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Bitcoin sotto 66.000 euro: il mercato cripto brucia miliardi mentre l’asse istituzionale non arretra

Bitcoin scende sotto 66.000 euro e riporta il mercato cripto in una fase di stress acuto che non si vedeva da mesi, con un sell-off generalizzato che cancella miliardi di euro di capitalizzazione in poche ore. Il movimento, avvenuto il 4 febbraio 2026, segna il minimo annuale e prolunga una discesa iniziata dopo il picco di metà gennaio vicino agli 88.000 euro, mettendo sotto pressione sia gli investitori retail sia le società quotate più esposte all’asset digitale.

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Bitcoin sotto pressione e sell-off sistemico

La discesa di Bitcoin sotto 66.000 euro coincide con una contrazione di circa il 19% da inizio anno, un dato che pesa psicologicamente su un mercato che aveva iniziato il 2026 con aspettative decisamente più ottimistiche. La capitalizzazione complessiva delle criptovalute scivola intorno ai 2,29 trilioni di euro, mentre l’effetto contagio colpisce anche le principali altcoin. Ether si muove intorno ai 1.924 euro, Solana scende verso 82,5 euro e XRP si attesta vicino a 1,38 euro, confermando un arretramento diffuso. Le liquidazioni raccontano meglio di qualsiasi grafico la violenza del movimento. In sole 24 ore evaporano oltre 712 milioni di euro, con picchi che arrivano a quasi 800 milioni di euro considerando le diverse piattaforme. È un dato che segnala la fuoriuscita forzata di leva dal sistema, tipica delle fasi di panico ma anche dei processi di pulizia del mercato.

Strategy e il peso delle perdite non realizzate

Tra i soggetti più colpiti dal ribasso figura Strategy, la società simbolo della strategia “Bitcoin-first” nel mondo corporate. Con circa 713.000 BTC in bilancio e un prezzo medio di carico stimato attorno ai 69.700 euro, l’azienda registra perdite non realizzate comprese tra 2,6 e 3,5 miliardi di euro, a seconda del momento di rilevazione. Il titolo MSTR reagisce con forti oscillazioni, arrivando a perdere fino al 9% in una singola seduta e accumulando un calo superiore al 70% rispetto al massimo di luglio 2025. Il dato più significativo non è tanto la perdita contabile, quanto l’effetto a catena sul comparto azionario legato alle cripto. Coinbase arretra di circa 8%, Robinhood di oltre 10%, mentre società di mining come Cipher Mining, Hut 8 e Marathon Digital registrano ribassi a doppia cifra. Il legame sempre più stretto tra mercato cripto e azionario amplifica la volatilità, soprattutto quando il contesto macro diventa più prudente.

Mercati tradizionali, metalli e clima macro

Il sell-off cripto non avviene nel vuoto. Nelle stesse ore anche i mercati tradizionali mostrano segnali di raffreddamento, con S&P 500 in calo di circa 1% e Nasdaq vicino a -2%. Persino gli asset rifugio risentono del clima di incertezza: oro in flessione e argento che arriva a perdere fino al 15%, riflettendo un mix di dollaro più forte e aspettative su una politica monetaria meno accomodante. Questa correlazione intermittente tra Bitcoin, azioni tecnologiche e metalli preziosi suggerisce che il mercato stia ancora cercando un nuovo equilibrio tra asset “risk-on” e riserve di valore alternative.

Il punto di vista istituzionale: fine del crypto winter?

Nonostante il crollo, alcune voci istituzionali invitano alla cautela nel decretare un’inversione strutturale negativa. Matt Hougan, CIO di Bitwise Asset Management, osserva che le fasi di crypto winter durano storicamente in media circa 13 mesi e che quella iniziata a gennaio 2025 potrebbe essere vicina alla conclusione.

Secondo questa lettura, la fuoriuscita di leva e l’indice fear & greed su livelli estremi rappresentano più una fase di capitolazione che l’inizio di un declino prolungato. I flussi istituzionali, in particolare tramite ETF, avrebbero continuato a sostenere Bitcoin nel 2025 con afflussi cumulati superiori ai 68 miliardi di euro, contribuendo a stabilizzare il prezzo anche nelle fasi più turbolente. In questo scenario, l’eventuale approvazione del Clarity Act negli Stati Uniti viene vista come un potenziale catalizzatore di un nuovo ciclo rialzista, fornendo una base regolatoria più chiara per l’intero settore.

