📌 In sintesi
- La Banca nazionale ucraina non sostiene il disegno di legge 10225-d. La versione destinata alla seconda lettura non recepisce alcuni accordi precedentemente raggiunti tra autorità finanziarie e rappresentanti istituzionali.
- I token stranieri potrebbero aggirare i controlli monetari. La NBU chiede poteri equivalenti su asset emessi in Ucraina e all’estero, soprattutto quando svolgono funzioni paragonabili alla moneta elettronica.
- Le licenze degli exchange sollevano rischi di monopolio e corruzione. La versione finale non stabilisce un limite preciso al numero di operatori autorizzabili nei primi cinque anni, lasciando ampia discrezionalità all’autorità dei mercati finanziari.
La Banca nazionale dell’Ucraina (NBU) si oppone alla nuova legge sulle criptovalute, denunciando il rischio che la regolamentazione del mercato degli asset digitali favorisca concentrazioni economiche, autorizzazioni discrezionali e l’ingresso di token stranieri privi di controlli adeguati. Il 4 novembre 2026, l’istituto centrale rende pubblica la propria posizione contro l’attuale formulazione del disegno di legge 10225-d, già esaminato dalla commissione finanziaria della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino. Il documento punta a regolamentare la circolazione delle criptovalute secondo un modello ispirato al regolamento europeo MiCA, ma secondo la banca centrale contiene disposizioni incompatibili con la tutela della sovranità monetaria e con un sistema competitivo di autorizzazione degli operatori. Il dissenso assume particolare rilievo perché riguarda direttamente i poteri della Commissione nazionale per i titoli e il mercato azionario, destinataria di una discrezionalità che la NBU considera eccessiva. La banca centrale non contesta la legalizzazione del mercato crypto, ma il rischio di creare un sistema regolamentato soltanto formalmente, con controlli diseguali e possibili posizioni monopolistiche.
Cosa leggere
Ucraina, la Banca centrale respinge la legge sulle criptovalute prima della seconda lettura
La posizione della National Bank of Ukraine arriva dopo un confronto tra parlamentari, regolatori, operatori del mercato e partner internazionali. Secondo la comunicazione della NBU ripresa da Ukrinform, la banca centrale ha partecipato attivamente alla preparazione del disegno di legge 10225-d, raggiungendo diversi compromessi sulla ripartizione delle competenze e sulle condizioni di accesso al mercato. Il problema nasce quando la versione definitiva, raccomandata dalla commissione competente per la seconda lettura, viene trasmessa alla NBU soltanto nella tarda serata del 3 novembre.
Il giorno successivo il vicegovernatore Oleksii Shaban presenta formalmente le obiezioni durante la riunione della commissione parlamentare, ma secondo l’istituto il formato dell’incontro non consente un confronto tecnico sufficientemente approfondito. La banca denuncia quindi una procedura non abbastanza trasparente e afferma che diverse intese fondamentali sono state escluse dal testo finale. La questione non riguarda soltanto il calendario legislativo: le norme contestate potrebbero determinare chi controlla il mercato crypto ucraino, quali operatori possono accedervi e quali strumenti finanziari stranieri possono circolare senza autorizzazioni equivalenti a quelle nazionali.
I token esteri minacciano il controllo della moneta nazionale
La prima criticità riguarda l’ingresso di token emessi all’estero che possono funzionare come strumenti di pagamento, pur non essendo necessariamente assoggettati a una vigilanza adeguata nei Paesi di emissione. La NBU teme che questi asset possano assumere caratteristiche assimilabili alla moneta elettronica senza rispettare le stesse regole applicate agli strumenti emessi sul territorio nazionale. Il risultato potrebbe essere la creazione di circuiti finanziari paralleli, difficili da sottoporre alle normali misure di controllo della liquidità e dei flussi monetari.
La sovranità monetaria rappresenta il punto centrale della contestazione. Una banca centrale deve poter intervenire sui rischi che interessano il sistema dei pagamenti, la stabilità dei prezzi e l’efficacia delle proprie decisioni di politica monetaria. Se un token straniero viene utilizzato diffusamente come mezzo di pagamento ma rimane fuori dal perimetro di vigilanza, l’autorità nazionale può perdere capacità di controllo su una parte delle transazioni economiche. La NBU chiede perciò di poter valutare e, quando necessario, limitare la circolazione di questi strumenti, applicando poteri analoghi a quelli già previsti per i token emessi in Ucraina. Il problema richiama le criticità individuate dal Financial Stability Board sulle stablecoin globali e sui rischi derivanti dalla frammentazione della vigilanza internazionale.
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MiCA e arbitraggio regolamentare: l’Ucraina vuole regole equivalenti per tutti
Il secondo problema riguarda il cosiddetto arbitraggio regolamentare, ossia la possibilità di sfruttare differenze tra ordinamenti e requisiti autorizzativi per operare in condizioni più favorevoli rispetto ai concorrenti. Nel testo contestato, gli asset digitali stranieri potrebbero beneficiare di procedure di ingresso semplificate rispetto ai token emessi da soggetti ucraini. Secondo la banca centrale, questa differenza rischia di creare un mercato nel quale gli operatori nazionali devono rispettare obblighi più severi di quelli applicati a prodotti stranieri sostanzialmente equivalenti.
