Google Messages testa RCS criptato tra Android e iPhone e apre una nuova fase della messaggistica cross-platform, mentre iOS 26.4 beta 2, Gemini app, Wear OS e l’intero ecosistema Google ricevono aggiornamenti che toccano privacy, AI generativa e sicurezza personale. Il risultato è un febbraio 2026 in cui Google rafforza la propria infrastruttura software puntando su interoperabilità reale, crittografia end-to-end e strumenti AI integrati nella quotidianità. Per l’utente evoluto cambia molto: comunicazioni cifrate tra piattaforme, condivisione posizione nativa in chat, smartwatch autonomi nelle allerte sismiche e una generazione video semplificata tramite template basati su Veo 3.1.
RCS criptato tra Android e iPhone: cosa cambia davvero
La vera novità sistemica è il test del RCS criptato tra dispositivi Android e iPhone. Google e Apple adottano lo standard RCS Universal Profile della GSMA, ma introducono finalmente la End-to-End Encryption anche nelle conversazioni cross-platform. Su iOS 26.4 beta 2, l’opzione è attivabile in Settings > Messages > RCS Messaging e, nei carrier compatibili, risulta già default on.

Su Android, l’abilitazione richiede l’iscrizione al programma beta di Google Messages dal Play Store. Quando la cifratura è attiva, l’interfaccia mostra il classico indicatore: su iPhone la dicitura “Text Message · RCS | Encrypted” accompagnata dall’icona del lucchetto, mentre su Android appare la stessa icona di sicurezza nella chat. Dal punto di vista tecnico, questo passaggio segna una transizione rilevante. RCS era stato introdotto su iOS con iOS 18 a settembre 2024, ma senza cifratura end-to-end interoperabile. L’annuncio della crittografia condivisa era arrivato a marzo, e ora il test operativo dimostra che le due piattaforme stanno convergendo su uno standard comune realmente sicuro. Restano bug di consegna e problemi di stabilità tipici delle beta, ma l’obiettivo è un rollout stabile con il futuro iOS 26.

Per aziende e professionisti, la differenza è concreta: compliance, protezione dei metadati e sicurezza dei media condivisi diventano comparabili alle app di messaggistica proprietarie, senza abbandonare il canale nativo SMS/RCS. Google, in questo modo, tenta di riportare centralità alla propria app Messaggi contro competitor come WhatsApp e Signal.
Condivisione della posizione in tempo reale in Google Messages
Parallelamente alla cifratura, Google Messages integra la condivisione della posizione in tempo reale direttamente nell’attachment sheet. La funzione Real-time Location consente di impostare durate predefinite come 1 ora, Today only oppure una durata personalizzata. Un banner persistente nella chat indica che la condivisione è attiva e mostra il tempo rimanente, con possibilità di interruzione immediata.

Tecnicamente, la funzione si appoggia a Google Find Hub. Se il destinatario dispone della stessa funzionalità, la mappa si apre in ambiente integrato; in caso contrario viene generato un link web. La beta identificata come Messages 20260220_01_RC00 include già le basi per l’integrazione, mentre Find Hub v3.1.532-3 introduce notifiche di arrivo e partenza collegate a Maps. Il passaggio è strategico: Google centralizza la gestione della posizione attorno a Find Hub, riducendo la frammentazione tra Maps, Messaggi e servizi di localizzazione. Dal punto di vista privacy, le durate limitate e il controllo persistente riducono il rischio di condivisioni dimenticate attive nel tempo.
Gemini app e template video: AI generativa semplificata
L’evoluzione dell’ecosistema non si limita alla messaggistica. La Gemini app introduce template video preimpostati per velocizzare la creazione di contenuti. Nel menu Tools compare l’opzione Create video con una griglia di stili che include Cyberpunk, Civilization, Metallic, Video Game, Cosmos, Action Hero, ASMR Apple, Red Carpet e altri preset visivi.

