La geopolitica tecnologica non è più una cornice teorica ma un terreno operativo dove brevetti, dazi, armi laser, semiconduttori e diritto alla riparazione si intrecciano in un unico sistema di potere. Dalla sentenza tedesca che blocca PC per violazione di brevetti video, all’accordo commerciale tra Stati Uniti e Taiwan che ridefinisce flussi e investimenti, fino all’incidente con un’arma laser al confine e alla sfida giapponese sui 2 nanometri, ogni episodio mostra come il diritto tecnologico sia ormai un’estensione della politica industriale e della sicurezza nazionale. In questo scenario, la tecnologia non è solo innovazione: è leva strategica, strumento di pressione economica e arma regolatoria.
La disputa sui brevetti HEVC in Germania e il peso degli standard essenziali
La decisione di un tribunale tedesco che accoglie le richieste di Nokia contro Acer e Asus segna un punto di svolta nella gestione dei brevetti essenziali allo standard (SEP). Al centro della controversia c’è lo standard video HEVC (H.265), tecnologia chiave per la compressione ad alta efficienza che consente qualità superiore e risparmio di banda rispetto al precedente H.264. L’ingiunzione tedesca vieta offerta, commercializzazione, uso, importazione e possesso dei dispositivi ritenuti in violazione. Il risultato è immediato: sospensione delle vendite di desktop e laptop nel mercato tedesco da parte dei produttori coinvolti. Hisense sceglie una via diversa, acquista la licenza e prosegue le vendite. Il nodo è giuridico ma con effetti industriali concreti. I SEP devono essere concessi in licenza secondo condizioni FRAND – fair, reasonable and non-discriminatory – ma la Germania applica un’interpretazione rigorosa che tende a rafforzare la posizione del titolare del brevetto. Quando uno standard è integrato in GPU, SoC, sistemi operativi, piattaforme di streaming e videoconferenza, la mancanza di licenza non è un dettaglio tecnico: diventa un blocco di mercato. Alternative come AV1 esistono, ma l’ecosistema attuale è profondamente dipendente da HEVC. Senza supporto, l’esperienza utente degrada, le funzionalità si riducono e i produttori perdono competitività. La disputa mostra come la proprietà intellettuale possa tradursi in un’arma di interdizione commerciale, soprattutto in giurisdizioni che tutelano in modo stringente i titolari.
L’accordo USA-Taiwan e la centralità dei semiconduttori
Sul fronte macroeconomico, l’intesa tra Stati Uniti e Taiwan ridisegna i flussi commerciali e consolida un’alleanza industriale. Il patto riduce i dazi sulle merci taiwanesi al 15%, in cambio di investimenti massicci nel settore tecnologico statunitense. I semiconduttori vengono esclusi dal dazio, segnale inequivocabile della loro natura strategica. Taiwan si impegna in investimenti diretti e garanzie di prestito per un totale di 458 miliardi di euro, mentre TSMC annuncia 91,7 miliardi per l’impianto in Arizona. Gli Stati Uniti approvano vendite militari per oltre 10 miliardi di euro, rafforzando l’asse tecnologico-difensivo. L’accordo introduce anche un meccanismo di pressione: le aziende che rifiutano di operare negli Stati Uniti rischiano un dazio del 100%. Tuttavia, Taiwan respinge l’ipotesi di trasferire il 40-50% della produzione fuori dall’isola, insistendo su una crescita parallela. Si consolida così un equilibrio delicato: diversificazione senza delocalizzazione forzata. Il messaggio è chiaro. I semiconduttori non sono una merce qualsiasi ma un’infrastruttura di sovranità. L’esclusione dal dazio e i limiti quantitativi all’importazione mostrano una gestione calibrata della dipendenza reciproca.
