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Block riduce la forza lavoro mentre Vietnam tassa le crypto e Ethereum apre agli agenti AI

La settimana segna tre traiettorie convergenti del mondo crypto e fintech: Block avvia una nuova riduzione della forza lavoro per riallineare priorità e performance, il Vietnam presenta una proposta fiscale che normalizza le transazioni in asset digitali, e su Ethereum debutta ERC-8004, uno standard pensato per rendere possibili interazioni fiduciarie tra agenti AI decentralizzati. In parallelo, il dibattito sulle stablecoin e sulla tokenizzazione degli asset si sposta dal piano teorico a quello infrastrutturale.

Riduzione del personale a Block

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Guidata da Jack Dorsey, Block ha annunciato una ristrutturazione che può coinvolgere fino al 10% della forza lavoro, con oltre 1.000 dipendenti interessati entro fine febbraio. La decisione rientra in un processo avviato nel 2024 e viene descritta come performance-based, non legata a problemi di liquidità né all’automazione tramite AI. Già a marzo 2025 l’azienda aveva eliminato 931 posizioni, circa l’8% dei dipendenti allora in organico.

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Block mantiene un’esposizione rilevante a Bitcoin: circa 8.800 BTC, valutati intorno a 573 milioni di euro. La strategia resta focalizzata su Cash App, sull’integrazione con Square e sull’espansione nel mining Bitcoin con il progetto Proto, oltre a iniziative AI interne come Goose. Il ridimensionamento riflette una tendenza settoriale: anche operatori come Gemini e OKX hanno ridotto il personale in risposta a cicli di mercato più duri, senza abbandonare l’ambizione crypto.

Vietnam verso una tassazione “leggera” delle crypto

Il Ministero delle Finanze vietnamita propone una tassa dello 0,1% sul valore di ogni transazione crypto effettuata tramite piattaforme autorizzate, equiparando gli asset digitali alle azioni. La misura esenta l’IVA e si applica a residenti e non-residenti; gli operatori pagheranno inoltre l’imposta societaria del 20% sui profitti netti. La proposta si inserisce in un programma pilota quinquennale avviato nel settembre 2025 per portare alla luce un mercato finora grigio. Le licenze apriranno dal 20 gennaio 2026 con requisiti stringenti: capitale minimo di circa 374 milioni di euro e limite del 49% alla proprietà straniera degli exchange. Gli analisti vedono nella bassa aliquota un incentivo alla compliance e alla trasparenza, ma avvertono che l’elevata soglia di capitale potrebbe ridurre la liquidità e il numero di operatori. L’obiettivo dichiarato è stabilità: filtrare soggetti non solidi, aumentare la fiducia degli investitori e posizionare il Vietnam come hub crypto regolato in Asia.

ERC-8004: identità e reputazione per agenti AI decentralizzati

Sul fronte tecnologico, Davide Crapis presenta ERC-8004 come un tassello chiave per l’economia degli agenti AI on-chain. Lo standard introduce registri di identità e reputazione su Ethereum, consentendo agli agenti autonomi di interagire e commerciare servizi in modo trustless. L’identità dell’agente è legata a un NFT ERC-721 trasferibile; la reputazione si accumula tramite feedback on-chain, leggibile o crittografato, che penalizza comportamenti malevoli nel tempo. ERC-8004 è già live su mainnet e supporta validazioni cross-chain, con registri singleton per catena e meccanismi di watchtower decentralizzate che misurano performance. Le applicazioni spaziano da trading automatizzato a mercati di servizi AI, con esempi come Bankerbot e Clanker. L’approccio mira a costruire fiducia prima del settlement, riducendo il rischio sistemico che caratterizza modelli centralizzati.

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Stablecoin e tokenizzazione: dal dibattito alla struttura di mercato

Nel dibattito regolatorio, Mike Belshe sostiene che le stablecoin rappresentino un’alternativa più sicura ai depositi bancari tradizionali grazie a riserve 1:1 auditabili e all’assenza di riserva frazionaria. Secondo Belshe, la resistenza del sistema bancario nasce più dal timore della competizione che da reali rischi per i consumatori.

In questo contesto, BitGo punta su custodia a freddo, audit, assicurazione e controlli operativi per sostenere una struttura di mercato matura, in cui il trading avviene senza esporre i clienti al rischio di credito degli exchange. La riduzione delle commissioni sugli emittenti di stablecoin – da centinaia di basis point a poche decine – segnala una normalizzazione industriale.

La tokenizzazione degli asset emerge come il prossimo orizzonte. Visioni condivise da leader finanziari indicano che equity, bond e fondi verranno progressivamente digitalizzati entro il 2026, con l’ingresso massiccio di capitali tradizionali. La sfida non è più tecnologica, ma di struttura di mercato e chiarezza normativa.

Un settore in transizione

Tra tagli occupazionali mirati, fiscalità “soft” ma selettiva e nuovi standard on-chain per l’AI, il settore crypto mostra segnali di maturazione. Block stringe il focus operativo, il Vietnam sperimenta una regolazione pragmatica, ed Ethereum amplia il perimetro applicativo verso sistemi autonomi verificabili. La traiettoria comune è chiara: meno euforia, più infrastruttura.

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