità dell’editoria di partecipare alla crescita economica del sistema digitale. La tensione diventa ancora più evidente considerando i risultati del quarto Osservatorio AGCOM sul giornalismo, presentato nella stessa giornata del 21 ottobre 2026, che rileva 39.207 giornalisti attivi, una prevalenza del lavoro autonomo e una retribuzione media degli indipendenti inferiore del 76% rispetto a quella dei dipendenti. La contemporaneità delle due rilevazioni restituisce una contraddizione difficile da ignorare: il mercato delle comunicazioni cresce, le piattaforme consolidano le proprie posizioni, ma chi produce informazione professionale continua a confrontarsi con condizioni economiche più fragili. È proprio su questa distanza che dovrebbe concentrarsi la valutazione dell’efficacia degli strumenti di sostegno all’editoria e delle regole sull’equo compenso. Le quote SIC non misurano quanto Google e Meta paghino i singoli editori, non distinguono gli accordi commerciali privati e non indicano quale parte delle remunerazioni arrivi ai giornalisti. Di conseguenza, il primato economico di Google costituisce un dato accertato, mentre la capacità delle politiche pubbliche di riequilibrare il valore tra piattaforme, imprese editoriali e lavoratori rimane una questione da verificare attraverso dati specifici. L’AGCOM ha certificato che il centro economico delle comunicazioni italiane si è spostato verso le piattaforme online; il passo successivo dovrebbe essere misurare quanto di quella ricchezza contribuisca effettivamente alla produzione di informazione originale e indipendente.

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