Monero nel 2026 raggiunge un nuovo massimo di prezzo nonostante il ban imposto da Dubai sui privacy token, mentre CPI core USA, BlackRock, Bitcoin, regolamentazione americana e mercati istituzionali ridisegnano l’equilibrio dell’intero ecosistema crypto. Il dato è politicamente e finanziariamente rilevante perché segnala una frattura crescente tra repressione normativa locale e domanda globale di strumenti orientati alla privacy finanziaria, in un contesto macro ancora segnato da inflazione persistente e incertezza sui tassi.
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Inflazione USA e CPI core di dicembre 2025: il contesto macro che spinge le crypto
Il report CPI core di dicembre 2025 ha registrato un aumento mensile dello 0,3%, portando l’inflazione annuale core al 3,3%, sopra le attese degli analisti ferme allo 0,2%. Il dato, che esclude energia e alimentari, conferma che le pressioni strutturali sui prezzi negli Stati Uniti non sono state riassorbite, complicando il percorso della Federal Reserve verso il target del 2%.
L’aumento dei costi abitativi, con affitti in crescita e servizi ancora inflazionistici, ha rafforzato una narrativa già presente nei mercati: i tagli ai tassi potrebbero essere ritardati e, soprattutto, meno profondi del previsto. In questo scenario, gli asset digitali continuano a essere percepiti da una parte degli investitori come copertura contro l’incertezza monetaria, con Bitcoin che oscilla intorno ai 73.400 euro e le crypto alternative che reagiscono in modo più volatile ma direzionale.
Il legame tra inflazione persistente e domanda crypto non è meccanico, ma psicologico e sistemico. Più la politica monetaria appare vincolata, più cresce l’attrattiva di strumenti che sfuggono al controllo diretto delle banche centrali, soprattutto quando incorporano caratteristiche di resistenza alla sorveglianza.
Monero e il ban di Dubai sui privacy token
In questo contesto si inserisce il ban di Dubai sui privacy token, che ha portato al delisting di asset come Monero dagli exchange locali. Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno motivato la decisione con rischi legati al riciclaggio di denaro e alla difficoltà di tracciamento delle transazioni, rafforzando le regole KYC e AML in linea con standard internazionali sempre più stringenti.
Il risultato, tuttavia, è stato controintuitivo. Monero è salito di oltre il 5%, raggiungendo un nuovo massimo nel 2026 attorno ai 275 euro, dimostrando una resilienza che va oltre la speculazione di breve periodo. Il mercato ha interpretato il ban non come una minaccia esistenziale, ma come una conferma della funzione originaria del protocollo: offrire transazioni realmente private in un mondo sempre più regolato.
Monero utilizza ring signatures, stealth address e confidential transactions, rendendo estremamente difficile associare mittente, destinatario e importo. Proprio queste caratteristiche lo rendono un bersaglio privilegiato dei regolatori, ma anche uno strumento sempre più richiesto da chi teme un futuro di finanza iper-trasparente per obbligo normativo. Il ban di Dubai ha spinto parte dei trader verso piattaforme offshore e soluzioni decentralizzate, aumentando i volumi globali invece di comprimerli.
BlackRock, Bitcoin e il segnale istituzionale da 1,6 miliardi di euro
Mentre le privacy coin sfidano i regolatori, l’altro grande asse del mercato crypto nel 2026 è la normalizzazione istituzionale di Bitcoin. Il 13 gennaio, BlackRock ha trasferito Bitcoin per circa 1,6 miliardi di euro verso Coinbase Prime, una mossa letta come rafforzamento della liquidità e della custodia a supporto degli ETF spot.

Gli asset under management dell’ETF IBIT hanno superato i 45,9 miliardi di euro, confermando che l’interesse istituzionale non è episodico ma strutturale. Questi trasferimenti seguono pattern già osservati nel 2025 e indicano una strategia di accumulo e gestione attiva dell’offerta, con Coinbase che svolge un ruolo centrale come infrastruttura di custodia enterprise.
Il contrasto è evidente: da un lato Bitcoin viene progressivamente integrato nei portafogli tradizionali, dall’altro Monero e le privacy coin vengono spinte ai margini dell’infrastruttura regolata. Questa divergenza non riduce l’importanza delle privacy coin, ma le colloca in una nicchia sempre più ideologica e politica, dove il valore non è solo finanziario ma anche simbolico.
CZ, meme coin e i rischi della speculazione guidata dai social
Sul fronte opposto rispetto a Monero e Bitcoin istituzionale, il 2026 vede anche un’esplosione di meme coin legate a dinamiche social e tweet-driven. Changpeng Zhao ha lanciato un avvertimento esplicito contro token creati sfruttando i suoi post o il suo nome, sottolineando il rischio di manipolazioni, pump and dump e perdite rapide per investitori inesperti.
