Il 2026 degli smartphone sta diventando l’anno in cui la scheda tecnica smette di essere un esercizio di stile e torna a incidere sulla vita quotidiana. La direzione è netta: batterie enormi, chip più efficienti, display veloci che non sacrificano luminosità e, soprattutto, una segmentazione sempre più aggressiva. Infinix spinge sull’estetica “gaming” per conquistare chi vuole prestazioni e identità visiva senza prezzi da ultra-flagship. vivo prova a costruire un flagship compatto che non rinuncia a teleobiettivo e ricarica spinta, con certificazioni e benchmark come anticipo di credibilità. OnePlus, infine, racconta il trend più evidente: la batteria come arma definitiva, validata non da slide ma da test reali di utilizzo quotidiano. In questo quadro, i dettagli contano più dei claim. Non è più sufficiente dire “autonomia migliorata”: oggi si parla di oltre 6000mAh come base per i modelli ambiziosi, di chimiche silicon-carbon per aumentare densità senza gonfiare spessori, e di Android 16 come piattaforma nativa che deve lavorare in modo coerente con hardware e ottimizzazioni. Il risultato è un mercato dove la competizione non è solo tra brand, ma tra filosofie: performance continua contro picco da benchmark, design iconico contro minimalismo premium, ricarica rapida contro durata “due giorni”.
Infinix GT 50 Pro: estetica gaming, refresh alto e batteria da carro armato
Il leak di Infinix GT 50 Pro mette subito in chiaro il target: pubblico gaming e power user che vogliono riconoscere il telefono al primo sguardo. Il pannello posteriore con pattern carbon-fiber e gli accenti LED nella parte bassa sono la firma del dispositivo. Non è un vezzo: su questa fascia, l’identità conta quanto i numeri, perché compete in un segmento dove l’utente non compra solo un telefono, compra anche “stile”. Il display è coerente con questa lettura: AMOLED da 6,78 pollici in risoluzione 1.5K e refresh a 144Hz, una combinazione che punta a fluidità percepita e reattività, soprattutto nei giochi e nel consumo social. L’adozione del MediaTek Dimensity 8400 Ultimate è la parte più interessante, perché nel 2026 MediaTek viene scelta sempre più spesso non come alternativa economica ma come piattaforma orientata all’efficienza energetica a parità di prestazioni. Infinix lo accompagna con configurazioni che parlano chiaro: 12GB di RAM e storage da 256GB o 512GB, cioè margine per multitasking e librerie giochi senza ansia da spazio.

Sul comparto fotocamere, il dispositivo sceglie una strada pragmatica: doppia camera posteriore con principale 50MP con OIS e ultra-wide 8MP, più selfie da 13MP. Qui Infinix sembra voler evitare l’illusione del “quad camera” e concentrarsi sul minimo utile per avere scatti stabili e un grandangolo di supporto. È una scelta che racconta il posizionamento: non è un camera phone, è un gaming mid-range che deve comunque essere affidabile nella quotidianità. La vera leva, però, è l’energia. I leak parlano di due possibili configurazioni: 6500mAh single-cell o 6150mAh dual-cell. In entrambi i casi si resta sopra la soglia che nel 2026 sta diventando il nuovo standard per chi promette endurance reale. La ricarica è più conservativa rispetto ai flagship: 45W cablato e 30W wireless, ma con un pacchetto completo che include reverse charging fino a 10W cablato e 5W wireless. Tradotto: non è solo “dura tanto”, può anche diventare powerbank d’emergenza per accessori o secondi device.
vivo X300 FE: certificazioni e benchmark come anticipo di un flagship compatto senza compromessi
Il caso vivo X300 FE è diverso: qui la credibilità arriva da segnali “da mercato globale”. Le certificazioni IMDA a Singapore e TÜV in Germania, insieme a un passaggio su Geekbench, suggeriscono un dispositivo già abbastanza maturo da entrare nel percorso di lancio internazionale. La certificazione TÜV indica ricarica 90W cablata, mentre i benchmark confermano un profilo da fascia altissima, associato a Snapdragon 8 Gen 5 e almeno 12GB di RAM nei prototipi testati. Il posizionamento è quello del flagship compatto “serio”, che nel 2026 sta tornando di moda perché sempre più utenti vogliono device utilizzabili con una mano, senza rinunciare a potenza e camera. Il display indicato è AMOLED da 6,31 pollici, risoluzione 1216 x 2640 e refresh 120Hz. Sono numeri che puntano a densità e fluidità, non a gigantismo.

