WhatsApp Channels è la funzione che ha fatto scattare la designazione formale della Commissione europea: WhatsApp entra nella categoria Very Large Online Platform sotto il Digital Services Act, perché i canali hanno raggiunto la soglia di almeno 45 milioni di utenti nell’Unione europea. Il passaggio, che riguarda la dimensione “piattaforma” dei canali e non la messaggistica privata, impone a Meta una finestra operativa precisa, con una scadenza indicata “entro metà maggio 2026”, e porta sotto supervisione rafforzata un prodotto che, per anni, è stato percepito soprattutto come infrastruttura di comunicazione personale.
La distinzione è centrale e va compresa senza ambiguità. WhatsApp, per come è costruito, è un servizio ibrido: da un lato la messaggistica privata, dall’altro funzionalità che consentono la diffusione di contenuti a un pubblico ampio. È su questo secondo perimetro che si applica la designazione, perché WhatsApp Channels “rientra nella definizione di online platform” e dunque attiva gli obblighi generali del DSA per le piattaforme online nell’UE, oltre agli obblighi aggiuntivi riservati alle VLOP. La parte di messaggistica privata, invece, resta esplicitamente esclusa dall’applicazione del DSA, e questa esclusione è una linea rossa normativa che influenzerà anche il modo in cui Meta potrà dimostrare la conformità senza trasformare un servizio di chat in un sistema di sorveglianza generalizzata.
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Perché WhatsApp Channels porta WhatsApp nello status di VLOP
La designazione nasce da una logica di soglia: quando una funzionalità piattaforma supera un livello di scala nell’UE, il legislatore la considera in grado di produrre rischi sistemici comparabili a quelli delle grandi piattaforme social. Nel caso di WhatsApp, la Commissione collega la qualifica VLOP al fatto che Channels consente la diffusione di “informazioni, aggiornamenti e annunci” a un pubblico potenzialmente massivo di utenti dell’app. È un modello asimmetrico, più vicino alla pubblicazione che alla chat: un canale parla, una moltitudine riceve, e questo cambia la natura del rischio, perché la viralità non nasce più solo dal passaparola tra contatti, ma da un flusso “broadcast” che può essere sfruttato per propaganda, truffe, disinformazione e campagne coordinate.
La soglia dei 45 milioni di utenti non è un dettaglio amministrativo, è la variabile che trasforma un “feature set” in un oggetto regolatorio. In altre parole, non è WhatsApp in quanto tale a essere riqualificato come spazio pubblico digitale, ma WhatsApp nella parte in cui diventa infrastruttura di pubblicazione su scala continentale. Da qui l’impostazione della Commissione: obblighi mirati al componente “online platform”, con un perimetro che resta distinto dalla messaggistica cifrata e interpersonale.
Cosa resta fuori dal DSA: la messaggistica privata e la linea di confine che conta
La Commissione esplicita che la messaggistica privata di WhatsApp, quella che consente di inviare testi, note vocali, foto, video, documenti e di effettuare chiamate vocali o video, “rimane esclusa” dall’applicazione del DSA. Questo punto è decisivo per due ragioni. La prima è giuridica: la disciplina VLOP non può essere interpretata come un mandato a intervenire sul contenuto delle comunicazioni private, perché il DSA nasce per i servizi di piattaforma e per la gestione dei rischi connessi alla diffusione pubblica o semi-pubblica. La seconda è tecnologica: WhatsApp fonda una parte della propria fiducia sulla crittografia end-to-end e sulla promessa di confidenzialità della chat, e qualsiasi obbligo che assomigliasse a un “monitoraggio generalizzato” entrerebbe in collisione con principi europei e con la stessa architettura del servizio.
Il nodo reale, quindi, non è “WhatsApp sotto controllo”, ma “Channels sotto obblighi aggiuntivi”. E questo porta a una conseguenza pratica: la compliance dovrà essere costruita attorno a meccanismi che riducano i rischi sistemici senza trasferire la pressione normativa nella sfera delle chat private. È qui che si misurerà la qualità dell’implementazione: strumenti di trasparenza, governance del rischio, processi di segnalazione e risposta, audit e accountability, più che interventi invasivi sulla comunicazione interpersonale.
Obblighi VLOP per Meta: quattro mesi e una scadenza che pesa
Con la designazione, Meta ha “quattro mesi” per assicurare che WhatsApp rispetti gli obblighi aggiuntivi previsti per le VLOP. La scadenza indicata è metà maggio 2026, una tempistica che in un’organizzazione di quella scala equivale a un piano di progetto con priorità massima, perché coinvolge funzioni legali, policy, ingegneria, trust & safety, data governance e incident response.
Gli obblighi menzionati dalla Commissione sono quelli che ruotano attorno alla coppia chiave: valutare e mitigare. Nel DSA, per le VLOP, questo significa passare da una logica reattiva (“rimuovo quando mi segnalano”) a una logica sistemica (“dimostro di aver mappato i rischi e di aver messo in atto misure proporzionate”). La Commissione richiama in modo esplicito i rischi che devono essere considerati, e lo fa con un elenco di categorie che, in pratica, diventa una checklist di accountability: violazioni dei diritti fondamentali e della libertà di espressione, manipolazione elettorale, diffusione di contenuti illegali, e preoccupazioni sulla privacy connesse ai servizi.
Il punto più delicato è l’equilibrio tra mitigazione e diritti. Se la mitigazione diventa censura automatica, la piattaforma entra in conflitto con la libertà di espressione. Se la mitigazione è troppo debole, l’ambiente diventa vulnerabile a campagne coordinate e contenuti illegali. Nel caso di WhatsApp Channels, l’oggetto non è una timeline generalista come un social, ma un ecosistema di canali con dinamiche di distribuzione proprie, dove i meccanismi di discovery, raccomandazione e forwarding possono fare la differenza tra un canale “informativo” e un canale “operativo” per attività illecite.