Il fenomeno non è nuovo, ma resta centrale perché mostra la fragilità di una parte del mercato crypto ancora guidata più dalla viralità che dai fondamentali. Le meme coin rappresentano una quota rilevante della capitalizzazione complessiva, ma concentrano una volatilità estrema che, in contesti macro instabili, può amplificare le perdite invece di compensarle.
Vitalik Buterin, disinvestimenti etici e narrativa opposta
In netta controtendenza rispetto alla speculazione pura, Vitalik Buterin ha venduto token per circa 26.600 euro, destinando i proventi a cause benefiche. L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di disinvestimento da asset privi di reale utilità, già visibile nel corso del 2025 con donazioni complessive superiori ai 90.000 euro.

Buterin continua a promuovere un’idea di blockchain come infrastruttura pubblica e non come casinò finanziario, riducendo deliberatamente la propria influenza sui mercati. Questo approccio rafforza la reputazione di Ethereum sul piano etico, ma evidenzia anche la spaccatura culturale interna all’ecosistema crypto tra chi punta su utility e sviluppo e chi su speculazione narrativa.
NYC token, politica locale e rischio reputazionale
Un esempio emblematico dei rischi legati alla politicizzazione delle crypto è il crollo del NYC token, che ha perso circa il 90% del valore dopo le accuse di frodi elettorali rivolte a Eric Adams. Il progetto, fortemente associato all’immagine della città di New York e del suo sindaco, ha dimostrato quanto i token legati a figure pubbliche siano vulnerabili a scandali e crisi di fiducia.
Il caso NYC token rafforza una lezione già nota ma spesso ignorata: quando un asset digitale dipende dalla reputazione politica, la sua volatilità diventa binaria e difficilmente recuperabile. A differenza di Monero, che si fonda su un’idea tecnica e ideologica, i city token mostrano una fragilità strutturale.
Kalshi, prediction market e scontro regolatorio negli USA
Sul piano giuridico, una corte ha bloccato temporaneamente l’azione dello Stato del Tennessee contro Kalshi, proteggendo l’operatività dei prediction market basati su eventi reali. La decisione ha concesso un’ingiunzione che evita la chiusura immediata della piattaforma, accusata di violare leggi sul gioco d’azzardo.
Il caso Kalshi è rilevante perché tocca il confine tra libertà di espressione, mercati informativi e regolamentazione finanziaria. La protezione temporanea rafforza la fiducia degli investitori e apre la strada a un confronto federale più ampio, con potenziali implicazioni per tutto il settore dei mercati predittivi decentralizzati.
Il bill Lummis-Wyden e il futuro degli sviluppatori blockchain
A completare il quadro normativo, i senatori Lummis e Wyden hanno proposto un disegno di legge che mira a esentare gli sviluppatori blockchain dalle leggi sui money transmitter. L’obiettivo è chiarire che chi scrive codice open source o sviluppa wallet non-custodial non può essere trattato come un intermediario finanziario.
La proposta, se approvata, ridurrebbe l’incertezza legale negli Stati Uniti e potrebbe attirare nuovamente startup e talenti nel paese, contrastando la fuga verso giurisdizioni più permissive. Il collegamento con Monero è diretto: una maggiore tutela degli sviluppatori potrebbe rafforzare la resilienza di progetti orientati alla privacy, oggi sotto pressione regolatoria globale.
Domande frequenti su Monero nel 2026
Perché Monero sale nonostante il ban di Dubai?
Il mercato interpreta il ban come una conferma della funzione di Monero come strumento di privacy finanziaria. La domanda globale supera l’impatto locale dei delisting, spingendo prezzo e volumi.
Che ruolo ha l’inflazione USA nella crescita delle crypto?
Un CPI core al 3,3% segnala inflazione persistente, rafforzando l’attrattiva delle crypto come alternativa o copertura rispetto all’incertezza monetaria e alle politiche delle banche centrali.
Il trasferimento di Bitcoin di BlackRock è un segnale rialzista?
Sì, indica consolidamento istituzionale e rafforzamento della liquidità a supporto degli ETF, contribuendo alla stabilità e alla legittimazione di Bitcoin come asset finanziario.
La regolamentazione USA favorirà o danneggerà le privacy coin?
Dipenderà dall’equilibrio tra sicurezza e libertà di sviluppo. Proposte come il bill Lummis-Wyden potrebbero ridurre la pressione sugli sviluppatori, aumentando la resilienza dei progetti orientati alla privacy.