📌 In Sintesi
- Stand With Crypto ha raccolto 10.092 reclami da 9.803 persone in 90 giorni per bonifici verso exchange bloccati o limitati.
- Lloyds, Barclays e NatWest concentrano il 51% delle segnalazioni, ma i dati non rappresentano statistiche ufficiali sui pagamenti respinti.
- Il Regno Unito prepara nuove regole per le crypto dal 25 ottobre 2027, mentre diverse banche continuano a imporre limiti autonomi.
Le banche britanniche limitano i trasferimenti verso gli exchange di criptovalute mentre il governo prepara una regolamentazione destinata ad ampliare il mercato degli asset digitali. La contraddizione emerge dal rapporto Blocked: Britain’s Crypto Access Problem, presentato il 20 ottobre 2026 dall’organizzazione Stand With Crypto UK. In 90 giorni, tra maggio e agosto, 9.803 persone hanno utilizzato uno strumento online per presentare 10.092 reclami contro restrizioni ai pagamenti verso piattaforme crypto. Il problema riguarda tutte le 650 circoscrizioni parlamentari britanniche e solleva una questione che supera Bitcoin: fino a che punto una banca può limitare l’utilizzo del denaro dei propri clienti per proteggerli dai rischi finanziari?
Cosa leggere
Lloyds guida i reclami, Barclays e NatWest superano quota mille
Il rapporto di Stand With Crypto, ripreso da CoinDesk, attribuisce 2.297 reclami a Lloyds Banking Group, che comprende anche Halifax e Bank of Scotland, 1.569 a Barclays e 1.278 a NatWest Group. Insieme, i tre gruppi rappresentano 5.144 segnalazioni, circa il 51% del totale. Anche HSBC UK supera quota mille, mentre Virgin Money e Co-operative Bank registrano rispettivamente 103 e 76 casi. I numeri richiedono però una distinzione metodologica fondamentale: non provengono dalla Financial Conduct Authority né costituiscono una rilevazione rappresentativa di tutti i clienti bancari britannici. Sono reclami raccolti attraverso uno strumento volontario promosso da un’organizzazione favorevole alle criptovalute, senza ponderazione rispetto alla dimensione delle singole banche. Non dimostrano quindi che Lloyds respinga una percentuale maggiore di bonifici rispetto ai concorrenti. Il dato più significativo riguarda la trasparenza: secondo la ricognizione dell’associazione, Lloyds non pubblicava restrizioni generali comparabili a quelle di altri istituti, nonostante risultasse prima per numero di contestazioni. Il problema dell’accesso ai servizi bancari si inserisce nella progressiva integrazione delle criptovalute nella finanza tradizionale, tra custodia bancaria e controlli fiscali.
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Barclays limita i bonifici a 2.500 sterline, NatWest a mille al giorno
Le restrizioni non sono soltanto segnalazioni dei clienti. La documentazione ufficiale di Barclays stabilisce un limite di 2.500 sterline per singolo trasferimento verso exchange e di 10.000 sterline complessive per mese di calendario. La banca ha inoltre vietato gli acquisti di criptovalute tramite Barclaycard dal giugno 2025, motivando la scelta con il rischio che le perdite sugli investimenti producano debiti difficili da rimborsare. La pagina ufficiale di NatWest conferma invece 1.000 sterline al giorno e 5.000 in 30 giorni, soglie introdotte nel marzo 2023 per contrastare le truffe. Secondo Stand With Crypto, alcune banche, tra cui Starling e Chase UK, applicano divieti generalizzati ai trasferimenti verso piattaforme crypto. Le banche con limiti pubblicati concentrano circa il 61% dei reclami, quelle senza restrizioni generali pubblicamente individuate il 28% e gli istituti classificati con divieti completi poco meno del 10%. Un blocco bancario non equivale però automaticamente a un comportamento illegittimo: gli intermediari hanno obblighi di prevenzione delle frodi e del riciclaggio, oltre alla responsabilità di valutare operazioni sospette.
La FCA regola gli exchange, ma non obbliga le banche ad accettarli
La contraddizione politica emerge dal percorso regolatorio britannico. La Financial Conduct Authority ha aperto il periodo per richiedere le nuove autorizzazioni il 30 settembre 2026, con scadenza il 28 febbraio 2027. Il nuovo regime entrerà in vigore il 25 ottobre 2027 e sottoporrà ulteriori attività crypto a requisiti autorizzativi e di vigilanza. Attualmente, però, la registrazione di un exchange presso la FCA ai fini antiriciclaggio non rappresenta un’approvazione commerciale né obbliga una banca a processare qualsiasi pagamento. La stessa autorità precisa che la registrazione non costituisce una raccomandazione dell’impresa. Stand With Crypto sostiene che il ricorso a divieti generalizzati penalizzi anche operatori regolarmente registrati e chiede criteri più trasparenti per distinguere le transazioni legittime da quelle potenzialmente fraudolente. È una tensione già visibile nella trasformazione delle banche in operatori diretti di servizi basati su stablecoin e blockchain: il settore finanziario sviluppa prodotti collegati agli asset digitali, mantenendo contemporaneamente forti restrizioni sull’accesso dei clienti agli exchange.
I clienti possono contestare i blocchi, ma la tutela non copre le perdite crypto
La differenza tra protezione bancaria e limitazione arbitraria passa anche dalle procedure di reclamo. Il Financial Ombudsman Service britannico chiarisce che un intermediario può bloccare pagamenti sospetti, ma i clienti possono contestare le decisioni ritenute ingiustificate. Devono prima rivolgersi alla banca, che ha generalmente 15 giorni per rispondere ai reclami sui servizi di pagamento, con un termine massimo di 35 giorni in circostanze eccezionali; successivamente è possibile coinvolgere l’Ombudsman. Questo meccanismo riguarda la condotta dell’intermediario e non garantisce il recupero delle perdite derivanti dall’investimento in criptovalute. Il caso britannico interessa anche il mercato europeo, dove il rapporto tra euro digitale, intermediari e custodia degli asset digitali sta modificando le infrastrutture dei pagamenti. Non significa che le restrizioni inglesi si applichino ai clienti italiani: normative e politiche bancarie devono essere valutate separatamente. Il punto centrale resta invece comune. Regolamentare un exchange senza affrontare l’accesso ai canali bancari significa disciplinare il mercato lasciando agli intermediari il controllo dell’ingresso dei capitali. Per Londra la prova decisiva sarà conciliare prevenzione delle frodi, trasparenza delle restrizioni e possibilità di utilizzare servizi crypto conformi alle nuove regole.
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