La NBU non propone di chiudere il mercato alle criptovalute internazionali. Sostiene invece che l’accesso debba essere subordinato a condizioni capaci di impedire l’elusione dei controlli finanziari e la formazione di segmenti sottratti alla supervisione statale. Il riferimento dichiarato rimane MiCA, il quadro europeo che distingue diverse categorie di crypto-asset e introduce regole specifiche per emittenti e prestatori di servizi. L’istituto richiama anche gli standard internazionali e le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale, considerati strumenti per conciliare innovazione finanziaria e stabilità economica. Una questione analoga emerge nel confronto europeo sulle riserve delle stablecoin e sulle richieste di modifica delle regole MiCA avanzate da Circle, dove l’equivalenza tra giurisdizioni costituisce un tema centrale della regolamentazione.
Exchange crypto, la Banca centrale denuncia il rischio di monopolio nelle licenze
La contestazione più rilevante sul piano politico e industriale riguarda l’autorizzazione degli operatori che gestiscono le piattaforme di scambio. Nella proposta iniziale la Banca nazionale ucraina aveva sostenuto un modello privo di limiti quantitativi, nel quale ogni impresa in possesso dei requisiti previsti avrebbe potuto chiedere l’autorizzazione. Il principio era quello di favorire la concorrenza attraverso criteri trasparenti, anziché stabilire amministrativamente quanti operatori potessero entrare nel mercato.
Durante le trattative la NBU aveva accettato una soluzione di compromesso proposta dalla Commissione nazionale per i titoli e il mercato azionario, che prevedeva di limitare inizialmente le autorizzazioni a tre persone giuridiche selezionate attraverso una procedura competitiva. La versione finale del disegno di legge elimina però, secondo la banca centrale, una definizione precisa del numero di operatori ammessi nei primi cinque anni. La decisione viene sostanzialmente rimessa alla discrezionalità dell’autorità di vigilanza.
La NBU identifica in questa impostazione il rischio di concentrazione del mercato e di possibili abusi nelle autorizzazioni. Non denuncia episodi di corruzione già dimostrati, ma considera insufficiente un sistema che non stabilisce criteri quantitativi e garanzie anticoncorrenziali chiaramente verificabili. Il rischio è che l’accesso al settore dipenda da decisioni amministrative con un margine di discrezionalità molto ampio, anziché da requisiti tecnici, patrimoniali e organizzativi applicati uniformemente.
La legge 10225-d resta in Parlamento: la legalizzazione crypto non è cancellata
Il disegno di legge 10225-d, registrato il 24 aprile 2025, riguarda le modifiche al Codice tributario e ad altre disposizioni necessarie per disciplinare la circolazione degli asset virtuali in Ucraina. La scheda ufficiale della Verkhovna Rada conferma che il progetto è stato approvato come base il 3 settembre 2025 e risulta ancora nella fase di preparazione della seconda lettura. L’obiettivo è definire un quadro operativo per il mercato delle criptovalute, comprese la tassazione e le condizioni richieste ai prestatori di servizi.
La controversia si inserisce in un percorso iniziato nel 2022, quando il presidente Volodymyr Zelensky firmò una prima legge sugli asset virtuali. Quel provvedimento aveva posto le basi per riconoscere giuridicamente il settore, ma la sua piena operatività era rimasta subordinata all’introduzione di ulteriori norme fiscali. Il progetto attuale dovrebbe completare questo percorso, definendo anche la distribuzione dei poteri tra banca centrale e autorità del mercato dei capitali.
La contrarietà della NBU non equivale quindi alla bocciatura parlamentare della legge, né determina automaticamente il divieto di utilizzare criptovalute. È una presa di posizione istituzionale che chiede modifiche prima dell’approvazione definitiva. Le disposizioni ancora in discussione non devono essere presentate come obblighi già entrati in vigore.
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La sovranità finanziaria ucraina passa anche dal controllo delle criptovalute
Il dissenso della Banca nazionale ucraina rivela una frattura istituzionale su chi debba governare il mercato degli asset digitali e con quali limiti. Da un lato il Parlamento vuole completare un percorso normativo rimasto incompiuto per anni, introducendo regole fiscali e autorizzazioni per gli operatori. Dall’altro la banca centrale chiede che lo sviluppo del settore non riduca i suoi poteri sugli strumenti di pagamento, non favorisca asset stranieri sottoposti a controlli inferiori e non concentri le autorizzazioni nelle mani di pochi operatori.
La questione assume un peso particolare in un Paese che, durante la guerra, ha utilizzato anche le criptovalute per raccogliere risorse e sostenere iniziative economiche e umanitarie. L’esistenza di un mercato attivo non elimina tuttavia l’esigenza di proteggere la grivnia, le infrastrutture di pagamento e la stabilità finanziaria nazionale. La richiesta della NBU è circoscritta ma sostanziale: riscrivere le disposizioni contestate, chiarire i poteri delle autorità e garantire regole trasparenti per l’accesso al mercato. Fino a quando tali modifiche non saranno discusse e approvate, il disegno di legge 10225-d rimarrà al centro di un confronto che coinvolge direttamente la sovranità economica dell’Ucraina e il futuro della sua industria crypto.
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