E alla fine Matrice Digitale ha indovinato un aspetto centrale: la lotta alla pirateria si può fare, anche quando in mezzo ci sono distributori, CDN e altri player del mercato. Il punto non è tecnico per pochi, è politico e culturale: perché per settimane è passata l’idea che fosse impossibile, che chiunque toccasse quel tema dovesse arrendersi alla complessità della rete, o peggio inchinarsi davanti ai grandi fornitori globali come se fossero l’unica via praticabile.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: com’è possibile che un’evidenza simile venga trattata come una scoperta tardiva? Una risposta esiste, ed è scomoda. Chi scrive di tecnologia spesso non ha l’esperienza decennale che ha Matrice Digitale nel leggere i fenomeni sul campo, oppure sente il bisogno di ammiccare alle istituzioni e ai politici, scambiando l’autorevolezza con qualche condivisione sui social da parte di “gente pesante che conta”, ma che talvolta ricopre ruoli senza avere le competenze. Se l’autorevolezza diventa la somma delle condivisioni di quattro personaggi che orbitano senza arte né parte e occupano incarichi politici con curriculum da costruire, allora l’informazione può anche andare a morire.
Cosa leggere
Cloudflare non è una VPN: è un servizio e deve garantire standard di sicurezza
Il caso Cloudflare scuote proprio le coscienze di chi, fino a ieri, era convinto che Cloudflare fosse “l’unica soluzione italiana”, e che dovesse fare tutto “per il bene dell’umanità”, per la libertà d’espressione. Questa narrazione va smontata con due frasi che devono diventare un punto fermo. La prima è che Cloudflare non è una VPN. La seconda è che Cloudflare offre un servizio. E un servizio, anche se gratuito, deve garantire standard di sicurezza.
Standard di sicurezza significa una cosa concreta: evitare di mettere in rete contenuti illegali. Che si tratti di piattaforme streaming pirata, che si tratti di materiale rubato, che si tratti di contenuti riconducibili a CSAM, la responsabilità infrastrutturale non può essere cancellata con slogan sulla libertà. Non è un discorso moralista, è un discorso di realtà. E questo meccanismo, evidentemente, non vuole entrare nella testa di chi si atteggia a tecnico e poi ragiona come un tifoso. Si vedono lauree, cattedre, titoli, ma qui si crede poco alla “rappresentazione funzionale” della competenza: dietro certe posizioni si intravede piuttosto un groviglio di interessi, fatto di borse di studio, finanziamenti accademici, progetti nel perimetro pubblico e privato, carriere da alimentare.
Il peso di Akamai e le “shell” nei servizi delle big tech
Il fatto che in questa vicenda intervenga il leader di Akamai è un punto che pesa: dice una cosa chiara, se si vuole combattere la pirateria lo si può fare. E Akamai non è il primo arrivato. È una macchina industriale, un colosso con contratti ovunque e una presenza tale da ribaltare con una frase la retorica del “non si può”. Quando lo dice un grande player, improvvisamente quello che veniva presentato come tecnicamente irrealizzabile diventa realizzabile.
E allora vale la pena aggiungere un’altra domanda che in pochi vogliono porsi: quante volte, dentro i servizi delle grandi aziende, sono stati scoperti quelli che un tempo venivano chiamati shell, gusci creati ad hoc dopo una falla, che finivano per ospitare contenuti illegali? È accaduto, accade, accadrà. Anni fa Matrice Digitale ha scoperto addirittura nel cloud di Alibaba la presenza di contenuti che facevano riferimento a violenze su bambini. È un esempio brutale, ma serve a una cosa: a togliere dal tavolo l’ipocrisia secondo cui “il grande” è automaticamente buono e “l’infrastruttura” sarebbe per definizione innocente.
Benanti e Baracchini: il circuito dell’autorevolezza e il problema del merito tecnico
Per questo, ridurre la storia Cloudflare a uno spot politico sulla scelta della parte da sostenere è un errore che fa comodo a molti e non serve a nessuno. È il tipo di dibattito poco sano e poco costruttivo che finisce per favorire una campana o l’altra: o gli interessi delle multinazionali, o gli interessi dei privati del calcio. Matrice Digitale non si schiera perché non ha bisogno di tifare: osserva, propone, capisce come funzionano le cose e le descrive per quello che sono, con i tecnicismi, senza inchini e senza genuflessioni.
E qui entra un altro nodo che va chiamato con il suo nome: chi acchiappa traffico e posizionamento e vive di narrazione, spesso è sostenuto da un ecosistema di legittimazione ed è questo il circuito che alimentano con la loro attività governativa Paolo Benanti e Andrea Baracchini con il favore di Diego Ciulli: non come orpelli, ma come simboli di una filiera che privilegia l’adesione a un racconto conveniente e istituzionalmente digeribile rispetto alla sostanza tecnica. La verità è scomoda e spesso emerge solo quando arriva qualcuno più cauto, più protetto o più grande e fa una dichiarazione. La dichiarazione del leader di Akamai, in questo contesto, può essere letta anche come una mossa che si pone in contrasto con Cloudflare, soprattutto dopo il passo falso della minaccia legata alle Olimpiadi per subentrarne alla gestione.
