📌 In Sintesi
- Prezzo più che triplicato: Raspberry Pi 5 da 16 GB passa da 305 a 385 dollari, con un rincaro immediato di 80 dollari. Al lancio, nel gennaio 2025, costava 120 dollari.
- Nuovi aumenti selettivi: le versioni da 16 GB di Compute Module 5 rincarano di 40 dollari, mentre il prezzo di Raspberry Pi 500+ rimane invariato in questa tornata.
- Crisi delle memorie: Eben Upton denuncia la mancanza di forniture alternative di DRAM da 16 GB e invita gli acquirenti a valutare configurazioni meno costose.
Il Raspberry Pi 5 da 16 GB raggiunge il prezzo ufficiale di 385 dollari, dopo un nuovo aumento di 80 dollari annunciato il 2 novembre 2026. Il computer a scheda singola, lanciato nel gennaio 2025 a 120 dollari, costa oggi più del triplo rispetto al debutto. La decisione arriva direttamente da Eben Upton, amministratore delegato di Raspberry Pi, che attribuisce il rincaro alla difficoltà di reperire memorie DRAM ad alta densità e ad altre carenze nella filiera dei componenti. Aumentano anche i prezzi di Compute Module 5, mentre il desktop Raspberry Pi 500+ viene temporaneamente risparmiato. Per sviluppatori, studenti e imprese italiane, il problema non riguarda soltanto il prezzo di una scheda elettronica, ma la crescente difficoltà di mantenere economicamente accessibili progetti hardware e infrastrutture informatiche compatte.
Cosa leggere
Raspberry Pi 5 da 16 GB passa da 305 a 385 dollari in un solo giorno
Nel comunicato ufficiale pubblicato il 2 novembre, Eben Upton conferma un aumento immediato di 80 dollari per Raspberry Pi 5 nella configurazione da 16 GB di RAM, che passa da 305 a 385 dollari. L’incremento rispetto al listino precedente è di circa 26,2%, ma è il confronto storico a mostrare la portata della trasformazione. Il 9 gennaio 2025, al momento della presentazione, lo stesso modello era stato commercializzato a 120 dollari: in meno di due anni ha accumulato aumenti per 265 dollari, equivalenti a circa il 221% del prezzo iniziale.

La progressione è avvenuta attraverso interventi successivi sui listini, con rincari a dicembre 2025, febbraio, aprile e novembre 2026. Non si tratta dunque di una variazione isolata, ma di una tendenza ormai strutturale per le configurazioni dotate di maggiore memoria. La scheda conserva le caratteristiche hardware che ne hanno determinato il successo, ma il suo posizionamento economico è cambiato radicalmente, avvicinandola a categorie di computer che in passato rappresentavano alternative sensibilmente più costose.
La domanda di memoria per l’AI cambia il mercato dei piccoli computer
Raspberry Pi spiega che i costi della memoria sono cresciuti rapidamente negli ultimi due anni e che la società ha cercato di contenerne gli effetti attraverso la qualificazione di componenti alternativi. Per i prodotti da 16 GB, tuttavia, la disponibilità di fornitori alternativi è insufficiente e altre carenze nella catena di approvvigionamento aggravano la situazione. La spiegazione si inserisce nella trasformazione già documentata attraverso l’analisi della crisi della RAM e dei rincari Raspberry Pi legati all’espansione delle infrastrutture AI.

La competizione per la capacità produttiva delle memorie non riguarda soltanto i server destinati all’addestramento dei grandi modelli, ma produce conseguenze anche sull’elettronica di consumo e sui sistemi embedded. Nel febbraio 2026, Raspberry Pi aveva già collegato esplicitamente gli aumenti della LPDDR4 alla pressione esercitata dagli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il paradosso industriale è che un dispositivo utilizzato anche per sperimentare l’AI locale diventa progressivamente più costoso proprio mentre l’industria investe enormi capitali nelle memorie per l’AI.
