Telegram per Android cambia pelle con un redesign completo annunciato nel blog ufficiale del 9 febbraio 2026, e la scelta non è estetica: è un tentativo di riscrivere l’uso quotidiano dell’app, riducendo tocchi, tempi morti e frizioni nelle schermate che gli utenti aprono decine di volte al giorno. Nello stesso aggiornamento, Telegram spinge forte sul concetto di “oggetti digitali” e abilita la creazione di regali collezionabili esclusivi, una funzione che rende più esplicita la trasformazione dell’app in ecosistema, tra collezione, scambio e marketplace. Sullo sfondo arrivano anche ritocchi mirati per iOS e iPad, un cambio di regole per il trasferimento della proprietà dei gruppi e nuove possibilità di personalizzazione per i bot tramite API. È un pacchetto che sembra disegnato per un obiettivo preciso: tenere l’utente dentro Telegram più a lungo, con un’interfaccia più rapida e con meccaniche di engagement che somigliano sempre meno alla messaggistica “pura”.
Telegram per Android e il redesign che cambia navigazione e velocità
Il cuore dell’update è la nuova navigazione su Android, costruita attorno a una barra inferiore che permette lo switch rapido tra chat, impostazioni e profilo. Non è solo una scorciatoia: Telegram prova a spostare il peso della UX dal “torno indietro, apro menu, cerco sezione” al “sono già dove mi serve”. In un’app che vive di microazioni ripetute, una barra inferiore ben fatta vale più di molte funzioni avanzate, perché impatta la metrica più importante di tutte: il tempo necessario per arrivare a ciò che vuoi fare.

Telegram racconta anche un altro aspetto, più tecnico e meno visibile, ma che spiega la portata dell’intervento: la ricostruzione del codice dell’interfaccia per aumentare efficienza e reattività. Quando un’azienda dichiara di aver riscritto parti della UI, di solito sta intervenendo su rendering, gestione delle transizioni, caching e su quei colli di bottiglia che emergono soprattutto su dispositivi medi o quando la cronologia chat diventa pesante. È qui che un redesign smette di essere “grafica” e diventa ingegneria: scrolling più stabile, caricamenti meno incerti, passaggi tra schermate con latenza percepita più bassa.
Dentro questa stessa logica rientra il controllo degli effetti grafici in Impostazioni > Risparmio energetico. Telegram mette nelle mani dell’utente il potere di disattivare animazioni e transizioni per ridurre consumo e stress hardware. È una decisione interessante perché ribalta un dogma del design moderno, cioè l’animazione come elemento identitario, e la tratta invece come un componente modulare: se vuoi la fluidità “cinematica” la tieni, se vuoi più batteria la spegni. In un contesto Android dove convivono dispositivi high-end e modelli più economici, la possibilità di regolare gli effetti non è un dettaglio: è un modo per ridurre le lamentele e aumentare la sensazione di controllo.

Se vuoi un quadro più ampio su come le app Android cambiano quando si spostano verso navigazioni “da sistema operativo”, questo passaggio si aggancia bene anche al tema più generale dell’ecosistema Android: https://matricedigitale.it/argomenti/android/
Creazione regali Telegram e la nascita di un collezionismo “nativo” dentro l’app
La seconda novità, quella che cambia davvero la percezione di Telegram, è la creazione di regali collezionabili esclusivi. Telegram non si limita a introdurre un nuovo oggetto digitale: introduce una meccanica di generazione basata sulla combinazione di regali esistenti, con l’idea di produrre versioni più rare. Nella tua traccia compaiono categorie come Non comuni, Rare, Epiche e Leggendarie, che, al di là dei nomi, descrivono una struttura tipica dei sistemi collezionabili: rarità, probabilità, “materiali” di partenza e risultato potenzialmente più ambito.