Olimpiadi e silenzio del governo: tra ACN e leve di pressione
Ed ecco l’altra scena che racconta tutto: molti si sono stracciati le vesti per l’idea che Cloudflare potesse togliere l’appoggio della sicurezza informatica alle Olimpiadi. A soggetti come Matrice Digitale, invece, interessa poco o nulla il teatro. Colpisce piuttosto un dettaglio: il silenzio del governo dal lato della sua Agenzia multimilionaria che dovrebbe occuparsi di sicurezza informatica e perimetro cibernetico del paese.
E colpisce un’altra cosa ancora: che, nel mezzo, in Italia sia uscito un comunicato ponderato di Giuliano Peritore, leader dell’Associazione Italiana Internet Provider, che ha invocato misure utili a costruire e favorire il mercato, il mercato sano.
Partnership con multinazionali e rete italiana ai margini: l’appello di Matrice Digitale in favore dei provider
Perché il problema di fondo non è soltanto la pirateria. Il problema è il tessuto industriale. Negli ultimi anni si è preferito costruire partnership con multinazionali, Amazon in testa e poi “Cloudflare, Google e Microsoft”, mentre il tessuto italiano degli internet provider è stato di fatto relegato ai margini, trattato come se fosse un peso. Dare tutto in gestione a multinazionali americane è comodo: per la partnership tra due Paesi, per la semplificazione, per la posizione geopolitica dell’Italia, collegata al quinto dominio della NATO appaltato a Google Cloud e quindi in un sistema di relazioni strette. Ma questa comodità crea dipendenza. E la dipendenza diventa leva: competizione sbilanciata con soggetti che possono ricattare e usare pressione, mentre gli italiani, piccoli e frammentati, secondo questa narrazione diventano un problema anche in termini di sicurezza della rete internet quando invece non lo sono soprattutto se si lavora in modo che diventino un unicum strutturato tanto da fare perimetro a un paese. Ed è questo che si aspetta dalla politica: consentire ai provider di poter effettuare un upgrade tanto da garantire gli stessi efficienti servizi di sicurezza e prestazioni forniti alle PMI anche a grandi player senza nulla da invidiare ai colossi europei ed extra europei.
PNRR e perimetro cibernetico nazionale: la domanda che resta aperta
E qui arriva il punto in cui casca l’asino, perché non si scappa: se l’Italia avesse voluto, in questi anni, avrebbe potuto finanziare un meccanismo per costruire un sistema nazionale.
E allora la domanda è diretta: i soldi del PNRR che fine hanno fatto?
Perché si sarebbe potuto costruire un tessuto di aziende e società, anche consorziate tra loro, capaci di ospitare contenuti e servizi di cloud, di CDN, e perfino di filtraggio della rete, nell’ottica di un perimetro cibernetico nazionale. E invece no. La scelta ha condannato i nostri gestori dei contenuti a dipendere dal provider. Una scelta che ci pone in penalità anche rispetto ai partner, come se il cloud italiano e il perimetro cibernetico fossero una partita chiusa, perché già subappaltata alle grandi multinazionali, come Microsoft e altre.
Cloudflare può pagare la multa: la leva politica e il disagio ai cittadini
Il paradosso è che oggi viene quasi da ridere: da un lato un piccolo come Matrice Digitale, con dieci anni di esperienza sul campo dentro una storia più ampia, dall’altro un grande player che arriva e dice che ciò che veniva raccontato come impossibile in realtà si può fare. Si può fare, ma soprattutto bisogna decidere chi lo deve fare e come.
Mentre l’Italia si scannava su posizioni politiche, è venuto a mancare come sempre il merito tecnico. E il merito tecnico, in questa storia, porta a una conclusione che non ha bisogno di fronzoli: una piattaforma internazionale usa il suo potere per fare leva politica, anche in termini di pressione, e se non ottiene quello che vuole può creare disagio ai cittadini. La soluzione è semplice e perfino banale: Cloudflare può pagare la multa oppure fare legittima opposizione. Punto.
Resta l’attesa per i passaggi successivi, quelli che contano sul piano istituzionale: il comunicato stampa ACN e la scelta sul fatto di rinunciare o meno a Cloudflare per le Olimpiadi dopo l’ennesimo protocollo d’intesa incomprensibile e sconosciuto. Perché, alla fine, tutte le crisi, i discorsi sulla sicurezza cibernetica rischiano di venire meno davanti a logiche internazionali che, come sempre, quando arrivano, spazzano via tutto il resto.
FAQ
Chi è Giuliano Peritore e cosa ha chiesto?
Giuliano Peritore, leader dell’Associazione italiana internet provider, ha invocato misure utili a costruire e favorire un mercato sano, rafforzando il tessuto degli operatori italiani.
Perché Matrice Digitale insiste sul PNRR?
Perché sostiene che con risorse e programmazione si sarebbe potuto finanziare un ecosistema nazionale di cloud, CDN e filtraggio rete in ottica di perimetro cibernetico nazionale, riducendo dipendenza.
Perché Cloudflare non è “l’unica soluzione”?
Perché è un servizio infrastrutturale, non una soluzione morale o inevitabile: deve garantire standard di sicurezza e non può usare la continuità del servizio come leva politica verso cittadini e imprese.