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Migliori smartphone AI del 2026: Pixel 10 Pro spinge Gemini al livello “sistema”, non solo app

Se nel 2024 l’AI sugli smartphone è una promessa e nel 2025 diventa una casella da spuntare, nel 2026 cambia davvero pelle: passa da funzione “aggiunta” a strato di sistema. È qui che la classifica dei migliori smartphone AI non si gioca più solo sulla potenza grezza o sulla fotocamera, ma su quanto l’intelligenza artificiale riesca a inserirsi nel flusso quotidiano senza frizioni, senza dover aprire app, senza trasformarsi in un esercizio di marketing. Dentro questo passaggio, Google Pixel 10 Pro emerge come riferimento perché rende Gemini più vicino a un’API interna del telefono che a un assistente esterno. Non è solo questione di “fare cose con l’AI”, è questione di come il sistema decide quando servirti davvero. La seconda verità del 2026 è che l’AI non è più una sola. Ogni produttore la declina come un mix di modelli, partnership e componenti locali. Google insiste sul processamento on-device come leva di privacy e reattività, Samsung costruisce un pacchetto “onnipresente” che combina il proprio stack con Gemini, Apple tenta la sintesi con Apple Intelligence e l’integrazione di ChatGPT, Motorola prova una strada diversa con Moto AI e la partnership Perplexity, mentre OnePlus si posiziona come alternativa “razionale” per chi vuole prestazioni da top senza pagare l’intero ecosistema. A valle, la scelta non è solo “qual è il migliore”, ma quale approccio all’AI è compatibile con il tuo modo di usare lo smartphone.

Google Pixel 10 Pro e la svolta proattiva di Magic Cue

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Il punto di forza del Pixel 10 Pro nel 2026 è l’idea che l’AI debba smettere di aspettarti. Con Magic Cue Google spinge un assistente proattivo che compare nel contesto, soprattutto in comunicazioni come messaggi ed email, proponendo azioni utili senza la ritualità del “hey assistente”. È una differenza sottile ma enorme: riduce l’attrito e sposta l’AI dalla richiesta esplicita al supporto implicito. È anche la logica che fa percepire Gemini come parte del sistema e non come un widget.

Google Pixel 10
Google Pixel 10

Sulla scheda tecnica il Pixel 10 Pro rimane coerente con la filosofia Pixel recente, con un design vicino al Pixel 9 Pro ma con dettagli aggiornati e una cura per l’ecosistema di accessori, inclusa la spinta a Pixelsnap Qi2. Il display Super Actua OLED da 6,3 pollici arriva a 3300 nits, con refresh 1–120Hz, e la densità di 495 PPI. Dentro c’è Tensor G5, con 16GB di RAM e storage fino a 1TB, su Android 16. Il comparto fotografico non si limita alla qualità hardware, perché la vera differenza Pixel resta l’elaborazione: 50MP principale, 48MP ultrawide con macro, 48MP tele 5x, 42MP frontale, e una batteria da 4870mAh pensata per reggere l’uso intenso di funzioni AI. La leva più “politica” del Pixel, però, è l’enfasi su quanta AI venga gestita localmente. Nel 2026, quando la sensibilità su privacy e dipendenza dal cloud è più alta, questa impostazione vale quanto una fotocamera migliore. Non significa che tutto sia offline, ma che molte interazioni non richiedono sempre il roundtrip al server. E quando l’AI diventa un gesto ripetuto centinaia di volte, la latenza diventa esperienza utente. Il Pixel 10 Pro non è perfetto e nel tuo testo emergono limiti che non vanno nascosti: problemi come PWM basso per chi è sensibile, scelte tecniche su batteria e performance non sempre al livello dei migliori Snapdragon in scenari specifici, e alcuni compromessi software. Ma il punto della classifica “AI” non è il benchmark assoluto: è la completezza del pacchetto Gemini e quanto sia integrato in modo naturale. Su questo, Pixel 10 Pro sembra offrire l’accesso più diretto e “esclusivo” alle novità.

Samsung Galaxy S25 Ultra: l’AI come motore di produttività e controllo

Se Google vince per eleganza d’integrazione, Samsung Galaxy S25 Ultra nel 2026 si propone come il telefono “che fa tutto”, con un’AI progettata per concatenare azioni e trasformare operazioni ripetitive in un singolo comando. Il punto chiave è che Samsung non tenta di sostituire Gemini, ma di usarlo insieme al proprio ecosistema: una strategia ibrida che spesso funziona per chi vive già dentro Samsung Notes, servizi Samsung e funzioni di sistema.