Sul comparto fotografico, vivo si muove con una configurazione che parla a chi scatta davvero: principale 50MP con OIS, periscopio 50MP 3x con OIS, ultra-wide 8MP, e una frontale da 50MP. Il fatto che ci sia un periscopio su un form factor compatto è il segnale più importante, perché è esattamente la feature che molti brand sacrificano quando vogliono ridurre dimensioni. vivo, invece, prova a tenere dentro tutto: zoom ottico “vero”, stabilizzazione e un frontale che non sia un semplice accessorio.

Anche qui torna il tema batteria: 6500mAh con ricarica 90W cablata e 40W wireless. In un dispositivo compatto, una capacità del genere non è solo un plus, è un messaggio industriale: con chimiche e design più moderni, i “compatti” non devono più vivere di compromessi energetici. Il software viene indicato su Android 16 con OriginOS 6 al lancio, cioè una piattaforma che deve giocare un ruolo decisivo nel controllo dei consumi, nella gestione termica e nella coerenza dell’esperienza.
OnePlus 15: la batteria silicon-carbon diventa arma, ma la prova è nei giorni reali
Se Infinix e vivo parlano per leak e certificazioni, OnePlus 15 parla con l’unica cosa che oggi convince davvero l’utente evoluto: un test “daily driver” con numeri dettagliati. La batteria indicata è una silicon-carbon da 7300mAh, un salto che viene raccontato come +21% rispetto a OnePlus 13 (6000mAh) e +45% rispetto a OnePlus 11 (5000mAh). Ma la parte interessante è che non resta teoria: viene descritta una prova di cinque giorni con uso intenso e vario. Lo scenario d’uso è quello che di solito distrugge gli smartphone: hotspot costante, social, Netflix, YouTube, gaming con Hearthstone e sessioni su Discord. Eppure la metrica media riportata è pesante: 6 ore e 11 minuti di screen time per una carica completa. Ancora più utile è la traduzione in “valore pratico”: con l’80% si stimano 4 ore e 57 minuti, e ogni 10% vale circa 37 minuti di schermo. Sono numeri che aiutano l’utente a capire se può uscire senza powerbank, se può saltare la carica notturna, se il telefono regge una giornata di lavoro con tethering. Il dettaglio più significativo, in un’epoca in cui la longevità batteria è tema caldo, è la nota sulla salute: 100% dopo cinque giorni di uso, un dato che non prova la durata nel lungo periodo ma suggerisce che la gestione iniziale non è aggressiva.

E soprattutto, il test mette a fuoco un punto spesso ignorato: l’hotspot è una delle attività più energivore perché usa modem, CPU e gestione rete in modo continuo. Se il telefono regge bene lì, l’autonomia “normale” tende a risultare ancora più rassicurante. Il confronto citato con un iPhone Pro, pur con batteria più piccola, evidenzia un altro elemento: nel 2026 l’autonomia non è solo capacità, è efficienza di piattaforma. La silicon-carbon permette densità maggiore, ma la differenza finale la fa come SoC, modem, display e software lavorano insieme. È qui che OnePlus deve dimostrare continuità: non basta avere 7300mAh, serve che l’esperienza resti fluida anche quando la batteria è enorme e la gestione termica deve essere stabile.
Che cosa stanno dicendo davvero questi tre modelli sul 2026
Infinix GT 50 Pro, vivo X300 FE e OnePlus 15 disegnano tre tendenze che stanno convergendo. La prima è che il “gaming look” non è più esclusiva dei telefoni estremi: entra nel mid-range con LED, pattern e refresh alto, cercando utenti che vogliono riconoscibilità. La seconda è che il flagship compatto sta tornando, ma con un requisito nuovo: non deve rinunciare a zoom, OIS e ricarica premium, perché l’utente non accetta più compromessi solo per avere un 6,3 pollici. La terza è che la batteria è diventata un campo di innovazione reale, dove chimiche come silicon-carbon spostano il limite e trasformano la durata in un argomento “da prova”, non “da promessa”. Il risultato è un mercato più feroce e, per certi versi, più interessante. Chi compra nel 2026 non cerca più solo l’ultimo chip, cerca un telefono che regga routine pesanti senza ansia da presa di corrente, che scatti bene con OIS e zoom ottico, e che offra un software abbastanza maturo da trasformare hardware potente in una giornata semplice. Infinix prova a farlo con identità e autonomia, vivo con equilibrio da premium compatto, OnePlus con la dimostrazione più diretta: numeri di batteria che, almeno nei test quotidiani, cambiano il modo in cui si usa uno smartphone.
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