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Binance, fondi di sicurezza e segnali controcorrente

Un segnale interessante arriva da Binance, che ha deciso di convertire progressivamente il proprio fondo di sicurezza SAFU da stablecoin a Bitcoin. L’ultimo batch annunciato raggiunge circa 91,7 milioni di euro, parte di una strategia che prevede la conversione di un intero miliardo di euro nell’arco di 30 giorni. La scelta di utilizzare Bitcoin come asset di protezione, nonostante la volatilità, suggerisce una fiducia di lungo periodo nella sua funzione di riserva digitale. Il fondo viene riequilibrato per mantenere una soglia minima di valore anche in presenza di forti oscillazioni di prezzo, un approccio che riflette una gestione del rischio più sofisticata rispetto al passato.

Stablecoin e banche: mentre il prezzo scende, l’infrastruttura cresce

Il contrasto più evidente con il crollo dei prezzi è l’accelerazione sul fronte delle stablecoin istituzionali. Fidelity lancia FIDD, una stablecoin completamente collateralizzata da cash e titoli di Stato USA, con custodia presso Bank of New York Mellon e audit regolari. L’obiettivo è fornire uno strumento di pagamento e settlement on-chain con standard di rischio compatibili con il mondo finanziario tradizionale. In Europa, BBVA entra nel consorzio Qivalis per l’emissione di una stablecoin ancorata all’euro, sotto il perimetro regolatorio MiCAR, mentre UBS esplora l’accesso diretto alle criptovalute per clienti facoltosi. Questi movimenti indicano che, al di là delle oscillazioni di mercato, le grandi istituzioni continuano a costruire le fondamenta della finanza digitale.

DeFi, Ethereum e strategie di lungo periodo

Anche nel mondo DeFi la volatilità non ferma l’innovazione. La Fondazione Ethereum difende la propria strategia di tesoreria nonostante perdite non realizzate superiori ai 5 miliardi di euro, sostenendo che il valore va misurato sul lungo periodo e in relazione allo sviluppo dell’ecosistema. Ripple, con l’integrazione di Hyperliquid in Ripple Prime, amplia l’accesso istituzionale ai derivati on-chain e al cross-margining tra asset tradizionali e DeFi, mentre società come TRM Labs raccolgono nuovi capitali per rafforzare strumenti di compliance e investigazione blockchain basati su AI.

Volatilità oggi, direzione strategica domani

Il crollo di Bitcoin sotto 66.000 euro rappresenta un colpo duro per il sentiment di breve periodo, ma non sembra arrestare la trasformazione strutturale del settore. Mentre il prezzo scende e la leva viene spazzata via, banche, exchange e infrastrutture regolamentate continuano a espandersi, costruendo un ecosistema sempre più integrato con la finanza tradizionale. Come osserva Cosmo Jiang, la scoperta del prezzo nel mondo cripto avviene in mercati aperti 24/7, dove la volatilità è il costo da pagare per la liquidità continua. In questo contesto, il ribasso attuale potrebbe essere meno un epilogo e più una fase di transizione, in cui il rumore di breve periodo convive con una direzione di lungo termine ancora in evoluzione.

Domande frequenti su Bitcoin sotto 66.000 euro

Perché Bitcoin è sceso sotto 66.000 euro?

Il calo è dovuto a un sell-off generalizzato, alla riduzione della leva e a un contesto macro più prudente. Le liquidazioni forzate hanno amplificato il movimento al ribasso.

Le perdite di Strategy mettono a rischio la strategia Bitcoin-first?

Le perdite sono non realizzate e riflettono il prezzo di mercato. La strategia resta invariata, ma l’elevata esposizione rende il titolo MSTR estremamente volatile.

Il ribasso indica l’inizio di un nuovo crypto winter?

Secondo alcuni analisti istituzionali, potrebbe trattarsi di una fase finale di capitolazione, non necessariamente di un nuovo ciclo ribassista prolungato.

Perché le banche lanciano stablecoin mentre il mercato scende?

Le stablecoin regolamentate rispondono a esigenze di pagamento e settlement di lungo periodo. La loro crescita è legata all’infrastruttura finanziaria, non al prezzo di breve periodo di Bitcoin.

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