📌 In Sintesi
- Il CSIS ha analizzato 223 navi di ricerca attraverso dati AIS raccolti dal 2020 al 2025, individuando una presenza statisticamente significativa delle unità cinesi vicino alle infrastrutture sottomarine in acque internazionali.
- Xiang Yang Hong 06 e Ke Xue hanno effettuato movimenti compatibili con attività di rilevamento nelle vicinanze di collegamenti strategici fra Guam, Taiwan, Filippine, Giappone e Stati Uniti.
- Le attività osservate non dimostrano sabotaggi, ma possono produrre informazioni oceanografiche utilizzabili anche da sommergibili e unità militari in un’eventuale crisi.
Le navi scientifiche cinesi trascorrono una quota insolitamente elevata del proprio tempo vicino ai cavi sottomarini che collegano Stati Uniti e alleati del Pacifico, utilizzando rotte e schemi di navigazione compatibili con attività di rilevamento dei fondali. È quanto emerge da un rapporto del Center for Strategic and International Studies, pubblicato l’8 ottobre 2026 e tornato al centro dell’attenzione il 26 ottobre. Gli analisti hanno esaminato i movimenti di 223 navi di ricerca tra il 2020 e il 2025, confrontando il comportamento della flotta cinese con quello delle unità di altri 47 Paesi. Il risultato descrive un problema di dual use: attività oceanografiche legittime possono produrre dati utili anche alla pianificazione militare e alla preparazione di operazioni contro infrastrutture strategiche.
Cosa leggere
Il CSIS analizza 223 navi e individua la concentrazione cinese vicino ai cavi
Lo studio China’s Weaponization of Dual-Use Research Vessels for Undersea Data Dominance utilizza le trasmissioni del sistema AIS, impiegato per identificare e seguire le imbarcazioni, insieme a informazioni geografiche sui cavi in fibra ottica, sulle zone economiche esclusive e sulle aree di esplorazione mineraria. I ricercatori hanno esaminato le rotte registrate tra il 1° gennaio 2020 e il 9 dicembre 2025, misurando la quantità di tempo trascorsa dalle navi vicino alle infrastrutture in acque internazionali. Per gran parte delle unità analizzate questa attività rappresenta meno dell’1% del tempo osservato, mentre la flotta cinese mostra una presenza statisticamente più elevata rispetto alla maggioranza dei Paesi considerati. Nel 2024 sette navi cinesi figuravano oltre l’ottantesimo percentile per permanenza vicino alle infrastrutture sottomarine. Il confronto non dimostra però che ogni nave cinese abbia svolto attività clandestine: anche le unità statunitensi presentano una concentrazione relativamente elevata e la ricerca scientifica può richiedere il monitoraggio delle stesse aree. Il dato significativo è la persistenza di comportamenti ripetuti in luoghi militarmente rilevanti. La questione si collega al caso della nave cinese avvistata vicino ai cavi delle Filippine e alle preoccupazioni di Manila per l’utilizzo duale delle ricerche, mostrando che le segnalazioni locali possono essere collocate all’interno di un quadro geografico molto più ampio.
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Xiang Yang Hong 06 e Ke Xue operano vicino alle comunicazioni di Guam
Il rapporto approfondisce due casi. La Xiang Yang Hong 06 ha effettuato movimenti ripetuti vicino ai sistemi Apricot e Asia-America Gateway, infrastrutture che collegano diverse economie asiatiche con Guam e, nel caso dell’AAG, anche con gli Stati Uniti. Le rotte osservate si trovavano prevalentemente al di fuori della zona economica esclusiva americana attorno a Guam, in aree nelle quali le attività di rilevamento possono essere condotte senza richiedere il consenso di uno Stato costiero. Secondo gli autori, alcuni movimenti non coincidevano con zone caratterizzate da un’elevata probabilità di risorse minerarie da esplorare, rendendo più interessante l’ipotesi di una raccolta di informazioni sulle infrastrutture. La Ke Xue ha invece operato nel Pacifico settentrionale e nel Mare di Bering, avvicinandosi anche al cavo russo Polar Express e attraversando le aree di altri collegamenti strategici. Durante il transito vicino all’isola di Shemya, sede di un’infrastruttura militare statunitense nelle Aleutine, il segnale AIS è rimasto assente per circa tre ore. L’interruzione del segnale non dimostra di per sé che la nave abbia nascosto deliberatamente una missione militare, così come la vicinanza a un cavo non prova che siano stati raccolti dati riservati sul suo tracciato. L’insieme dei movimenti, tuttavia, alimenta l’ipotesi che le missioni oceanografiche possano contribuire alla conoscenza dell’ambiente operativo di una futura crisi nel Pacifico.
