Il 15 febbraio 2026 Kim Dotcom ha pubblicato su X un messaggio destinato a scuotere il dibattito globale su sorveglianza e intelligenza artificiale. L’imprenditore, noto per le battaglie legali legate a Megaupload e per le sue posizioni contro i programmi di controllo di massa, sostiene che un gruppo di hacker avrebbe compromesso i sistemi di Palantir, ottenendo accesso a livelli di super-user tramite un presunto agente AI. Secondo quanto affermato, l’intrusione avrebbe portato alla scoperta di archivi contenenti migliaia di ore di conversazioni trascritte e indicizzate, attribuite a figure di primo piano come Donald Trump, JD Vance ed Elon Musk. Le dichiarazioni, al momento non verificate da fonti indipendenti, delineano uno scenario di sorveglianza sistemica su leader politici e industriali.
Le accuse di sorveglianza globale
Nel messaggio pubblicato, Kim Dotcom descrive un sistema capace di monitorare comunicazioni personali e professionali di figure di vertice, grazie a presunte backdoor installate in dispositivi elettronici, veicoli e persino jet privati. Il materiale, sempre secondo le dichiarazioni, sarebbe stato trascritto e reso ricercabile, trasformando ogni parola in dato analizzabile. Le accuse parlano della creazione di un archivio di proporzioni senza precedenti, potenzialmente utilizzabile per ricatti o pressioni geopolitiche. Non esistono al momento conferme ufficiali dell’esistenza di tale archivio, né evidenze pubbliche che dimostrino l’effettiva compromissione dei sistemi di Palantir.
Il ruolo attribuito a Palantir nei conflitti internazionali
Le affermazioni si spingono oltre la sfera della sorveglianza. Kim Dotcom riferisce che l’azienda avrebbe sviluppato capacità avanzate in ambito militare e di intelligence, incluse tecnologie a supporto dell’Ucraina nel conflitto contro la Russia. Le accuse includono una presunta collaborazione diretta con la CIA, con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia operativa e mantenere pressione strategica su Mosca. Viene inoltre evocato un ruolo di Palantir nel fornire sistemi di AI per targeting militare in contesti di guerra, con riferimento alle operazioni israeliane a Gaza. Anche in questo caso, le dichiarazioni restano prive di documentazione pubblica a supporto e non risultano confermate da fonti ufficiali.
Palantir e i legami con l’intelligence
Fondata da Peter Thiel e Alex Karp, Palantir è conosciuta per le sue piattaforme di analisi dati utilizzate da governi e grandi organizzazioni. L’azienda collabora storicamente con agenzie governative statunitensi, incluse strutture legate alla sicurezza nazionale. Tuttavia, le accuse di operare come “braccio diretto” della CIA e di copiare sistematicamente dati dei clienti in un “cloud spia” rappresentano affermazioni gravi che, allo stato attuale, non trovano conferma indipendente.
Palantir non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali che convalidino o smentiscano nel dettaglio le specifiche accuse diffuse online. In casi simili, le aziende tendono ad attivare audit interni e indagini forensi per valutare eventuali compromissioni.
La questione dell’agente AI e dell’accesso super-user
Uno degli elementi più controversi del racconto riguarda l’utilizzo di un presunto agente AI per ottenere privilegi di super-user. Se confermato, un simile scenario aprirebbe interrogativi critici sulla sicurezza dei sistemi automatizzati e sull’uso di modelli intelligenti in ambienti sensibili. La possibilità che strumenti AI possano essere sfruttati per escalation di privilegi o bypass di controlli di sicurezza rappresenta una minaccia concreta in ambito cybersecurity. Tuttavia, al momento non esistono dettagli tecnici pubblici che consentano di valutare la plausibilità o la dinamica dell’attacco descritto.
Reazioni online e polarizzazione del dibattito
Il post di Kim Dotcom ha generato migliaia di interazioni in poche ore. Una parte della comunità online ha espresso preoccupazione per la portata delle accuse, mentre altri utenti hanno invitato alla cautela, sottolineando l’assenza di prove verificabili. Il dibattito si è rapidamente esteso al tema più ampio dell’etica dell’intelligenza artificiale, del controllo dei dati e della trasparenza nelle collaborazioni tra aziende tecnologiche e apparati statali. Le discussioni hanno richiamato alla memoria precedenti scandali legati alla sorveglianza globale, inclusi i leak di Edward Snowden.
Implicazioni geopolitiche e rischi di escalation
Se anche solo una parte delle accuse dovesse trovare riscontro, le conseguenze sarebbero rilevanti sul piano diplomatico. L’ipotesi che dati sensibili possano essere condivisi con potenze come Russia o Cina, come evocato nel messaggio, aprirebbe scenari di tensione internazionale.

Al momento, tuttavia, tali prospettive restano speculative. Le istituzioni coinvolte non hanno confermato la presenza di archivi compromessi né l’esistenza di piani di divulgazione controllata attraverso intermediari.
Il profilo di Kim Dotcom nel contesto della denuncia
Kim Dotcom è una figura controversa ma centrale nel dibattito su privacy e sorveglianza. La sua storia personale, segnata dal caso Megaupload e da battaglie legali con le autorità statunitensi, lo ha trasformato in simbolo per una parte della comunità digitale che critica l’espansione dei poteri di controllo statali. Nel messaggio diffuso, egli ha negato un coinvolgimento diretto nell’hack, affermando di essere stato scelto come potenziale intermediario per la pubblicazione delle informazioni. Ha dichiarato di ritenere l’evento autentico sulla base di conoscenze personali, senza però fornire prove verificabili.
AI, sorveglianza e regolamentazione: il nodo centrale
Al di là della specifica vicenda, l’episodio riporta al centro una questione strutturale: il potere concentrato nelle piattaforme di analisi dati e nelle infrastrutture AI. Aziende come Palantir operano su volumi enormi di informazioni sensibili, spesso in contesti governativi o militari. La mancanza di trasparenza, combinata con l’evoluzione rapida degli strumenti di intelligenza artificiale, alimenta richieste di maggiore regolamentazione e supervisione indipendente. L’idea che sistemi intelligenti possano essere utilizzati per sorveglianza capillare o targeting automatizzato in scenari di conflitto solleva interrogativi etici e giuridici ancora irrisolti.
Stato attuale delle accuse
Al momento della pubblicazione, non esistono conferme ufficiali che attestino la compromissione dei sistemi di Palantir né la veridicità delle specifiche accuse diffuse online. L’azienda non ha comunicato violazioni di sicurezza riconducibili a quanto descritto. In assenza di documentazione tecnica, leak verificabili o indagini indipendenti, le dichiarazioni restano nel campo delle accuse pubbliche non corroborate. La comunità cybersecurity attende eventuali evidenze forensi che possano chiarire la portata reale dell’episodio.
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