Rischi sistemici: illegalità, elezioni, diritti e privacy dentro un canale “broadcast”
Quando la Commissione parla di rischi sistemici legati a Channels, sta implicitamente dicendo che la diffusione “uno-a-molti” può diventare un moltiplicatore. Un canale può essere usato per diffondere contenuti illegali, per promuovere truffe o per coordinare attività dannose, ma può anche diventare un veicolo di informazione legittima. La differenza sta nelle misure di governance, nei processi e nella capacità di risposta.
La voce manipolazione elettorale è particolarmente sensibile perché un canale può veicolare messaggi “puliti” dal punto di vista formale, ma progettati per influenzare percezioni e comportamenti, sfruttando micro-targeting informale, ecosistemi di reindirizzamento e reti di amplificazione. La voce privacy entra in gioco perché la gestione di un canale, la sua moderazione e la sua promozione possono richiedere dati, segnali, metriche e log. Se questi elementi diventano troppo invasivi, la piattaforma rischia di creare una tensione tra compliance e tutela dei dati personali, soprattutto in un servizio che vive di fiducia.
In questo scenario, la compliance VLOP richiede che Meta definisca in modo tracciabile cosa considera “rischio sistemico” in Channels, quali misure applica, con quale efficacia, e con quali effetti collaterali su libertà di espressione e diritti. La differenza tra un adempimento formale e un assetto robusto sta nella qualità della documentazione e nella capacità di dimostrare che le misure non sono cosmetiche, ma incidono davvero sui vettori di abuso.
Supervisione: Commissione europea e Coimisiún na Meán nel ruolo di coordinamento
Con la designazione come VLOP, la Commissione europea diventa competente a supervisionare la conformità di WhatsApp al DSA, “in cooperazione con Coimisiún na Meán”, indicato come Digital Services Coordinator irlandese. È un passaggio che, in termini di governance, sposta il baricentro della relazione regolatoria: non si tratta più solo di compliance “nazionale” o di interlocuzioni frammentate, ma di un assetto in cui la Commissione assume un ruolo diretto sui grandi attori e coordina con il DSC dello Stato membro.
Per Meta questo significa un’interazione più strutturata, con richieste di evidenza, auditability e reporting. Per l’ecosistema, significa che WhatsApp Channels entra nello stesso spazio regolatorio in cui la Commissione già supervisiona le altre piattaforme designate, con aspettative di trasparenza e capacità di risposta più elevate. È qui che la designazione diventa anche un segnale politico: l’UE sta dicendo che la diffusione “broadcast” in un’app di messaggistica può avere impatti comparabili a quelli di una piattaforma social, quando la scala supera determinati livelli.
Cosa cambia per utenti, editori e aziende che usano WhatsApp Channels
Per l’utente finale, la designazione non equivale a un cambio immediato dell’esperienza, ma aumenta la probabilità che alcune funzionalità di Channels vengano ricalibrate. Potrebbero cambiare i meccanismi di segnalazione, la trasparenza su contenuti e canali, la gestione delle violazioni e le modalità con cui WhatsApp dimostra di mitigare rischi senza penalizzare l’uso legittimo.
Per editori, creator e aziende, WhatsApp Channels entra in una fase in cui le regole diventano più stringenti sul piano della responsabilità di piattaforma. Questo può tradursi in controlli più robusti contro contenuti illegali e campagne coordinate, ma anche in una maggiore chiarezza procedurale su ciò che è consentito e su come contestare decisioni di moderazione. Nella logica DSA, la qualità dei processi conta tanto quanto la rimozione del contenuto: accountability, tracciabilità, possibilità di ricorso e coerenza delle policy.
Domande frequenti su WhatsApp Channels
Perché la Commissione europea ha designato WhatsApp come VLOP se è un’app di messaggistica?
La designazione riguarda WhatsApp Channels, perché la funzione di canali rientra nella definizione di online platform e ha raggiunto la soglia di almeno 45 milioni di utenti nell’UE. La messaggistica privata resta esclusa dal DSA, ma la componente “broadcast” dei canali attiva gli obblighi aggiuntivi delle Very Large Online Platform.
Cosa deve fare Meta entro metà maggio 2026 per essere conforme al DSA come VLOP?
Meta deve dimostrare di aver valutato e mitigato i rischi sistemici legati a Channels, includendo rischi su diritti fondamentali, libertà di espressione, manipolazione elettorale, diffusione di contenuti illegali e privacy. In pratica significa implementare processi, misure e documentazione che rendano l’azione di mitigazione auditabile e proporzionata, non solo reattiva.
La messaggistica privata di WhatsApp sarà soggetta a controlli DSA o a moderazione automatica?
No. La Commissione chiarisce che la parte di messaggistica privata di WhatsApp resta esplicitamente esclusa dall’applicazione del DSA. L’obiettivo regolatorio è la funzione Channels come servizio di piattaforma, non le chat end-to-end tra utenti, che non possono essere trasformate in un regime di monitoraggio generalizzato.
Chi controlla la conformità di WhatsApp al DSA dopo la designazione come VLOP?
Dopo la designazione, la Commissione europea è competente per la supervisione della conformità di WhatsApp al DSA come VLOP, lavorando in cooperazione con Coimisiún na Meán, indicato come Digital Services Coordinator irlandese. Questo assetto rafforza la capacità di richiesta di evidenze, verifiche e dialogo strutturato sulla gestione dei rischi sistemici.
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