valve citata 828 milioni steam

Valve citata per 828 milioni di euro: l’UK sfida il dominio di Steam

Nel Regno Unito prende forma una delle azioni antitrust più rilevanti mai intentate contro Valve. L’attivista per i diritti digitali Vicki Shotbolt ha avviato una causa opt-in da circa 828 milioni di euro, accusando Valve di abuso di posizione dominante attraverso la piattaforma Steam. Al centro del procedimento c’è l’accusa di aver imposto pratiche commerciali anti-competitive che avrebbero gonfiato artificialmente i prezzi dei videogiochi per circa 14 milioni di consumatori britannici. Secondo l’azione legale, Valve avrebbe vincolato gli editori a non vendere giochi a prezzi inferiori su piattaforme concorrenti, imponendo allo stesso tempo commissioni elevate sulle transazioni. Questo meccanismo, definito di “anti-steering”, avrebbe impedito una reale concorrenza sui prezzi, trasferendo i costi direttamente sugli utenti finali. Steam, che controlla circa il 75% del mercato PC gaming, avrebbe così consolidato una posizione di dominio difficilmente aggirabile.

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La causa arriva dopo che Valve ha perso un appello preliminare volto a far archiviare il procedimento, consentendo così al caso di proseguire nel merito davanti ai tribunali britannici. Shotbolt, fondatrice dell’organizzazione Parent Zone e figura attiva nel campo dei diritti digitali, sostiene che il modello di business di Steam abbia prodotto un sovrapprezzo sistemico, penalizzando sia i consumatori sia gli sviluppatori più piccoli. Le accuse richiamano principi cardine del Competition Act britannico, secondo cui una posizione dominante non può essere utilizzata per limitare la concorrenza o imporre condizioni commerciali ingiustificate. In questo contesto, l’obbligo implicito di mantenere la parità di prezzo tra Steam e altri store viene descritto come una barriera artificiale all’ingresso di alternative reali.

Valve, al momento, non ha rilasciato commenti ufficiali sul procedimento. Tuttavia, la società è già coinvolta in controversie simili negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, dove le autorità osservano con crescente attenzione le dinamiche delle grandi piattaforme digitali. L’azione britannica potrebbe quindi trasformarsi in un precedente rilevante, capace di innescare iniziative analoghe in altri Paesi. Se la causa dovesse avere esito favorevole per i ricorrenti, l’impatto sul mercato sarebbe significativo. Gli editori potrebbero ottenere maggiore libertà di distribuzione e pricing, mentre i consumatori vedrebbero una riduzione dei prezzi e un ampliamento delle alternative. Per Valve, il rischio non è solo economico, ma strutturale: una revisione forzata delle regole di Steam metterebbe in discussione un modello che ha dominato il PC gaming per oltre un decennio. Il caso Shotbolt contro Valve rappresenta così un test cruciale per l’antitrust nell’economia delle piattaforme digitali, dove il confine tra successo commerciale e abuso di potere di mercato diventa sempre più sottile.

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