🐧 Novità principali
- DietPi 10.8 introduce dietpi-wireguard, strumento per creare e amministrare server VPN e client, generare configurazioni tramite QR code e gestire IPv6 e NAT66.
- DietPi migliora HAProxy e la configurazione di rete, distribuendo un pacchetto APT dedicato, riducendo i privilegi dei processi e correggendo diversi problemi di connettività.
- Shelly 3.1.9 migliora AUR e il motore RLPM, introducendo la migrazione dei file esistenti, una gestione più chiara degli errori di compilazione e maggiore compatibilità con i proxy.
DietPi 10.8 e Shelly 3.1.9 aggiornano due strumenti Linux destinati ad amministratori e utenti avanzati, intervenendo su gestione delle reti private, installazione dei software e affidabilità delle operazioni di sistema. La distribuzione leggera basata su Debian introduce un’interfaccia dedicata a WireGuard, semplifica l’identificazione dei pacchetti e rafforza la configurazione di HAProxy, mentre il gestore grafico Shelly per Arch Linux continua a sviluppare RLPM, il proprio motore nativo di gestione dei pacchetti, migliorando le compilazioni provenienti da Arch User Repository. I due progetti affrontano esigenze differenti, ma condividono un obiettivo operativo: ridurre le procedure manuali senza sacrificare il controllo sulle configurazioni e sulle modifiche apportate al sistema.
Cosa leggere
DietPi 10.8 introduce un gestore completo per server e client WireGuard
La novità principale di DietPi 10.8, pubblicato il 21 ottobre 2026, riguarda dietpi-wireguard, un nuovo strumento amministrativo utilizzabile attraverso menu interattivi oppure direttamente dalla riga di comando. Le note ufficiali di rilascio confermano la possibilità di creare server e client WireGuard, visualizzare le configurazioni dei dispositivi tramite QR code, modificare le impostazioni delle connessioni e abilitare, disabilitare o rimuovere singoli client. Lo strumento permette inoltre di intervenire su indirizzi IP, porta di ascolto e impostazioni IPv6 senza ricostruire manualmente l’intera configurazione. Un elemento particolarmente utile riguarda la compatibilità con le installazioni esistenti: dietpi-wireguard legge i file presenti in /etc/wireguard anche quando il server VPN non è stato installato attraverso dietpi-software, consentendo di amministrare ambienti già configurati. Cambia anche la procedura iniziale, perché le nuove installazioni del server eseguono dietpi-wireguard init senza generare automaticamente un client, separando la creazione dell’infrastruttura VPN dalla successiva autorizzazione dei dispositivi.

L’aggiornamento introduce una sottorete IPv6 dedicata ai nuovi server WireGuard, accompagnata dall’inoltro del traffico IPv6 e da NAT66. La configurazione permette ai client di raggiungere destinazioni IPv6 attraverso il tunnel, superando una limitazione delle impostazioni precedenti. I server già operativi possono abilitare successivamente questa funzione, mentre la disattivazione generale di IPv6 attraverso dietpi-config viene propagata anche alle configurazioni VPN, evitando che il servizio tenti di avviarsi con parametri incompatibili. La documentazione ufficiale di gestione WireGuard precisa che, dopo una modifica alle impostazioni di un client, occorre trasferire nuovamente il file di configurazione o acquisire il QR code aggiornato. Per gli utenti che già utilizzano DietPi 10.7 con container di rete e macchine virtuali ARMv8, il nuovo componente aggiunge un livello di amministrazione della connettività che rende più semplice predisporre VPN per piccoli server, sistemi domestici e dispositivi remoti.
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DietPi cambia gli identificativi software e rafforza la sicurezza di HAProxy
La seconda modifica strutturale riguarda dietpi-software, il sistema con cui la distribuzione permette di installare e amministrare applicazioni. DietPi 10.8 sostituisce l’utilizzo esclusivo degli identificativi numerici con nomi testuali ricavati dai software, rendendo possibile, per esempio, installare Node-RED attraverso dietpi-software install nodered, anziché utilizzare il precedente numero 122. La modifica interessa i comandi, la ricerca dei pacchetti, la proprietà AUTO_SETUP_INSTALL_SOFTWARE_ID del file dietpi.txt, i registri delle applicazioni installate e i dati inviati attraverso DietPi-Survey. Gli identificativi numerici continuano a funzionare per compatibilità, mentre i file esistenti vengono migrati automaticamente al nuovo formato. Il sistema normalizza i nomi rimuovendo caratteri speciali e separatori, così da accettare anche denominazioni immesse con una sintassi diversa. L’obiettivo non è introdurre un nuovo formato di pacchetto, ma rendere più leggibili le installazioni automatizzate e ridurre la dipendenza dalla conoscenza di codici numerici.

