🐧 Novità principali
- Agama 25 introduce un terminale integrato nell’interfaccia web, permettendo di eseguire comandi durante l’installazione senza passare a una console virtuale o utilizzare SSH.
- L’installer permette di interrompere la procedura prima dell’avvio effettivo e semplifica la configurazione di bridge e bonding attraverso una selezione multipla delle interfacce di rete.
- openSUSE prepara Agama per Tumbleweed, Slowroll e Leap 16.2, riduce le dipendenze da YaST e pubblica specifiche OpenAPI e schemi JSON destinati all’automazione.
openSUSE ha pubblicato Agama 25, nuova versione dell’installer Linux basato su interfaccia web che introduce un terminale utilizzabile direttamente dal browser, una funzione per interrompere l’installazione prima delle modifiche al sistema e una gestione più efficace delle configurazioni di rete complesse. Il progetto prosegue inoltre la separazione dell’architettura di Agama dai componenti tradizionali di YaST, migliorando gli strumenti destinati alle installazioni automatizzate e alle integrazioni con software esterni. La release arriva dopo openSUSE Leap 16.1 e accompagna i preparativi per Tumbleweed, Slowroll e Leap 16.2, senza tuttavia stabilire una data definitiva per l’adozione dell’installer come soluzione predefinita su Tumbleweed.
Cosa leggere
Agama 25 integra una shell nel browser durante l’installazione Linux
La novità più immediata di Agama 25 riguarda l’integrazione di un vero terminale all’interno della sua interfaccia web. Fino alla versione precedente, chi aveva bisogno di eseguire comandi durante la preparazione del sistema doveva spostarsi su una console virtuale, ad esempio attraverso Ctrl+Alt+F8, oppure utilizzare una connessione SSH quando l’installazione veniva amministrata da remoto. Il nuovo terminale elimina questa separazione, consentendo di utilizzare la shell senza abbandonare il browser e mantenendo a disposizione le altre schermate dell’installer. La funzione risulta particolarmente utile per gli amministratori che devono verificare dispositivi di archiviazione, controllare configurazioni di rete o modificare i parametri di installazione attraverso strumenti testuali. Nell’esempio presentato dagli sviluppatori viene eseguito il comando agama config edit, che consente di intervenire direttamente sulla configurazione corrente. La comunicazione del progetto Agama pubblicata attraverso openSUSE Planet chiarisce che la funzione non sostituisce la normale interfaccia grafica, ma aggiunge un punto di accesso amministrativo per le operazioni che richiedono maggiore controllo.
La differenza architetturale rispetto agli installer Linux tradizionali è significativa, perché Agama non nasce come semplice procedura guidata eseguita localmente, ma come insieme di servizi accessibili attraverso API HTTP, interfaccia web e strumenti a riga di comando. Il repository ufficiale del progetto descrive esplicitamente la possibilità di amministrare un’installazione tanto dalla macchina locale quanto attraverso un altro dispositivo collegato alla rete. L’integrazione del terminale rende questa impostazione più completa, ma richiede anche una corretta gestione degli accessi: una sessione di installazione raggiungibile da remoto rappresenta un ambiente privilegiato e non dovrebbe essere esposta a reti non attendibili. La documentazione di Agama prevede infatti opzioni specifiche per limitare l’accesso remoto e distinguere l’installazione locale dagli scenari amministrati via rete. La possibilità di lavorare sul sistema attraverso il browser costituisce quindi uno strumento per gli amministratori, non un’autorizzazione implicita a esporre la shell pubblicamente.
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Il nuovo pulsante di uscita impedisce interruzioni durante la scrittura sui dischi
Agama 25 introduce anche una funzione richiesta dagli utenti: la possibilità di abbandonare la procedura di installazione direttamente dall’interfaccia grafica. Prima dell’avvio effettivo delle operazioni, il programma permette di scegliere se riavviare oppure spegnere il computer attraverso un comando dedicato, evitando di ricorrere a terminali separati o all’interruzione manuale dell’alimentazione. La particolarità riguarda il momento in cui la funzione risulta disponibile. Il pulsante scompare non appena Agama comincia ad applicare le modifiche al sistema, perché interrompere la procedura durante il partizionamento, la configurazione dei filesystem o l’installazione dei pacchetti potrebbe produrre uno stato incoerente e rendere il sistema non avviabile. Gli sviluppatori distinguono quindi la fase nella quale l’utente sta ancora configurando le proprie scelte dalla fase operativa nella quale vengono realmente modificati dischi e componenti di avvio. Non si tratta di un nuovo sistema di rollback né di una garanzia di annullamento delle operazioni già eseguite, ma di un controllo preventivo sul momento in cui è ancora possibile rinunciare all’installazione senza interrompere lavori potenzialmente irreversibili. La scelta rafforza uno dei principi dell’interfaccia Agama, che separa la preparazione della configurazione dalla sua applicazione e rende più esplicita una distinzione spesso poco visibile negli installer tradizionali.