Dati dei fondali, sonar e sommergibili: la vera utilità del rilevamento
Le navi scientifiche possono misurare profondità, temperatura, salinità, correnti marine e caratteristiche del fondale attraverso ecoscandagli multibeam, sensori oceanografici e veicoli di rilevamento. Sono attività essenziali per la ricerca, la sicurezza della navigazione e lo studio degli ecosistemi, ma possiedono un impiego militare immediato. La propagazione del suono sott’acqua dipende infatti dalle condizioni ambientali, mentre una mappa precisa del fondale può facilitare la pianificazione delle rotte dei sommergibili e l’individuazione dei punti di particolare interesse strategico. Le tracce AIS esaminate dal CSIS mostrano in alcuni casi movimenti a griglia, indicati come schemi lawnmower, tipici dei rilevamenti sistematici di aree marine. Una mappatura di questo tipo può aiutare a comprendere dove si trovano e come possono essere raggiunte infrastrutture vulnerabili, ma non equivale alla prova di un piano per distruggerle. La Cina possiede inoltre capacità tecnologiche specifiche per intervenire sui fondali profondi, già analizzate nel dossier sui dispositivi cinesi progettati per tagliare cavi sottomarini fino a 3.500 metri. Collegare queste capacità alle attività delle singole navi richiederebbe però prove ulteriori, non contenute nei dati AIS. Il rapporto offre quindi indicatori di preparazione potenziale e raccolta informativa, non un’attribuzione di operazioni offensive.
Il diritto del mare lascia margini alle missioni scientifiche nelle acque internazionali
Il principale vuoto operativo individuato dal CSIS riguarda il controllo delle attività in alto mare. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, UNCLOS, disciplina la ricerca scientifica e i diritti degli Stati costieri, ma lascia differenze interpretative fra ricerca oceanografica, rilievi idrografici e attività a possibile impiego militare. Nelle zone economiche esclusive la ricerca scientifica è soggetta a condizioni specifiche, mentre in alto mare esistono maggiori libertà di navigazione e rilevamento. Le navi possono quindi raccogliere dati in aree strategiche senza commettere automaticamente una violazione internazionale. La difficoltà consiste nel riconoscere un’operazione preparatoria quando gli strumenti e i comportamenti osservati sono compatibili anche con missioni civili. Il CSIS propone di migliorare la condivisione delle informazioni sulle rotte navali, coordinare pattugliamenti multinazionali e rafforzare le capacità di riparazione dei collegamenti sottomarini. La preoccupazione è pertinente anche per l’Europa, dove le infrastrutture marine sono esposte a minacce differenti, comprese quelle legate alla presenza russa nel Baltico e nel Mare del Nord. La strategia di sorveglianza dei cavi sottomarini della Finlandia mostra come monitoraggio e disponibilità di dati condivisi siano diventati elementi centrali della protezione delle telecomunicazioni.
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Guerra silenziosa sui cavi sottomarini: Big Tech e potenze globali si contendono Internet
La minaccia per Internet non è soltanto il taglio fisico dei collegamenti
I cavi sottomarini trasportano la grande maggioranza del traffico dati internazionale e sostengono comunicazioni civili, servizi cloud, transazioni finanziarie e collegamenti militari. La perdita simultanea di alcuni sistemi strategici potrebbe produrre congestione, aumento della latenza e interruzioni di servizi, soprattutto in aree insulari con percorsi alternativi limitati. Le comunicazioni satellitari non possono sostituire automaticamente l’intera capacità delle fibre ottiche, mentre la riparazione di un cavo richiede navi specializzate, condizioni meteorologiche favorevoli e tempi che possono diventare incompatibili con le necessità di una crisi militare. Per questo il rapporto sposta l’attenzione dalla sola protezione fisica alla conoscenza preventiva delle attività attorno ai collegamenti. La raccolta di dati oceanografici, la localizzazione delle infrastrutture e la costruzione di capacità di intervento costituiscono elementi distinti, ma potenzialmente collegati nella pianificazione strategica. Il CSIS non ha dimostrato che Pechino stia preparando un sabotaggio specifico, ma ha documentato una distribuzione delle attività navali che rende plausibile l’impiego duale delle informazioni raccolte. Per gli alleati degli Stati Uniti, compresi i Paesi europei, il problema è proteggere la continuità delle comunicazioni senza trasformare ogni nave scientifica straniera in una prova automatica di ostilità.
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