Confronto tra smartphone pieghevoli

iPhone Duo, schermi rotti e marketing: Apple arriva tardi, Samsung ringrazia

Sintesi

  • iPhone Duo arriva tardi e mostra già i primi problemi: Apple debutta nei pieghevoli dopo anni di esperienza della concorrenza, ma le segnalazioni di schermi danneggiati, le difficoltà software e il test di JerryRigEverything mettono in discussione il racconto di un prodotto tecnologicamente superiore.
  • Samsung guadagna anche grazie ad Apple: Galaxy Z Fold beneficia della maggiore attenzione verso gli smartphone pieghevoli, mentre il pubblico Apple continua a pagare prezzi elevatissimi per un ecosistema dal quale uscire comporta difficoltà pratiche e commerciali.
  • Marketing, AI e geopolitica mostrano le contraddizioni di Cupertino: dall’intelligenza artificiale adattata alle regole cinesi agli investimenti americani imposti dal nuovo scenario politico, fino al ridimensionamento degli slogan ambientali, Apple dimostra quanto la propria immagine dipenda dalla comunicazione.

E alla fine è andata come era stato previsto: sarebbe stato il mercato a scegliere iPhone Duo, il primo smartphone pieghevole di Apple, indipendentemente dalle celebrazioni anticipate di influencer, recensori e divulgatori tecnologici che durante la presentazione avevano descritto l’ennesima rivoluzione di Cupertino. Il mercato lo sta scegliendo, ma contemporaneamente stanno emergendo proprio quelle criticità che una parte dell’informazione specializzata non aveva saputo, o forse non aveva voluto, illustrare adeguatamente. In molti casi si è preferito raccontare l’entusiasmo della presentazione, le immagini perfette del keynote e l’esclusività dell’esperienza concessa agli invitati, trasformando l’accesso agli eventi Apple in una sorta di riconoscimento sociale all’interno del mondo degli influencer. Il problema è che essere invitati alla presentazione di un prodotto non significa essere diventati esperti della sua tecnologia, così come poterlo utilizzare per qualche minuto sotto la supervisione dell’azienda non equivale a verificarne la qualità costruttiva, l’affidabilità software e la resistenza nel tempo. Le critiche rivolte al primo pieghevole Apple erano già emerse nell’analisi sull’iPhone Duo, il prezzo e le anomalie riscontrate durante le dimostrazioni del keynote. Oggi quelle perplessità trovano nuovi elementi nelle testimonianze degli acquirenti, nei test indipendenti e soprattutto nel confronto con Samsung, che ha avuto anni per perfezionare un prodotto che Apple presenta soltanto adesso come una conquista tecnologica.

iPhone Duo è il simbolo del passaggio da Tim Cook a John Ternus, ma non della superiorità tecnologica

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Il primo problema riguarda la narrazione costruita attorno al dispositivo. iPhone Duo è arrivato come simbolo del passaggio di consegne tra Tim Cook e John Ternus, trasformando il primo pieghevole dell’azienda nel prodotto destinato a rappresentare una nuova stagione industriale. Eppure Apple non ha inventato questa categoria, non è stata la prima a commercializzarla e soprattutto non ha avuto il coraggio di entrarvi quando i concorrenti stavano ancora affrontando le difficoltà delle prime generazioni. Samsung ha investito per anni nei display flessibili, nelle cerniere, nei materiali e nell’ottimizzazione delle applicazioni, sostenendo anche il costo reputazionale dei primi errori. Apple ha aspettato che il mercato maturasse per presentare un dispositivo dalla forma ormai conosciuta, con uno schermo che si apre come un libro e funzionalità già sperimentate dalla concorrenza.

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La critica era stata formulata anche nell’editoriale sul keynote Apple 2026, dove il marketing veniva contrapposto al reale contenuto innovativo dei nuovi dispositivi. Il passaggio a Ternus non cancella la continuità industriale con Cook, né permette di considerare iPhone Duo una sua invenzione personale. Apple ha trasformato un prodotto arrivato in ritardo in un evento che doveva apparire inevitabilmente rivoluzionario, sostenuto da un linguaggio commerciale nel quale l’innovazione viene misurata soprattutto dalla capacità di suscitare entusiasmo.

