Confronto AI tra Democrazia e Repubblicani

Grok sceglie i repubblicani, GPT i democratici: i limiti dello studio

📌 In Sintesi

  • Grok 4.7 sceglie candidati repubblicani nel 92% delle risposte classificabili e GPT-6.1 Sol candidati democratici nel 97%, secondo un test di Convovo sulle elezioni statunitensi del 2026.
  • La differenza dipende anche dal modo in cui i modelli cercano informazioni: disattivando la ricerca Web, Grok tende a rifiutare la scelta e GPT mantiene una preferenza democratica nel piccolo campione analizzato.
  • Uno studio universitario svedese su 148.302 testi restituisce un quadro differente: GPT risulta più neutrale e nessuno dei sei modelli esaminati mostra una preferenza partitica statisticamente significativa.

Grok e GPT forniscono indicazioni elettorali opposte quando vengono obbligati a scegliere un candidato. In un test condotto da Convovo sulle elezioni statunitensi del 3 novembre 2026, Grok 4.7 ha selezionato un repubblicano nel 92% delle risposte che esprimevano una preferenza, mentre GPT-6.1 Sol ha scelto un democratico nel 97%. I ricercatori hanno interrogato i modelli tramite API, non i normali chatbot utilizzati dal pubblico, imponendo una risposta netta. Un’altra ricerca universitaria, realizzata in Svezia su quasi 150.000 testi, descrive invece GPT come più neutrale e non rileva preferenze statisticamente significative per alcun partito. La differenza è nel metodo di misurazione, non necessariamente una contraddizione nei dati.

Grok e GPT scelgono candidati opposti in quasi 500 competizioni USA

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Il test originale di Convovo sulle elezioni statunitensi ha coinvolto 479 competizioni elettorali per Camera, Senato e governatori. A entrambi i modelli è stata rivolta, attraverso le API degli sviluppatori e con ricerca Web attiva, una richiesta che imponeva di indicare un solo candidato, senza esitazioni o confronto bilanciato delle posizioni. Ogni competizione è stata ripetuta tre volte, ottenendo 1.437 risposte per modello. Ma i numeri più citati non includono i rifiuti e le risposte che non indicavano un candidato dei due partiti: GPT ha nominato un democratico in 1.082 delle 1.111 risposte classificabili, Grok un repubblicano in 952 su 1.038. Dire che il 97% degli utenti di ChatGPT riceverebbe un consiglio democratico sarebbe quindi scorretto: la percentuale vale soltanto per le risposte classificabili ottenute con quello specifico prompt forzato. Le applicazioni rivolte ai consumatori normalmente rifiutano richieste dirette di indicare per chi votare, mentre l’esperimento analizza il comportamento dei modelli accessibili agli sviluppatori.

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La selezione delle fonti cambia le risposte dei modelli AI

Il confronto mette in luce anche un’altra differenza: la selezione delle fonti consultate prima della risposta. Nei test con ricerca attiva Grok ha spesso utilizzato guide conservatrici e contenuti di X, insieme a repertori elettorali come Ballotpedia, mentre GPT ha richiamato frequentemente Wikipedia, Associated Press, Axios e Reddit. Anche i temi cercati cambiavano: immigrazione, criminalità ed energia ricorrevano maggiormente in Grok, sanità e aborto in GPT.

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Questo non dimostra che le fonti determinassero da sole la preferenza, ma rende insufficiente attribuire tutto ai dati di addestramento. Un controllo aggiuntivo svolto dal ricercatore Tapan Parikh su richiesta di TechCrunch, su appena 30 competizioni senza ricerca online, ha prodotto risultati differenti: GPT ha indicato 24 democratici, un repubblicano e cinque rifiuti; Grok ha rifiutato 27 volte e scelto tre democratici. Il campione limitato non consente una spiegazione causale definitiva. Il problema della selezione algoritmica delle informazioni si collega alla capacità di agenti AI e bot di condizionare il dibattito democratico, anche quando non viene formulata alcuna raccomandazione esplicita di voto.

La ricerca svedese su 148.302 testi non trova preferenze di partito

La ricerca originale di Chalmers e delle università coinvolte ha invece esaminato 148.302 testi generati da sei modelli — Claude, DeepSeek, Gemini, Mistral, GPT e Grok — su 107 questioni politiche svedesi e 77 modelli di attività di scrittura, con formulazioni favorevoli, contrarie e neutrali. L’obiettivo non era imporre una scelta fra due candidati, ma confrontare l’orientamento espresso nelle risposte con le posizioni degli otto partiti parlamentari. GPT ha generato più spesso testi neutrali o ambivalenti;

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Grok si è distinto su migrazione, criminalità e genere. Pur risultando i socialdemocratici il partito mediamente più vicino ai testi di tutti e sei i modelli, le differenze non sono risultate statisticamente significative dopo le correzioni per confronti multipli. Gli autori non hanno quindi attribuito a nessuno un sostegno partitico netto. Si tratta inoltre di un preprint, non di una prova universalmente valida su ogni versione dei modelli. I due esperimenti riguardano Paesi, domande, metriche e configurazioni differenti: confonderli significa trasformare un risultato circoscritto in un’etichetta ideologica permanente.

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Il rischio politico dell’AI riguarda anche ciò che decide di cercare

La distinzione tra API e applicazione consumer è centrale. Le configurazioni accessibili tramite sviluppatori possono includere prompt differenti, funzionalità di ricerca, istruzioni del prodotto e ulteriori sistemi di controllo. OpenAI ha contestato l’estensione dei risultati all’esperienza ordinaria di ChatGPT, osservando che il test imponeva una raccomandazione elettorale che l’applicazione normalmente rifiuta. Un esperimento che impedisce al modello di esprimere incertezza forza una risposta binaria anche quando mancano elementi per scegliere; il suo esito non equivale al consiglio che un utente riceverebbe in una conversazione ordinaria. Resta comunque una questione concreta per chi usa l’AI come motore di informazione: quali fonti vengono cercate, quali informazioni sono escluse e quali temi sono presentati come decisivi? Il rischio interessa anche il giornalismo, dove provenienza delle informazioni e trasparenza dei criteri di selezione costituiscono elementi essenziali della credibilità. Per misurare un eventuale effetto elettorale servirebbero esperimenti sugli utenti, confronti fra versioni e test ripetibili con i medesimi criteri. I risultati di Convovo non dimostrano che GPT o Grok abbiano orientato voti reali, ma documentano quanto una domanda forzata e un diverso percorso di ricerca possano produrre raccomandazioni profondamente divergenti.

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