MiCA XRP e finanza globale

MiCA, Francia apre ai rendimenti: Ripple banca, Aviva su XRP Ledger

📌 In Sintesi

  • La Francia propone di regolamentare i premi sulle stablecoin riconosciuti dalle piattaforme, distinguendoli dagli interessi pagati direttamente dagli emittenti, che resterebbero vietati.
  • Ripple annuncia l’approvazione finale dell’OCC per Ripple National Trust Bank, destinata alla gestione delle riserve RLUSD e alla custodia istituzionale di asset digitali.
  • Aviva Investors investe 50 milioni di sterline, circa 59,7 milioni di euro, in una nuova classe tokenizzata del proprio fondo monetario su XRP Ledger.

La revisione del regolamento MiCA apre una frattura sulla remunerazione delle stablecoin, mentre negli Stati Uniti Ripple annuncia il completamento del percorso autorizzativo per la propria banca fiduciaria nazionale e in Europa Aviva Investors investe 59,7 milioni di euro in un fondo monetario tokenizzato su XRP Ledger. Le tre notizie, maturate tra il 21 e il 27 ottobre 2026, mostrano come il confronto sulle criptovalute si stia spostando dalla semplice regolamentazione degli exchange alla struttura dei servizi finanziari. La Francia propone di consentire, entro limiti precisi, i premi riconosciuti agli utilizzatori delle stablecoin da soggetti diversi dagli emittenti, distinguendosi dall’approccio più restrittivo sostenuto dal sistema europeo delle banche centrali. Negli USA, intanto, si consolida l’integrazione tra infrastrutture blockchain e vigilanza bancaria federale.

La Francia contesta il divieto generalizzato sui rendimenti delle stablecoin

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La posizione francese emerge dalla risposta congiunta alla consultazione europea sul regolamento MiCA, pubblicata il 21 ottobre 2026 dalla Direzione generale del Tesoro, dall’Autorité des marchés financiers (AMF), dalla Banque de France e dall’Autorité de contrôle prudentiel et de résolution (ACPR). Il documento propone un’impostazione differente rispetto a quella sostenuta dal Sistema europeo delle banche centrali sulla remunerazione degli e-money token (EMT), categoria che comprende le stablecoin ancorate a una singola valuta ufficiale. Le autorità francesi concordano nel mantenere il divieto di pagare interessi direttamente da parte degli emittenti, ma ritengono che i premi indiretti riconosciuti dalle piattaforme per la detenzione o l’utilizzo delle stablecoin debbano essere regolamentati anziché vietati indiscriminatamente. La distinzione è sostanziale: una stablecoin non diventerebbe automaticamente un deposito remunerato, mentre gli intermediari potrebbero proporre incentivi economici sottoposti a condizioni di trasparenza, senza promettere rendimenti garantiti o commercializzarli come prodotti di risparmio. Parigi richiama il confronto con gli Stati Uniti, dove il GENIUS Act vieta gli interessi riconosciuti dagli emittenti ma lascia spazio a determinate forme di remunerazione da parte di soggetti terzi. Una disciplina europea più restrittiva, secondo le autorità francesi, rischierebbe di indebolire la competitività delle stablecoin denominate in euro e di favorire l’utilizzo di strumenti ancorati al dollaro. La questione tocca direttamente anche l’Italia, dove il regime MiCA condiziona le possibilità offerte agli utenti dagli intermediari autorizzati. Non si tratta, però, di una liberalizzazione già approvata: la proposta francese non modifica le disposizioni attualmente in vigore e richiederebbe un intervento legislativo europeo.

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MiCA divide le autorità europee mentre Ripple annuncia la licenza bancaria USA