Il punto più delicato è il modo in cui Telegram imposta la probabilità: la creazione accetta fino a quattro regali e “ogni elemento aggiuntivo aumenta la probabilità di successo”. Questa frase, letta in chiave prodotto, significa una cosa precisa: Telegram introduce un sistema che premia chi ha già stock di oggetti e spinge chi colleziona a ricombinare invece che limitarsi a possedere. In altre parole, non è solo un regalo “da inviare”: è una microeconomia che può far girare scambi e acquisti.
Il dato “milioni di regali creati” da “oltre cento raccolte” (così come lo riporti nell’input) suggerisce che Telegram non sta testando un esperimento, ma sta già lavorando su scala. E quando un oggetto digitale entra in scala, cambiano automaticamente le esigenze: marketplace più visibile, regole contro abusi, strumenti per comprare e vendere senza attriti. Nella tua traccia compaiono anche riferimenti a wallet e a TON, che, se presenti nel tuo pezzo, vanno trattati come parte della strategia: agganciare l’engagement a un circuito economico interno, in cui gli oggetti non sono soltanto “carini”, ma scambiabili.
Liquid Glass su iOS e iPad: Telegram spinge la percezione “premium” senza toccare il core
Sul fronte Apple, Telegram porta su iOS un effetto chiamato Liquid Glass dentro un visualizzatore multimediale ridisegnato. Qui la logica sembra diversa rispetto ad Android: meno “riscrivo l’app per efficienza globale”, più “rendo più piacevole e riconoscibile una parte ad alta frequenza”, cioè foto e video. Il visualizzatore multimediale è uno dei luoghi in cui l’utente giudica la qualità di un’app in modo quasi irrazionale: se le anteprime sono belle, se lo scorrimento è fluido, se i menu sono coerenti, l’app sembra più curata anche quando il resto non cambia.
Telegram aggiorna anche i pannelli di anteprima per sticker ed emoji e introduce menu contestuali nei profili. Sono micro-migliorie che riducono passaggi e aumentano la sensazione di “strumento completo”, soprattutto per chi usa Telegram come canale di comunicazione semi-professionale e vive di sticker, reaction e gestione rapida delle conversazioni.
Su iPad, la scorciatoia per inviare con ⌘+Invio è un’altra decisione di prodotto molto chiara: Telegram vuole essere credibile su tablet come strumento di lavoro, non solo come app “ingrandita”. Quando aggiungi una scorciatoia di tastiera, stai parlando a utenti che scrivono tanto, che gestiscono gruppi, che fanno moderazione, che seguono canali e che non vogliono perdere tempo. È la stessa filosofia che negli anni ha reso competitive certe app di posta: le scorciatoie non sono un lusso, sono velocità trasformata in abitudine.
Trasferimento proprietà dei gruppi: Telegram mette ordine alla governance delle community
Un cambiamento che sembra burocratico ma in realtà è cruciale riguarda la proprietà dei gruppi. Telegram introduce un trasferimento automatico della proprietà dopo una settimana nel caso in cui il proprietario lasci, e aggiunge una finestra di conferma per scegliere un nuovo owner. Il problema che Telegram sta risolvendo è quello dei gruppi “orfani”, che diventano ingestibili, vulnerabili a conflitti e, in casi peggiori, facili bersagli per takeover e caos amministrativo.

L’aspetto più interessante è la possibilità di trasferire l’ownership senza abbandonare la chat. È una funzione che riduce la teatralità del “lascio e succede qualcosa” e la trasforma in procedura. In un ecosistema che vive di community, la governance è sicurezza operativa: se la proprietà può essere trasferita con chiarezza, si abbassa il rischio di guerre interne e si riducono i momenti in cui un gruppo resta scoperto.
Se approfondire a questo punto a una cornice più ampia su gestione community, trust e privacy nelle piattaforme, guarda la nostra sezione su Telegram.
Bot Telegram e API: colori ed emoji nei pulsanti come UX, non come cosmetica
Sul fronte sviluppatori, Telegram abilita i bot ad assegnare colori ed emoji ai pulsanti e pubblica un changelog dedicato alle API. Sembra un dettaglio “grafico”, ma in realtà è una mossa che rende le interfacce bot più leggibili, soprattutto per bot complessi, dove l’utente deve distinguere rapidamente un’azione dall’altra. Un pulsante con un colore coerente e un’emoji scelta bene riduce errori e aumenta conversioni, che nel mondo bot significa completare un flusso, confermare una scelta, finire una procedura.

Telegram qui sta facendo una cosa precisa: sta abbassando la distanza tra bot e app “native”. Se l’interazione con un bot diventa più chiara e più vicina a un’interfaccia moderna, i bot smettono di essere “testo con comandi” e diventano piccoli servizi dentro l’app. È lo stesso percorso che negli anni ha trasformato Telegram in una piattaforma per automazioni, assistenza, commercio, prenotazioni, gestione community. E, soprattutto, è un modo per competere non solo con altre app di messaggistica, ma con strumenti come Discord, che vivono di bot e plugin come se fossero componenti di sistema.
Perché questo update conta: Telegram sposta il baricentro tra messaggi, economia e controllo
Messo insieme, l’aggiornamento del 9 febbraio 2026 disegna una traiettoria abbastanza netta. Android riceve un redesign strutturale, con una navigazione più immediata e con un controllo esplicito sugli effetti per salvare batteria. iOS riceve interventi che aumentano percezione premium nelle aree più “visive” e negli elementi di contesto. La gestione gruppi si fa più solida, perché Telegram riconosce che le community sono infrastruttura, non decorazione. I bot ottengono strumenti per diventare più usabili e quindi più “commercializzabili” dentro Telegram. E i regali collezionabili, con creazione e marketplace, sono il segnale più forte: Telegram non vuole solo che tu scriva, vuole che tu resti, collezioni, scambi, interagisca e costruisca identità dentro l’app.
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