Samsung Galaxy 25 Ultra
Samsung Galaxy 25 Ultra

Now Brief è l’emblema di questa filosofia: un riepilogo che prova a mettere in ordine eventi, meteo, notizie e promemoria. È un’idea utile, anche se nel tuo testo appare ancora da rifinire. In parallelo, strumenti come Audio Eraser spingono su un bisogno reale: ripulire il rumore nei video con pochi tocchi, e regolare l’audio per rendere comprensibili le voci. Qui Samsung è molto forte perché l’AI non è presentata come “magia”, ma come scorciatoia pratica. Sul piano hardware, l’S25 Ultra si conferma un super-flagship: AMOLED QHD+ da 6,9 pollici con 120Hz adattivo, Snapdragon 8 Elite for Galaxy, 12GB RAM, storage fino a 1TB, e una batteria da 5000mAh. Le fotocamere restano da kit completo: 200MP principale, 50MP ultrawide, doppio tele con 5x e 3x, e selfie da 12MP. È la scelta che tende a piacere a chi non vuole il compromesso “esperienza AI pura” ma cerca un dispositivo iper-versatile, con un comparto camera e una potenza di calcolo che reggono qualsiasi scenario. Anche qui, però, i dettagli fanno la differenza. La perdita del Bluetooth sulla S Pen e l’assenza di magneti per accessori in stile “ecosistema magnetico” sono scelte che alcuni utenti percepiscono come regressioni. E sul fronte AI, la quantità può diventare rumore se non c’è coerenza. Ma quando l’obiettivo è produttività e versatilità, l’S25 Ultra rimane uno dei candidati più solidi.

Samsung Galaxy A56 5G: quando la “AI di sistema” scende di prezzo

La vera sorpresa del 2026 non è che i top di gamma facciano bene l’AI. È che anche un medio gamma budget come Galaxy A56 5G riesca a offrire una versione “accessibile” dell’esperienza, grazie a Awesome Intelligence e all’adozione di funzioni come Circle to Search. Qui Samsung gioca una partita strategica: rendere l’AI un’abitudine di massa, non un privilegio da 1200 euro.

Galaxy A56
Galaxy A56

L’A56 5G, nel tuo testo, porta strumenti pratici e comprensibili. Read Aloud trasforma articoli in audio, funzioni di editing come Object Eraser, suggerimenti di modifica e Auto Trim per highlight video abbassano drasticamente la barriera della post-produzione. Sul piano tecnico troviamo un display Super AMOLED FHD+ da 6,7 pollici a 120Hz, chip Exynos 1580, fino a 12GB RAM e 256GB di storage, fotocamera principale da 50MP e batteria da 5000mAh. Non è un camera phone puro e non è un mostro di potenza, ma nell’ottica “migliori smartphone AI” è quello che mostra come l’AI stia diventando una dotazione di base.

Motorola Razr Ultra e la via “Perplexity”: AI come identità del foldable

Nel mondo foldable, Motorola Razr Ultra (2025) viene descritto come la scelta più interessante per l’AI, non perché sia più matura di Google o Samsung, ma perché prova a costruire un’identità diversa. Moto AI include strumenti come Image Studio e Playlist Studio, e soprattutto introduce un collegamento più stretto con Perplexity, con mesi Pro inclusi. È una mossa che punta su un valore concreto: offrire un motore di risposta e ricerca/assistenza alternativo, con modelli diversi e un approccio che può piacere a chi cerca un assistente meno “chiuso” in un ecosistema.

Razr Ultra 2025
Razr Ultra 2025

Il Razr Ultra spinge forte anche lato schermi: display principale pOLED da 7 pollici con LTPO 165Hz, picchi fino a 4500 nits, e un cover display da 4 pollici estremamente usabile. Dentro, Snapdragon 8 Elite, 16GB LPDDR5X, storage fino a 1TB, batteria da 4700mAh, e un design premium con certificazione IP48 e finiture particolari come legno e Alcantara. È un telefono che si compra anche per desiderio, non solo per razionalità. Il limite, come evidenziato, è che Moto AI appare meno maturo e più “giovane” rispetto agli stack di Google e Samsung. L’AI Key può risultare un tasto sprecato se non c’è continuità funzionale. E il prezzo alto lo rende un prodotto di nicchia. Ma tra i foldable, proprio questa diversità lo rende il candidato più coerente con un’idea di AI come “carattere” del dispositivo.