Quando non si può vantare il primato tecnologico interviene lo storytelling

Non è un caso che una parte fondamentale della presentazione e delle successive spiegazioni sul dispositivo sia stata affidata anche ai responsabili del prodotto e delle tecnologie display. Una scelta perfettamente legittima, ma che mette in evidenza la necessità di spiegare continuamente perché il pieghevole Apple dovrebbe essere differente da quelli già esistenti. Display più uniforme, piega meno visibile, cerniera progettata per resistere e integrazione con iOS sono diventati gli elementi di uno storytelling che ha cercato di trasformare l’attesa quasi decennale in un valore aggiunto. Eppure il primo contatto pubblico aveva già mostrato ritardi nelle animazioni, problemi di adattamento delle applicazioni e dubbi sull’effettiva maturità del software. Gli esemplari dimostrativi non potevano dimostrare un difetto generalizzato, ma avrebbero dovuto invitare a una maggiore prudenza. Chi raccontava che Apple avesse finalmente perfezionato ciò che Samsung non era riuscita a realizzare avrebbe dovuto attendere almeno l’arrivo dei primi dispositivi nelle mani degli acquirenti. Invece l’entusiasmo della presentazione è stato spesso scambiato per una valutazione definitiva della qualità.

Samsung Galaxy Z Fold 8 dimostra che Apple non ha inventato nulla

Il confronto con Samsung è inevitabile perché Galaxy Z Fold è arrivato all’ottava generazione mentre Apple commercializza il proprio primo pieghevole. Il produttore sudcoreano ha affrontato negli anni problemi di resistenza, software, spessore e autonomia, modificando progressivamente il prodotto e creando un ecosistema di applicazioni adattate alle superfici più grandi. Non significa che Galaxy Z Fold 8 sia perfetto, né che Samsung abbia eliminato tutti i compromessi dei display pieghevoli. Significa però che il confronto non può essere costruito fingendo che Apple abbia aperto una categoria completamente nuova.

Galaxy Z Fold8
Galaxy Z Fold8

Le funzionalità che hanno suscitato entusiasmo nelle prime recensioni di iPhone Duo, dalla possibilità di lavorare su due applicazioni contemporaneamente all’utilizzo del dispositivo parzialmente aperto, sono in buona parte esperienze già conosciute dagli utenti Android. La differenza si trova nell’implementazione, nell’interfaccia e nel rapporto con l’ecosistema iOS, non nell’invenzione del concetto. Il paradosso è che l’arrivo di Apple sta producendo vantaggi anche per Samsung. Le rilevazioni sudcoreane avevano mostrato una crescita del 10 per cento delle vendite domestiche di Galaxy Z Fold 8 nella settimana successiva alla presentazione dell’iPhone Duo. Un dato che non può essere automaticamente attribuito alla superiorità di Samsung, ma che indica un effetto molto interessante: Cupertino ha aumentato l’attenzione dell’intero mercato verso una categoria che altri produttori avevano costruito molto prima.

Lo schermo Apple è prodotto da Samsung, ma il progetto resta responsabilità di Cupertino

C’è un ulteriore aspetto che rende il confronto ancora più significativo. Il pannello OLED flessibile di iPhone Duo è prodotto da Samsung Display sulla base delle specifiche definite da Apple. Non si tratta semplicemente di uno schermo Galaxy acquistato e montato su un iPhone: la costruzione è personalizzata e risponde a precise richieste dell’azienda americana. Ma proprio questo rende difficile attribuire al fornitore sudcoreano ogni eventuale problema emerso sul prodotto finale.

Il display deve lavorare insieme alla cerniera, agli strati protettivi, agli adesivi e al telaio progettati per la particolare architettura di iPhone Duo. Sono elementi che richiedono una validazione complessiva e che non possono essere valutati separatamente. La questione era già stata affrontata nell’approfondimento sulla cover layer sostituibile di iPhone Duo e sulla piega che Apple ha cercato di rendere meno evidente. Apple ha scelto un display Samsung realizzato su misura, ma sarà Apple a dover rispondere dell’affidabilità dell’intero dispositivo.

