Il mercato crypto sta cambiando pelle: meno narrazione da “token del giorno”, più infrastruttura, più canali di distribuzione, più prodotti che imitano la finanza tradizionale ma con leve nuove. Nelle ultime settimane il segnale arriva da tre direttrici che si alimentano a vicenda. Da un lato Hyperliquid apre a una fase più aggressiva dei perpetual collateralizzati in stablecoin con USDT0, con un disegno che avvicina indici, commodity e singole azioni a un pubblico che ragiona già in dollari digitali. Dall’altro X prepara Smart Cashtags per portare prezzi live e accesso al trading direttamente nella timeline, trasformando il feed in un terminale “sociale”. Sullo sfondo, l’Argentina diventa un laboratorio reale: adozione quotidiana, area grigia normativa e un evento Ethereum che scala come una fiera mondiale.
Hyperliquid e USDT0: i perps in stablecoin diventano un ponte tra equity e crypto
L’espansione di Hyperliquid ruota attorno a un concetto semplice e potente: il collateral non è più necessariamente un token “volatilissimo”, ma una stablecoin che rende l’esperienza più lineare. Con i mercati HIP-3 collateralizzati in USDT0, l’utente entra e resta in un perimetro di valore stabile, senza dover convertire continuamente asset o costruire una catena di bridging ad alta frizione. È una scelta che sposta l’attenzione dall’asset alla struttura di mercato: per chi fa trading, la differenza è operativa, non ideologica. I nuovi mercati includono contratti perpetui legati a un indice come S&P 500, commodity come oro e argento, e azioni singole ad alta narrativa come Tesla, Nvidia, Google, Amazon, Meta, Robinhood, Intel e Microsoft, con regolamento in USDT. Il messaggio è chiaro: la crypto non sta solo “tokenizzando” concetti, sta tentando di replicare exposure e strumenti della finanza tradizionale dentro un ambiente dove il settlement è nativamente digitale e la liquidità può essere incentivata in modo aggressivo. A rafforzare il lancio c’è un programma di incentivi da 183.400 euro settimanali, strutturato su quote di volume in fase iniziale. Non è un dettaglio di marketing: è il modo con cui queste piattaforme accelerano la liquidità e “allenano” il mercato a usare i nuovi strumenti. È anche il punto in cui la competizione diventa più seria, perché la liquidità, nei perps, è tutto: spread, slippage, affidabilità dei prezzi.
USDT0: lo standard “lock-and-mint” e la spinta cross-chain
Il ruolo di USDT0 è quello di trasformare la stablecoin in infrastruttura cross-chain più che in semplice unità di conto. La struttura descritta come lock-and-mint con peg 1:1 con USDT e lo standard OFT di LayerZero puntano a rendere più “banale” il trasferimento tra network, riducendo i passaggi intermedi e la dipendenza da meccanismi non sempre trasparenti. Il dato citato di oltre 45,85 miliardi di euro in trasferimenti cumulativi su 15 network da gennaio 2025 serve come indicatore di adozione: la stablecoin non è più solo un asset, è una rete di trasporto del valore che abilita prodotti e mercati. Qui si innesta la logica dei perps collateralizzati: se la stablecoin diventa più mobile e più “standard”, il mercato può crescere senza chiedere all’utente di cambiare continuamente strumento o catena. In altre parole, la stablecoin diventa l’API della finanza digitale.
X e Smart Cashtags: la timeline come terminale, con prezzi live e trading “a un tap”
La seconda direttrice è più culturale che tecnica: X sta costruendo Smart Cashtags per agganciare asset finanziari con prezzi live e collegamenti al trading direttamente dentro la timeline. Il capo prodotto Nikita Bier parla di un lancio imminente e, soprattutto, chiarisce la posizione: X non vuole essere broker, ma abilitare dati e integrazioni. È una distinzione che conta, perché sposta il rischio regolatorio e operativo verso partner terzi, mentre la piattaforma si prende il valore dell’interfaccia e dell’attenzione. Il contesto è un conflitto reale tra “crypto che prolifera” e “crypto che degrada” la piattaforma. Da un lato la community chiede strumenti, dall’altro X dichiara di voler limitare applicazioni che incentivano spam, raid e harassment per monetizzare la timeline. Qui Smart Cashtags diventano una risposta politica oltre che funzionale: mantenere la parte “finanza” dentro un canale che non trasformi il social in un campo minato.Se questa integrazione funziona, cambia una cosa molto concreta: la distanza tra informazione e azione. Oggi l’utente vede un prezzo, poi va altrove, poi prende una decisione. Domani potrebbe vedere un cashtag, aprire la scheda, leggere segnali e fare trading senza uscire dal feed. È un modello che ha già avuto precedenti nel retail trading, ma su X avrebbe un acceleratore gigantesco: la viralità.
