📌 In Sintesi
- Google presenta i risultati di uno studio su Gemini in 31 scuole salesiane italiane, con 1.600 docenti e oltre 24.500 studenti rappresentati.
- Il Garante privacy aveva chiesto chiarimenti sulla sperimentazione, sui dati personali dei minori e sulle tecnologie impiegate.
- In Finlandia la polizia indaga per sospetti danni ambientali nel cantiere Google di Muhos, già interessato da uno stop amministrativo.
Google presenta nuovi risultati sull’impiego di Gemini nelle scuole italiane mentre due autorità europee pongono domande, su fronti diversi, alle attività del gruppo. Il 29 ottobre 2026 l’azienda ha pubblicato i dati di una ricerca con la rete salesiana, che descrive lezioni più collaborative e un maggiore coinvolgimento degli studenti. Il Garante privacy italiano, però, aveva già chiesto agli istituti chiarimenti sul trattamento dei dati personali nell’ambito della sperimentazione. Nello stesso giorno, in Finlandia, la polizia ha annunciato un’indagine per sospetti danni ambientali nel cantiere di un data center gestito da una controllata Google. Non sono accuse collegate: entrambe mostrano quanto la crescita dell’AI richieda verifiche indipendenti sulle sue conseguenze.
Cosa leggere
Gemini nelle scuole italiane: i risultati diffusi da Google
La ricerca pubblicata da Google riguarda un programma di un anno realizzato con la rete delle scuole salesiane e l’Università Pontificia Salesiana. L’indagine coinvolge 31 istituti e 1.600 insegnanti, che operano in contesti educativi riferiti a oltre 24.500 studenti tra 13 e 18 anni. Questi numeri non significano che tutti gli studenti abbiano partecipato direttamente a test individuali: la valutazione comprende attività svolte in classe e autovalutazioni sulla progettazione didattica con e senza Gemini for Education. Secondo i dati presentati dall’azienda, i docenti che hanno utilizzato il sistema per costruire le lezioni hanno dichiarato maggiore creatività nel 79% dei casi, contro il 30% delle attività progettate senza l’assistente. Le lezioni frontali sarebbero diminuite del 38%, mentre le attività collaborative guidate dagli studenti sarebbero quasi triplicate; il coinvolgimento dichiarato dagli allievi sarebbe passato dal 77% all’84%. Google segnala inoltre una riduzione del 66% della dipendenza dall’energia del docente per mantenere la classe attiva. Sono indicatori di organizzazione e percezione dell’attività educativa, non una dimostrazione autonoma di miglioramenti generalizzati del rendimento scolastico. Lo studio è presentato dal fornitore della tecnologia, che ha un interesse diretto nella sua diffusione.
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Il Garante aveva chiesto chiarimenti sui dati dei minori
La presentazione dei risultati riporta l’attenzione sulla richiesta formale del Garante privacy ai Salesiani, diffusa il 3 giugno 2026. L’Autorità aveva chiesto al Centro Nazionale Opere Salesiane Scuola di chiarire quali istituti fossero coinvolti, quali informazioni personali venissero trattate, chi fornisse le tecnologie e se fosse stata effettuata una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati. La comunicazione richiamava oltre 1.600 docenti e quasi 29.000 studenti, cifra non perfettamente coincidente con i 24.500 studenti richiamati oggi da Google: le fonti non chiariscono se la differenza dipenda da popolazioni osservate o criteri di conteggio differenti. Non va perciò presentata come una riduzione dei partecipanti. Il Garante aveva fissato 20 giorni per ricevere una risposta, senza contestare in quel comunicato violazioni accertate né annunciare una sanzione. Non è stato individuato un successivo provvedimento pubblico che consenta di stabilire l’esito di quella richiesta. La questione era già stata approfondita nell’inchiesta sull’IA nelle scuole salesiane e sull’intervento del Garante. I risultati didattici, anche se positivi, non risolvono da soli le domande sulla base giuridica, sulla minimizzazione dei dati e sulle garanzie per i minori.
Finlandia, indagine penale sul progetto Google di Muhos
In parallelo, la polizia di Oulu ha comunicato l’apertura di un’indagine preliminare per sospetto danno ambientale connesso ai lavori nell’area di Muhos, nel nord della Finlandia, dove opera Tuike Finland, società controllata da Google. Secondo la ricostruzione della radiotelevisione pubblica finlandese Yle, gli investigatori stanno esaminando cinque richieste di indagine e possibili irregolarità nei sistemi di drenaggio e gestione delle acque. Si tratta di ipotesi da accertare, non di una condanna: gli investigatori prevedono di proseguire il lavoro nel 2027, con nuovi aggiornamenti a dicembre. Il progetto rientra in un programma di investimenti annunciato da Google per circa 13 miliardi di euro in infrastrutture AI finlandesi. La società aveva sostenuto di avere avviato le attività preparatorie sulla base della propria interpretazione delle autorizzazioni necessarie. Il nuovo sviluppo è diverso dalla precedente richiesta amministrativa di sospensione: ora entra in scena un’indagine penale, con verifiche sulle condizioni del cantiere e sull’eventuale sussistenza di reati ambientali.
Stop ai cantieri e piano per le acque: la scadenza del 5 novembre
L’autorità finlandese di vigilanza aveva già ordinato il 6 ottobre l’interruzione delle attività che modificano significativamente il territorio sia a Muhos sia a Kajaani-Otanmäki, poiché le valutazioni d’impatto ambientale non erano state completate. Tuike Finland ha confermato il 14 ottobre di avere sospeso le lavorazioni. Il successivo atto del 22 ottobre richiede per Muhos un piano dettagliato di gestione delle acque entro il 5 novembre, con strutture previste, cronoprogramma e monitoraggio indipendente. Le criticità segnalate riguardano anche piogge intense, scioglimento delle nevi e terreni che possono produrre deflussi acidi. In caso di mancato intervento, l’Autorità valuta strumenti coercitivi amministrativi, compresa una possibile penalità ; non si tratta di una multa già comminata. L’evoluzione giudiziaria aggiorna il quadro emerso nelle prime settimane di ottobre, quando era già stata evidenziata la necessità di completare le valutazioni ambientali prima di proseguire con le trasformazioni fisiche dei siti.
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La crescita dell’AI e il controllo pubblico sulle sue conseguenze
Il collegamento fra Italia e Finlandia è industriale e regolatorio, non giudiziario. Nelle scuole il tema riguarda l’adozione di una piattaforma di intelligenza artificiale in attività che coinvolgono anche minori; nei data center riguarda le trasformazioni del territorio necessarie a ospitare infrastrutture di calcolo. Nel primo caso il Garante ha chiesto informazioni e non ha, nelle fonti esaminate, accertato una violazione; nel secondo la polizia finlandese sta verificando fatti che potrebbero assumere rilevanza penale. Google continua a promuovere i benefici dei propri servizi e investimenti, ma i risultati dichiarati dall’azienda devono convivere con domande indipendenti sulle tutele applicabili. È una contraddizione solo apparente: l’utilità di una tecnologia non costituisce un’esenzione dalle regole sulla privacy o sull’ambiente. Come mostrato anche dall’analisi sulla dipendenza europea dal cloud e dal consumo di risorse dei data center, il vero impatto dell’intelligenza artificiale si misura anche nei costi materiali e nelle responsabilità di chi la distribuisce.
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