I problemi software di iPhone Duo ricordano quelli già superati dai primi pieghevoli Android

Il secondo problema è il software. Le prime recensioni hanno riconosciuto prestazioni elevate al processore A20 Pro e una buona qualità visiva, ma hanno evidenziato anche diverse limitazioni nelle applicazioni e nell’utilizzo dei due schermi. Alcuni programmi non sono ancora completamente adattati al formato, altri mostrano spazi inutilizzati o interfacce che non sfruttano adeguatamente la superficie interna. Sono comparsi anche filmati con animazioni poco fluide durante la rotazione e il passaggio tra le modalità di utilizzo, anomalie che non permettono di condannare l’intero sistema operativo, ma che contraddicono la rappresentazione di un’esperienza già completamente perfezionata. L’aspetto più curioso è che Apple sta affrontando difficoltà di adattamento che Android ha dovuto gestire anni fa, proprio quando Samsung iniziava a commercializzare i primi Galaxy Fold. Le applicazioni devono riconoscere configurazioni differenti, modificare la disposizione degli elementi grafici e adattarsi continuamente all’apertura e alla chiusura del dispositivo. Il problema è stato approfondito anche nell’analisi sull’iPhone Duo e sulla dipendenza dagli sviluppatori per l’effettivo sfruttamento del doppio display. Non basta progettare un hardware nuovo se il software continua a comportarsi come se dovesse funzionare soltanto su uno smartphone tradizionale.

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La situazione è ancora più significativa considerando che alcune funzionalità arriveranno attraverso aggiornamenti successivi. Il supporto ad Apple Pencil e gli interventi previsti sull’interfaccia confermano che il prodotto commercializzato non esaurisce ancora le capacità promesse. Le prime recensioni e le informazioni sull’aggiornamento iOS 27.2 mostrano dunque una realtà differente dalle celebrazioni iniziali: iPhone Duo è un dispositivo potente e versatile, ma la sua maturità software non è automaticamente superiore a quella dei concorrenti. Anche questo avrebbe meritato maggiore attenzione da parte degli influencer che avevano già decretato il successo tecnologico di Cupertino.

Gli schermi iniziano a rompersi e il test di JerryRigEverything mette Apple in difficoltà

La criticità più importante riguarda però la resistenza fisica. Dopo l’arrivo nei negozi del 23 ottobre, alcuni acquirenti hanno segnalato rotture del display interno in corrispondenza della cerniera, anche dopo poche ore di utilizzo e un numero limitato di aperture. Le testimonianze descrivono crepe lungo la piega centrale, linee luminose e pannelli che hanno smesso di funzionare correttamente. Il caso più significativo riguarda un dispositivo che, secondo il proprietario, avrebbe ceduto dopo circa sei ore e meno di venti aperture. Apple ha sostituito alcuni degli esemplari segnalati, ma non ha ancora riconosciuto pubblicamente un difetto generalizzato. È proprio questa distinzione che va conservata nell’analisi sulle prime rotture degli schermi di iPhone Duo.

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Poi è arrivato Zack Nelson, conosciuto come JerryRigEverything, e il suo test ha messo ulteriormente sotto pressione la reputazione del pieghevole Apple. La sabbia e la polvere hanno compromesso la regolare chiusura della cerniera, mentre una successiva flessione forzata all’indietro ha provocato linee verdi permanenti sul display interno, rendendolo infine inutilizzabile. Il vetro esterno ha resistito molto meglio ai graffi rispetto alla superficie flessibile, che mostra segni già ai livelli più bassi della scala di durezza. Tutti elementi documentati nell’approfondimento sul test di resistenza fallito da iPhone Duo.

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Il test non riproduce completamente il normale utilizzo quotidiano e non dimostra che ogni dispositivo sia destinato a rompersi. Ma un prodotto da oltre duemila euro che non sopravvive a determinate sollecitazioni pone inevitabilmente un problema di durabilità, soprattutto quando la resistenza rappresenta uno degli elementi centrali della comunicazione commerciale.