Apple iPhone 17 Pro: Apple Intelligence e ChatGPT per un’AI integrata nell’ecosistema

Nel mondo Apple, la partita non è fare l’AI più aggressiva, ma farla sembrare inevitabile. iPhone 17 Pro viene descritto come la scelta per chi vuole l’AI dentro iOS con integrazioni profonde, grazie a Apple Intelligence e alla partnership con ChatGPT. La promessa è colmare il gap percepito su Siri e offrire risultati più solidi, con una UX che tende a non far “sentire” il passaggio tra funzionalità di sistema e chiamate a un modello esterno.

iPhone 17 Pro
iPhone 17 Pro

La parte interessante è Visual Intelligence, interpretata come risposta a Circle to Search, e l’idea di un’interfaccia che mette in evidenza oggetti e contesti per ottenere informazioni senza app dedicate. Il telefono porta un display OLED LTPO 6,3 pollici a 120Hz, picchi fino a 3000 nits, protezioni come Ceramic Shield 2, e un SoC A19 Pro con 12GB RAM su iOS 26. Il comparto camere da 48MP per wide, tele e ultrawide suggerisce un’impostazione “uniforme”, e la batteria da 3998mAh sembra migliorare la durata. Anche qui ci sono compromessi: telephoto spesso meno “spinto” rispetto ai migliori Android, peso e costo più alti, e alcune idiosincrasie software che emergono con le nuove versioni. Ma per chi vive nell’ecosistema Apple, l’AI integrata conta più del singolo tool. È l’insieme: continuità tra dispositivi, flussi di lavoro, privacy percepita, e la sensazione che tutto sia progettato per restare coerente.

OnePlus 13: l’alternativa solida per chi vuole top hardware senza “religione”

OnePlus 13 nel tuo testo è l’alternativa per chi cerca un top di gamma con Snapdragon 8 Elite e un display enorme e brillante, senza dover per forza scegliere tra la “religione” Pixel e la “macchina totale” Samsung. Il display OLED 6,82 pollici QHD+ con LTPO e picchi fino a 4500 nits è da ammiraglia piena. L’integrazione di Gemini c’è, ma il posizionamento sembra più orientato a un equilibrio tra prestazioni e prezzo, più che a inseguire la feature AI più scenografica.

OnePlus 13
OnePlus 13

È una scelta sensata per chi vuole un telefono potentissimo, con ottima esperienza d’uso, e un set di funzioni AI sufficiente senza pagare l’extra legato alle esclusive di un ecosistema. Nel 2026 questo spazio di mercato è reale, perché non tutti vogliono che l’AI sia protagonista. Molti vogliono che sia un buon comprimario.

Come scegliere davvero il migliore smartphone AI nel 2026

La domanda “migliore” nel 2026 è ingannevole, perché l’AI è diventata identità. Se vuoi l’esperienza più vicina a un assistente di sistema, con funzioni proattive e accesso privilegiato a Gemini, Pixel 10 Pro, scopri su Amazon, è la scelta più coerente. Se vuoi potenza totale, comparto camera ultra-versatile e un ecosistema di funzioni AI che copre produttività e media, Galaxy S25 Ultra, scopri su Amazon, resta il più completo. Se vuoi spendere meno ma avere comunque strumenti concreti di AI per ricerca, editing e consumo contenuti, Galaxy A56 5G, scopri su Amazon, è l’esempio più convincente del “budget intelligente”. Se vuoi un foldable con personalità e un approccio alternativo grazie a Perplexity, Razr Ultra, scopri su Amazon, è il più distintivo, anche se non il più maturo lato AI. Se vuoi l’AI dentro iOS con integrazione e coerenza Apple, iPhone 17 Pro, scopri su Amazon, è la scelta naturale. Se vuoi un top equilibrato, senza dogmi, OnePlus 13, scopri su Amazon, copre bene il ruolo di alternativa. La variabile che pesa più di tutte è la privacy percepita e reale, perché l’AI di sistema produce inevitabilmente dati di contesto. Chi preferisce il processamento locale tenderà verso Google e verso approcci on-device, chi preferisce l’integrazione di servizi e workflow tenderà verso Samsung, chi preferisce coerenza cross-device tenderà verso Apple. Il 2026 non è l’anno in cui l’AI “arriva” sugli smartphone. È l’anno in cui smetti di notarla, perché diventa l’interfaccia implicita di ciò che già fai ogni giorno.

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