Un’altra modifica significativa riguarda HAProxy, il reverse proxy e load balancer utilizzato in numerose infrastrutture web. DietPi distribuisce adesso un proprio pacchetto DEB attraverso il repository APT, eliminando la compilazione dai sorgenti durante l’installazione o la reinstallazione e permettendo di ricevere gli aggiornamenti attraverso apt upgrade. Il progetto ha anche modificato la configurazione predefinita per eseguire i processi worker con un utente dedicato haproxy anziché con privilegi root, aggiungendo restrizioni di isolamento attraverso systemd. Le configurazioni esistenti in /etc/haproxy/haproxy.cfg vengono conservate, evitando di sovrascrivere le impostazioni personalizzate. La modifica riduce i privilegi operativi del processo, ma non costituisce una garanzia contro ogni forma di compromissione: la sicurezza continua a dipendere dalla configurazione del servizio e dalla manutenzione dei componenti utilizzati. L’intervento assume particolare interesse alla luce delle ricerche sulla backdoor Ted, progettata per nascondersi all’interno di HAProxy, perché mostra quanto sia importante distinguere le autorizzazioni necessarie all’esecuzione del proxy dai privilegi amministrativi del sistema.
Reti statiche, hotspot Wi-Fi e applicazioni self-hosted ricevono correzioni
DietPi 10.8 introduce numerosi interventi su dietpi-network, componente che nella precedente versione aveva ricevuto una profonda riorganizzazione. Diventa possibile configurare un’interfaccia con indirizzo statico senza assegnare obbligatoriamente un gateway predefinito, mentre le interfacce virtuali generate da Docker e altri motori di container vengono nascoste nel menu di amministrazione dell’host per evitare confusione con le schede fisiche. La distribuzione ora rileva meglio i conflitti tra gateway di interfacce differenti, segnalando le configurazioni che potrebbero interrompere l’accesso a Internet dopo un riavvio. Vengono inoltre corretti problemi degli hotspot Wi-Fi, che potevano perdere le modifiche a SSID, password, frequenza e canale durante la navigazione nei menu, oppure avviare erroneamente wpa_supplicant interferendo con il funzionamento dell’access point. La validazione dei parametri impedisce infine di accettare indirizzi IPv4 non validi, prefissi CIDR superiori a 32 e altri valori incompatibili, anche nelle configurazioni applicate tramite CLI.

La manutenzione interessa inoltre servizi self-hosted e piattaforme hardware. Immich risolve un problema nella generazione delle miniature delle fotografie contenenti metadati GPS e una difficoltà di avvio del componente Machine Learning, che però non supporta più Debian Bookworm e Forky a causa dei nuovi requisiti Python. Per Nextcloud, DietPi torna a installare la versione 34 su Debian Bookworm, evitando il tentativo di distribuire Nextcloud 35 su un ambiente privo della versione PHP richiesta. Migliorano anche il montaggio di condivisioni NFS con spazi nei percorsi, la gestione degli snapshot Btrfs durante la rimozione di UrBackup, la configurazione delle macchine virtuali UTM su ARM e UEFI e il supporto ai lettori ATAPI/SCSI di CD, DVD e Blu-ray sulle piattaforme Quartz64. Si tratta di correzioni che consolidano l’evoluzione avviata con DietPi 10.6 e il supporto esteso ai dispositivi Orange Pi, rafforzando soprattutto la gestione di piccoli server Linux che ospitano contemporaneamente più applicazioni e servizi di rete.
Shelly 3.1.9 migliora RLPM e la gestione dei file durante gli aggiornamenti
Sul fronte Arch Linux, Shelly 3.1.9 prosegue l’evoluzione del package manager grafico sviluppato da Seafoam Labs, che integra pacchetti dei repository, AUR, Flatpak e AppImage attraverso un’interfaccia GTK4 e strumenti a riga di comando. La novità principale riguarda RLPM, il motore nativo scritto in Zig introdotto con la versione 3.1.7 come alternativa al backend libalpm. L’aggiornamento aggiunge il supporto alla migrazione dei file esistenti, permettendo a un pacchetto di assumere la proprietà di determinati file regolari o collegamenti simbolici già presenti nel filesystem senza necessariamente sovrascriverne il contenuto. Le anteprime delle transazioni mostrate dalla CLI e dall’interfaccia grafica permettono di individuare i percorsi che verranno conservati, rendendo più trasparenti le operazioni di installazione e aggiornamento. Il cambiamento riguarda una fase particolarmente delicata della gestione dei pacchetti: il rapporto tra i file già presenti sul sistema, le informazioni registrate nel database dei software installati e i nuovi contenuti che il package manager intende distribuire.