AppleCare diventa un costo quasi inevitabile nella valutazione economica

Ed è qui che entra in gioco AppleCare. iPhone Duo viene venduto in Italia a partire da 2.369 euro, raggiungendo 3.869 euro nella configurazione da 2 TB. A queste cifre si aggiunge la necessità di valutare il rischio economico di una riparazione del pannello flessibile. Apple propone ufficialmente AppleCare+ per iPhone Duo a 359 euro per due anni o 17,99 euro al mese, mentre la copertura che comprende anche furto e smarrimento raggiunge 429 euro per due anni. Non è una polizza obbligatoria e i difetti di conformità restano soggetti alle garanzie previste dalla legge. Ma il problema commerciale è evidente: l’acquirente viene indotto a considerare anche il costo della protezione quando acquista un dispositivo il cui componente più delicato può comportare riparazioni estremamente onerose. Il laboratorio indipendente iFixit, dopo avere smontato iPhone Duo, ha individuato possibili punti di concentrazione delle sollecitazioni vicino alla cerniera e ha assegnato al prodotto un punteggio di riparabilità di 5 su 10, pur riconoscendogli alcuni miglioramenti rispetto agli altri pieghevoli. Apple può rivendicare una migliore organizzazione di determinati interventi, ma non può eliminare il costo strutturale di uno smartphone più complesso. La certificazione europea sulla batteria e sulla riparabilità di iPhone Duo aveva già attribuito al dispositivo una classe di riparabilità C. Per chi spende cifre comprese tra duemila e quasi quattromila euro, la possibilità di dover ricorrere all’assistenza non può essere considerata un dettaglio secondario.

Apple vende ancora uno status symbol in un mondo economicamente più fragile

Eppure iPhone Duo continuerà probabilmente a vendere. È questa la contraddizione più interessante del mercato contemporaneo: in una società attraversata da crescenti difficoltà economiche esiste una fascia di consumatori disposta a spendere cifre enormi per dispositivi il cui valore non viene determinato esclusivamente dalle prestazioni tecniche. Apple continua a vendere appartenenza, riconoscibilità e status symbol, trasformando l’acquisto di uno smartphone in un’esperienza che riguarda anche la posizione sociale percepita.

Non significa che tutti gli acquirenti siano inconsapevoli o che iPhone Duo non possieda qualità reali. Significa che il prestigio del marchio può diventare più importante della valutazione comparativa, soprattutto quando una parte dell’informazione tecnologica contribuisce a presentare ogni nuovo prodotto Apple come un passaggio obbligato verso la modernità.

È lo stesso meccanismo criticato nell’analisi sul keynote Apple e sul prezzo elevatissimo richiesto per tecnologie già conosciute. La domanda non è soltanto se iPhone Duo sia un buon telefono, ma se valga davvero il sovrapprezzo rispetto a prodotti concorrenti che offrono funzionalità simili e hanno alle spalle più generazioni di sviluppo.

Il vero punto di forza di Apple è rendere difficile abbandonare iOS

C’è inoltre un fattore che continua a garantire ad Apple un vantaggio commerciale enorme: la difficoltà pratica di cambiare ecosistema. Chi utilizza da anni iPhone, Mac, iPad, Apple Watch, iCloud, AirDrop, iMessage e servizi collegati deve affrontare un passaggio non sempre immediato quando decide di trasferirsi verso Android. Molti dati possono essere esportati e numerosi strumenti facilitano la migrazione, ma la somma delle abitudini, degli acquisti digitali e delle integrazioni tra dispositivi rende il cambiamento molto più complesso del semplice trasferimento di una rubrica telefonica. È una forma di dipendenza commerciale che permette ad Apple di mantenere un rapporto privilegiato con i propri clienti, anche quando la concorrenza presenta tecnologie più mature in determinati segmenti. Il punto era stato affrontato nell’editoriale su Apple, la sovranità tecnologica e il rapporto quasi identitario tra utenti e iPhone. Il consumatore può scegliere un Galaxy Z Fold più conveniente o tecnologicamente collaudato, ma deve contemporaneamente rinunciare a una parte della comodità costruita negli anni attraverso i servizi Apple.

Il vero vantaggio competitivo di Cupertino, quindi, non risiede sempre nel prodotto migliore, ma nella capacità di rendere meno conveniente l’abbandono del proprio ecosistema.