Bonding e bridge diventano più semplici da configurare nelle reti complesse
Il secondo intervento importante sull’usabilità riguarda la selezione delle interfacce di rete nei collegamenti bond e bridge, due configurazioni frequenti negli ambienti server e di virtualizzazione. Nelle versioni precedenti, gli utenti dovevano digitare manualmente i nomi dei dispositivi da associare alla configurazione, utilizzando un campo di testo accompagnato soltanto da un elenco informativo delle interfacce esistenti. Questo comportamento rendeva possibile inserire identificativi errati senza ricevere immediatamente una segnalazione e diventava particolarmente scomodo nei sistemi dotati di numerose schede di rete. Agama 25 sostituisce il campo con una selezione multipla ricercabile, che presenta i dispositivi rilevati dal sistema e permette di filtrare l’elenco durante la digitazione. Resta comunque disponibile l’inserimento manuale di nomi non ancora presenti, necessario quando si intendono configurare interfacce virtuali o dispositivi destinati a essere creati successivamente. La modifica risolve un problema operativo concreto: selezionare le porte di un bridge oppure di un bond richiede di identificare esattamente gli adattatori coinvolti, perché un’associazione errata può rendere non disponibile la connettività del sistema appena installato.
L’aggiornamento completa il percorso avviato con Agama 24, quando gli sviluppatori avevano già riorganizzato la configurazione delle connessioni, introdotto migliori strumenti per individuare i dispositivi di archiviazione e ampliato il supporto alle installazioni automatizzate. La nuova interfaccia privilegia l’utilizzo delle informazioni rilevate direttamente sul computer, riducendo gli errori di trascrizione senza eliminare la flessibilità richiesta dagli amministratori. Il progetto segnala inoltre una maggiore quantità di dettagli riportati sui dispositivi di rete, una modifica utile soprattutto negli ambienti dove l’identificazione delle interfacce non può dipendere esclusivamente dal nome assegnato dal sistema operativo.
Agama riduce le dipendenze da YaST e pubblica API e schemi JSON stabili
Dietro le modifiche visibili nell’interfaccia prosegue una trasformazione più profonda dell’architettura. Agama è nato riutilizzando numerosi componenti di YaST, storico sistema di configurazione e installazione delle distribuzioni SUSE, per evitare di riscrivere funzioni già consolidate. Questa scelta ha accelerato la realizzazione del nuovo installer, ma ha mantenuto dipendenze da moduli sviluppati per una struttura software differente. Con Agama 25 gli sviluppatori stanno trasferendo nel codice del nuovo progetto soltanto le parti effettivamente necessarie, cominciando dai componenti legati ad AutoYaST, il sistema che consente di definire installazioni non presidiate attraverso profili di configurazione. L’obiettivo non è abbandonare la compatibilità con AutoYaST, ma ridurre la necessità di importare interi moduli YaST quando sono sufficienti funzioni più circoscritte. La separazione diventa importante per la manutenzione del progetto e per la sua capacità di evolvere indipendentemente dagli strumenti storicamente utilizzati da SUSE.
Un ulteriore intervento riguarda la pubblicazione delle specifiche OpenAPI e degli schemi JSON attraverso indirizzi stabili nella documentazione ufficiale. Agama espone una API HTTP per controllare e monitorare il processo di installazione, mentre gli schemi JSON consentono di validare i file di configurazione e i profili utilizzati nelle procedure automatizzate. La pubblicazione di questi documenti permette agli sviluppatori di generare client, verificare la correttezza delle richieste e integrare l’installer con strumenti esterni senza analizzare direttamente il codice sorgente. Inserendo la proprietà $schema in un profilo JSON, inoltre, gli editor compatibili possono utilizzare le definizioni del progetto per proporre completamento automatico e segnalazione degli errori durante la compilazione. Si tratta della continuazione del percorso già descritto con Agama 22 e l’evoluzione delle infrastrutture Linux automatizzate, nel quale l’installer diventa un componente programmabile e integrabile nelle procedure di deployment, anziché un’applicazione destinata esclusivamente all’interazione manuale.
Tumbleweed si avvicina ad Agama ma manca ancora una data ufficiale
La release 25 rappresenta anche un avanzamento nel lavoro con i manutentori di openSUSE Tumbleweed, che stanno valutando l’adozione di Agama come installer della distribuzione. Il progetto precisa che non esiste ancora una data annunciata per il passaggio, nonostante il progresso delle attività di integrazione. Le modifiche recenti riguardano il supporto alla registrazione del sistema, la preparazione dei supporti di installazione a 32 bit e l’aggiunta dell’architettura RISC-V a 64 bit, con un contributo attribuito ad Andreas Schwab. Queste attività non significano che ogni architettura disponga già di immagini pronte per l’uso in produzione: indicano piuttosto il lavoro necessario per ampliare la compatibilità dell’installer con le diverse piattaforme sulle quali openSUSE intende operare. Gli sviluppatori segnalano inoltre che systemd-boot diventa il bootloader predefinito per le installazioni MicroOS effettuate attraverso il nuovo percorso, rafforzando l’integrazione con una distribuzione progettata attorno a un modello di aggiornamento e gestione del sistema differente rispetto a quello di un desktop tradizionale.
La transizione deve essere letta anche alla luce della crescente attenzione di openSUSE Tumbleweed verso ARM e Raspberry Pi, che richiede strumenti di installazione capaci di adattarsi a configurazioni hardware eterogenee. Agama 25 non certifica il completamento del passaggio a Tumbleweed, ma consolida le condizioni tecniche per renderlo possibile: terminale disponibile nel browser, gestione della rete meno soggetta a errori, API documentate e dipendenze progressivamente ridotte rispetto a YaST. Per gli amministratori Linux il cambiamento più significativo non consiste soltanto nella nuova interfaccia, ma nella possibilità di trattare l’installazione come un processo controllabile, verificabile e automatizzabile attraverso strumenti standard. La maturità di Agama sarà determinata dalla capacità di mantenere questa flessibilità senza perdere l’affidabilità che gli utenti SUSE si aspettano dalle procedure di deployment del sistema operativo.
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