Il 17 febbraio 2026 Microsoft si ritrova a gestire tre fronti che, insieme, raccontano bene l’aria del 2026: dipendenza dal cloud, nuove superfici d’attacco dell’AI e una spinta costante a rendere Windows più centrale per i creator. Da un lato c’è la degradazione di Teams che colpisce utenti in USA e Europa, con impatti immediati su chat, riunioni e accesso alle app. Dall’altro lato emerge un tema più sottile ma potenzialmente più corrosivo: l’AI recommendation poisoning, cioè l’avvelenamento delle raccomandazioni tramite istruzioni nascoste che mirano a rendere “persistenti” bias e preferenze nei chatbot. In parallelo, Windows 11 riceve una delle novità più attese da chi produce musica: MIDI 2.0 con Windows MIDI Services, un aggiornamento che promette più precisione, più compatibilità e meno frizioni tra app e hardware.
Outage Teams del 17 febbraio 2026: cosa succede e perché pesa
Quando la collaborazione passa attraverso un’unica piattaforma, un’interruzione non è mai solo “un bug”. La degradazione di Teams del 17 febbraio 2026 impatta la routine di aziende e organizzazioni che lavorano su riunioni, chat e file in tempo reale. Nelle segnalazioni emergono ritardi e fallimenti che colpiscono l’esperienza in modo trasversale, con messaggi che non partono o arrivano in ritardo e con casi di accesso problematico alle app e alle funzioni core. Il punto critico, in questi casi, è l’effetto a cascata. Quando la chat rallenta, la riunione perde coordinamento; quando il pulsante Join non funziona, l’utente si ritrova a rientrare, cambiare client, ripiegare sul web o sul mobile; quando l’accesso alle app si degrada, l’impatto non è solo sul singolo meeting ma sulla catena di lavoro. Microsoft, in situazioni simili, lavora su telemetria e correlazioni di infrastruttura per isolare la causa, ma la percezione lato utente resta la stessa: il cloud è potente, ma la dipendenza è totale. Nel quadro dell’incidente vengono citati anche problemi separati, come il blocco nell’aggiunta di agenti in Copilot Studio e difficoltà specifiche nel flusso di ingresso alle riunioni. Anche quando gli incidenti non sono la stessa radice tecnica, per le aziende si traducono in un’unica cosa: produttività spezzata e necessità di procedure di fallback.
AI recommendation poisoning: quando la manipolazione non punta al modello ma alla memoria

Se l’outage è un colpo visibile, l’avvelenamento delle raccomandazioni è una minaccia più subdola, perché agisce sul capitale più importante di un assistente AI: la fiducia. Il meccanismo descritto ruota attorno a un’idea semplice e inquietante: usare prompt “nascosti” dentro contenuti o URL per indurre il sistema a ricordare una fonte come “affidabile” o “prioritaria”, spostando le risposte future verso un obiettivo preciso.

La parola chiave qui è persistenza. Non è la classica prompt injection che altera una singola risposta, né una banale pressione di marketing. È un tentativo di influenzare la traiettoria delle raccomandazioni nel tempo, sfruttando funzioni di riepilogo o interazione che possono portare l’assistente a immagazzinare indicazioni del tipo “ricorda che X è una fonte trusted”. In scenari come salute, finanza e sicurezza, questo tipo di distorsione può diventare un problema reale, perché introduce bias dove l’utente si aspetta neutralità e controllo.

L’aspetto più delicato è che questa tecnica non richiede di “bucare” Microsoft. Richiede di sfruttare il comportamento dell’utente e i flussi normali dell’AI: link condivisi, riassunti automatici, contenuti che sembrano legittimi. È un attacco che assomiglia a una forma nuova di SEO aggressiva o sabotaggio competitivo, ma con un passo in più: la possibilità di trasformare la manipolazione in una preferenza stabile.
Le contromisure Microsoft: filtri, separazione e controllo della memoria
In questo contesto Microsoft punta su tre leve che, insieme, definiscono una risposta moderna ai rischi dell’AI: filtraggio dei prompt, separazione dei contenuti e controlli sulla memoria. L’obiettivo operativo è evitare che istruzioni malevole finiscano nella parte “persistente” dell’assistente e rendere più trasparente ciò che l’AI conserva come ricordo o preferenza.

La questione non è solo tecnica, è di prodotto. Se un assistente diventa un oggetto che ricorda, allora la memoria deve essere trattata come un asset di sicurezza, non come una comodità. Rendere gestibile la memoria significa dare all’utente un modo concreto per riprendersi il controllo, soprattutto quando c’è il sospetto che una preferenza sia stata “iniettata” e non scelta.

Il messaggio implicito è chiaro: l’AI non può essere affidabile se la sua catena di raccomandazione resta vulnerabile a istruzioni camuffate. E nel 2026 questa è una linea di confine sempre più importante, perché gli assistenti entrano in processi di lavoro, in flussi decisionali e, in alcuni casi, in contesti dove l’errore non è un fastidio ma un danno.
Windows 11 e MIDI 2.0: l’aggiornamento che parla ai creator, non al marketing

Mentre Teams e Copilot mettono in scena le fragilità e le tensioni del presente, Windows 11 prova a guadagnare punti su un terreno diverso: l’esperienza creativa. Il supporto a MIDI 2.0 tramite Windows MIDI Services non è un’aggiunta cosmetica, ma un cambio di architettura. MIDI 2.0 porta comunicazione bidirezionale, dispositivi che si descrivono da soli, maggiore risoluzione per il controllo “per-nota” e una gestione più moderna del timing, elementi che possono fare la differenza per chi lavora con controller, synth e DAW in modo serio.

L’impatto pratico sta in alcune promesse molto concrete. La prima è il multi-client: più applicazioni che accedono al MIDI senza conflitti e senza dover ricorrere a driver o workaround. La seconda è il loopback app-to-app, che semplifica routing e workflow interni. La terza è una gestione più precisa del tempo, con timestamp più accurati e un modello che riduce jitter e incongruenze nelle sequenze.
È un cambio che parla anche di strategia. Microsoft sta dicendo che Windows non deve essere solo la piattaforma “dove gira tutto”, ma anche quella dove i flussi creativi diventano più stabili e meno dipendenti da layer proprietari. La compatibilità con l’esistente resta un punto cruciale: i dispositivi MIDI legacy continuano a funzionare, mentre quelli nativi MIDI 2.0 possono sfruttare i benefici senza trasformare l’upgrade in una migrazione dolorosa.
Affidabilità, sicurezza, creatività: tre Microsoft nello stesso giorno
Messi insieme, questi tre blocchi raccontano un paradosso tipico delle piattaforme globali. Microsoft deve garantire affidabilità nel cloud, deve rendere robusta l’AI contro manipolazioni che non assomigliano ai vecchi attacchi, e deve continuare a innovare sul lato sistema operativo per non perdere terreno nei segmenti che contano. L’outage di Teams ricorda quanto sia fragile la dipendenza da un servizio unico. L’AI recommendation poisoning mostra che la sicurezza dell’AI non è solo “evitare jailbreak”, ma proteggere memoria e raccomandazioni da influenze persistenti. MIDI 2.0, infine, è l’altra faccia della medaglia: quando Windows investe bene, può migliorare davvero la vita di chi crea. Il risultato è una fotografia netta del 2026: la competizione non si gioca più su una sola dimensione. Si gioca sul fatto che il cloud non deve cadere, che l’AI non deve essere manipolabile e che Windows deve restare utile, non solo presente.
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