Nazarov alla CFTC: l’istituzionalizzazione dell’oracolo e la spinta a regole “pratiche”
Sul piano regolatorio-istituzionale entra in scena la nomina di Sergey Nazarov, cofondatore di Chainlink, al Comitato Consultivo per l’Innovazione della CFTC. Non è un passaggio tecnico: è un segnale di legittimazione per un pezzo fondamentale dell’infrastruttura crypto, gli oracle, cioè quel livello che collega smart contract e dati esterni. Nel momento in cui mercati, derivati e asset digitali cercano di convivere con cornici tradizionali, la figura dell’oracolo smette di essere “optional” e diventa un punto di controllo del rischio. Chainlink viene descritta come rete che abilita interoperabilità e feed dati, con una narrativa orientata all’adozione istituzionale. In un contesto in cui la CFTC vuole bilanciare innovazione e integrità di mercato, inserire un profilo come Nazarov dentro un comitato consultivo significa riconoscere che la conversazione non riguarda più solo exchange e token, ma infrastrutture che possono diventare standard.
Argentina: adozione quotidiana, area grigia normativa e Devconnect da 20.000 persone
Il terzo blocco è quello più “fisico”: l’Argentina viene descritta come mercato con circa 5 milioni di utenti crypto quotidiani, pari a circa il 10% della popolazione, e una proprietà complessiva che arriva al 20%. Le ragioni sono note e concrete: inflazione, inefficienze bancarie, necessità di pagamenti pratici. Ma il punto interessante non è solo l’adozione: è il fatto che avvenga in una zona grigia legale, dove l’uso cresce per domanda reale prima ancora che la regolazione si chiuda. Questo contesto fa da base a Devconnect 2025 a Buenos Aires, presentato come il più grande evento Ethereum finora, con quasi 20.000 partecipanti e un formato “World’s Fair” che prova a rendere tangibili le applicazioni, con distretti dedicati a DeFi e privacy. Il dato del 50% di partecipanti locali indica che non è turismo tech: è un ecosistema domestico che si è già appropriato degli strumenti. Anche la parte logistica, con processo visti semplificato e oltre mille visti internazionali, racconta un evento progettato per scalare come piattaforma globale. Qui l’Argentina non è solo una storia di adozione: è un segnale che la crypto sta cercando luoghi dove “funziona” perché risolve frizioni quotidiane. E quando un ecosistema Ethereum si appoggia su una base di utenti che usano stablecoin e pagamenti, la narrativa torna a essere concreta.
Il paradosso 2025 e la tesi Ethereum: razionalità crescente, mercato ancora in transizione
Dentro questo quadro entra la lettura di Mike Ippolito, che descrive il 2025 come un paradosso: più razionalità e infrastruttura, ma sentiment e prezzi non sempre coerenti con un bull market classico. Il passaggio chiave è lo spostamento da speculazione pura verso valutazioni più “fondamentali”, con conseguente mispricing, consolidamento e selezione naturale dei progetti. In questa lettura, Ethereum viene visto come piattaforma posizionata per una crescita più significativa entro il 2026, anche grazie a miglioramenti attesi e alla progressiva maturazione di stack e toolchain. Il tema che torna più spesso è quello degli RWA e della domanda di rendimento su stablecoin on-chain, con crescita di vault e infrastrutture modulari che spingono DeFi in una direzione più simile a un mercato del credito. Qui la crypto non promette “rivoluzione domani”, ma costruisce un ponte tra domanda di yield, tokenizzazione e strumenti derivati che imitano la finanza tradizionale, provando a renderla più accessibile e componibile.
Regole e incertezza: la metafora delle scommesse e il BRCA come linea di demarcazione
Sul piano politico, Peter Van Valkenburgh usa una metafora dura: regolazione crypto paragonata a scommesse sportive online non regolate, con una disconnessione tra scopo inteso e realtà del mercato. Il punto centrale, nella sua argomentazione, è distinguere tra entità custodiali e sviluppo software o infrastruttura non-custodial, chiedendo regole di “senso comune” per chi gestisce rischi e fondi, ma protezione per chi scrive codice e costruisce protocolli neutri. Dentro questa cornice compare il Blockchain Regulatory Certainty Act (BRCA), descritto come tentativo di chiarire la giurisdizione e offrire un safe harbor per provider non controllanti. L’idea è spostare enforcement su criminalità reale e ridurre l’ambiguità per chi costruisce infrastruttura. È un tema che incrocia direttamente l’evoluzione vista sopra: se i mercati si spostano verso perps collateralizzati in stablecoin e integrazioni social, l’ambiguità normativa non resta teorica, diventa un freno o un acceleratore.
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