Il mercato crypto si muove su tre binari che, presi insieme, raccontano la stessa trasformazione: tesorerie corporate che accumulano Bitcoin, finanza tradizionale che compra infrastrutture crypto in Asia, e governi europei che preparano una fiscalità più aggressiva e complessa. Da un lato Coinbase aumenta in modo netto le proprie riserve, dall’altro Mirae Asset Group chiude un’operazione per il controllo quasi totale di Korbit in Corea del Sud, mentre nei Paesi Bassi passa in Parlamento una riforma fiscale che porta il tema più controverso di tutti al centro del dibattito: la tassazione dei guadagni non realizzati. Sullo sfondo, la cronaca nera entra nel settore con un episodio che espone un altro livello di rischio: l’irruzione legata al CEO di Binance France, che alimenta l’attenzione sulla sicurezza personale degli executive crypto.
Coinbase compra 841 Bitcoin e porta le holdings a 15.389 BTC
Nel quarto trimestre 2025 Coinbase acquista 841 Bitcoin, portando le proprie riserve complessive a 15.389 BTC. La mossa consolida il posizionamento dell’azienda tra i detentori corporate di Bitcoin e segnala una strategia che non si limita alla gestione operativa dell’exchange, ma punta a costruire una riserva patrimoniale in asset digitali in modo progressivo e strutturato. Il dato chiave è la continuità: Coinbase mantiene un programma di acquisti settimanali, quindi non un’operazione spot “di opportunità”, ma un accumulo organizzato che tende a ridurre il rischio di timing e a trasformare Bitcoin in componente stabile del bilancio. La narrativa interna, per come emerge dalle dichiarazioni dei vertici, ruota intorno alla solidità del bilancio e alla possibilità di investire anche in condizioni di mercato non lineari, mantenendo una postura di lungo periodo. Accanto a Bitcoin, Coinbase continua a espandere anche l’esposizione su Ethereum: nel Q4 2025 acquista 2.460 ETH, arrivando a 151.175 ETH, per un valore indicato intorno a 272 milioni di euro. Il punto non è il confronto tra BTC ed ETH, ma la costruzione di un portafoglio che supporta la strategia di prodotto dell’azienda, soprattutto se si considera l’ecosistema sviluppato intorno a Base e l’espansione verso strumenti come prediction market e nuove linee di servizi.
Mirae Asset Group prende il 92% di Korbit con un deal da circa 84 milioni di euro
La seconda notizia sposta il baricentro sull’Asia. Mirae Asset Group conclude un accordo per acquisire il controllo del 92% di Korbit con un investimento di circa 84 milioni di euro, cifra che nel dettaglio viene indicata come 133 miliardi di won. L’operazione avviene tramite acquisizione di quote da azionisti rilevanti, tra cui NXC e SK Square, con inclusione di una vendita collegata a SK Planet. Qui il significato industriale è superiore al valore nominale del deal. Mirae Asset è un gigante della finanza tradizionale e la scelta di entrare con controllo quasi totale in un exchange crypto sudcoreano indica una strategia di integrazione più ampia tra servizi finanziari e infrastrutture digital asset. In Corea del Sud, dove l’ecosistema exchange è storicamente centrale per l’adozione retail e dove le evoluzioni regolatorie possono cambiare rapidamente lo scenario, controllare un asset come Korbit significa posizionarsi su una infrastruttura pronta per scenari istituzionali. In questo contesto, gli osservatori legano il potenziale dell’operazione alla direzione del Paese sulle security token offerings (STO): se il framework regolatorio accelera, chi possiede piattaforme e canali di mercato ottiene un vantaggio immediato in termini di compliance, distribuzione e product design. L’acquisizione diventa quindi un tassello per costruire un ponte stabile tra finanza tradizionale e tokenizzazione.
Il precedente che pesa: Naver Financial e Dunamu (Upbit) nell’autunno 2025
Nel quadro sudcoreano, l’operazione Korbit non è isolata. Viene richiamata una transazione precedente: Naver Financial che a novembre 2025 acquisisce Dunamu, società che opera Upbit, con una valutazione indicata intorno a 9,45 miliardi di euro. Anche qui il segnale è lo stesso: il consolidamento passa attraverso grandi gruppi che vogliono controllare o inglobare i nodi principali della filiera crypto. La lettura complessiva è che la Corea del Sud sta diventando un laboratorio dove grandi player tech e finance cercano un posizionamento “da piattaforma” prima che la regolazione renda più costoso entrare e più difficile acquisire infrastrutture già operative.