Il contrasto istituzionale presenta un elemento significativo: la Banque de France figura tra i firmatari della proposta, pur appartenendo al Sistema europeo delle banche centrali, che ha sostenuto un’estensione del divieto alle remunerazioni indirette, comprese quelle costruite attraverso lending e staking. La divergenza riguarda dunque il perimetro delle attività consentite e il rischio che una stablecoin utilizzata per i pagamenti diventi uno strumento concorrente rispetto ai depositi bancari. Le autorità francesi propongono contemporaneamente una supervisione più incisiva sui grandi operatori crypto, maggiori responsabilità per gli intermediari DeFi e regole specifiche per la multi-emissione delle stablecoin tra Unione europea e Paesi terzi. Mentre l’Europa discute queste condizioni, Ripple ha annunciato il 26 ottobre di aver ricevuto l’approvazione finale dell’Office of the Comptroller of the Currency (OCC) per costituire la Ripple National Trust Bank (RNTB). Secondo il comunicato ufficiale di Ripple, l’istituto potrà gestire le riserve segregate della stablecoin Ripple USD (RLUSD), operare come fiduciario delle garanzie a beneficio dei detentori e offrire servizi di custodia di asset digitali alle imprese. L’emissione di RLUSD resterà invece affidata a Standard Custody & Trust Company, sottoposta alla vigilanza del regolatore finanziario dello Stato di New York. Occorre distinguere questa autorizzazione da quella di una banca commerciale tradizionale: una national trust bank è un istituto specializzato in attività fiduciarie e custodia, non una banca autorizzata indistintamente a raccogliere depositi e concedere prestiti. Rimane inoltre una precisazione documentale: il registro pubblico dell’OCC consultabile il 27 ottobre riporta ancora l’approvazione preliminare condizionata del dicembre 2025, mentre la conferma definitiva proviene dal nuovo comunicato aziendale. L’annuncio segna comunque un passaggio rilevante nel percorso iniziato con le prime autorizzazioni condizionate ottenute da Ripple e BitGo.

Aviva investe 59,7 milioni di euro nel fondo tokenizzato su XRP Ledger

La trasformazione delle infrastrutture finanziarie emerge anche dall’accordo fra Aviva Investors e Ripple, annunciato il 26 ottobre 2026. La società britannica di gestione patrimoniale ha lanciato una nuova classe di quote tokenizzate dell’Aviva Investors Sterling Liquidity Fund, il suo maggiore fondo monetario, che amministra complessivamente circa 22 miliardi di sterline, equivalenti a 26,2 miliardi di euro. Aviva ha investito nella nuova classe 50 milioni di sterline, circa 59,7 milioni di euro al cambio BCE del 26 ottobre, un importo distinto dal patrimonio complessivo del fondo. Secondo la comunicazione ufficiale di Aviva Investors, il prodotto utilizza XRP Ledger attraverso un modello denominato digital twin: le partecipazioni vengono rappresentate sulla blockchain, mentre il fondo mantiene la propria struttura giuridica e operativa tradizionale. Non viene quindi trasferito sulla blockchain l’intero portafoglio di attività finanziarie, né l’investimento implica necessariamente l’acquisto del token XRP. Il fondo resta un UCITS monetario domiciliato in Irlanda, investito in strumenti di debito a breve termine denominati in sterline e di elevata qualità creditizia, con liquidità giornaliera e caratteristiche regolamentari analoghe alla classe convenzionale. La custodia degli attivi rimane affidata a BNY, mentre Komainu e Licuido supportano la componente digitale. L’operazione segue il lancio di una classe tokenizzata del fondo monetario in dollari avvenuto a luglio e porta gli investimenti complessivi nelle due iniziative oltre 86 milioni di sterline, circa 102,6 milioni di euro. Per Ripple si tratta di un rafforzamento della strategia istituzionale, già emersa con la collaborazione iniziale con Aviva per la tokenizzazione dei fondi.

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L’Europa deve distinguere stablecoin, fondi tokenizzati e servizi bancari

Le tre vicende descrivono attività finanziarie differenti che tendono a utilizzare infrastrutture tecnologiche comuni. Le stablecoin sono strumenti di pagamento e trasferimento del valore, le quote tokenizzate di Aviva rappresentano partecipazioni in un fondo regolamentato e la banca fiduciaria annunciata da Ripple riguarda soprattutto custodia e gestione delle riserve. Confondere queste categorie porterebbe a valutazioni errate sia sui rendimenti sia sulle garanzie riconosciute agli investitori. Il caso francese mette in discussione l’opportunità di vietare ogni incentivo economico associato alle stablecoin, soprattutto quando gli intermediari statunitensi possono operare secondo condizioni differenti. L’operazione Aviva dimostra invece che la blockchain può essere integrata nella distribuzione di prodotti finanziari già sottoposti alla disciplina europea, senza necessariamente sostituirne le tutele. Ripple tenta di rafforzare questa convergenza attraverso una struttura bancaria vigilata a livello federale. Per il mercato italiano il punto centrale resta il rapporto tra competitività degli intermediari, protezione dei risparmiatori e possibilità di utilizzare infrastrutture digitali senza trasferire all’estero liquidità e attività finanziarie. Il confronto sulla revisione di MiCA stabilirà quanto spazio l’Europa intende riconoscere a questi modelli, mantenendo distinte le funzioni delle stablecoin da quelle dei prodotti di investimento.

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