Samsung Galaxy S25 Ultra è il riferimento quando il confronto riguarda produttività, S-Pen e un’idea di flagship costruito per “fare tutto”, mentre Motorola Signature prova a vincere su un’altra direttrice: peso più basso, profilo più sottile, ricarica molto più rapida e una scelta di materiali che punta a una sensazione d’uso diversa, più “tattile” e meno fredda. Il punto non è stabilire chi sia “il migliore” in assoluto, ma capire quale dei due risponde meglio all’intento d’acquisto: un telefono che diventa quasi un dispositivo da lavoro, oppure un top di gamma che privilegia maneggevolezza, comfort e velocità di ricarica senza scendere a compromessi sulla scheda tecnica. La cosa interessante è che, sulla carta, entrambi dichiarano una longevità ormai diventata requisito: sette anni di aggiornamenti. Quello che cambia è come arrivano a quella promessa: Samsung con un ecosistema maturo e strumenti consolidati, Motorola con una strategia che prova a recuperare credibilità sul supporto software mettendolo al centro della proposta premium. E intanto, sul piano fisico, i due telefoni raccontano due scuole: titanio e solidità percepita da una parte, alluminio aeronautico e spessore da 6,9 mm dall’altra.
Motorola Signature
Motorola gioca la carta più immediata: 186 grammi e 6,9 millimetri di spessore cambiano davvero l’ergonomia, soprattutto nell’uso quotidiano a una mano e nelle sessioni lunghe. Il retro “tipo tessuto” (twill/lino) non è un vezzo: modifica grip e sensazione termica, riducendo scivolosità e quella percezione “vetrata” che spesso obbliga a usare una cover. Il modulo fotocamera rettangolare con finitura metallica spazzolata è una scelta estetica forte e riconoscibile, che sposta l’identità dal minimalismo alla personalità. Sul fronte protezioni, l’accoppiata IP68 e soprattutto IP69 è un messaggio mirato: non solo immersione e polvere, ma anche resistenza a getti ad alta pressione e temperatura, un livello che, per chi lavora in ambienti meno “puliti” o usa lo smartphone in modo aggressivo, diventa un argomento concreto. La certificazione di standard “militari” viene usata per rafforzare l’idea di un dispositivo elegante ma non fragile. Davanti resta Gorilla Glass Victus 2, una scelta ormai comune nella fascia alta, ma coerente con l’obiettivo: protezione senza sacrificare lo spessore.
Display: 165 Hz e picchi estremi, con curve leggere
Il pannello dichiarato è un Extreme AMOLED da 6,8 pollici con risoluzione 1264×2780 e refresh fino a 165 Hz. È una specifica che parla soprattutto a chi percepisce la differenza in scrolling, animazioni e gaming, perché oltre una certa soglia i 120 Hz diventano “sufficienti”, ma i 165 Hz restano un segnale di posizionamento. Motorola aggiunge un dato che, se mantenuto in condizioni reali, è un gancio forte: picchi fino a 6200 nit. Qui conta distinguere tra picco e utilizzo sostenuto, ma il messaggio è chiaro: leggibilità all’aperto e HDR aggressivo. La curvatura leggera ai bordi mira all’immersione e all’estetica, ma introduce anche il tema dei tocchi accidentali e della protezione laterale. È una scelta che alcuni amano e altri evitano, e proprio per questo diventa un elemento di identità: Motorola non sta cercando l’effetto “strumento”, sta cercando l’effetto “oggetto”.
Prestazioni e connettività: potenza da top e dotazione “da power user”
La piattaforma ruota attorno a Snapdragon 8 Gen 5, con configurazioni fino a 16 GB di RAM e 1 TB di storage. Sono numeri che, nella pratica, garantiscono margine su multitasking e pesi massimi, ma la differenza vera si gioca sul controllo termico e sulla stabilità sotto carico. Motorola indica un raffreddamento a mesh di rame, che punta a sostenere sessioni lunghe senza degradare troppo le frequenze.

Sul fronte “porte e standard”, emergono scelte interessanti per chi usa lo smartphone come hub: USB-C 3.2 con DisplayPort, Wi-Fi 7, 5G multi-banda, Bluetooth 6.0 e un sensore impronte ultrasonico sotto il display. Questo pacchetto non serve a fare headline, ma a costruire un profilo da dispositivo completo anche per chi collega monitor, lavora in mobilità e pretende latenza bassa su accessori.
Fotocamere: tripla 50 MP “uniforme” e 8K, ma lo zoom resta il vero discrimine
Motorola sceglie un approccio lineare: 50 MP wide, 50 MP tele 3x, 50 MP ultrawide, con frontale 50 MP e video fino a 8K. L’idea è dare consistenza e uniformità, riducendo i “salti” qualitativi tra ottiche. È un’impostazione sensata per chi scatta spesso e non vuole ritrovarsi con un’ottica ottima e un’altra mediocre.