L’incidente del laser al confine e il rischio tecnologico militare
Al confine tra Stati Uniti e Messico, un sistema laser montato su veicolo tattico JLTV viene utilizzato contro presunti droni ostili. Gli oggetti abbattuti risultano essere palloncini da festa. L’episodio, che coinvolge agenzie come FAA, DOD e DHS, evidenzia un altro aspetto della geopolitica tech: la fragilità dell’identificazione automatizzata in contesti ad alta tensione. Il sistema, progettato per neutralizzare droni utilizzati dai cartelli, agisce in un ambiente dove errori di classificazione producono conseguenze operative e diplomatiche. La chiusura dello spazio aereo e la deviazione dei voli mostrano come un errore tecnologico possa trasformarsi in crisi logistica. L’arma laser rappresenta l’evoluzione della difesa anti-drone, ma l’incidente dimostra che tecnologia avanzata e coordinamento inter-agenzia devono procedere insieme. In assenza di comunicazione efficace, anche sistemi sofisticati amplificano il rischio.
Rapidus e la sfida giapponese ai 2 nanometri
Nel frattempo, il Giappone tenta di riconquistare centralità industriale con Rapidus, sostenuta dallo Stato, che punta alla produzione di chip a 2nm nel 2027 e all’estensione a 1,4nm entro il 2029. Lo stabilimento di Chitose integra front-end e back-end nello stesso sito, riducendo i tempi di turnaround. La capacità prevista passa da 6.000 a 25.000 wafer al mese in un anno, con oltre 200 strumenti installati. La tecnologia gate-all-around supera l’architettura FinFET, ma la sfida principale resta l’ottimizzazione dello yield, che incide su costi e margini. Rapidus collabora con Nvidia per la litografia computazionale, utilizzando GPU per accelerare simulazioni e calcoli fino a 70 volte. Il Ministero dell’Economia giapponese approva il piano, segnando un tentativo di inversione di decenni di declino nel settore. Qui la geopolitica si traduce in politica industriale attiva. Competere con TSMC e Samsung richiede non solo capitale ma ecosistema, competenze e stabilità della supply chain.
La multa antitrust a Intel in India
In India, la Competition Commission of India infligge a Intel una multa di 2,75 milioni di euro per abuso di posizione dominante nel mercato dei processori boxed. La politica di garanzia limitava l’assistenza ai prodotti acquistati da distributori autorizzati in India, escludendo acquisti esteri. La decisione richiama la sezione 4 del Competition Act 2002 e impone la cessazione della politica, durata otto anni. L’autorità riduce l’importo per fattori mitiganti ma ribadisce il principio: la garanzia non può diventare strumento di segmentazione anticoncorrenziale. È un caso emblematico di come il diritto antitrust interagisca con le strategie globali di pricing e distribuzione.
BMW, iFixit e il diritto alla riparazione

Nel settore automotive, lo scontro tra iFixit e BMW riguarda un nuovo fastener che richiama il logo aziendale e limita l’uso di strumenti standard. iFixit lo definisce un gesto ostile verso il diritto alla riparazione, mentre la community risponde con reverse engineering e stampa 3D di strumenti compatibili. Il caso dimostra come la battaglia per la riparabilità sia ormai parte integrante della geopolitica tech.

Il controllo dell’hardware non riguarda solo produzione e brevetti ma anche accesso post-vendita, manutenzione e autonomia del consumatore.
Tecnologia come leva di potere globale
Dalle aule di tribunale tedesche agli impianti in Arizona e Hokkaido, dai laser militari alle autorità antitrust indiane, emerge un filo conduttore: la tecnologia è diventata strumento di sovranità, pressione economica e controllo normativo. I brevetti video possono bloccare interi mercati, i dazi possono ridisegnare supply chain, un errore di identificazione può paralizzare uno spazio aereo, una vite proprietaria può riaccendere il dibattito sui diritti dei consumatori. La geopolitica tecnologica non è più un concetto astratto ma una realtà che plasma mercati, governi e industrie. Ogni decisione tecnica porta con sé conseguenze strategiche. E ogni innovazione si muove in un campo dove diritto, commercio e sicurezza si sovrappongono.
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