Il Regno Unito e Taiwan si trovano oggi su due fronti diversi ma convergenti della guerra cibernetica globale, con Londra che annuncia un piano da 250 milioni di euro per rafforzare le difese cyber del settore pubblico e Taipei che denuncia un aumento del 1000% degli attacchi informatici cinesi contro il settore energetico nel 2025. In entrambi i casi emergono infrastrutture critiche sotto pressione, una correlazione diretta tra cyberattacchi e tensioni geopolitiche e la consapevolezza che la sicurezza digitale è ormai parte integrante della sicurezza nazionale.
Il piano cyber del Regno Unito e la protezione dei servizi pubblici essenziali
Il governo del Regno Unito ha annunciato una nuova strategia nazionale di cybersecurity con investimenti superiori a 250 milioni di euro, destinati a rafforzare in modo strutturale la resilienza digitale dei dipartimenti governativi e dell’intero settore pubblico. L’obiettivo dichiarato è proteggere servizi essenziali come sanità, sistema fiscale, benefici sociali e infrastrutture critiche, sempre più esposti a ransomware e attacchi mirati.

Il piano introduce una unità cyber governativa dedicata, incaricata di coordinare la gestione del rischio, la prevenzione e la risposta agli incidenti su scala nazionale. Secondo il ministro per il governo digitale Ian Murray, oggi un cyberattacco può disattivare servizi pubblici in pochi minuti, interrompendo attività quotidiane fondamentali per cittadini e imprese. Per questo motivo il governo punta a innalzare gli standard minimi di sicurezza, migliorare la visibilità sui rischi cyber e garantire che ogni dipartimento disponga di capacità robuste di incident response.

Un elemento centrale della strategia è il nuovo schema di ambasciatori per la sicurezza software, pensato per diffondere best practice e competenze tecniche attraverso una collaborazione strutturata tra settore pubblico e privato. Tra le aziende coinvolte figurano Cisco, Palo Alto Networks, Sage, NCC Group e Santander, chiamate a condividere know-how su sviluppo sicuro, supply chain software e mitigazione delle vulnerabilità.

Il piano si inserisce in un quadro normativo più ampio. All’inizio dell’anno il Regno Unito ha vietato il pagamento dei riscatti da parte di organizzazioni pubbliche e infrastrutture critiche, con l’obiettivo di ridurre l’attrattività economica del ransomware. A questo si aggiunge una nuova legge su cybersecurity e resilienza, presentata in Parlamento il 12 novembre, che aggiorna e rafforza i regolamenti del 2018 su reti e sistemi informativi, estendendo le protezioni a ospedali, energia, trasporti e forniture idriche.