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Compute Module 5 aumenta di 40 dollari, Raspberry Pi 500+ evita il rincaro
La nuova decisione non interessa soltanto il computer destinato agli appassionati. Tutte le varianti da 16 GB di Raspberry Pi Compute Module 5 registrano un aumento di 40 dollari, con i prezzi aggiornati riportati nella documentazione ufficiale del prodotto. Il cambiamento assume particolare rilevanza per il settore industriale, perché i moduli Compute vengono integrati in dispositivi e sistemi progettati per funzionare per anni, dove il costo dei componenti incide sulle distinte base e sui margini dei produttori. Raspberry Pi ha comunque evitato un aumento generalizzato dell’intera gamma e ha mantenuto invariato, in questa tornata, il prezzo del Raspberry Pi 500+, il desktop da 16 GB integrato in una tastiera meccanica con SSD. Si tratta di una scelta selettiva, non della garanzia che il prodotto sarà immune da futuri adeguamenti. Il dispositivo era già stato presentato come una soluzione compatta per lo sviluppo e la produttività, con caratteristiche approfondite nell’articolo dedicato al Raspberry Pi 500 Plus con tastiera meccanica e archiviazione SSD. Il nuovo listino dimostra che la quantità di memoria è diventata uno dei principali fattori di differenziazione economica dell’ecosistema.
A 385 dollari conviene ancora acquistare Raspberry Pi 5 da 16 GB?
L’aumento impone una valutazione più rigorosa delle esigenze reali. Upton invita esplicitamente a non acquistare più memoria di quella necessaria, suggerendo configurazioni meno capienti, modelli precedenti e ottimizzazioni delle applicazioni. Per chi utilizza Raspberry Pi come server domestico, piattaforma didattica o controller di automazione, una versione con meno RAM potrebbe soddisfare le necessità senza imporre il costo della configurazione superiore. Diverso è il caso degli sviluppatori che eseguono modelli linguistici locali, ambienti di compilazione pesanti o numerosi servizi contemporaneamente, dove la disponibilità di 16 GB può effettivamente incidere sulle possibilità operative. Sono proprio alcuni degli utilizzi che avevano motivato il lancio della configurazione ad alta memoria nel gennaio 2025. A 385 dollari, però, il confronto con un mini PC tradizionale diventa economicamente legittimo, pur dovendo considerare consumi, ingombro, interfacce, compatibilità software e requisiti del progetto. Il punto non è stabilire che Raspberry Pi abbia perso ogni convenienza, ma riconoscere che la sua competitività non può più essere valutata facendo riferimento ai prezzi storici.
Prezzi in Italia: attenzione ai rivenditori e ai listini non ufficiali
Per gli acquirenti italiani, 385 dollari rappresentano il prezzo ufficiale annunciato dal produttore, non un listino italiano verificato in euro. Il costo finale può variare in funzione della fiscalità applicabile, della distribuzione e delle condizioni del singolo rivenditore. Raspberry Pi avverte inoltre che alcuni operatori stanno approfittando delle difficoltà di approvvigionamento per proporre dispositivi a prezzi gonfiati oppure prodotti non corrispondenti a quelli dichiarati. La società raccomanda di utilizzare la propria rete ufficiale di rivenditori autorizzati, che comprende operatori internazionali selezionati. Per scuole, laboratori, piccole imprese e sviluppatori italiani diventa quindi essenziale confrontare i prezzi effettivamente praticati e valutare le configurazioni in base al progetto, evitando acquisti sovradimensionati.
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Raspberry Pi promette di ridurre i prezzi quando terminerà la crisi
Nel comunicato, Upton descrive la situazione delle memorie come difficile ma temporanea, ribadendo l’intenzione di ridurre nuovamente i listini quando le condizioni di mercato lo permetteranno. Non viene però indicata una data, né viene garantito un ritorno ai prezzi originari. Il produttore deve quindi confrontarsi con una contraddizione crescente: continuare a difendere la propria identità di piattaforma accessibile mentre aumentano i costi dei componenti fondamentali. Il rincaro da 120 a 385 dollari è il segnale più evidente di questa trasformazione. Per il mercato italiano, la novità non è soltanto l’ennesimo aumento, ma il fatto che l’accessibilità economica dell’hardware sia ormai direttamente condizionata dalle priorità della filiera globale delle memorie.
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