Apple Intelligence resta indietro e la Cina impone le proprie condizioni

Il ritardo sui pieghevoli si inserisce in una fase nella quale Apple ha già incontrato difficoltà nella propria strategia sull’intelligenza artificiale. Samsung ha costruito parte dell’esperienza Galaxy AI attraverso l’integrazione con Gemini e le tecnologie Google, mentre altri produttori Android hanno accelerato nella distribuzione di assistenti, strumenti generativi e funzionalità multimodali. Cupertino dispone oggi di Siri AI e di una nuova architettura Apple Intelligence, ma ha dovuto ricorrere a collaborazioni tecnologiche esterne e confrontarsi con vincoli normativi differenti nei diversi mercati. La situazione europea rimane complessa per l’interazione tra servizi digitali, interoperabilità, protezione dei dati e regolamentazione delle piattaforme. Tuttavia è la Cina a mostrare più chiaramente quanto sia cambiato il rapporto di forza. Apple ha dovuto adattare la propria intelligenza artificiale alle regole tecnologiche di Pechino, accettando l’integrazione di modelli e fornitori locali per poter distribuire le funzionalità generative nel mercato cinese. Il percorso è documentato dall’approvazione di Apple Intelligence in Cina attraverso Qwen di Alibaba e le tecnologie di Baidu, successivamente confermata dai nuovi permessi relativi anche a iPhone Duo. L’analisi sull’arrivo di Apple Intelligence in Cina con Qwen e le limitazioni previste per Siri AI evidenzia che le funzionalità non saranno necessariamente identiche a quelle disponibili nei mercati occidentali.

Pechino impone sovranità tecnologica, l’Europa continua a inseguire

Il dato politico è significativo. La Cina considera l’intelligenza artificiale straniera una tecnologia da sottoporre a condizioni precise quando entra nel proprio mercato, mentre Apple ha accettato di costruire una versione localizzata del servizio pur di continuare a competere con Huawei, Xiaomi e gli altri produttori cinesi. Non è soltanto una questione commerciale. È la dimostrazione di quanto Pechino sia riuscita a imporre alle multinazionali straniere un perimetro tecnologico nazionale. Una contrattazione molto differente da quella europea, dove si discute continuamente di sovranità digitale ma si continua a dipendere da infrastrutture e servizi sviluppati altrove. Il confronto era stato approfondito nell’analisi sulla Cina, i modelli AI nazionali e la fine del mito della superiorità tecnologica occidentale. Il paradosso riguarda anche la comunicazione valoriale di Apple. Cupertino rivendica da anni privacy, libertà individuali e tutela dei diritti, ma quando il mercato cinese impone condizioni differenti l’azienda dimostra una flessibilità commerciale che dovrebbe almeno indurre a distinguere i principi raccontati durante le presentazioni dalle decisioni adottate per conservare fatturato e quote di mercato.

Il marketing ambientale di Apple perde centralità quando arrivano le contraddizioni industriali

La stessa riflessione riguarda l’ambiente. Apple ha costruito negli anni una parte importante della propria reputazione sulla sostenibilità, sull’utilizzo di materiali riciclati, sulla riduzione delle emissioni e sull’obiettivo di neutralità carbonica. Investimenti e risultati ambientali esistono, ma ciò non impedisce di discutere il modo in cui vengono trasformati in messaggi pubblicitari. La vicenda delle etichette carbon neutral, successivamente rimosse da alcune comunicazioni commerciali in seguito all’evoluzione delle regole europee, aveva già mostrato i limiti degli slogan ambientali applicati ai prodotti Apple. Non significa che Cupertino abbia abbandonato gli obiettivi ecologici, che continuano a essere descritti nella documentazione ambientale ufficiale di Apple. Significa piuttosto che la sostenibilità non può essere giudicata soltanto attraverso una percentuale di materiali riciclati o una dichiarazione pubblicitaria.

Un dispositivo da quasi quattromila euro che richiede componenti complessi e riparazioni potenzialmente costose deve essere valutato anche per la sua effettiva durata, perché il prodotto più sostenibile non è necessariamente quello accompagnato dalla comunicazione ambientale più convincente, ma quello capace di continuare a funzionare senza essere sostituito prematuramente.

Trump costringe Apple a investire negli Stati Uniti e ridisegna la filiera produttiva

Anche sul fronte industriale Apple si trova a confrontarsi con una realtà differente rispetto al passato. L’amministrazione Trump ha esercitato una forte pressione sulle grandi aziende tecnologiche affinché rafforzassero investimenti, capacità produttiva e occupazione negli Stati Uniti. Cupertino ha risposto con un piano da 600 miliardi di dollari in quattro anni, destinato a sostenere la filiera americana, la produzione di componenti e lo sviluppo di nuove capacità industriali. Il 20 ottobre Apple ha annunciato nuovi accordi con fornitori statunitensi per iPhone Duo e iPhone 18 Pro, compresi investimenti per il titanio e per componenti avanzati delle fotocamere. Non significa che l’intero iPhone venga improvvisamente assemblato negli Stati Uniti, ma dimostra quanto le scelte geopolitiche americane stiano condizionando una filiera che per decenni ha tratto vantaggio soprattutto dalla produzione asiatica. Apple è stata costretta a ripensare la propria dipendenza industriale proprio mentre raccontava al mercato la superiorità della propria integrazione tecnologica. Il problema non è soltanto economico, ma riguarda il controllo effettivo delle forniture e la capacità di proteggere informazioni industriali distribuite tra numerosi partner.