Le misure rispondono a incidenti concreti. Attacchi recenti hanno compromesso sistemi payroll del Ministero della Difesa e causato gravi disruption al NHS, con oltre 11.000 appuntamenti medici cancellati. Parallelamente, i principali operatori mobili britannici hanno avviato un programma congiunto con il governo per eliminare lo spoofing dei numeri telefonici entro un anno, contrastando frodi e truffe su larga scala.
Taiwan e l’escalation degli attacchi cyber cinesi al settore energetico
Sul fronte asiatico, Taiwan ha denunciato una escalation senza precedenti degli attacchi cyber attribuiti alla Cina, con un incremento del 1000% nel 2025 contro il settore energetico rispetto all’anno precedente. I dati del bureau nazionale di sicurezza taiwanese indicano che le attività malevole legate a Pechino hanno colpito nove settori critici, con una crescita complessiva del 6% degli incidenti su infrastrutture strategiche.
Il settore energetico risulta il più bersagliato. Gli attacchi prendono di mira sistemi di controllo industriale, apparati di rete e ambienti OT, sfruttando sistematicamente le finestre di vulnerabilità durante gli aggiornamenti software pianificati. In questi momenti gli attaccanti riescono a impiantare malware persistenti, osservare la pianificazione operativa, raccogliere informazioni su procurement e supply chain e mappare i sistemi di backup.
Altri comparti mostrano andamenti differenziati. Emergenza e ospedali registrano un incremento del 54%, mentre comunicazioni e trasmissioni segnano un +6,7%. Settori come parchi industriali e alimentare restano stabili, mentre amministrazioni pubbliche, finanza e risorse idriche mostrano una diminuzione degli incidenti, segnale di contromisure più efficaci o di un riorientamento degli attaccanti.
Il bureau evidenzia inoltre una correlazione temporale diretta tra i picchi di attività cyber e eventi politici o militari, come esercitazioni cinesi, annunci governativi o viaggi all’estero di funzionari di alto livello, suggerendo una integrazione strategica tra pressione militare e dominio digitale.
Gruppi hacker cinesi, tecniche operative e risposta internazionale
Le attività sono attribuite a una costellazione di gruppi legati alla Cina, tra cui BlackTech, Flax Typhoon, Mustang Panda, APT41 e UNC3886. Questi attori utilizzano un mix di sfruttamento di vulnerabilità hardware e software, attacchi DDoS distribuiti, ingegneria sociale e compromissioni della supply chain per ottenere accesso iniziale e mantenere persistenza.
Nel settore energetico, la tecnica dominante resta l’iniezione di malware durante gli upgrade software, una modalità particolarmente efficace perché sfrutta processi legittimi e riduce le probabilità di rilevamento immediato. Una volta compromessi, i sistemi industriali diventano strumenti di spionaggio operativo e potenziali leve di sabotaggio infrastrutturale.
In risposta, Taiwan ha intensificato la cooperazione internazionale, collaborando con oltre 30 Paesi che identificano la Cina come una delle principali minacce cyber strategiche. La condivisione di threat intelligence, le indagini congiunte e il monitoraggio coordinato delle infrastrutture malevole rappresentano oggi uno dei pilastri della difesa taiwanese, insieme al rafforzamento delle misure tecniche nei settori più esposti.
Cybersecurity e geopolitica: una convergenza strutturale
I casi del Regno Unito e di Taiwan mostrano come le minacce cyber abbiano assunto una dimensione apertamente geopolitica. Londra investe per proteggere servizi pubblici e infrastrutture nazionali, riconoscendo che un attacco informatico può generare effetti economici e sociali immediati. Taipei, invece, affronta una pressione cyber coordinata che accompagna le tensioni militari e politiche nello Stretto. In entrambi i contesti emergono elementi comuni: unità dedicate alla gestione del rischio, legislazione più severa, divieti sui pagamenti dei riscatti, collaborazioni pubblico-private e intelligence sharing internazionale. La cybersecurity si configura così come una estensione diretta della sicurezza nazionale, economica ed energetica, non più confinata al perimetro tecnico ma centrale nelle strategie di Stato.
Domande frequenti su Regno Unito e Taiwan nella sicurezza cyber
Perché il Regno Unito ha deciso di investire 250 milioni di euro nella cybersecurity pubblica?
Perché i cyberattacchi hanno dimostrato di poter interrompere servizi essenziali in pochi minuti, con impatti diretti su sanità, fiscalità e benefici sociali, rendendo necessaria una resilienza strutturale del settore pubblico.
Cosa significa l’aumento del 1000% degli attacchi cinesi al settore energetico taiwanese?
Indica una escalation mirata verso infrastrutture critiche, con obiettivi di spionaggio operativo e potenziale sabotaggio, spesso sincronizzata con eventi politici o militari.
Quali sono i principali metodi usati dai gruppi hacker cinesi contro Taiwan?
Sfruttamento di vulnerabilità hardware e software, iniezione di malware durante aggiornamenti, attacchi DDoS, ingegneria sociale e compromissioni della supply chain.
Perché la cybersecurity è ormai considerata un tema geopolitico?
Perché gli attacchi informatici sono diventati uno strumento di pressione strategica tra Stati, con effetti diretti su economia, energia, servizi pubblici e stabilità nazionale.
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