Detto questo, nel confronto con l’Ultra il punto diventa inevitabile: lo zoom. 3x ottico è utile e pulito, ma non è la stessa cosa di un periscopio più spinto. Per capire davvero dove si posiziona, qui conta il processing, la resa in low light e la tenuta a 5–10x: aspetti che, senza test sul campo, restano promesse.
Batteria e ricarica: Silicon-Carbon e velocità come tratto identitario

Qui Motorola prova a mettere distanza: 5200 mAh con tecnologia Si/C (Silicon-Carbon) e ricarica 90 W cablata, 50 W wireless, più reverse 10 W cablata e 5 W wireless. Al di là dei numeri, il concetto è semplice: ridurre il tempo in cui il telefono è “in attesa” e trasformare la ricarica in una pausa breve. Per molti utenti, soprattutto in Europa, questo è il vantaggio più tangibile del 2026, perché impatta la routine quotidiana più di un benchmark.
Software e aggiornamenti: sette anni e Moto AI come prova di maturità
Motorola mette sul piatto Android 16 e sette anni di update, insieme a Moto AI. Il valore, qui, non è solo la promessa, ma la percezione di affidabilità nel tempo: Motorola ha bisogno che la promessa venga creduta, perché nella memoria degli utenti il supporto software è sempre stato il punto più fragile dei brand “non Samsung/Google”. Proprio per questo, la scelta di legare il flagship a una finestra lunga è anche una dichiarazione strategica.
Prezzo e disponibilità: Europa sì, USA no, e questo pesa
Il lancio europeo a 999 euro è un prezzo da fascia alta “pura”. L’assenza dagli Stati Uniti limita l’ecosistema di accessori e la reperibilità globale, mentre l’importazione, dove necessaria, introduce variabili su garanzia e compatibilità. Qui Motorola gioca una partita più regionale, mentre Samsung gioca su scala.
Samsung Galaxy S25 Ultra
Samsung punta su un linguaggio più industriale: telaio in titanio, peso 218 grammi, spessore 8,2 mm, retro in vetro con Gorilla Glass Victus 2 e frontale con Gorilla Armor 2. La differenza non è solo materiale, è percezione: l’Ultra comunica robustezza e rigidità, anche a costo di risultare più impegnativo in tasca e in mano.

Il rating resta IP68, quindi niente IP69 dichiarato, ma l’Ultra compensa con una protezione del display più aggressiva e con un focus sulla durabilità “da urto e uso intenso”. Il layout delle camere allineate verticalmente è una scelta estetica minimale che è diventata un segno riconoscibile della serie Ultra: meno “modulo”, più “sistema ottico”.
Display: risoluzione più alta, 120 Hz e anti-riflesso per uso reale
Il pannello è un Dynamic AMOLED da 6,9 pollici con risoluzione 1440×3120 e refresh fino a 120 Hz, con LTPO fino a 1 Hz. Sulla carta, Motorola ha il refresh più alto, ma Samsung risponde con due argomenti che pesano nel mondo reale: definizione e rivestimento anti-riflesso, che spesso vale più di qualche centinaio di nit in più quando il sole è quello “vero”. La scelta dello schermo piatto non è nostalgia, è funzionale: l’Ultra nasce anche per S-Pen, e la planarità è ciò che rende la scrittura più naturale e precisa, riducendo distorsioni e tocchi involontari. Qui Samsung non sta ottimizzando per immersione: sta ottimizzando per controllo.
Prestazioni e piattaforma: Snapdragon 8 Elite, Galaxy AI e DeX come vantaggio di sistema
Samsung spinge su Snapdragon 8 Elite, con configurazioni fino a 16 GB di RAM e 1 TB di storage. Nella pratica, la differenza tra due top Snapdragon si sente meno nei task comuni e più in tre scenari: editing pesante, carichi AI e stabilità termica prolungata. Samsung gioca anche su ciò che Motorola non può replicare allo stesso livello: integrazione di Galaxy AI e soprattutto DeX, che trasforma il telefono in una postazione “da scrivania” con un solo cavo o in wireless, con un’esperienza ormai matura. La dotazione sensori e connettività resta completa con Wi-Fi 7, 5G, UWB per tracciamento, oltre a sensori come barometro e bussola che, per molti, sono dettagli. Ma l’insieme costruisce un profilo “strumento”: l’Ultra non vuole essere solo bello, vuole essere utile.
Fotocamere: versatilità e zoom, con il periscopio come arma vera
Qui il confronto diventa sbilanciato per impostazione. Samsung mette in campo una quad camera con 200 MP wide, tele 3x, periscopio 5x e ultrawide, con video 8K e un processing storicamente orientato alla consistenza. La forza non è il megapixel, è l’architettura: avere un 5x vero cambia la fotografia quotidiana, perché sposta il punto di equilibrio tra crop e ottica.