Il leak di iPhone 18 Pro dimostra che nemmeno i segreti industriali sono al sicuro

Il caso più evidente è rappresentato dalla fuga di informazioni collegata a Tata Electronics. Nel giugno 2026 sono emersi sul dark web materiali attribuiti alla filiera Apple, tra cui video industriali, immagini e documenti relativi ai test del futuro iPhone 18 Pro. La vicenda è stata ricostruita nell’inchiesta sull’iPhone 18 Pro comparso sul dark web dopo la presunta violazione di Tata Electronics. L’attribuzione e l’effettiva estensione del materiale sottratto richiedono prudenza, ma la questione industriale rimane evidente. Un’azienda che controlla rigidamente presentazioni, anticipazioni, immagini e narrazione dei propri prodotti deve confrontarsi con una catena produttiva nella quale i segreti industriali vengono condivisi con una quantità enorme di fornitori. Ogni partner diventa una possibile superficie di esposizione e nessun keynote può cancellare questa vulnerabilità.

Gli influencer vendono entusiasmo, il mercato presenta il conto

Alla fine resta la questione dell’informazione tecnologica. YouTube e le altre piattaforme sono ormai popolate da personaggi che hanno costruito la propria notorietà attraverso recensioni, presentazioni e confronti nei quali spesso la qualità del racconto viene misurata attraverso visualizzazioni, accessi privilegiati e capacità di intercettare il favore degli algoritmi. Non tutti operano allo stesso modo e non mancano professionisti capaci di condurre verifiche indipendenti. Ma una parte del settore sembra avere sostituito l’analisi tecnica con la promozione permanente dell’entusiasmo, trasformando ogni prodotto di fascia alta in un evento da celebrare.

È un meccanismo che ricorda una forma moderna di televendita, nella quale il volto rassicurante e il linguaggio dell’esperto servono soprattutto a costruire fiducia commerciale. La differenza è che oggi non serve acquistare uno spazio televisivo: basta conquistare visibilità attraverso gli algoritmi, essere invitati agli eventi giusti e partecipare al circuito dell’attenzione. Il problema non è guadagnare attraverso contenuti tecnologici, ma presentare un giudizio promozionale come se fosse il risultato di una verifica indipendente.

La vicenda di iPhone Duo mostra quanto possa diventare evidente questa contraddizione. Prima sono arrivate le immagini patinate, i commenti entusiastici e le dichiarazioni sulla rivoluzione del pieghevole Apple. Poi sono arrivate le prime recensioni con le limitazioni software, le testimonianze degli schermi danneggiati, il test di JerryRigEverything e le analisi indipendenti sulla struttura interna. Nel frattempo Samsung continua a vendere i propri pieghevoli e beneficia dell’attenzione prodotta dall’ingresso di Apple. Cupertino continuerà a vendere grazie alla forza del marchio, alla qualità di alcune soluzioni tecniche e alla dipendenza commerciale costruita attorno a iOS, ma non potrà trasformare automaticamente quei risultati economici nella dimostrazione di una superiorità ingegneristica. La questione, quindi, non è stabilire oggi che iPhone Duo sia destinato al fallimento. Sarebbe prematuro quanto era prematuro considerarlo un prodotto perfetto il giorno della presentazione. Il punto è che le criticità emerse erano prevedibili, proprio perché Apple stava entrando per la prima volta in un mercato tecnicamente complesso nel quale Samsung e altri produttori avevano già affrontato anni di problemi e miglioramenti. E allora il mercato sceglierà certamente iPhone Duo, ma dovrà scegliere anche quanto è disposto a pagare per possederlo, proteggerlo e mantenerlo funzionante.

Perché l’innovazione si misura nella qualità e nella durata del prodotto, non nell’entusiasmo di chi ha ricevuto un invito al keynote.

E soprattutto, quando uno smartphone costa fino a quasi quattromila euro, la mela sulla confezione non può continuare a sostituire una verifica seria di ciò che si trova al suo interno.

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