La generazione sfrutta Veo 3.1 e consente l’integrazione di foto personali attraverso la funzione Ingredients to Video. Il supporto nativo al formato 9:16 indica un chiaro orientamento ai social verticali. I limiti variano in base al piano: Google AI Plus consente due video al giorno, Pro tre, Ultra fino a cinque. Dal punto di vista operativo, i template riducono la complessità del prompting manuale. L’utente non deve più costruire descrizioni articolate per ottenere uno stile coerente: seleziona un preset e personalizza. Questo abbassa la soglia d’ingresso alla produzione video AI e posiziona Gemini come concorrente diretto delle piattaforme creative standalone.
Wear OS e allerte sismiche autonome
Un aggiornamento meno appariscente ma tecnicamente rilevante riguarda Wear OS. Con l’update di Google Play Services v26.07, le allerte sismiche diventano autonome: lo smartwatch può ricevere avvisi anche senza smartphone associato, purché disponga di connessione internet.

In precedenza, gli alert erano semplicemente specchiati dal telefono. Ora l’orologio diventa un nodo indipendente dell’Earthquake Alerts System. Non è ancora chiaro se i sensori dei wearable contribuiscano direttamente alla rete di rilevamento, ma l’indipendenza operativa segna un’evoluzione importante per la sicurezza personale. In scenari di emergenza, la riduzione della dipendenza dallo smartphone può fare la differenza.
Bug Android Auto e Google TV: il rovescio dell’integrazione AI
Non tutti gli aggiornamenti sono lineari. Su Android Auto diversi utenti segnalano il messaggio “Voice commands aren’t available right now”, con blocco dei comandi vocali. Il problema sembra legato a un recente aggiornamento della Google app e colpisce dispositivi Pixel e Samsung Galaxy su veicoli di brand differenti come Ford, Hyundai, Kia, Subaru, Toyota e Nissan. Il workaround più efficace consiste nella pulizia della cache dell’app Google o nel force-stop di Android Auto.

Su Google TV, invece, alcuni utenti si trovano intrappolati in un loop di configurazione di Gemini, con richieste ripetute di accesso ai risultati personali da Photos e Calendar. La soluzione temporanea è la disinstallazione degli aggiornamenti dell’app Google TV. Questi episodi evidenziano la complessità dell’integrazione AI su larga scala. Ogni nuovo layer di funzionalità comporta interazioni tra servizi che possono generare instabilità temporanee.
Circle to Search: la feature AI più concreta
Tra tutte le innovazioni, Circle to Search emerge come la funzione AI più pragmatica. Permette di selezionare elementi direttamente sullo schermo per avviare ricerche contestuali, tradurre testo, riconoscere canzoni, analizzare immagini o interagire con modelli generativi senza passare da screenshot o importazioni manuali. Rispetto a Google Lens, Circle to Search offre maggiore immediatezza e integrazione con le nuove funzioni dei Pixel 10, come Magic Cue, Camera Coach e Gemini Live. La forza della feature sta nell’invisibilità: non richiede un’app dedicata e non ingombra l’interfaccia, ma diventa un’estensione naturale del sistema operativo.
Colori Pixel 10: identità e posizionamento premium

Sul fronte hardware, Google pubblica un’infografica celebrativa dei colori della serie Pixel 10, combinando flagship e A-Series in un percorso cromatico evolutivo. Pixel 10 debutta in Frost, Indigo, Lemongrass e Obsidian; Pixel 10 Pro e Pro XL, scopri su Amazon, introducono Jade, Moonstone, Obsidian e Porcelain; Pixel 10 Pro Fold adotta Jade e Moonstone; mentre Pixel 10a propone Berry, Fog, Lavender e Obsidian. La scelta cromatica non è solo estetica. Colori come Jade e Moonstone rafforzano il posizionamento premium, mentre Obsidian rimane il punto fermo per chi cerca sobrietà. L’infografica costruisce una narrativa identitaria che lega design hardware e coerenza software, consolidando il brand nel decennale della linea Pixel.
RCS criptato diventerà lo standard universale?
La direzione intrapresa da Google e Apple con il RCS criptato suggerisce un’evoluzione inevitabile verso uno standard interoperabile realmente sicuro. Se il rollout stabile confermerà l’affidabilità del test su iOS 26 e Google Messages, la messaggistica nativa potrebbe tornare competitiva rispetto alle app chiuse. Il nodo resterà l’adozione globale dei carrier e la stabilità cross-platform, ma il segnale è chiaro: l’ecosistema Android si muove verso una convergenza tra privacy, AI e interoperabilità reale.
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