Il progetto aveva descritto l’architettura di RLPM nelle note ufficiali delle release Shelly 3.1.7 e 3.1.8, spiegando che il nuovo motore gestisce direttamente repository, dipendenze, verifica degli archivi, download, transazioni e aggiornamento del database locale. RLPM non costituisce un semplice wrapper di pacman, perché implementa autonomamente il ciclo di gestione dei pacchetti, pur mantenendo la possibilità di utilizzare libalpm nelle configurazioni supportate. Questa impostazione amplia il controllo del progetto sull’esecuzione delle transazioni, ma comporta anche la responsabilità di gestire correttamente conflitti, permessi, integrità dei file e procedure di recupero. Rispetto alle novità di Shelly 3.1.5 dedicate al browser AUR Atoll, la nuova versione interviene quindi maggiormente sull’affidabilità delle operazioni interne rispetto alla presentazione grafica del catalogo software.
Shelly rende più affidabili le compilazioni AUR e conserva le impostazioni proxy
Shelly 3.1.9 interviene anche sulla gestione degli errori durante le compilazioni AUR, migliorando la capacità del software di identificare il pacchetto che ha provocato il fallimento e conservare le informazioni tecniche necessarie a comprenderne la causa. In precedenza, una compilazione poteva terminare con messaggi poco utili quando l’errore originario attraversava più livelli del sistema di costruzione dei pacchetti. L’aggiornamento migliora inoltre la conservazione delle variabili d’ambiente HTTP_PROXY, HTTPS_PROXY, ALL_PROXY e NO_PROXY quando una compilazione nativa avviata con privilegi elevati torna a essere eseguita con l’identità dell’utente originario. Questa modifica è importante negli ambienti aziendali e universitari che accedono ai repository attraverso proxy HTTP, perché una perdita delle variabili di configurazione durante il cambio di privilegi può interrompere il download delle dipendenze o produrre errori apparentemente non collegati alla rete.
Il lavoro prosegue la revisione avviata con Shelly 3.1, quando il progetto aveva introdotto un sistema nativo di costruzione dei pacchetti Arch e rafforzato il controllo preliminare dei PKGBUILD. Le note ufficiali di Shelly 3.1.0 descrivono la revisione delle istruzioni di compilazione, la gestione delle dipendenze e l’utilizzo di ambienti isolati come misure per rendere più affidabile il processo. Questi controlli non trasformano automaticamente i pacchetti AUR in software verificato o privo di rischi: il codice e gli script di compilazione provenienti da repository comunitari devono continuare a essere valutati prima dell’esecuzione. Le modifiche della 3.1.9 mirano piuttosto a ridurre i fallimenti operativi e a rendere più comprensibili le conseguenze di ciascuna installazione.
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DietPi e Shelly rendono più accessibile l’amministrazione Linux
Le due release mostrano come l’evoluzione delle distribuzioni e degli strumenti Linux passi attraverso il miglioramento delle procedure amministrative, non soltanto attraverso kernel più recenti o nuove interfacce desktop. DietPi 10.8 interviene sulla gestione delle VPN, sulla distribuzione dei pacchetti e sulla sicurezza predefinita di HAProxy, riducendo il numero di operazioni manuali richieste per mantenere un piccolo server. Shelly 3.1.9 lavora invece sulle transazioni dei pacchetti Arch e sulle compilazioni AUR, dove la priorità consiste nel preservare correttamente i file esistenti e fornire informazioni comprensibili quando una procedura fallisce. Per gli amministratori DietPi, il passaggio alla nuova versione introduce strumenti utilizzabili anche sulle configurazioni WireGuard esistenti; per gli utenti Shelly, l’attenzione deve concentrarsi sulla maturità del motore RLPM e sul comportamento delle compilazioni AUR nelle proprie configurazioni. L’automazione è realmente utile quando rende le operazioni ripetibili e verificabili, senza nascondere all’utente quali file, servizi e privilegi vengono modificati durante l’esecuzione.
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