Chat cifrata e arresto al Laurentino 38

Roma, spaccio via chat al Laurentino 38: cocaina dall’estero e auto estorte per i debiti

🛡️ Executive Summary

  • La Polizia di Stato colpisce la piazza di spaccio del quinto ponte al Laurentino 38. Eseguite quattro misure cautelari e un ulteriore arresto in flagranza, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Roma.
  • Il traffico di cocaina era gestito anche attraverso chat criptate. Secondo gli investigatori, il presunto capo coordinava a distanza rifornimenti, confezionamento e consegne, utilizzando anche prestanome pagati mille euro per ritirare i pacchi.
  • Le estorsioni coinvolgevano collaboratori e familiari. Un debito iniziale di 14mila euro sarebbe stato recuperato attraverso minacce, pagamenti in contanti e la cessione forzata di automobili.

Un’organizzazione dedita allo spaccio di cocaina, coordinata anche attraverso piattaforme di messaggistica criptate e sostenuta da un sistema di estorsioni ai danni degli stessi collaboratori, è al centro di un’operazione della Polizia di Stato nel quartiere Laurentino 38 di Roma. Il 7 novembre 2026, gli investigatori della Squadra di polizia giudiziaria del IX distretto Esposizione hanno eseguito quattro misure cautelari, alle quali si aggiunge un arresto in flagranza. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ricostruisce attività illecite che si sarebbero sviluppate fra maggio 2023 e novembre 2025, con un modello organizzativo nel quale traffico internazionale di stupefacenti, distribuzione locale e controllo violento dei debiti si intrecciavano. Il centro delle operazioni era la piazza di spaccio conosciuta come “5° ponte”, mentre la tecnologia consentiva al presunto responsabile di dirigere le attività anche senza essere fisicamente presente sul territorio.

Laurentino 38, quattro misure cautelari e un arresto in flagranza

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Il provvedimento giudiziario dispone complessivamente sei misure cautelari, cinque in carcere e una agli arresti domiciliari. Quattro vengono eseguite durante l’operazione del 7 novembre: tre in carcere e una ai domiciliari. Un ulteriore indagato, non destinatario di quelle misure, viene arrestato in flagranza perché trovato in possesso di dosi di cocaina già confezionate e destinate, secondo gli investigatori, alla vendita. La distinzione fra provvedimenti disposti, misure effettivamente eseguite e arresto in flagranza è necessaria per ricostruire correttamente il bilancio dell’intervento. Il presunto organizzatore è gravemente indiziato di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione abusiva di armi. Una donna, sottoposta a detenzione domiciliare, deve rispondere anche di tentata estorsione e lesioni personali aggravate. Le contestazioni comprendono, nelle diverse posizioni investigative, anche rapine e detenzione illegale di munizioni. Si tratta di accuse formulate nella fase delle indagini preliminari: le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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Cocaina dall’estero nascosta nei pacchi: mille euro ai prestanome

Secondo la ricostruzione della Polizia, l’approvvigionamento della piazza di spaccio avveniva anche attraverso spedizioni provenienti dall’estero, nelle quali la cocaina veniva occultata all’interno di pacchi imballati, persino fra capi di biancheria intima. Le consegne erano indirizzate a prestanome compiacenti, incaricati di ricevere il materiale senza apparire direttamente coinvolti nella distribuzione. Il compenso previsto per il semplice ritiro raggiungeva mille euro, un elemento che mostra l’importanza attribuita dall’organizzazione alla separazione fra chi gestiva i traffici e chi materialmente riceveva la merce. Il presunto capo piazza avrebbe supervisionato l’intera filiera, dall’acquisizione dello stupefacente alla sua lavorazione, fino al confezionamento e alla distribuzione delle singole dosi. Le modalità di vendita cambiavano frequentemente per evitare i controlli: alle cessioni nella piazza tradizionale si affiancavano consegne a domicilio e appuntamenti in luoghi meno prevedibili. La struttura combinava quindi una base territoriale stabile con canali di distribuzione flessibili, adattati alle esigenze dei clienti e alle attività di contrasto delle forze dell’ordine.

Le chat criptate diventano lo strumento di coordinamento dello spaccio

Un elemento centrale dell’indagine riguarda l’utilizzo di piattaforme di messaggistica criptate per coordinare i collaboratori. Attraverso le conversazioni digitali, il presunto responsabile avrebbe impartito disposizioni ai pusher, assegnato le quantità di cocaina e modificato le modalità operative. La gestione a distanza consentiva di mantenere il controllo della piazza senza partecipare personalmente a ogni consegna, separando le decisioni organizzative dalle attività più esposte agli interventi della Polizia. Il comunicato non identifica le applicazioni utilizzate né descrive le tecniche investigative impiegate per ricostruire le comunicazioni. Non è dunque possibile sostenere che gli investigatori abbiano violato la crittografia delle piattaforme. Il caso conferma invece l’impiego della messaggistica come strumento logistico del narcotraffico, un fenomeno già emerso nell’operazione contro lo spaccio online di cocaina a Roma, organizzato attraverso social network e consegne a domicilio.

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Debiti di droga, estorsioni e automobili sottratte ai familiari

L’inchiesta prende avvio nel settembre 2024, quando uno dei collaboratori del presunto capo decide di dissociarsi dall’organizzazione. L’uomo sarebbe diventato vittima di una serie di estorsioni legate a debiti maturati durante l’attività di spaccio. Una prima richiesta, risalente al 2023, ammontava a 14mila euro e sarebbe stata soddisfatta attraverso la consegna forzata di un’automobile e il pagamento di somme in contanti. La situazione sarebbe peggiorata dopo un arresto e il sequestro di una partita di droga: il presunto capo avrebbe imposto al collaboratore di rimborsare il valore dello stupefacente sottratto al mercato. Le pressioni avrebbero coinvolto anche i familiari, costretti a mettere a disposizione una seconda automobile come garanzia del debito. La violenza economica costituiva così un meccanismo di controllo interno, attraverso il quale l’organizzazione avrebbe mantenuto i collaboratori in una condizione di dipendenza e assoggettamento.

Spaccio digitale e controllo territoriale, il modello criminale ricostruito dalla Polizia

L’operazione del Laurentino 38 mostra come strumenti digitali e metodi tradizionali di intimidazione possano convivere nella stessa organizzazione criminale. Le chat permettevano di coordinare forniture e vendite, mentre le minacce e le estorsioni servivano a mantenere il controllo dei rapporti economici. La tecnologia non sostituiva la struttura territoriale dello spaccio, ma ne ampliava la capacità organizzativa. L’indagine documenta un modello nel quale distribuzione flessibile, comunicazioni a distanza e coercizione dei collaboratori operavano insieme. Il procedimento giudiziario dovrà chiarire le responsabilità dei singoli indagati, mentre l’intervento della Polizia di Stato ha colpito la rete di rifornimento della piazza del quinto ponte.

Fonte istituzionale: Polizia di Stato, Roma, spaccio via chat e estorsioni al quartiere Laurentino 38, 7 novembre 2026.

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