Paesi Bassi: approvata la tassa del 36% sui guadagni non realizzati, in vigore dal 2028
La terza notizia è quella che, per impatto potenziale in Europa, rischia di far più rumore. Nei Paesi Bassi la Camera dei rappresentanti approva la riforma denominata Actual Return in Box 3 Act, che introduce un’impostazione basata sui rendimenti reali, con un’aliquota indicata al 36% e una particolarità che è il centro del conflitto: la tassa include guadagni non realizzati su asset come azioni, crypto e bond. Il meccanismo, così come descritto, porta la fiscalità a entrare “ogni anno” nel portafoglio dell’investitore, anche in assenza di vendita. In altre parole, se un asset cresce di valore, la crescita può generare una passività fiscale annuale, e questo crea un problema di liquidità soprattutto nei mercati volatili. L’obiezione più forte del mondo crypto è proprio qui: un guadagno cartaceo può sparire rapidamente e l’imposizione annuale può costringere a vendere asset per pagare imposte su valore non trasformato in cash. La riforma è prevista in vigore da gennaio 2028. Nel frattempo il Parlamento approva anche un emendamento che riduce il periodo di revisione da cinque a tre anni, segnale che la misura potrebbe essere corretta o ricalibrata più rapidamente se dovesse produrre effetti indesiderati. C’è poi un secondo livello: una coalizione politica prepara un passaggio verso un modello di capital gains nel 2028, cioè tassazione al momento della vendita. Questo potenziale cambio di rotta è importante perché indica che la riforma attuale potrebbe essere un “ponte” verso un sistema diverso, meno problematico sul piano della liquidità, ma nel frattempo il mercato deve fare i conti con la prospettiva di una tassazione annuale anche sul non realizzato.
Binance France: irruzione e arresti, la sicurezza degli executive crypto diventa un tema
La cronaca entra nel dossier con l’episodio che riguarda David Prinçay, CEO di Binance France. Il 12 febbraio 2026 tre uomini incappucciati forzano un ingresso, passando prima da un appartamento sbagliato e poi arrivando alla residenza collegata a Prinçay in Val-de-Marne a Parigi. L’appartamento risulta vuoto e vengono rubati due telefoni. Nella stessa mattinata, i sospetti compiono una seconda invasione domestica a Vaucresson, con aggressione a un residente. Prinçay risulta illeso perché assente. La risposta delle forze dell’ordine è rapida: il tracciamento dell’auto e dei dispositivi rubati porta a Lione, dove la BRI arresta i tre sospetti. L’indagine coinvolge più unità, incluse strutture parigine e territoriali, e mostra quanto rapidamente un episodio del genere possa diventare un caso coordinato. Al di là dei dettagli investigativi, l’elemento che resta è la percezione di rischio: nel settore crypto la superficie d’attacco non riguarda solo piattaforme e wallet, ma anche le persone. Gli executive sono diventati bersagli potenziali non solo per frodi e spear-phishing, ma anche per azioni fisiche, con dinamiche che ricordano i casi di extortion e coercizione già osservati in altri ecosistemi ad alta monetizzazione.
Un mercato che converge: tesorerie, acquisizioni e fiscalità cambiano la partita
Mettendo insieme i tre blocchi, la traiettoria è evidente. Coinbase costruisce riserve e rafforza l’immagine di player corporate che tratta Bitcoin come asset di bilancio. Mirae Asset compra infrastruttura e posizionamento regolatorio in un mercato chiave come la Corea del Sud. L’Olanda porta la fiscalità verso un modello più complesso, che rischia di influenzare comportamento degli investitori e strategie di detenzione. E sullo sfondo, l’episodio Binance France ricorda che la maturazione del settore porta con sé anche un aumento dei rischi “off-chain”, quelli che non passano da exploit e smart contract, ma dal mondo fisico e dalle vulnerabilità personali.
Iscriviti alla Newsletter
Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.
Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.