La frontale resta più conservativa nei megapixel, ma l’Ultra compensa con pipeline software e stabilità video che, nella fascia Ultra, sono parte del pacchetto. Chi compra S25 Ultra spesso compra anche la sua “camera personality”, fatta di zoom, scatti pronti e strumenti di editing integrati.
Batteria e ricarica: meno “wow” sui watt, più equilibrio e standard
Samsung dichiara 5000 mAh e ricarica 45 W cablata, 15 W wireless, reverse 4,5 W. Sono numeri meno aggressivi di Motorola, ma coerenti con l’approccio Samsung: meno stress termico e maggiore prevedibilità, con un ecosistema di accessori stabile. Il riferimento a Qi2 sposta la discussione su compatibilità e praticità, più che su “quanto in fretta arrivo al 100%”.
Software e supporto: sette anni con la macchina Samsung alle spalle
Anche Samsung parla di sette anni, con una storia di update più consolidata e una distribuzione che, di solito, resta più regolare e prevedibile. In più, l’Ultra vive in un ecosistema dove le feature arrivano in modo incrementale: Galaxy AI si espande per update e spesso diventa parte della value proposition, non un bonus temporaneo.
Prezzo e disponibilità: sconti e presenza globale come vantaggio competitivo
L’Ultra, quando entra nel ciclo sconti, può diventare estremamente competitivo. Il dato che circola, circa 919 euro in sconto, cambia la percezione del valore perché mette Samsung vicino al prezzo del Motorola europeo, ma con una disponibilità e una compatibilità carrier più ampie. In un confronto reale, la reperibilità e l’assistenza pesano quasi quanto una specifica.
Samsung Galaxy S25 Ultra vs Motorola Signature: quale conviene davvero nel 2026
Se la tua priorità è scrivere, annotare, lavorare, usare S-Pen, sfruttare DeX e avere una camera che “copre tutto” soprattutto sullo zoom, Samsung Galaxy S25 Ultra resta la scelta più coerente, perché unisce hardware, servizi e strumenti di produttività in un pacchetto già maturo. È un flagship che pesa di più, è più spesso, ma restituisce la sensazione di un dispositivo che può sostituire altro.
| Specifiche | Motorola Signature | Samsung Galaxy S25 Ultra |
|---|---|---|
| Design & Materiali | Spessore: 6.9 mm Peso: 186g Finitura Tessuto, Alluminio IP68 / IP69 | Spessore: 8.2 mm Peso: 218g Telaio in Titanio IP68 |
| Display | 6.8″ Extreme AMOLED 165Hz, LTPO Peak: 6.200 nits | 6.9″ Dynamic AMOLED 120Hz, LTPO Peak: 2.600 nits |
| Processore (SoC) | Snapdragon 8 Gen 5 (Next Gen) | Snapdragon 8 Elite (Current Gen) |
| Fotocamere Posteriori | 50MP Main 50MP Tele (3x) 50MP Ultra-wide | 200MP Main 50MP Periscopio (5x) 10MP Tele (3x) 50MP Ultra-wide |
| Fotocamera Frontale | 50MP (4K Video) | 12MP (4K Video) |
| Batteria & Ricarica | 5.200 mAh (Si/C) 90W Cablata 50W Wireless | 5.000 mAh (Li-Ion) 45W Cablata 15W Wireless (Qi2) |
| Software | Android 16 7 anni di update | Android 15 7 anni di update S-Pen Inclusa |
| Connettività | Wi-Fi 7, Bluetooth 6.0 UWB, USB-C 3.2 | Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4 UWB, USB-C 3.2 |
Sfida al vertice: Il Motorola Signature stupisce con un design leggerissimo (186g), Android 16 nativo e una batteria al Silicio-Carbonio con ricarica a 90W. Il Galaxy S25 Ultra risponde con il suo inimitabile comparto zoom (5x ottico + 200MP), la S-Pen e la robustezza del titanio.
Se invece vuoi un top di gamma che “sparisca in mano”, che punti su 186 g, 6,9 mm, una ricarica 90 W e 50 W wireless, e una resistenza che arriva a IP69, Motorola Signature è una proposta più coraggiosa e più fisica, quasi anti-Ultra per filosofia. Qui la scelta non è tra due schede tecniche, è tra due abitudini: portabilità e velocità di ricarica contro strumenti e versatilità, soprattutto in fotografia e produttività.
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